mar 18 2009
Lo scontro tra i media
Uno strumento di discussione e di dibattito come Corona De Logu è un regalo figlio di questo tempo. Non credo sia nato semplicemente perché la carta costa. Anche se un media che continua a riflettere su se stesso può sembrare odioso (come una puntata televisiva pomeridiana sugli ultimi pettegolezzi dello star system), mi pare che ci sia un problema sul quale sia necessario intervenire. Le proposte di regolamentazione della rete sono punta di una lancia che tenta di punzecchiare, verso un fantasioso e inattuale allineamento mediatico, mentre tutto è ancora in corso d’opera. Credo però che la questione debba essere affrontata più sul lato culturale che su quello politico. Con un po’ di pazienza si può cercare di capire.
Le recenti considerazioni di Alessandro Gilioli rendono bene l’idea. La sua breve analisi, infatti, se da una parte riconosce la capacità della rete nell’aggregazione delle notizie prodotte da qualunque altro media (in quel caso, in senso specifico, dai giornali), non pone però l’accento sulla partecipazione attiva del fruitore di turno: il fruitore che diviene liberamente capace di scegliere, commentare, diffondere, smontare, criticare. Sul web il confine tra informazione, comunicazione e relazione ha contorni davvero sfumati rispetto ai media precedenti. Gilioli critica piuttosto il tono festante di Beppe Grillo, che annunciava la prossima morte della carta stampata, quotidiana o periodica che sia; ripropone comunque un problema davvero cruciale, rischiando magari di cadere nella classica dicotomia rappresentata dai vecchi e nuovi supporti: la sopravvivenza degli operatori professionali della comunicazione. Perché nessuno al momento, come si capisce bene, ha la soluzione in tasca.
Il fatto è che, la questione, è del resto largamente dibattuta a livello internazionale: il riproporre l’immagine stereotipata di Grillo, ogni santissima volta, nonostante sia stato inserito nella classifica dei 25 blogger più influenti del pianeta, orientando il dibattito come se si trattasse di una questione personale, limita sicuramente una presa di coscienza più onesta, cauta ed efficace.
A differenza dei comuni scontri tra “partiti”, Luca De Biase crede che la crisi in corso (anche economica, in fondo, nella misura in cui coinvolge la sopravvivenza della stampa più o meno assistita) porterà i suoi frutti. I giornali, in un momento epocale come questo, mentre gli annunci di chiusura e di migrazione in rete si susseguono di mese in mese, avrebbero nel futuro che li aspetta diverse opzioni: potranno diventare entertainment, o puri contenitori pubblicitari, o puri mezzi di propaganda, o strumenti al servizio della comunità che ha bisogno di informazione, oppure sparire. Sostanzialmente, le varie opzioni, al momento sembrerebbero tutte già ben rappresentate in Italia. Allo stesso modo, secondo De Biase, i giornalisti sopravvivranno solo se si concentreranno sul mestiere di fare informazione per il pubblico. Solo se il pubblico riuscirà a capirli, potremmo aggiungere, a comprendere il loro ruolo di mediazione e non di filtraggio, in un’epoca dove l’accessibilità della rete abbatte il muro dei media, dove chi agisce è allo stesso tempo in grado di “produrre” la notizia. Sopravvivranno solo se il loro ruolo sarà un ruolo di responsabile e attuale mediazione e non di semplice filtraggio; se avremo tutti due lire per sostenerli.



