mar 01 2009

Arrejunu siguru

Nanni Falconi @ 22:30

pressurebyacwraithwv5A mie fit piàghidu de faeddare de leteradura in custu logu, siat chi siat in italianu o in sardu, e a s’imbesse e daemi inoghe a faeddare de àteru, trasinadu sempre dae cuddu argumentu chi si leat su logu finas cando non nd’apo gana. Gai comente mi capitat, chene mancare mai, a sas pagas presentatzione chi fato de carchi trabagliu meu. E mai chi mi preguntent ite cheria narrer nende goi a su vessu de gai, o proite oromala apo fatu morrer sa eroina mia si eroina b’esseret istada. Nono! Sempre cuddae che semus cun su pubblicu. Ma proite iscries in sardu? E cale limba as impitadu? E ite nde pensas de sa LSU/LSC? e gai sighende.

E ite cherides a fagher, mi tocat de risponder e faeddare de argumentos chi non mi diant pertocare, ca como paret chi chie iscriet in sardu depat puru esser unu cumpetente in materias de iscèntzia linguìstica.
Ma si lu fato, si mi nche imbolo eo puru in sos milli pensamentos e meledonzos e preguntas e rispustas, isco chi apo leadu unu arrejunu in ue totus ant a narrer s’issoro.

Sa limba est s’arrejunu pìus pretzisu chi potedas leare. E si lu leades azis a bider chi, si sezis in duos est matanosu a bos agatare de acordu, ma podet capitare; ma si sezis in tres o pìus de tres, non bos azis a ponner de acordu mai, in cale sis siat cosa bois naredas.
Chi apedas rejone o chi siedas in farta, inoghe non b’at beridade chi barfat. Binchet s’arte de ti dare rejone si nde ses capatze de ti la fagher dare.

Ma binchende sa contierra, istade puru siguros chi si bos dant rejone est solu ca  los azis istracados cun sa ciavana bostra.
Non los azis  cumbintos pro nudda, e non ant mudadu opinione comente aiazis crètidu. E si bos torrades a agatare apare, mancari posca solu de duas dies, bos ant a fagher torra sos mantessis arrejonos leende torra sas perras issoro che cando no aerent adduidu a nudda.
E aju nd’azis de torrare a contierrare, custa bia sunt issos chi bos leant a isballadura.

____________________________

Traduzione di Michela.

A me sarebbe piaciuto parlare di letteratura in questo sito, che fosse in italiano o in sardo, e invece mi ritrovo qui a parlare di altro, trascinato sempre dallo stesso argomento, che si prende tanto di quello spazio che arrivo al punto in cui non ho più voglia di affrontarlo. Proprio come mi capita, senza eccezioni, alle poche presentazioni che faccio di qualche mio lavoro. E mai che mi chiedano cosa volessi dire dicendo così invece che cosà, o perché maledizione ho fatto morire la mia eroina, se di eroina si trattava. No! Sempre lì si arriva con il pubblico presente: ma perché scrivi in sardo? E quale lingua hai usato? E cosa ne pensi della LSU/LSC, e così via.
Cosa volete farci, mi tocca il compito di rispondere e parlare di argomenti che non dovrebbero spettarmi, giacché adesso sembra che solo perché uno scrive in sardo debba essere anche competente in materia di linguistica. Ma se lo faccio, se mi lascio trascinare anche io in quelle mille complicazioni, e domande, e risposte, lo faccio perché sono consapevole di aver aperto un discorso in cui tutti diranno la loro opinione. La lingua è il discorso più giusto che si possa prendere. E se lo prendete, vedrete che se siete in due, sarà anche difficoltoso trovare un accordo, ma può capitare. Se invece siete tre, o più di tre, non vi metterete mai d’accordo, qualunque cosa diciate. Che abbiate ragione o torto, non ci sono verità che tengano. Vince l’arte di farsi dar ragione, se uno è capace di farsela dare.
Ma anche spuntandola nella discussione, state pur sicuri che se vi danno ragione è solo perché li avete presi per stanchezza. Non li avete convinti per nulla, e non hanno cambiato opinione come avevate creduto. E se vi capitasse di ritrovarvi insieme, anche solo dopo due giorni, vi farebbero tornare sugli stessi argomenti, riesponendo nuovamente i loro come se nulla fosse stato detto prima.
Avrete voglia di tornare a discuterne! Stavolta sarebbero loro a rimandarvi a casa confusi.


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  • lu fattu e chi la limba comuna , de Soru,(chi agghju vutatu e lu faria alti decimilia olti) ancora si eu no v'aria postu mancu un francu di dinà di la regione pa invintassi una cosa chi no esisti. E così via! Chiedo scusa a Gianfranco per non essermi documentato prima. Ogni tanto mi perdo nel buio dell'ignoranza e tante cose mi sfuggono. Allora cerco di recuperare in fretta. E questo Blog mi aiuta a conoscere meglio un mondo che in alcune sue sfaccettature mi è sconosciuto. e per quanto possa essere minimo il mio contributo cerco di darlo. Spero Gianfrà sia accolto volentieri.
  • @massimo dessena, De totu su coro meu, Massimo istimadu. Su fatu istat m’inchieto meda cando lego chi carchi unu suspetat mala fide in su chi iscrivo. Ispero chi sos chi no ant cumpresu su sardu meu, cumprendant sa de duas limba mea.

    De tout mon cœur, mon cher Massimo. C’est que je me fâche beaucoup en lisant que quelqu’un suspecte une arrière pensée dans ce qui j’écrit. J’espère qui ceux qui n’ont pas compris mon sarde, comprennent ma deuxième langue.
  • @Gianfranco Pintore, bon, voilà! à la fin on se démasque... je ne savais pas d'avoir ici quelq'un qui parlait, aussi que moi, la langue d'oil. On se rétrouve tous alors. S'il est petit le monde! est-que tu parles aussi bien même la langue d'oc? domage... car ça serait plus sympa...
    encore: pas pour parler de moi... mais je voudrais un jour te montrer mes écrits en français melangé au sarde... un jour... s'il y aura l'occasion (ça fait beaucoup d'années que j'ai éligé cette langue dans l'ècriture à côté du mon sarde... et pas seule cette-ci).
    Como però est a l'accabbare.
  • @Alberto Masala, Bon, ça y est. L'agamus inoghe. M'at postu unu parmu de lardu a ischire chi il y a de gens qui bi godint cun sa blague. E chi podet arresonare de bien de choses serieuses sans perdre su tinu. L'unica cosa che mi dispiace, lu naro sena m'anneare, est qui personne, mais davvero nemos est tombé dans sa trampa qui j'avais ordimingiadu, sbagliando abitentemente one french noun.
    Domage, mais je ne parle ne resesso a iscrìere the Occitan limba. E mi nde dispiaccio beaucoup.
    Je suis a tua disposizione sa prus manna chi b'at per leggere tes écrits en français mescolati whit the sardinian language.
  • Giuseppe Mulas
    Democratico sarebbe tradurre in sardo tutto cio' che e' scritto in italiano.Mio nonno vorrebbe leggere ma capisce solo il sardo,come si puo' fare?
  • @Giuseppe Mulas, con un nipote solerte come te, sicuramente non gli mancherà chi glielo traduce. Qui si cerca di comunicare nella lingua che può capire la maggior parte delle persone che leggono il sito.
  • Giuseppe Mulas
    @Michela Murgia,
    Piuttosto con un nipote "mandrone"come me penso resti fresco!Ho capito la tua premura da buona ospite pero'cavolo non prendertela troppo a cuore questa cosa e 'tta dimoniu!
  • Spero che i "normali" lettori che si trovano qui dentro a leggere, sperando di trovare qualcosa che li interessi non si stufino davanti a queste questioni.
  • Credo non sia giusto tradurre il post di apertura, poiché se uno apre in una determinata lingua evidentemente lo ha fatto per scelta deliberata ed è giusto rispettarla pur non condividendola.
    Poi ognuno può seguire col linguaggio che vuole.
    Ognuno dovrebbe avere la libertà e la sensibilità di decidere come e quanto farsi capire.

    Cess, quanto sono democratico, guasi-guasi mi faccio la tessera.
  • @Angelo Morittu, No, Angelo, non sono d'accordo, e i motivi li ho già espressi ampiamente. I post devono essere comprensibili a tutti quelli che frequentano il sito, sia per scriverci che solo per leggere. Vogliamo o no prendere atto del fatto che i post solo in sardo non assolvono questo compito? O il bilinguismo è solo a senso unico?
  • Giuseppe Ruiu
    Ne convengo Michè! Era un mio maldestro parallelo ;-)
  • Giuseppe, uno può anche comprarsi un libro in sardo senza essere molto pratico, e prendersi il tempo di leggerlo poco a poco tutte le sere prima di andare a dormire, perché ha deciso di migliorare la sua conoscenza della lingua.
    Questo posto ha invece l'ambizione di essere un luogo di condivisione, e di fruizione di contenuto, più o meno veloce. Chiedere a qualcuno che ha poca o nessuna confidenza con il sardo di seguire i ritmi della discussione mettendoci il doppio del tempo di tutti gli altri (quando non rinunciando del tutto) è una discriminazione ingiusta: non siamo qui a scopo didattico, su questo spero saremmo tutti concordi ;)
  • Giuseppe Ruiu
    Le traduzioni dei post (legittimi… Per carità!) di Falconi da parte Michela sono la risposta al perché l’editoria in limba non tira. Come posso comprare un libro scritto in una lingua che non capisco o che mi crea grandi difficoltà? È naturale che il piacere di comprarlo e leggerlo svanisce!
    La maggior parte dei sardo-parlanti (figurarsi quelli che nemmeno lo parlano) non sa né leggerlo né scriverlo perché l’ambiente familiare gli ha trasmesso solo la lingua orale; senza un percorso scolastico è palese che solo pochi eletti possano cimentarsi nelle letture in limba.
    Mah...
  • MARCELLO FOIS
    Ma chi ti impedisce, caro Pintori, di promuovere in prima persona, facendo cioè per una volta il protagonista e non, comodamente, lo spettatore, l'autenticità contro sa linna pintada? Il tuo protagonismo si limita ad ignorare gli argomenti altrui e stigmatizzare il lavoro del prossimo alla luce di chissà quali pastette. E' un film già visto: e gira e gira si finisce sempre di parlare dei tuoi romanzi in Limba (in seconda battuta per carità, hai scritto parecchio anche in italiano) che per demerito della stampa (ignorante) o del libraio (commerciante) o della lobby degli autori italofoni (che temono la concorrenza), non ricevono l'attenzione che meritano se non da un drappello scelto di veri sardi che sanno cos'è letteratura, cos'è cultura, cos'è scrittura. L'unica cosa che ti preme è salvaguardare le tue ragioni contro, non in rapporto, a quelle degli altri. Il discorso è stato articolato e argomentato, ma ancora insisti a dire che non ci sono alternative alla teoria che tu hai abbracciato. Il che non significa convincersi ben inteso, significa solo riconoscere l'altro senza sbeffeggiarlo e trattarlo da perfetto deficiente. Questo ti umilia. E incarna il problema principale che tu e quelli come te rappresentano oggi per la cultura in Sardegna. Non sono tipo da fare troppi giri, e il mio curriculum lo puoi trovare dappertutto, puoi anche continuare a far intendere che chiunque non sei tu è dove si trova per motivi strani. Mi sono veramente stufato di questa retorica sghimbescia in cui non si riconosce nemmeno la parità all'interlocutore. Senza conoscere le situazioni hai commentato fenomeni e iniziative dal solito, tradizionale, punto di vista del muretto a secco. Non ti piace Gavoi? Muovi le chiappe e proponi un'alternativa che dimostri quello che sai fare. Non ti piacciono i Presidi del Libro? Prego fatti avanti: iniziativa! Una delegazione di Sardi va a Madrid (io no c'ero), ecco puntuale il tuo grido di disappunto. Chi è che ti ha tappato la bocca? Qui nessuno come vedi, ma non pretendere di parlare con coglionetti senza una dignità di esseri pensanti. Non siamo una nicchia di carbonari qui bisogna concedere dignità a tutti e scendere dal pero. Quel che hai detto e scritto è presente a profusione delle duemila e passa pagine di google che io ho visto di te, perché, se non l'avessi notato, nonostante il tuo palese disprezzo di qualunque opinione e di qualunque azione altrui, ancora e sempre ti viene riconosciuta la dignità di interlocutore. Stai attento a sottovalutare le persone con cui parli perché spesso il risultato è di essere ripagati con la stessa moneta e, soprattutto, di generare il sospetto che la frustrazione, oltre al sonno della ragione, generi mostri.
  • @MARCELLO FOIS, Caro Fais, la tua "Fenomenologia del Pintore" è interessante. Ma, credimi, non ho neppure un po' della prosopopea che mi attribuisci. Dico quel che penso e rispetto chiunque abbia rispetto di me. Molto meno di chi mi chiede quali titoli abbia per dire ciò che penso. Mi sforzo di parlare di problemi e personalizzo solo quando sono tirato per i capelli.
    PS - Non disprezzo nessuno e nessuno sottovaluto. Pretendo il diritto di criticare le cose che non mi vanno senza per questo esser tenuto a proporre alternative. A volte l'ho fatto ma, com'è nel diritto di chi decide, non mi è stato detto neppure No.
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