<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" > <channel><title>Commenti a: A chi serve la cultura</title> <atom:link href="http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/</link> <description> </description> <lastBuildDate>Sun, 14 Feb 2010 14:37:25 +0100</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>Di: Manuel</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/comment-page-2/#comment-719</link> <dc:creator>Manuel</dc:creator> <pubDate>Wed, 13 May 2009 14:19:00 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=580#comment-719</guid> <description>[in risposta al primo pingback di bruno murgia]Dichiarazioni vergognose e di uno con il salame sugli occhi che dice a Michela di vedere male e Marcello di far parte di quelli che si autoproclamano intellettuali di turno?Basta la frase dove dice che la consapevolezza democratica è una chiave di interpretazione così sinistra e retrò da far dubitare seriamente dell’età di chi l’ha proposta per farmi dubitare seriamente della devianza di chi ha scritto.</description> <content:encoded><![CDATA[<p>[in risposta al primo pingback di bruno murgia]</p><p>Dichiarazioni vergognose e di uno con il salame sugli occhi che dice a Michela di vedere male e Marcello di far parte di quelli che si autoproclamano intellettuali di turno?</p><p>Basta la frase dove dice che la consapevolezza democratica è una chiave di interpretazione così sinistra e retrò da far dubitare seriamente dell’età di chi l’ha proposta per farmi dubitare seriamente della devianza di chi ha scritto.</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Cultura e identità in Sardegna &#124; Bruno Murgia</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/comment-page-2/#comment-702</link> <dc:creator>Cultura e identità in Sardegna &#124; Bruno Murgia</dc:creator> <pubDate>Tue, 28 Apr 2009 13:41:01 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=580#comment-702</guid> <description>[...] Michela Murgia. La mia omonima, giusto per attaccarmi poiché di destra, ammette di esser rimasta a bocca aperta perché ho sostenuto che la destra non si è mai posta il problema della cultura che &#8220;genera [...]</description> <content:encoded><![CDATA[<p>[...] Michela Murgia. La mia omonima, giusto per attaccarmi poiché di destra, ammette di esser rimasta a bocca aperta perché ho sostenuto che la destra non si è mai posta il problema della cultura che &#8220;genera [...]</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Omar Onnis</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/comment-page-2/#comment-626</link> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <pubDate>Fri, 20 Mar 2009 09:22:15 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=580#comment-626</guid> <description>&lt;a href=&quot;#comment-625&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;@chicco Gallus&lt;/a&gt;, Ciumbia, che lapsus! Vedi, alle volte, che scherzi fa la disgrafia da tastiera... Certo, la parola giusta è &lt;strong&gt;sardismo&lt;/strong&gt;, anche perché nel nostro caso più che di sadismo parlerei di masochismo. Per la precisione di sardo-masochismo. :D</description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="#comment-625" rel="nofollow">@chicco Gallus</a>,<br /> Ciumbia, che lapsus! Vedi, alle volte, che scherzi fa la disgrafia da tastiera&#8230;<br /> Certo, la parola giusta è <strong>sardismo</strong>, anche perché nel nostro caso più che di sadismo parlerei di masochismo. Per la precisione di sardo-masochismo. <img src='http://www.coronadelogu.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /></p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: chicco Gallus</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/comment-page-2/#comment-625</link> <dc:creator>chicco Gallus</dc:creator> <pubDate>Fri, 20 Mar 2009 08:50:26 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=580#comment-625</guid> <description>Omar, giuro non è per pibincheria, è solo che è buffo da leggere: hai scritto &quot;affascinata dalle sirene del sadismo&quot; suppongo al posto di Sardismo. Almeno lo spero, visto che la frase successiva è &quot;le cui parole d’ordine, non a caso, sono sempre state “orgoglio e integrazione”… ma senza disturbare troppo&quot; Scusa, è solo che i gli errori di battitura a volte diventano molto divertenti. Io sto cercando di immaginare il Divin Marchese rinchiuso alla Bastiglia che proclama &quot;Orgoglio e integrazione ma senza disturbare troppo!&quot;.Fine dell&#039;intermezzo di scemenza e buonumore, scusate.</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Omar,<br /> giuro non è per pibincheria, è solo che è buffo da leggere:<br /> hai scritto<br /> &#8220;affascinata dalle sirene del sadismo&#8221; suppongo al posto di Sardismo.<br /> Almeno lo spero, visto che la frase successiva è &#8220;le cui parole d’ordine, non a caso, sono sempre state “orgoglio e integrazione”… ma senza disturbare troppo&#8221;<br /> Scusa, è solo che i gli errori di battitura a volte diventano molto divertenti.<br /> Io sto cercando di immaginare il Divin Marchese rinchiuso alla Bastiglia che proclama &#8220;Orgoglio e integrazione ma senza disturbare troppo!&#8221;.</p><p>Fine dell&#8217;intermezzo di scemenza e buonumore, scusate.</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Omar Onnis</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/comment-page-2/#comment-624</link> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <pubDate>Thu, 19 Mar 2009 19:04:53 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=580#comment-624</guid> <description>Mi rifaccio a quanto sottolineato più sopra da Michela.Noto con preoccupazione, ma senza alcuna sorpresa, che moltissime voci largamente presenti nel dibattito pubblico sardo degli ultimi cinque anni, si sono repentinamente ammutolite, dopo le elezioni. E non danno segni di vita. Finché c’è stato Soru, l’intellettualità sarda, residente o disterrada, si è data da fare parecchio a sostegno di questa o quella misura, questa o quella iniziativa; o, nei rari casi di ingaggio dalla parte avversa, per contestarne l’opportunità e il merito. Una polarizzazione tutta interna alle logiche di legittimazione nella sfera pubblica politica e culturale “egemonica”, nonché - temo - non estranea nemmeno a logiche di spartizione e di accaparramento di posti al sole e di prebende. Ora che Soru ha perso le elezioni e soprattutto è uscito drammaticamente (per lui e per i suoi seguaci) ridimensionato dal punto di vista politico, è come se fosse crollato un idolo cui si era votata la propria fede e non si sappia più a che santo votarsi. Eppure, le questioni aperte negli anni scorsi rimangono sul tappeto e ne emergono di nuove non meno bisognose di una elaborazione intellettuale all’altezza dei tempi. Fanno eccezione a questo silenzio coloro che, evidentemente, anche nel passato erano rimasti immuni da qualsiasi forma di ingaggio, di organicità ai centri di potere, di adesione fideistica e/o interessata alle istanze culturali dei centri decisionali istituzionali. Sarà per questo che la partecipazione a Corona de Logu è così ridotta, rispetto agli inviti e persino alle iniziali adesioni?Le difficoltà del mondo intellettuale sardo a confrontarsi al proprio interno e con l&#039;esterno, al di là  dei circoli ristretti e più o meno confidenziali generati dalla reciproca frequentazione, esistono e sono grandi. Ed emergono prepotentemente se il medium utilizzato è internet, per ragioni insite nella natura del mezzo e nel rapporto problematico che col medesimo ha la maggior parte degli operatori culturali.A questo discorso, tuttavia, non sono affatto estranee ragioni più profonde. E qui veniamo alla “seconda gamba” (uso una locuzione di M. Pira) del problema. Per chi, da sardo, esercita il proprio pensiero e intende darne conto pubblicamente è difficile orientarsi tra un orizzonte prettamente isolano e uno più ampio, ma dai confini incerti, che troppo spesso finiscono per aderire meccanicamente e passivamente a quelli dell’ambiente culturale italico. La legittimazione ufficiale nella sfera dell’elaborazione intellettuale, che alla fine ricomprende principalmente l’ambito accademico e quello dei mass media, è una legittimazione prevalentemente operata all’esterno della Sardegna o comunque attraverso una griglia interpretativa non-sarda. Ricordo una puntata di Fahreneit, su Radio3 RAI, in cui il conduttore presentava un romanzo di Mariangela Sedda edito dal Maestrale: desiderando esprimere una considerazione sulla pregnanza dell’essere sardi, così evidente a suo dire per tanti autori contemporanei, non trovò di meglio che attribuirla a una “regionalità particolarmente forte”. Il che evidenziava l’estrema difficoltà a trovare categorie sociologiche, antropologiche e letterarie in cui contestualizzare il fenomeno complessivo della letteratura sarda contemporanea di lingua italiana. E’ solo un esempio di quanto siano insufficienti le categorizzazioni culturali esterne, non dico a spiegare, ma almeno a mettere in ordine i concetti base di una visione d’insieme relativa al mondo culturale isolano. Mi riferisco naturalmente non solo agli scrittori, ma anche agli storici, ai giornalisti, ai docenti universitari, ai giuristi, agli esponenti delle professioni, all’intera schiera degli intellettuali non solo “universali” ma anche “specifici” (come li chiamava M. Foucault). Ora, questo problema di legittimazione ha diversi risvolti, alcuni dei quali sono veramente paradossali. Nel  momento in cui si pretende un’attenzione specifica su temi relativi alla Sardegna, ma li si inserisce a forza in una narrazione “altra”, emergono difficoltà retoriche e semantiche che a volte conducono a vere aporie. Ci si auto-confina in una dimensione provinciale, da realtà periferica di un insieme più ampio e significativo, sminuendo l’universalità del messaggio, o della proposta, di cui si è portatori. Si accetta di essere filtrati e riproposti al mondo in funzione di una sfera storico-culturale diversa, nella quale, tuttavia, si ha una certa coscienza (a volte una sub-coscienza latente) di essere piuttosto degli abusivi che degli ospiti ben accetti, e di certo non uno dei soggetti fondanti. Non si trova la forza di rappresentare la propria produzione culturale nel contesto universale come auto-sufficiente, come produttrice di senso e di significati a titolo di soggetto attivo: al massimo, la si rappresenta come una cultura “regionale”, sia pure identitariamente particolare, nell’ambito italiano. La legittimità a parlare, a produrre narrazioni pubbliche, viene conseguentemente ricercata e ottenuta in quel medesimo ambito esterno, non presso la realtà socio-culturale sarda, che si assume di per sé o inesistente o non legittimante/legittimata. Così è, in modo palese e imbarazzante, per la storiografia, ad esempio, tipicamente in difficoltà a inserire credibilmente la storia sarda nell’alveo - già di suo problematico - della storia italiana e per questo affascinata dalle sirene del sadismo (le cui parole d’ordine, non a caso, sono sempre state “orgoglio e integrazione”… ma senza disturbare troppo). Il che, mutatis mutandis, vale anche per altre discipline sociali, almeno nella scarsissima misura in cui sono state coltivate in Sardegna. E in gran parte, seppure con frizioni e ambiguità crescenti (specie negli ultimi quindici anni), vale anche in ambito letterario. La storica difficoltà degli scrittori sardi, specie del passato, ad essere benevolmente accolti in Sardegna (penso a Grazia Deledda, o a Giuseppe Dessì, o a Salvatore Satta, tanto per citarne alcuni) ha la sua radice appunto nei criteri di validazione e di accreditamento cui si sono costantemente sottomessi i nostri autori. Una rinuncia, in realtà, benché solitamente intesa e presentata come una forma di apertura all’esterno della gabbia isolana.Insomma, di che stupirsi se oggi come oggi il silenzio pervade la scena intellettuale sarda? Finché non ci renderemo conto che la produzione di senso di cui siamo capaci non ha bisogno di alcuna legittimazione, né di alcuna tutela, che arrivi come un deus ex machina dall’alto e dall’esterno, non saremo mai veramente cittadini del mondo a pieno titolo. Rimarremo cittadini di periferia, nel più scalcinato dei paesi del mondo, di quel mondo occidentale, privilegiato e dominante di cui, beninteso, siamo comunque parte. Io non credo che la produzione intellettuale, artistica e letteraria della Sardegna sia semplicemente riconducibile a una realtà regionale, tributaria di una più ampia e includente cultura nazionale. Non è così per la nostra storia, non è già così per gran parte della nostra produzione artistica, artigianale e musicale, e sta perdendo senso anche per la nostra produzione letteraria, che, benché per lo più espressa in lingua italiana, mostra tutte le caratteristiche di una letteratura nazionale a sé stante, come tale rivolta al mondo, senza bisogno di validazioni oltremarine per avere senso e significato universali. Questo vale al di là di qualsiasi discorso politico e istituzionale.Ma temo che gli intellettuali sardi, troppo abituati evidentemente a guardare al Palazzo, non se ne stiano rendendo conto e siano rimasti ammaliati da un incantesimo che li condanna a restare intrappolati un limbo di incompiutezza e debolezza etica, mentre ogni cosa intorno a loro, e prima di tutto nella terra di cui si sentono i portavoce e i migliori rappresentanti, si muove e si evolve. Spero di essere smentito.</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi rifaccio a quanto sottolineato più sopra da Michela.</p><p>Noto con preoccupazione, ma senza alcuna sorpresa, che moltissime voci largamente presenti nel dibattito pubblico sardo degli ultimi cinque anni, si sono repentinamente ammutolite, dopo le elezioni. E non danno segni di vita.<br /> Finché c’è stato Soru, l’intellettualità sarda, residente o disterrada, si è data da fare parecchio a sostegno di questa o quella misura, questa o quella iniziativa; o, nei rari casi di ingaggio dalla parte avversa, per contestarne l’opportunità e il merito. Una polarizzazione tutta interna alle logiche di legittimazione nella sfera pubblica politica e culturale “egemonica”, nonché &#8211; temo &#8211; non estranea nemmeno a logiche di spartizione e di accaparramento di posti al sole e di prebende.<br /> Ora che Soru ha perso le elezioni e soprattutto è uscito drammaticamente (per lui e per i suoi seguaci) ridimensionato dal punto di vista politico, è come se fosse crollato un idolo cui si era votata la propria fede e non si sappia più a che santo votarsi. Eppure, le questioni aperte negli anni scorsi rimangono sul tappeto e ne emergono di nuove non meno bisognose di una elaborazione intellettuale all’altezza dei tempi.<br /> Fanno eccezione a questo silenzio coloro che, evidentemente, anche nel passato erano rimasti immuni da qualsiasi forma di ingaggio, di organicità ai centri di potere, di adesione fideistica e/o interessata alle istanze culturali dei centri decisionali istituzionali. Sarà per questo che la partecipazione a Corona de Logu è così ridotta, rispetto agli inviti e persino alle iniziali adesioni?</p><p>Le difficoltà del mondo intellettuale sardo a confrontarsi al proprio interno e con l&#8217;esterno, al di là  dei circoli ristretti e più o meno confidenziali generati dalla reciproca frequentazione, esistono e sono grandi. Ed emergono prepotentemente se il medium utilizzato è internet, per ragioni insite nella natura del mezzo e nel rapporto problematico che col medesimo ha la maggior parte degli operatori culturali.</p><p>A questo discorso, tuttavia, non sono affatto estranee ragioni più profonde. E qui veniamo alla “seconda gamba” (uso una locuzione di M. Pira) del problema.<br /> Per chi, da sardo, esercita il proprio pensiero e intende darne conto pubblicamente è difficile orientarsi tra un orizzonte prettamente isolano e uno più ampio, ma dai confini incerti, che troppo spesso finiscono per aderire meccanicamente e passivamente a quelli dell’ambiente culturale italico.<br /> La legittimazione ufficiale nella sfera dell’elaborazione intellettuale, che alla fine ricomprende principalmente l’ambito accademico e quello dei mass media, è una legittimazione prevalentemente operata all’esterno della Sardegna o comunque attraverso una griglia interpretativa non-sarda.<br /> Ricordo una puntata di Fahreneit, su Radio3 RAI, in cui il conduttore presentava un romanzo di Mariangela Sedda edito dal Maestrale: desiderando esprimere una considerazione sulla pregnanza dell’essere sardi, così evidente a suo dire per tanti autori contemporanei, non trovò di meglio che attribuirla a una “regionalità particolarmente forte”. Il che evidenziava l’estrema difficoltà a trovare categorie sociologiche, antropologiche e letterarie in cui contestualizzare il fenomeno complessivo della letteratura sarda contemporanea di lingua italiana. E’ solo un esempio di quanto siano insufficienti le categorizzazioni culturali esterne, non dico a spiegare, ma almeno a mettere in ordine i concetti base di una visione d’insieme relativa al mondo culturale isolano.<br /> Mi riferisco naturalmente non solo agli scrittori, ma anche agli storici, ai giornalisti, ai docenti universitari, ai giuristi, agli esponenti delle professioni, all’intera schiera degli intellettuali non solo “universali” ma anche “specifici” (come li chiamava M. Foucault).<br /> Ora, questo problema di legittimazione ha diversi risvolti, alcuni dei quali sono veramente paradossali.<br /> Nel  momento in cui si pretende un’attenzione specifica su temi relativi alla Sardegna, ma li si inserisce a forza in una narrazione “altra”, emergono difficoltà retoriche e semantiche che a volte conducono a vere aporie. Ci si auto-confina in una dimensione provinciale, da realtà periferica di un insieme più ampio e significativo, sminuendo l’universalità del messaggio, o della proposta, di cui si è portatori. Si accetta di essere filtrati e riproposti al mondo in funzione di una sfera storico-culturale diversa, nella quale, tuttavia, si ha una certa coscienza (a volte una sub-coscienza latente) di essere piuttosto degli abusivi che degli ospiti ben accetti, e di certo non uno dei soggetti fondanti. Non si trova la forza di rappresentare la propria produzione culturale nel contesto universale come auto-sufficiente, come produttrice di senso e di significati a titolo di soggetto attivo: al massimo, la si rappresenta come una cultura “regionale”, sia pure identitariamente particolare, nell’ambito italiano. La legittimità a parlare, a produrre narrazioni pubbliche, viene conseguentemente ricercata e ottenuta in quel medesimo ambito esterno, non presso la realtà socio-culturale sarda, che si assume di per sé o inesistente o non legittimante/legittimata.<br /> Così è, in modo palese e imbarazzante, per la storiografia, ad esempio, tipicamente in difficoltà a inserire credibilmente la storia sarda nell’alveo &#8211; già di suo problematico &#8211; della storia italiana e per questo affascinata dalle sirene del sadismo (le cui parole d’ordine, non a caso, sono sempre state “orgoglio e integrazione”… ma senza disturbare troppo). Il che, mutatis mutandis, vale anche per altre discipline sociali, almeno nella scarsissima misura in cui sono state coltivate in Sardegna. E in gran parte, seppure con frizioni e ambiguità crescenti (specie negli ultimi quindici anni), vale anche in ambito letterario. La storica difficoltà degli scrittori sardi, specie del passato, ad essere benevolmente accolti in Sardegna (penso a Grazia Deledda, o a Giuseppe Dessì, o a Salvatore Satta, tanto per citarne alcuni) ha la sua radice appunto nei criteri di validazione e di accreditamento cui si sono costantemente sottomessi i nostri autori. Una rinuncia, in realtà, benché solitamente intesa e presentata come una forma di apertura all’esterno della gabbia isolana.</p><p>Insomma, di che stupirsi se oggi come oggi il silenzio pervade la scena intellettuale sarda? Finché non ci renderemo conto che la produzione di senso di cui siamo capaci non ha bisogno di alcuna legittimazione, né di alcuna tutela, che arrivi come un deus ex machina dall’alto e dall’esterno, non saremo mai veramente cittadini del mondo a pieno titolo. Rimarremo cittadini di periferia, nel più scalcinato dei paesi del mondo, di quel mondo occidentale, privilegiato e dominante di cui, beninteso, siamo comunque parte.<br /> Io non credo che la produzione intellettuale, artistica e letteraria della Sardegna sia semplicemente riconducibile a una realtà regionale, tributaria di una più ampia e includente cultura nazionale. Non è così per la nostra storia, non è già così per gran parte della nostra produzione artistica, artigianale e musicale, e sta perdendo senso anche per la nostra produzione letteraria, che, benché per lo più espressa in lingua italiana, mostra tutte le caratteristiche di una letteratura nazionale a sé stante, come tale rivolta al mondo, senza bisogno di validazioni oltremarine per avere senso e significato universali. Questo vale al di là di qualsiasi discorso politico e istituzionale.</p><p>Ma temo che gli intellettuali sardi, troppo abituati evidentemente a guardare al Palazzo, non se ne stiano rendendo conto e siano rimasti ammaliati da un incantesimo che li condanna a restare intrappolati un limbo di incompiutezza e debolezza etica, mentre ogni cosa intorno a loro, e prima di tutto nella terra di cui si sentono i portavoce e i migliori rappresentanti, si muove e si evolve.<br /> Spero di essere smentito.</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Antonio Maccioni</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/comment-page-2/#comment-617</link> <dc:creator>Antonio Maccioni</dc:creator> <pubDate>Wed, 18 Mar 2009 09:43:30 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=580#comment-617</guid> <description>Sono d&#039;accordo: in quel caso la riflessione riguarda l&#039;informazione in senso stretto. Nel tuo discorso, però, mi sembra comunque rilevante: quando uno strumento di comunicazione è impegnato (in qualunque modo lo faccia, fosse anche in modo subdolo) nella generazione del consenso, appunto, la stessa cultura che dovrebbe &quot;mediare&quot; verrebbe sottoposta a un discernimento preciso e compromettente. Mi interessava evidenziare la polarizzazione della situazione attuale: le varie proposte di legge fioccate nei giorni scorsi non sono altro che un tentativo di &quot;allineamento&quot; tra vecchi e nuovi media. Perché un allineamento verrà raggiunto di sicuro: è ancora da vedere, però, &quot;chi&quot; allineerà &quot;chi&quot;. Con la lettera dell&#039;autore che citi il salmo finiva in gloria! :-) Non riportavo comunque il pensiero di un autore (del &quot;Rondoni&quot;, diciamo così, come si direbbe del &quot;Leopardi&quot;), ma una pagina davvero profonda e interessante che scuote comunque la modernità della produzione letteraria o del &quot;fare letteratura&quot;, nel mondo di oggi. Non ho capito bene a cosa ti riferisci. Se hai colto un attacco alle &quot;agenzie&quot; letterarie in genere (intese non come agenzie letterarie di per sé, ma come &quot;promotrici&quot; di un prodotto letterario in un&#039;economia di mercato), io invece l&#039;ho sempre letta diversamente. Bisognerebbe scrivere cose belle, leggere cose belle e far leggere cose belle: in buona sostanza, se vogliamo, il senso è tutto qui.</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo: in quel caso la riflessione riguarda l&#8217;informazione in senso stretto. Nel tuo discorso, però, mi sembra comunque rilevante: quando uno strumento di comunicazione è impegnato (in qualunque modo lo faccia, fosse anche in modo subdolo) nella generazione del consenso, appunto, la stessa cultura che dovrebbe &#8220;mediare&#8221; verrebbe sottoposta a un discernimento preciso e compromettente. Mi interessava evidenziare la polarizzazione della situazione attuale: le varie proposte di legge fioccate nei giorni scorsi non sono altro che un tentativo di &#8220;allineamento&#8221; tra vecchi e nuovi media. Perché un allineamento verrà raggiunto di sicuro: è ancora da vedere, però, &#8220;chi&#8221; allineerà &#8220;chi&#8221;. Con la lettera dell&#8217;autore che citi il salmo finiva in gloria! <img src='http://www.coronadelogu.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> Non riportavo comunque il pensiero di un autore (del &#8220;Rondoni&#8221;, diciamo così, come si direbbe del &#8220;Leopardi&#8221;), ma una pagina davvero profonda e interessante che scuote comunque la modernità della produzione letteraria o del &#8220;fare letteratura&#8221;, nel mondo di oggi. Non ho capito bene a cosa ti riferisci. Se hai colto un attacco alle &#8220;agenzie&#8221; letterarie in genere (intese non come agenzie letterarie di per sé, ma come &#8220;promotrici&#8221; di un prodotto letterario in un&#8217;economia di mercato), io invece l&#8217;ho sempre letta diversamente. Bisognerebbe scrivere cose belle, leggere cose belle e far leggere cose belle: in buona sostanza, se vogliamo, il senso è tutto qui.</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Michela Murgia</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/comment-page-2/#comment-616</link> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <pubDate>Wed, 18 Mar 2009 08:01:53 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=580#comment-616</guid> <description>Caro Antonio, poni alcune questioni che riguardano l&#039;informazione e i suoi mutamenti, anche di efficacia, in rapporto ai nuovi media. Tenendo conto del fatto che il percorso che mi ha portato a pubblicare passava dritto per la vituperata orizzontalità di rete, mi interrogo da un po&#039; sull&#039;influsso che quel meccanismo ha invece sulla produzione di contenuti letterari. Per questo l&#039;elaborazione che hai fatto mi interpella, ma non lo fa di sicuro con gli argomenti di Rondoni. Devo dirti che il tuo interessante salmo purtroppo con lui non finisce in gloria...</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Caro Antonio, poni alcune questioni che riguardano l&#8217;informazione e i suoi mutamenti, anche di efficacia, in rapporto ai nuovi media. Tenendo conto del fatto che il percorso che mi ha portato a pubblicare passava dritto per la vituperata orizzontalità di rete, mi interrogo da un po&#8217; sull&#8217;influsso che quel meccanismo ha invece sulla produzione di contenuti letterari. Per questo l&#8217;elaborazione che hai fatto mi interpella, ma non lo fa di sicuro con gli argomenti di Rondoni. Devo dirti che il tuo interessante salmo purtroppo con lui non finisce in gloria&#8230;</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Antonio Maccioni</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/comment-page-2/#comment-612</link> <dc:creator>Antonio Maccioni</dc:creator> <pubDate>Tue, 17 Mar 2009 10:35:54 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=580#comment-612</guid> <description>Interessante Michela. E&#039; un problema davvero ben radicato nella storia, anche del pensiero (qualcuno tentava di riepilogare), ed oggi più che mai attuale. Volevo però proporvi un altro &lt;a href=&quot;http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=715&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;punto di vista&lt;/a&gt; sulla vicenda (certamente discutibile, e apparentemente riferibile ad altre questioni), richiamando il rapporto vecchi/nuovi media...</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Interessante Michela. E&#8217; un problema davvero ben radicato nella storia, anche del pensiero (qualcuno tentava di riepilogare), ed oggi più che mai attuale. Volevo però proporvi un altro <a href="http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=715" rel="nofollow" rel="external">punto di vista</a> sulla vicenda (certamente discutibile, e apparentemente riferibile ad altre questioni), richiamando il rapporto vecchi/nuovi media&#8230;</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: MARCELLO FOIS</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/comment-page-1/#comment-608</link> <dc:creator>MARCELLO FOIS</dc:creator> <pubDate>Mon, 16 Mar 2009 14:51:43 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=580#comment-608</guid> <description>&lt;a href=&quot;#comment-605&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;@Massimiliano&lt;/a&gt;, Massimiliano i politici hanno fatto le stesse pessime scuole di tutti i noi, quindi i loro capricci per cose assolutamente ininfluenti come i Festival sono davvero inesistenti. Il pericolo non sono loro in questo settore, ma chi si fa pagare per contenitori vuoti, perché la maggior parte di quelli che si improvvisano organizzatori di Festival hanno fatto ottime scuole di economia domestica, per casa loro. E&#039; un gatto che si morde la coda, ma, come sempre, l&#039;unica discriminante è l&#039;onestà intellettuale. Non lasciarti ricattare dalla facile conclusione che festival e concerti escludano scuola e musei. le manifestazioni e le scuole e le istituzioni sono quello che sono. Sono sempre e solo gli uomini che fanno la differenza.</description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="#comment-605" rel="nofollow">@Massimiliano</a>, Massimiliano i politici hanno fatto le stesse pessime scuole di tutti i noi, quindi i loro capricci per cose assolutamente ininfluenti come i Festival sono davvero inesistenti. Il pericolo non sono loro in questo settore, ma chi si fa pagare per contenitori vuoti, perché la maggior parte di quelli che si improvvisano organizzatori di Festival hanno fatto ottime scuole di economia domestica, per casa loro. E&#8217; un gatto che si morde la coda, ma, come sempre, l&#8217;unica discriminante è l&#8217;onestà intellettuale. Non lasciarti ricattare dalla facile conclusione che festival e concerti escludano scuola e musei. le manifestazioni e le scuole e le istituzioni sono quello che sono. Sono sempre e solo gli uomini che fanno la differenza.</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Massimiliano</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/comment-page-1/#comment-605</link> <dc:creator>Massimiliano</dc:creator> <pubDate>Sun, 15 Mar 2009 23:05:38 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=580#comment-605</guid> <description>&lt;a href=&quot;#comment-584&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;@Bruno Tognolini&lt;/a&gt;, Ciao Bruno, ti chiedo di scusare il ritardo con cui rispondo. Ho scritto che investire nelle strutture (piuttosto che nelle manifestazioni) deve andare di pari passo con l&#039;impiego di maggiori risorse nell&#039;istruzione: entrambe sono necessarie, perchè servono a raggiungere obiettivi diversi ma complementari. Le strutture servono a creare spazi: sono l&#039;aspetto, diciamo così, *materiale*. L&#039;educazione serve a formare le persone, e questo è l&#039;aspetto *spirituale*. Sottolineo ancora una volta che, nel mio ragionamento, averne una piuttosto che un&#039;altra non porta a nulla. Poi, ben vengano tutte le iniziative (come la vostra) per far avvicinare sempre più persone alla lettura: come però tu stesso fai notare in coda, iniziative come queste, pur avendo un successo di pubblico, non riescono a sopravvivere se non con i finanziamenti della politica. Però forse, prima di andare avanti, devo chiarirti un altro mio pensiero. I buoni lettori, così come le persone capaci di ascoltare musica, o andare a teatro con *consapevolezza*, non lo diventano per caso, e sono scettico sulla capacità di iniziative come la tua di avere successo in questo senso, se non in modo molto ristretto (che comunque è importante e apprezzato, sia chiaro). E&#039; l&#039;istruzione che lo permette: questa è una mia ferma convinzione. Te lo dico perchè l&#039;ho sperimentato su me stesso: ho avuto la fortuna di avere degli ottimi insegnanti, che mi hanno trasmesso l&#039;amore per la letteratura (quello della lettura già l&#039;avevo). E, sinceramente, senza dei riferimenti, senza un percorso, è difficile cogliere e apprezzare qualsiasi forma d&#039;arte, se non ad un livello molto superficiale, che porta ad avere tra le opere più vendute certi libri o certa musica. Finchè non ci sarà un pubblico più maturo e attento, si potranno portare fuori dai teatri e dalle biblioteche tutte le iniziative più meravigliose che potremo pensare, ma avranno sicuramente molto meno pubblico (e meno ricavi) di un concerto dell&#039;ultimo vincitore di Sanremo. Se quelle risorse fossero spese per un&#039;educazione migliore, forse gli editori non aspetterebbero un festival per trainare le vendite fino al termine dell&#039;anno, né i teatri sarebbero costretti a mettere in cartellone gli spettacoli dei comici famosi per attirare pubblico ed evitare di chiudere in passivo il bilancio. E a questo punto, fammi concludere l&#039;utopia, le iniziative culturali sarebbero meno dipendenti dai soldi pubblici e dai capricci della politica.</description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="#comment-584" rel="nofollow">@Bruno Tognolini</a>, Ciao Bruno, ti chiedo di scusare il ritardo con cui rispondo. Ho scritto che investire nelle strutture (piuttosto che nelle manifestazioni) deve andare di pari passo con l&#8217;impiego di maggiori risorse nell&#8217;istruzione: entrambe sono necessarie, perchè servono a raggiungere obiettivi diversi ma complementari. Le strutture servono a creare spazi: sono l&#8217;aspetto, diciamo così, *materiale*. L&#8217;educazione serve a formare le persone, e questo è l&#8217;aspetto *spirituale*. Sottolineo ancora una volta che, nel mio ragionamento, averne una piuttosto che un&#8217;altra non porta a nulla. Poi, ben vengano tutte le iniziative (come la vostra) per far avvicinare sempre più persone alla lettura: come però tu stesso fai notare in coda, iniziative come queste, pur avendo un successo di pubblico, non riescono a sopravvivere se non con i finanziamenti della politica. Però forse, prima di andare avanti, devo chiarirti un altro mio pensiero. I buoni lettori, così come le persone capaci di ascoltare musica, o andare a teatro con *consapevolezza*, non lo diventano per caso, e sono scettico sulla capacità di iniziative come la tua di avere successo in questo senso, se non in modo molto ristretto (che comunque è importante e apprezzato, sia chiaro). E&#8217; l&#8217;istruzione che lo permette: questa è una mia ferma convinzione. Te lo dico perchè l&#8217;ho sperimentato su me stesso: ho avuto la fortuna di avere degli ottimi insegnanti, che mi hanno trasmesso l&#8217;amore per la letteratura (quello della lettura già l&#8217;avevo). E, sinceramente, senza dei riferimenti, senza un percorso, è difficile cogliere e apprezzare qualsiasi forma d&#8217;arte, se non ad un livello molto superficiale, che porta ad avere tra le opere più vendute certi libri o certa musica. Finchè non ci sarà un pubblico più maturo e attento, si potranno portare fuori dai teatri e dalle biblioteche tutte le iniziative più meravigliose che potremo pensare, ma avranno sicuramente molto meno pubblico (e meno ricavi) di un concerto dell&#8217;ultimo vincitore di Sanremo. Se quelle risorse fossero spese per un&#8217;educazione migliore, forse gli editori non aspetterebbero un festival per trainare le vendite fino al termine dell&#8217;anno, né i teatri sarebbero costretti a mettere in cartellone gli spettacoli dei comici famosi per attirare pubblico ed evitare di chiudere in passivo il bilancio. E a questo punto, fammi concludere l&#8217;utopia, le iniziative culturali sarebbero meno dipendenti dai soldi pubblici e dai capricci della politica.</p> ]]></content:encoded> </item> </channel> </rss>
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