mar 08 2009
Indipendenza, unico orizzonte logico per la Sardegna

Durante l’ultima campagna elettorale per le regionali si è parlato spesso di Sardi, “sardosità”, autonomia, indipendenza, ma i risultati non sono stati molto diversi da quelli delle altre volte: solita gente, soliti intrighi, solite clientele, solite manovre. Il movimento indipendentista cresce, cresce di poco, pochissimo, ma alla fine sta passando il concetto che parlare di indipendenza per la Sardegna non è roba da disadattati e bombaroli ma sta lentamente conquistando la coscienza della gente “normale”.
Personalmente credo sia arrivato il momento di invocare l’indipendenza della Sardegna per necessità se non per legittima difesa della nostra sopravvivenza.
Eviterò di parlare di Sardi in quanto etnia, ma è indubbio che, mentre tutti gli abitanti considerino nel loro inconscio la Sardegna una nazione con tutti gli attributi territoriali, culturali, antropologici e storici, ben pochi sono propensi ad ammettere che il processo di assimilazione nello stato italiano è stato fortuito, inconsapevole e ad oggi in gran parte irrimediabilmente fallito.
Non è questione di nazionalismo, per quanto mi riguarda, non mi interessa quale che sia la nazionalità sul passaporto e tanto meno esaltare l’appartenenza ad un popolo sardo più o meno valoroso coi suoi miti più o meno fasulli.
L’aspetto che dovrebbe essere chiaro a tutti e che mai come in questi tempi la nostra isola è una lontana provincia del sub-impero italiano in decadente implosione, nonostante la continuità territoriale e culturale il gap economico e sociale rispetto ai paesi civili sta diventando sempre più grande. È da sempre che i nostri politici vengono nominati da apparati esterni al territorio, ma anche quando emergono autonomamente non trovano di meglio che trasferirsi in continente e restarci, nessuno ormai si ricorda della Sardegna se non come substrato e retroterra folcloristico della Costa Smeralda.
Ogni persona finora estranea a qualunque ideale sardista e tanto meno indipendentista (tale mi considero), ma mediamente dotata di capacità logiche, capirà che non c’è alcuna speranza, non dico di rinascita ma neppure di sopravvivenza, a rimanere attaccati all’Italia; si obietterà che è anacronistico rendersi indipendenti in un mondo sempre più globalizzato, ma, se riflettiamo un pò, è viceversa l’unico sistema per garantire un futuro ai nostri figli senza obbligarli ad andarsene.
Tra qualche settimana si voterà per le europee, quando mai si è farfugliato di Sardegna in quel palazzo, quanti rappresentati abbiamo mai espresso?
Mi risulta che quando si doveva decidere se attribuire una qualche rappresentate alla Sardegna, gli stessi nostri (dis)onorevoli si sono volpescamente defilati, chissà perché.
L’abbiamo capito o no che dopo tangentopoli, e l’ingresso di qualche pervenuto, la classe politica e affaristica italiana si è blindata nel palazzo e nei gangli vitali dello stato predisponendo tutti quei dispositivi che le permetteranno di governare e saccheggiare risorse senza più alcuna remora, pudore e timore.
Basta sfogliare non dico i giornali ma perlomeno il gossip per sapere che i prossimi leader politici saranno i figli e i figliocci di Berlusconi, Bossi, Rutelli, D’Alema, Cossiga, Craxi, Pisanu e Mastella, la moglie di Mastella, il figlio di Mastella e il cane di Mastella (citaz. D. Sepe).
Non credo sia Di Pietro ad incarnare le speranze di una sinistra ormai dissolta, mentre è ormai perduta la carica iniziale del Partito Democratico nonostante siano finalmente terminate le americanate da cinematografo di Veltroni, per non parlare del partito dei famigli di Berlusconi pubblicamente cementati dal delirio del potere ma pronti ad azzannarsi come lupi nei retrobottega dei palazzi.
Credo che ormai non possiamo più permetterci di aspettare le decisioni prese a 300 km di distanza e con anni luce di ritardo, possiamo e abbiamo l’obbligo di preparare un futuro migliore per i nostri figli, solo noi possiamo farlo, non possiamo più delegare alla solita classe politica che pensa solo al proprio mantenimento.
L’unico orizzonte logico è l’indipendenza, se siamo in grado di pensarla possiamo realizzarla, se rifiutiamo anche solo l’idea subiremo le idee degli altri, i nostri posteri ci giudicheranno.



