mar 26 2009
Prima della primavera, da una città vicino al mare
Quella volta che avevano perso le elezioni, ad esempio. Si erano fatte analisi sulla sconfitta ma davvero sopraffine, da rotocalchi politici e da bar, e gli opinionisti più quotati del paese si erano sprecati in giudizi e valutazioni, e anche i vecchi – di quelli che allora esistevano ancora – i vecchi che ragionavano nelle panchine delle piazze anche loro non erano stati da meno, e si erano raccontati le illusioni degli altri tra un cantiere edile e una bella gru. Come succedeva sempre: l’immagine più efficace per dire un anziano sperduto di paese o di città era quella di un signore con pochi capelli bianchi e quasi calvo, il berretto sulla testa e le braccia dietro la schiena, col capo leggermente curvo ad osservare i muratori che imbiancavano facciate in un vecchio quartiere. Che imbiancavano facciate in un vecchio quartiere in una casa senza troppe pretese ma davanti al mare, o a guardare gli impiegati del servizio di elettrificazione che per lunghe scale raggiungevano l’ultimo dei lampioni di vecchia generazione, o gli operai del gas cittadino alle prese con la saldatura di tubi grossi e incomparabili, o le pale meccaniche che smuovevano la terra come facevano allora – e invece oggi chissà – come facevano allora perché domani quella palude, gonfia d’acqua un giorno sì e l’altro pure, sarebbe diventata parcheggio per un nuovo centro commerciale. Una storia lunga, quella dei vecchi, insomma, e anche quella dei centri commerciali. Loro, niente, infatti, stavano lì: braccia dietro la schiena ad osservare, in pausa riflessiva prima della prossima seduta politica nella panchina più vicina, a raccontarsi le illusioni degli altri tra un cantiere edile e una bella gru. Perché i vecchi erano proprio così, gli piaceva proprio fare da supervisori ai lavori in corso e negli altri, in ogni paese e in ogni città, negli altri si interessavano soltanto ai movimenti.
Quella volta che avevano perso le elezioni, ad esempio, si erano fatte analisi intelligenti e puntuali sull’accaduto, sui partiti che avevano tradito per fare poi accozzaglia con la nuova maggioranza, sui candidati incapaci che si erano limitati a portare a casa una decina di voti, sugli schieramenti squilibrati e su quelli che avrebbero alla fine della partita boicottato l’impresa, sui problemi di comunicazione che avrebbero potuto nascondersi dietro la sconfitta, su qualche partito che aveva tradito. Perché l’elettorato non aveva capito: per questo motivo probabilmente avevano perso berrittas in quella piccola impresa.
Invece quella storia lì delle elezioni, alla fine dei conti, quella storia lì delle elezioni si era risolta tutta in questo modo: il pubblicitario che aveva lavorato alla precedente campagna elettorale di uno degli schieramenti, passò dalla parte opposta in occasione delle votazioni successive, studiando i nuovi slogan e preparando spot e manifesti. Lo schieramento che lo aveva assoldato in precedenza, continuò ad utilizzare lo stesso materiale e gli stessi slogan, gli stessi spot e quelle stesse parole: fu come se il pubblicitario avesse dovuto iniziare a combattere anche contro se stesso, come se avesse dovuto trovare i punti deboli della propria campagna elettorale ma da pubblicitario – benché fatta in precedenza – e, da pubblicitario stimato e conosciuto quale era, tentare di abbatterla a suon di parole e di battute, di riferimenti meschini e di perfidia, di sbotti più personali che comunitari, di tiritere più intime che collettive e sociali, più false che pungenti, più tutto di tutto, e con un po’ di tutto insieme a tutto, e contro tutto ma per tutto, e nonostante tutto ma grazie a tutto – e naturalmente fino alla fine di tutto.
Perché quando si inizia a combattere contro se stessi alla fine ma proprio alla fine se si ha sempre un po’ di pazienza alla fine si vince sempre. Quando si inizia a combattere contro se stessi: il pubblicitario trionfò sul serio in quelle elezioni e sarebbe in breve tempo arrivato anche l’ultimo attesissimo centro commerciale per la vendita in saldo di ogni cosa vendibile, mentre gli altri avrebbero iniziato a chiedersi – e chissà cosa avrebbero pensato i vecchi, giù nella panchina là in fondo, se solo ci fossero stati – mentre gli altri avrebbero iniziato a chiedersi: ma com’è che quando si è vinto, e si è vinto contro se stessi, quando si è vinto alla fine, in fondo ma in fondo, ma proprio alla fine, alla fine di tutto, quando si è vinto alla fine di tutto non si è salvato nessuno?
[La foto è un'elaborazione b/n di un'opera di Roby Ferrari]



