mar 06 2009
Lo ammetto, il mio tentativo alla corona
Bene. Stabilito che il rispetto di tutti per tutti, è il principio di una pacifica discussione nella corona de logu, stabilito che chi ha voglia di scrivere i suoi articoli o commenti lo può fare anche in sardo purché esso venga tradotto nella lingua principe, a me non rimane che da chiedere soltanto una cosa. E’ una domanda che mi pongo anch’io senza però riuscire a darmi nessuna risposta convincente; e vorrei che foste voi a chiarirmi i contorni.
Perchè questa levata di scudi, contro quei quattro gatti quali noi siamo, per aver osato inquinare questa rispettosa assise con una lingua che non era quella che vi aspettavate. Cosa vi ha mosso? Qualcuno è arrivato a dire che era in atto un tentativo di sopraffazione della maggioranza, un tentativo di esclusione, che si usava la lingua comente unu matzocu, e via continuando. Da parte mia di sicuro niente di tutto questo mi è passato per la testa, ma una colpa si ce l’ho: quella di aver pensato che fosse accolto ben diversamente il tentativo di instaurare un processo di reciproca comprensione tra i fautori delle due lingue. Non si può ignorare che esiste un problema lingua sarda in Sardegna. La lingua sta morendo e noi ce ne accorgiamo, ne prendiamo atto e vorremmo tirarla fuori dalla sua agonia. Un modo per tirarla fuori penso che sia tentare di usarla, non più soltanto nell’ambito familiare dove sta perdendo l’ultimo consenso, ma anche a un livello superiore di comunicazione; o forse è meglio dire di comunicazione alta.
Ho detto, già da molti anni ormai, in una occasione di un mio intervento nella università di Cagliari dove ero stato chiamato insieme ad altri, per spiegare le ragioni di scrivere libri in sardo,che la sola possibilità di un arresto della emorragia di parlanti, poteva venire soltanto se quell’istituto che racchiudeva, comunque fosse, la trasmissione del sapere, avesse usato la lingua sarda come lingua veicolare di quel sapere. Sarebbe servito a dare alla lingua quel prestigio che gli mancava e del quale tanto aveva bisogno.
Parole nel vuoto, forse perchè dette da me.
Le persone qualunque e soprattutto senza nessun titolo di quelli che lì si dispensano, non vengono ascoltate.
Lo ammetto, il mio tentativo alla corona era di usare la lingua in un consesso normale come una lingua normale. Non ho proprio pensato che ci fossero persone alle quali avrebbe potuto dare fastidio. Però qualcuno mi spieghi il senso di questo fastidio. Si parlava della Sardegna dopotutto, della sua cultura, della lingua, della lingua sarda. E il fastidio, i timori, erano, mi sembra di aver capito, non da chi non capiva il nostro linguaggio, ma da chi lo capiva.



