apr 09 2009
Una tragedia multietnica
E’ uscito oggi su Epolis. Lo riporto qui perché a questa riflessione ci tengo.
Ci sono tanti nomi che non suonano italiani, nell’elenco delle vittime del terremoto. Qualcuno sarà venuto a lavorare. Forse qualcuno a studiare, o in vacanza. Non si può capire tanto dai nomi. Ma dei nomi che vengono da lontano, in un elenco così sono già una storia. Una fotografia di come siamo e di chi siamo. Ecco che di fronte a questo le differenze, i “noi” e i “loro” diventano di troppo, evidentemente fuori luogo. Casa nostra, casa loro, sono parole che non hanno più tanto senso. Le case son venute giù. E chi non ha fatto in tempo a fuggire è rimasto sotto. Non c’è permesso di soggiorno, non c’è foglio di via sotto le macerie. Nessuno chiede i documenti a chi viene curato, ricucito, ingessato dopo che è stato estratto da lì. Oggi ci sono famiglie che piangono i loro morti in altri paesi, se siamo riusciti a raggiungerli per dire loro questa notizia spaventosa. Abbiamo fatto tanti confronti con le altre volte che la terra ha tremato. Messina, Belice, Friuli, Irpinia. Abbiamo misurato i danni. Confrontato le intensità. Contato le vittime. Ma c’è una differenza. Forse questa è la prima volta che condividiamo il lutto con le persone che sono venute qui da altre nazioni. La prima tragedia nazionale di una Italia multietnica. Le grandi gioie e i grandi dolori creano legami, a volte. Sono memorie condivise. Storie comuni. Forse, speriamo, punti da cui ripartire per fare meglio.



