mar 01 2009

Cagliari città-stato

Angelo Morittu @ 19:22

sardegnadown2Ai tempi di Andreotti le bizzarrie governative venivano varate a ferragosto, ma per Berlusconi va benissimo anche il carnevale. Tra frizzi, lazzi e barzellette, ci ha parlato del mangime forzato ai moribondi, di ronde da passeggio, dello sciopero virtuale e financo di centrali nucleari.
I sardi in festa hanno giubilato in piazza Renato-Cancioffali al ritmo della ratantira, davvero un brutto scherzo di carnevale per tanti Soriani sull’orlo di una crisi di nervi.
Ma davanti agli choc, l’homo sapiens-sapiens fin dalla notte dei tempi ha imparato a resistere, mettendo in atto tre strategie.

  1. Si sdraia sotto un riparo e aspetta che passi la nottata e/o il cadavere del nemico, magari sballandosi con sostanze psicotrope.
  2. Se ne va alla ricerca di una rupe sufficentemente alta e vi si getta anima e corpo.
  3. Ragiona sulla sua misera condizione ed elabora uno o più progetti di riscatto.

Orbene, la nostra morale cristiana, unita alla paura del dolore e all’alto costo dei narcotici, ci impone di passare senz’altro alla soluzione del terzo tipo.

Analizzando la concentrazione di potere politico, amministrativo, economico e mediatico, è evidente che Cagliari rappresenta la testa della Sardegna, la corona de logu, diremmo per restare in tema.
Ma Cagliari è stata ed è una città-stato, un’isola nell’isola, da quasi mille anni controllata da signori e potentati esterni, spesso a carico o in conflitto col resto della Sardegna. Una testa con buona parte del corpo atrofizzato, che spesso non sente più suo, a cui rifiuta l’ingresso di sangue fresco che potrebbe dargli nuovi virgulti vitali preferendo piuttosto rimanere attaccata artificialmente alle macchine.
Fuor di metafora, è quello che è successo a Soru e in passato ai sardisti, il primo rigettato e i secondi fagocitati dall’ameba cagliaritana.
La macchina del potere non ammette deragliamenti, tutto deve rimanere nelle sue rotaie, è ammessa la dependance affaristica terranovese, ma l’entità sarda non deve esistere, disturba (ho scritto entità non nazione).
Disturba il velluto di Soru, disturba la lingua sarda, disturba il pacifismo da straccioni, l’ecologismo terzomondista e anche quel certo modo anarchico di tenere la schiena dritta.
La sarditudine, intesa come roba da sardi in solitudine, è aborrita dal rampantismo d’accatto della classe dirigente regionale, non funziona, è anti-moderna, è ammessa solo in determinate occasioni festaiole come ebbi a scrivere su Altravoce e sul blog di Michela.

È auspicabile un riequilibrio dello strapotere cagliaritano, magari spostando il Consiglio Regionale ad Oristano. Sarebbe un operazione dall’alto valore simbolico ma anche economico che darebbe un sicuro impulso alle zone interne, un messaggio di vicinanza alle/delle istituzioni e di speranza nel futuro. Sarebbe anche uno stimolo alla creazione di infrastrutture veramente utili, altroché Betile, Tuvixeddu e nuovo stadio, la Sardegna ha bisogno di collegamenti veloci e sicuri, ha bisogno di ferrovie moderne e non solo di rami da dissecare e poi recidere, si darebbe sfogo anche ai costruttori che invece di buttare cemento sulle coste potrebbero creare nuovi posti di lavoro in funzione della Sardegna, e non delle solite signorie continentali che hanno già stabilito come, dove e di cosa abbiamo bisogno per vivere e ce lo mandano a dire tramite i nostri capataz arroccati in su casteddu ‘e Callari.
Obama per reagire alla crisi ha annunciato un grande piano di opere pubbliche: ponti, strade, edifici;
la stessa cosa farà l’Italia, miliardi per l’expo di Milano, la TAV, il ponte di Messina, le centrali nucleari, mentre per la Sardegna, dopo la tre-giorni Maddalenina, le solite cosette a Cagliari e nuovi lunapark per vacanzieri.

Bisogna pensare qualcosa di veramente importante, una cesura netta col passato, l’alternativa è sparire, sparire dentro Cagliari, dentro Olbia, Roma, Milano, Torino, Bologna, Sucorrunannudesavurca e ricoprirci di verguensa per il nostro fatalismo da eterni sottomessi.


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  • Che a Cagliari esista qualche problemino "storico" lo dimostra la processione di ringraziamento a sant'Efisio ingaggiato con fervide preghiere savojarde contro l'invasore repubblicano francese.
    www.ufficiostampacagliari.it
    Il significato della Pasqua, le tradizioni antiche e i riti della Settimana Santa.
    Pasqua: Le Processioni - Lunedì dell'Angelo

    Processione di Sant'Efisio: lunedì dell'Angelo
    Se a Cagliari il 1º maggio si celebra la festa di Efisio-re, il Lunedì dell'Angelo non è solo Pasquetta ma è anche la festa di Efisiu gloriosu, ossia il guerriero senza cocchio e svettante en plein air. Un rito che è una sorta di anti-sagra: senza ali di folla, niente folclóre e spettacolo. L'esatto contrario della mercificazione del sacro, un qualcosa di più "intimo".

    Tutto inizia alle prime luci dell'alba quando il corteo, aperto dall'Arciconfraternita del Gonfalone o di S.Efisio, incede lento verso il Duomo. Ai margini della strada si notano le donne in abito nero che precedono il simulacro portato a spalla da quattro confratelli e dietro gli uomini avvolti in un celeste saio penitenziale, con le spalle ricoperte da una mantellina chiara.

    Un rituale risalente al 1793, anno del bombardamento francese su Cagliari, quando l'allora arcivescovo Monsignor Melano percorse a cavallo con il rosario in una mano e l'archibugio nell'altra, l'intero molo di Sant'Efisio. In quel frangente la figura del Martire venne esposta nel Duomo per otto giorni durante i quali un'orrenda tempesta costrinse la flotta francese a porre fine all'assedio. Da quella volta ogni anno, il lunedì di Pasqua, viene rinnovato il voto di portare il Santo in Cattedrale. Dapprima, con il ricordo ancora fresco delle cannonate francesi, questi restava esposto otto giorni; poi tutto divenne meno solenne e la statua riportata la sera stessa alla sua dimora.

    La processione scende verso le otto della mattina per la stretta via di S.Efisio, imbocca via Azuni, passa in piazza Yenne e sale per via Manno inerpicandosi poi in via Cima. Una tappa suggestiva è quella della Cappella del Convento delle Monache Cappuccine, in cui il Santo viene deposto ai piedi dell'altare di fronte alla grata che divide il mondo dalla clausura. Chi ha partecipato a questo avvenimento ricorda in modo particolare il fascino dei canti delle monache. Il corteo prosegue oltrepassando la Porta dei Leoni e transita di fronte al Palazzo Boyl. Arrivato in Cattedrale, viene celebrata la Messa di ringraziamento durante la quale i Confratelli intonano is goccius, laudi sarde di antichissima memoria. La processione si ricomporrà poi scendendo in via Lamarmora ripercorrendo il tragitto in senso inverso.
  • Riccardo Collu
    un saluto a tutti,e in particolare ad Angelo...che devo dire ha colto nel segno.

    per quanto mi riguarda il problema non è Cagliari in sè,e tantomeno i Cagliaritani,ma i modelli a cui Cagliari guarda...principalmente le grosse città capoluogo italiane o europee...siamo sicuri che vadano bene anche per la Sardegna?io preferirei un modello Policentrico,che tenga conto di ogni singolo paesino,piuttosto che una pseudo metropoli accentratrice...per tagliare corto non è nel nostro stile

    inoltre la densità abitativa di Cagliari e hinterland fa sì che la città abbia un peso politico maggiore,che per così dire,sbilancia gli equilibri verso la parte sud dell'isola...aggiungiamoci che si legge un quotidiano diverso rispetto a quello delle province di sassari e nuoro e la frittata è fatta...abbiamo una sardegna letteralmente spaccata in due.

    probabilmente non ho niente di nuovo,ma passavo da queste parti e ho buttato giù due righe.


    saludos a tottus
  • Forse non mi sono spiegato bene, ma non intendevo assolutamente contrapporre gli abitanti di Cagliari con quelli del resto della Sardegna, parlavo esclusivamente dei potentati economici, affaristici, mediatici, insomma della macchina del potere che è completamente concentrata in Casteddu e che spesso è affiliata a poteri esterni all'isola.
    Si sono create quattro nuove (finte) provincie che non servono assolutamente a nulla, se non per gettare un pò di sabbia negli occhi e creare qualche strapuntino, mentre lo spostamento del consiglio darebbe sicuramente un segnale molto più forte.
    Oggi Cagliari è lontana, sempre più lontana se consideriamo le difficoltà per raggiungerla da tutti i distretti dell’isola, anzi sembra quasi che venga fatto apposta per non disturbare le manovre.
    Non è una questione di destra o sinistra, anche se è ovvio che la contiguità tra i vari poteri leciti e illeciti, palesi e occulti gioca a sfavore della giustizia sociale e della equa distribuzione delle risorse.
    Spostare il centro amministrativo, sarebbe un occasione di sviluppo importante per costruzioni, infrastrutture, opportunità di lavoro, insomma potrebbe essere per la Sardegna quello che sarà l’expo per Milano. Ma anche Cagliari non perderebbe nulla, anzi si renderebbero disponibili tutti quegli spazi in centro occupati dalla Regione, e si sa che Cagliari ha fame di spazio se non trova di meglio che costruire sulle necropoli.
  • Antonio
    Non mi riferivo al centrismo delle decisioni "politiche", Michela ;-)
  • Antonio, se vogliamo parlare di Cagliari-centrismo nelle decisioni politiche, sfondi veramente una porta aperta ;)
  • Antonio
    Credo che (a parte le più attente e misurate analisi che sono state fatte e che si possono fare sugli esiti di quelle elezioni, che in questo momento mi pare vengano considerate come emblema di altro) la decentralizzazione di cui parla Angelo Morittu è più sensata di quanto possa sembrare. Se a Cagliari la politica passa per i “palazzi”, in altri contesti dell’isola la prospettiva è diversa (ci si incontra per parlare, ancora, e per guardarsi in faccia, e non soltanto in occasione di grandi comizi). I dati certo dimostrerebbero altrimenti. Si possono trovare decine di concause e di spiegazioni più o meno efficaci, ma mi sembra evidente che ancora una volta anche quell’esito possa essere considerato frutto di una vittoria sul fronte della guerra dell’informazione, e della comunicazione. Fatto che, evidentemente, a Cagliari ha molto più peso (perché a Cagliari ci sono palazzi, e di vario genere). Ma è la stessa guerra che state combattendo anche voi, o sbaglio?
  • Cagliari è una città di mercanti. Una bidda allargata. Una città come Rimini che non sarà mai Rimini perché la sua vocazione non è il turismo ma il commercio. Cagliari è la città delle tre M. Non le spiego. Cagliari è una città di intrallazzi e vecchi poteri. Cagliari è una città con vocazione di destra. Tutto questo è Cagliari, per tutto il resto c'è Nuoro.
  • Andrea, perdona il tono della conversazione, che in questo era veramente scherzoso. L'amore che ho per Cagliari, di cui ho abbondantemente scritto bene, mi impedirebbe di parlarne male, anche se non mi sono ignote (e credo nemmeno a te) le mattonerie varie che sanno esprimersi in città.
    Ma su Oristano e l'oristanese costiero, parliamone.
    A Cabras Cappellacci ha preso il 76 per cento dei voti soprattutto perché il blocco edilizio sulle coste del Sinis era inviso a tutta la popolazione. All'indomani stesso della vittoria, il mio sindaco ha annunciato la revisione degli accordi regionali sulla lottizzazione di Su Bardoni, località alle spalle di Is Arutas, che dovrebbe ospitare 1800 posti letto, e che era bloccata (giustamente) dal vincolo.
    Gli interessi ci sono, eccome.
  • Andrea Massidda
    @Michela Murgia,

    Ma figuriamoci, cara Michela: lo so benissimo che gli interessi ci sono. Enormi e disgustosi. Dico semplicemente che se la sinistra, invece di scegliersi un leader che di sinistra non è (e questo in cuor nostro lo sappiamo tutti), avesse trovato un rappresentante più democraticamente presentabile forse (ripeto: forse) quegli interessi non avrebbero vinto.

    Poi, diciamoci la verità: la destra ha stravinto un po' in tutte le zone dell'isola. Vogliamo raccontarci che i "veri sardi" vivono solo a Sassari e nel Nuorese?

    Chiedo scusa per l'enfasi, ma come sai questo discorso mi addolora.
  • Andrea Massidda
    Per essere più sintetico possibile vorrei provare a rispondere sia ad Angelo sia a Michela. Con una premessa: sono nato e cresciuto a Cagliari, i miei genitori sono "sassaresi in ciabi", mio figlio è nato e vive a Sassari, alcuni dei miei migliori amici sono barbaricini, adoro la lingua che si parla a Ozieri e da bambino passavo l'estate in una casetta di campagna tra Vignola e Santa Teresa. Credo che tutto ciò basti per sentirsi sardissimo, nel bene e nel male.

    Negli anni Sessanta a Cagliari sono cresciuto in mezzo a bambini che quasi sempre avevano (come me) i genitori e i nonni arrivati da ogni angolo dell'isola oppure con alcuni (pochi) casteddai doc. Morale: i cagliaritani siamo noi, ossia il risultato di una mescolanza di varia sardità.

    Non bisogna mai dimenticare che senza questi "immigrati" Cagliari sarebbe stata una bidda di trentamila abitanti, come ai tempi in cui la visitò Lawrence. Paradossalmente, non c'è niente di più sardo di questa città.

    Detto questo, per quanto mi riguarda il capoluogo può essere trasferito in qualsiasi località della Sardegna (sarebbe già bello cambiare il nome alla strada che ospita il Consiglio regionale, cioè via Roma). Ma - con tutto il rispetto per le opinioni altrui - rifiuto categoricamente alcune accuse:

    non è assolutamente vero che a Cagliari disturba il velluto di Soru (disturba semmai l'uso strumentale che lui ne fa);

    non è assolutamente vero che a Cagliari disturbi la lingua sarda (storicamente persino la spocchiosa nobiltà di "Castedd' 'e susu" ha sempre usato il cagliaritano, fosse anche per vezzo);

    infine, non mi risulta affatto che a Cagliari disturbi "il pacifismo da straccioni, l’ecologismo terzomondista e anche quel certo modo anarchico di tenere la schiena dritta". Anzi.

    A Michela - che però forse scherzava - vorrei invece dire che la vittoria della destra in Sardegna non si può leggere soltanto come il trionfo di chi ha interessi particolari. Per quanto gli ultrà soriani si rifiutino ostinatamente di considerare questo aspetto, c'è una numerosissima schiera di sinceri democratici di sinistra disinteressati che ha scelto consapevolmente di non appoggiare un padre padrone che rappresenta - lui sì - il peggio di noi sardi.

    Si può discutere su l'utilità di questa scelta per la causa della sinistra. Ma per favore non si continui a ripetere che chi non ha sostenuto Soru lo ha fatto soltanto per interessi personali.
  • Per me Aristanis capitale va benissimo.
    Castel di Calari è la vecchia roccaforte pisana catalanizzata e ora arcorizzata. È il posto dove se eri sardo e ti beccavano dopo il tramonto dentro le mura venivi condannato a morte per direttissima e giustiziato in pubblico come monito universale.
    Agli aristanesi un po' di sangue fresco farà bene. E comunque gli lasceremo l'esclusiva della Sartiglia.
  • Non credo di essere più matto* di quelli che ci governano e di cui ho fatto una breve sintesi in apertura.
    Siamo comandati da veri matti, di quelli che gli manca solo l'imbuto in testa, di quelli che nei nostri paesi diventerebbero il passatempo goliardico dei ragazzini e invece sono i nostri statisti (sic!).
    Ho detto magari Oristano ed era per fare un esempio di luogo centrale e un pò meno eccentrico rispetto a Cagliari, ma andrebbe bene qualunque altro posto: Abbasanta, Sedilo, Ottana, Nuoro, S'infurcau, Tortolì etc etc.
    Spostare sa Corona de Logu ;) ad Oristano, non significa che ci governeranno i vernaccicoltori, è una mia idea, magari disperata per sbloccare questa involuzione che sta strangolando la Sardegna interna.

    --
    * Comunque mi farò controllare la centralina dal mullah OmarOnnis o da qualche altro specialista.
  • Se non sapessi che sei sarcastico, ti penserei ammattito: Oristano capitale fa inorridire solo a dirlo.
    Giusto per dare i numeri:
    a Cagliari la destra ha vinto con il 50,96
    a Oristano, con il 54,44

    Se esiste un luogo capace di produrre esclusivamente interessi avulsi dal contesto, questo luogo è Oristano molto più di Cagliari.
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