mar 18 2009

Lo scontro tra i media

Antonio Maccioni @ 14:24

ans1Uno strumento di discussione e di dibattito come Corona De Logu è un regalo figlio di questo tempo. Non credo sia nato semplicemente perché la carta costa. Anche se un media che continua a riflettere su se stesso può sembrare odioso (come una puntata televisiva pomeridiana sugli ultimi pettegolezzi dello star system), mi pare che ci sia un problema sul quale sia necessario intervenire. Le proposte di regolamentazione della rete sono punta di una lancia che tenta di punzecchiare, verso un fantasioso e inattuale allineamento mediatico, mentre tutto è ancora in corso d’opera. Credo però che la questione debba essere affrontata più sul lato culturale che su quello politico. Con un po’ di pazienza si può cercare di capire.

Le recenti considerazioni di Alessandro Gilioli rendono bene l’idea. La sua breve analisi, infatti, se da una parte riconosce la capacità della rete nell’aggregazione delle notizie prodotte da qualunque altro media (in quel caso, in senso specifico, dai giornali), non pone però l’accento sulla partecipazione attiva del fruitore di turno: il fruitore che diviene liberamente capace di scegliere, commentare, diffondere, smontare, criticare. Sul web il confine tra informazione, comunicazione e relazione ha contorni davvero sfumati rispetto ai media precedenti. Gilioli critica piuttosto il tono festante di Beppe Grillo, che annunciava la prossima morte della carta stampata, quotidiana o periodica che sia; ripropone comunque un problema davvero cruciale, rischiando magari di cadere nella classica dicotomia rappresentata dai vecchi e nuovi supporti: la sopravvivenza degli operatori professionali della comunicazione. Perché nessuno al momento, come si capisce bene, ha la soluzione in tasca.

Il fatto è che, la questione, è del resto largamente dibattuta a livello internazionale: il riproporre l’immagine stereotipata di Grillo, ogni santissima volta, nonostante sia stato inserito nella classifica dei 25 blogger più influenti del pianeta, orientando il dibattito come se si trattasse di una questione personale, limita sicuramente una presa di coscienza più onesta, cauta ed efficace.

A differenza dei comuni scontri tra “partiti”, Luca De Biase crede che la crisi in corso (anche economica, in fondo, nella misura in cui coinvolge la sopravvivenza della stampa più o meno assistita) porterà i suoi frutti. I giornali, in un momento epocale come questo, mentre gli annunci di chiusura e di migrazione in rete si susseguono di mese in mese, avrebbero nel futuro che li aspetta diverse opzioni: potranno diventare entertainment, o puri contenitori pubblicitari, o puri mezzi di propaganda, o strumenti al servizio della comunità che ha bisogno di informazione, oppure sparire. Sostanzialmente, le varie opzioni, al momento sembrerebbero tutte già ben rappresentate in Italia. Allo stesso modo, secondo De Biase, i giornalisti sopravvivranno solo se si concentreranno sul mestiere di fare informazione per il pubblico. Solo se il pubblico riuscirà a capirli, potremmo aggiungere, a comprendere il loro ruolo di mediazione e non di filtraggio, in un’epoca dove l’accessibilità della rete abbatte il muro dei media, dove chi agisce è allo stesso tempo in grado di “produrre” la notizia. Sopravvivranno solo se il loro ruolo sarà un ruolo di responsabile e attuale mediazione e non di semplice filtraggio; se avremo tutti due lire per sostenerli.


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  • Antonio
    Sinceramente, la domanda che si pone mi pare richiami altri argomenti che qui non venivano sollevati.
    Come può una società organizzata verticalmente avere un accesso alle informazioni orizzontale?

    Nel senso: non mi pare si mettesse in dubbio l'orizzontalità dell'accesso alle informazioni. Si cercava di guardare ai significati di ciò che oggi sta accadendo sul piano dei mezzi di comunicazione, non di fare una critica "democratica" ai mezzi di comunicazione (che si può trovare, in quei termini, in un sacco di altri posti). A meno che, insomma, non si voglia parlare di questo (cioè d'altro).
    Sul rapporto tra i media, ho trovato invece molto interessante questo.
  • giuseppe mulas
    Come puo' una societa' organizzata verticalmente avere un accesso alle informazioni orizzontale ? Il mezzo internet di per se' orizzontale dovra' necessariamente divenire verticale nel momento in cui una percentuale troppo alta di cittadini gli si rivolgera' per attingere le informazioni.Verosimilmente un mezzo di per se verticale come la carta stampata, nel momento in cui dovesse essere fonte di informazione per il 3% della popolazione potrebbe anche divenire orizzontale.La "democrazia" termine assolutamente abusato che in facciata avrebbe dovuto essere un sistema sociale orizzontale, in realta' e' verticale. Quindi ? Dove sta' il vero problema ? L'informazione che ci ritroviamo e' l'effetto dell'organizzazione sociale in cui viviamo, non ne e' la causa.
  • Antonio Maccioni
    Ancora a proposito di scontro tra i media, guardate questo simpatico triangolo (anche se si dimostra eccezione, piuttosto che regola): Saviano "attacca" la stampa di Caserta in tv, il web risponde e difende. In modo davvero singolare: La stampa casertana attaccata da Saviano, nostra solidarietà.
  • Antonio
    Scusate se tendo a semplificare i vostri ragionamenti ben più meritevoli e articolati.

    @Omar
    Considerando i problemi che hai riproposto, io, invece, il “conflitto” lo vedo. Lo vedo (ad esempio) perché, pur non essendo contro le regolamentazioni a priori, credo che una regolamentazione, appunto anche quando è ammissibile o in qualche misura necessaria, debba essere in qualche modo “ritagliata” sul media di riferimento. Imporre una regolamentazione “creata” a misura di uno strumento estraneo, se ci pensi, è già espressione di conflitto. Ma è una delle tante. Se col negare l’assenza di un conflitto, invece, intendi che un media non escluda l’altro (secondo il senso iniziale del post) sono perfettamente d’accordo.
    Sul "cosa si può fare" ci trasferiamo su un altro piano. Varrà la pena continuare a parlarne...

    @Michela
    Sulla trasmissione verticale e orizzontale, è chiaro, hai ragione. Sono meno d’accordo col giudizio su Grillo, riferendomi ancora anche al senso iniziale del post. Se dovessi considerare le logiche 2.0 e successive, non mi sembra infatti che lui abbia un “approccio vecchio” alla rete. Lo dico senza partito preso, e, comunque, apprezzando la tua opinione; lo dico riconoscendo comunque che quel “suo” approccio sia suscettibile di critica. Gli effetti che se ne hanno, anche in quel caso, però, sono proprio quelli della creazione di una rete tra i “commentatori”, e questa rete, in un modo o nell’altro, viene creata: non mi sembra necessario riproporre esempi particolari, dalle semplici tecniche di share che si “fermano” alla rete fino ai meet up; spesso e volentieri, poi, i contenuti dei commenti, o di altri messaggi intercettati attraverso il blog, in pubblico o in privato, diventano tema da “editoriale”. Altre valutazioni potrebbero essere fatte, se ci pensi. Ho incontrato più volte considerazioni simili alla tua, ma ci andrei piano col bollarlo in questo modo. Poi, ripeto, la questione è interessante.
  • @Antonio Maccioni,
    Sì, Antonio: escludo il conflitto nel senso che un medium, di per sé, non elimina l'altro.
    L'altro conflitto di cui si parla esiste e non è di poco conto.
  • Appena ho un po' di tempo proverò a dire la mia per rispondere al quesito fondamentale e impegnativo che ci pone Omar.
    Intanto vi metto il link della traduzione in italiano dell'articolo di El País che vi segnalavo al commento n.3. E' di Pino Cabras da Megachip:
  • In questa discussione si intrecciano almeno due ordini di problemi, che interferiscono uno con l'altro.
    Uno è il rapporto tra media diversi, in termini generali, strutturali e sistemici.
    L'altro è relativo all'accesso ai media e ai loro contenuti.
    Linko qui un pezzo di Peter Gomez, da megachip, che dà conto succintamente della triste realtà della stampa italica. In questo caso, l'accento viene posto sui limiti contenutistici dei giornali mainstream, piuttosto che sulla natura del medium.
    Effettivamente si tratta di un grosso problema. Che va di pari passo con la dimensione minoritaria della categoria sociale dei lettori di giornali. Ho l'impressione che la percentuale di lettori sia forse addirittura inferiore a quella delle persone che utilizzano internet. In ogni caso, a spanne, mi viene da ipotizzare che ci sia una certa sovrapposizione tra i lettori di giornali e coloro che cercano informazioni on-line (non le trovano lì, si spostano qui).
    Il problema grosso, insomma, secondo me sta a monte ed attiene alla alfabetizzazione dei cittadini, alla loro dimestichezza con i diversi media e all'accessibilità di questi ultimi.
    Sappiamo come siamo mesi quanto a livello di alfabetizzazione (non solo informatica) in Italia e in Sardegna. Da noi, solo pochi mesi fa, si esultava per i risultati delle statistiche sulla lettura dei quotidiani, che vedevano la Sardegna al quarto posto in Italia per copie vendute (o per percentuale della popolazione che legge abitualmente almeno un quotidiano, non ricordo i termini esatti della statistica). Ebbene, stiamo comunque parlando di una minoranza.
    Così come è minoranza quella dei frequentatori della Rete.
    La maggior pare dei cittadini, italiani e anche sardi, acquisisce informazioni e, soprattutto - a un livello più profondo e conformante - modelli mentali, strumenti di interpretazione della realtà, dal medium televisivo. Con risultati che a me sembrano evidenti, in termini di caduta del livello di consapevolezza generale e di padronanza democratica delle dinamiche in corso.
    Il che ha a che fare con alcuni limiti potenti delle istituzioni educative e formative, oltre che con altre faccenduole dalle radici profonde.
    Ripeto, in conclusione, che non riesco a vedere un conflitto tra media, nel nostro contesto contemporaneo, quanto piuttosto una generalizzata denegazione di accesso alle informazioni, vuoi su carta, vuoi on-line.
    Ma, temo, ne sto parlando a chi questo problema lo ha già ben presente. Il che, lo dico con rammarico, non ne sposta di un millimetro la possibilità di soluzione.
    Cosa si può fare, dunque?
  • A differenza di Grillo, io non ho gioito per niente della notizia che i giornali tradizionali stiano chiudendo, anche perché meno soggetti di informazione ci sono e sempre più persone saranno in balia del primo grillo che passa. Il dato che non permette di fare salti di gioia è soprattutto che in Italia il 66,6% della popolazione non accede mai alla rete, il 17,7% lo fa solo qualche giorno alla settimana e il 15,7% appena lo fa quotidianamente. Se noi siamo qui dunque, è perché apparteniamo alla minoranza connessa, e mai potremmo pensare di fare diversamente; per questo ci stupiamo sempre molto quando vediamo che enorme divario di valutazione della realtà ci sia tra chi lo usa regolarmente e chi non lo usa mai. Solo per stare nell'immediato, non c'è stato esperto statistico che non abbia fatto rilevare come in Sardegna, se avessero votato solo gli utenti regolari del web, Soru avrebbe vinto con un margine bulgaro. Quindi, almeno per il momento, da noi il gioco non è tra giornali e internet, al limite tra giornali e tv.

    Ma anche se giornali e internet fossero pari per utenti raggiunti, questo non vuol dire che siano media interscambiabili, perché uno è a trasmissione verticale, e l'altro orizzontale. Grillo è un pessimo esempio in questo, perché lui usa un mezzo con la logica dell'altro: non risponde ai commenti, scrive i post come un editorialista scriverebbe un editoriale, o come un predicatore dall'ambone; ha un approccio alla rete che è vecchio.
    Invece vedo che sempre più spesso anche mezzi verticali come la tv (i tg di mediaset sono precursori in questo, e io mi interrogherei sul perché) cercano di imitare l'orizzontalità della rete, consentendo sondaggi sulle notizie e creando servizi dove non c'è nessun tipo di approfondimento sul fatto, ma solo l'opinione "dell'uomo della strada", apparentemente presa a caso, e in realtà selezionata come un blog moderato filtrerebbe i commenti opportuni. Anche molti giornali on line, cercando di intercettare il trend, hanno cominciato ad aprire i commenti alla notizia, ma da qui a prendere sul serio l'orizzontalità ce ne passa.

    Continuo ad avere l'impressione che su tutte la vinca sempre l'informazione passiva, quella che raggiunge le persone senza che loro l'abbiano cercata. Se uno va a comprare un giornale o lo clicca on line per leggere una notizia, è già a uno stadio superiore.

    Due riferimenti al volo anche io: lo speciale dell'Unità di ieri sulla fine della carta stampata, da pag. 21 a pag. 28.
  • Antonio Maccioni
    Infatti, Paolo... Anche se Omar vede bene la situazione attuale, sono perfettamente d'accordo con te sulla "vulnerabilità"... Ho la sensazione che si affronterà un periodo ancora più confuso di quello attuale. Interessante sarebbe riuscire a contestualizzare il problema nell'Isola...
    Sul tema, lascio anche io altri due (1, 2) riferimenti interessanti.
  • Su crisi e futuro della carta stampata, mi permetto di segnalarvi pure questo articolo di El País: "La crisi minaccia la libertà di stampa in Italia".
    http://www.elpais.com/articulo/sociedad/crisis/...
    Di facile lettura anche se non padroneggiate el idioma del Quijote.
    Secondo questo articolo in Italia, paese in cui insieme alla Russia la funzione di controllo del potere da parte della stampa è minimo in Europa, ci sono seri rischi per l'indipendenza degli asset del Corriere e del Sole 24ore, sul cui controllo punta le sue brame il cavaliere pidduista onnivoro.
    La caduta degli introiti pubblicitari, la crisi mondiale dei media su carta stampata, l'adeguamento all'universo digitale possono produrre mostri. Sicuri che c'è da gioire della crisi della carta stampata come fa Grillo? La crisi rende più vulnerabili e -per così dire- più disposti a vendersi coloro che annaspano, i giornali non fanno eccezione. Sopra la polpa residua delle testate che ancora non si sono piegate del tutto al potere, già volteggiano gli avvoltoi...E d'altro canto la stretta sul web con pretestuose ragioni è già cominciata.
    Io la vedo ancora più grigia...
  • Come sempre, qualsiasi approccio ideologico a un tema come questo non può che condurre a vicoli ciechi. L'impostazione data al tema da Antonio mi sembra obiettiva e realistica.
    Se, come faceva McLuhan, consideriamo un medium un'estensione del nostro sistema nervoso centrale, l'aggiunta di un elemento non fa che accrescere le nostre capacità, rimodellando nel contempo l'intero sistema. L'apparizione di un nuovo medium dunque non elimina quelli vecchi (la radio doveva essere cancellata dalla televisione, ma non è mai avvenuto), bensì ne ridisegna la funzione, la portata, lo spazio.
    I giornali non si estingueranno a causa della Rete, a meno che non subentri una insuperabile crisi nell'approvvigionamento della carta. Il che è ben possibile, ma non è legato a internet, quanto piuttosto al nostro rapporto rapace e distruttivo col pianeta che ci ospita.
    Rimane in campo la questione del fallimento epocale del quarto potere, accelerato, questo sì, dal world wide web: per miopia dei gestori di tale medium, però, più che per altre cause.
    La credibilità dei mass media giornalistici (giornali e telegiornali) è ormai crollata e la loro capacità di raccogliere denaro (soprattutto sottoforma di introiti pubblicitari) sta scendendo vertiginosamente. Qualcuno si salverà, qualcun altro rinasacerà a nuova vita, chi lo sa. In questo senso, c'è poco da aggiungere a quanto detto da Antonio.
    La preoccupazione che emerge dal pezzo di Pino Cabras su Megachip, invece, nasce dalla constatazione che una delle forze della Rete (la sua inafferrabile frammentazione, la moltiplicazione delle fonti, dei collegamenti, degli assemblaggi possibili) possa risultarne una debolezza, dando adito nel tempo a forme di concentrazione e di controllo peggiori di quelle che oggi affliggono i media mainnstream "storici".
    Io non credo che sarà possibile, né mi pare questo il problema fondamentale.
    Oggi come oggi, esiste piuttosto un problema allarmante di disinformazione sistematica che la Rete è ben lungi dal compensare. Purtroppo non siamo ancora nella condizione in cui qualsiasi cittadino possa attingere a fonti diverse per costruirsi la propria opinione, o anche solo per ottenere le notizie principali, quelle che incidono sulla sua vita presente e futura.
    In Italia, e in Sardegna ancora di più, la connettività è una conquista difficoltosa, spesso contrastata, in modo aperto o subdolo, dal sistema egemonico, che giustamente vede nella Rete un nemico potente (meglio imporre quella ciofeca antidiluviana del digitale terrestre, che ampliare la copertura della banda larga). Non per i messaggi che trasmette, ma per la sua stessa natura di strumento aperto, orizzontale, difficile da controllare e indirizzare ("il medium è il messaggio", sosteneva provocatoriamente - ma non poi tanto - lo stesso McLuhan).
    A me pare che molte delle preoccupazioni relative a internet nascano da una profonda incomprensione del medium in quanto tale e da una diffidenza, a volte un po' corporativa, che la maggior parte di giornalisti e molti nel mondo intellettuale nutrono nei suoi confronti.
    Sarebbe opportuna anche qui invece una bella presa di coscienza di cosa bolle in pentola. Uno sguardo meno provinciale, gettato oltre il muro di cinta del cortile italico, e un'assunzione di responsabilità di tutti gli operatori culturali nella elaborazione delle analisi e della corretta impostazione delle questioni che la situazione ci richiede e ci sottopone. Senza demonizzazioni (basta col dare addosso a Beppe Grillo; si facesse carico qualcun altro dei problemi che solleva lui, senza lasciargliene il monopolio: forse non staremmo sempre qui a tirarlo in ballo!) e senza snobismi fuori tempo massimo.
  • caro Antonio, a proposito del destino della carta stampata segnalo quest'articolata analisi di Pino Cabras su Megachip:
    http://www.megachip.info/modules.php?name=Secti...
    dall'eloquente titolo: "Crollano i giornali. È l’alba di Beppe Grillo o della P2?"
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