apr 26 2009
Elogio degli EffediBi
Fidz’e bagassa (figlio di pu***na) è una graziosa locuzione sarda molto più lieve e ammiccante del corrispondente termine italiano, sta ad indicare simpaticamente la scaltrezza adottata per ottenere qualcosa. Uso questo termine col massimo rispetto e simpatia verso chi esercita, volente o nolente, il mestiere più antico del mondo; tuttavia è notorio, ma non scontato, che chi viene allevato in un ambiente moralmente disinvolto probabilmente lo sarà in tutte quelle circostanze dove è necessario darsi da fare per farsi rispettare, ricorrendo a qualche piccolo o grande sotterfugio per raggiungere il proprio scopo più o meno lecito.
Anche tra figli di bagassa vige tuttavia un codice d’onore, ove cavallerescamente, se ci si scontra con uno ancora più figlio di bagassa bisogna riconoscergli almeno l’onore delle armi.
Normalmente i figli di bagassa vivono, non per colpa loro, negli ambienti più degradati della società ma non è più infrequente che le loro disfide abbiamo per agone le cosiddette istituzioni democratiche.
Nello scontro generazionale e antropologico tra città e campagna che si sta consumando anche in Sardegna il concetto moderno di figlio di bagassa vince di gran lunga su quello ben più frusto e superato di balente. Anzi il concetto stesso di balentia si è oltremodo sbagassato, evidentemente per adattarsi ai tempi moderni e alle mode del momento.
Orbene cos’è stato lo scontro, pardon la scaramuccia, sul G8 maddalenino se non una disfida tra figli di bagassa?
Tutti i nostri politici o almeno quelli che contano, hanno accettato senza troppi drammi lo spostamento del vertice in Abruzzo, ma chiedendo a gran voce almeno I SOLDI!
Per chi, prono, accetta sul proprio corpo il godimento altrui, normalmente il denaro è una soddisfacente occasione di rivincita, poco importano le modalità con cui ci si rapporta, anche eventuali lacerazioni più o meno violente possono essere cicatrizzate con una congrua somma di denaro.
Dobbiamo essere davvero fieri dei nostri politici figli di bagassa, che in uno slancio di generosa solidarietà acconsentono che il meeting degli otto supereroi si tenga in Abruzzo, non solo per dimostrare vicinanza mediatica verso chi ha perso tutto ma anche per utilizzare colà una montagna di euro, salvo poi rivendicare nel retrobottega che sui soldi si stava scherzando e che quelli devono assolutamente restare in Sardegna.
Evidentemente chi ha fatto la dura scuola della strada, conosce benissimo i trucchi con le carte da gioco, ma ignora totalmente quel banalissimo concetto scolastico del “niente si crea e niente si distrugge, ma tutto si trasforma”; per coloro che non hanno abbastanza riccioli sullo stomaco, la selezione naturale provvederà alla progressiva estinzione sociale.
Purtroppo il mio sacco gastrico ha una peluria piuttosto scarsa ergo non vedo grandi fortune nella mente dei rivendicazionisti mercenari, quelli che si atteggiano a vincenti figli di bagassa sono ben più tristi figli di madre ignota, non sanno chi sono, cosa vogliono e quanto valgono, sempre alla mercé di qualche sordido lenone.
Da quel che si legge in questi giorni sui vari blog e giornali c’è un tanta gente debole di stomaco ma non di rognoni che ha deciso di dire basta, basta sopratutto con quell’area di centro-sinistra che ormai sbandata non trova di meglio che rincorrere la locomotiva di destra, sperando che qualcosa la faccia rallentare in modo da poterne almeno agguantare i respingenti di coda, molti non andranno più a votare, qualcuno si impegnerà per l’indipendenza della Sardegna.
Resteranno i visionari e i tradizionalisti, quelli che vivono del dolce ricordo letterario di un Italia che non è mai esistita e mai esisterà.



