ott 05 2009

Inni nazionali e storia patria

Omar Onnis @ 15:19

Stemma del Regno di Sardegna sabaudo

Stemma del Regno di Sardegna sabaudo

Interessante intervento di Carlo Loiodice su Carmilla OnLine, a proposito di inni nazionali e loro connotazioni.

Interessante per più motivi. Intanto fornisce alcune note storiche e interpretative di questo strano fenomeno  culturale/politico degli inni nazionali. Poi inquadra la fattispecie più specifica dell’inno nazionale italiano.

Ma per noi sardi l’articolo offre un ulteriore livello di lettura. Si noterà infatti che in nessun modo e a nessun proposito viene citata la Sardegna. Persino quando Loiodice accenna alla numerazione dinastica di Vittorio Emanuele II parla di “regno precedente”, senza menzionarlo (a quanto pare questo rimane una sorta di tabù). Vengono dimenticati poi due elementi che pure nel discorso cadevano a fagiolo. Si cita ad esempio la nota (e sempre un po’ sopravvalutata, come da costume storiografico italico) Rivoluzione Napoletana del 1799, ma ovviamente non si ricorda nemmeno succintamente la rivoluzione sarda degli anni 1794-1796. Dico ovviamente, perché si tratta di un evento storico difficilmente inquadrabile in una storia nazionale italiana propriamente detta, sia per scenario, sia per ragioni politiche. Nondimeno, essendo un episodio della storia europea dai significati ben più corposi di quelli della rivoluzione partenopea, una menzione magari ci poteva scappare. Ma va be’, sappiamo come vanno questo genere di cose e quali ne siano le cause, perciò non staremo certo qui a recriminare. Un po’ meno giustificabile risulta invece il mancato riferimento all’inno di quel “regno precedente” da cui pure Loiodice sembra far discendere, per continuità se non altro dinastica, il Regno d’Italia. Cita vari inni più o meno coevi (compreso naturalmente quello di Mameli/Novaro) ma non S’Hymnu sardu nationale (meglio noto come “Cunservet Deus su Re“) di V. Angius. Ma anche qui, a pensarci, l’aggettivo “nationale” era riferito alla Sardegna, non certo all’Italia. Il che, se messo in evidenza, avrebbe condotto il discorso lontano e costretto a una riflessione e a spiegazioni ulteriori: troppo complicato e inedito, per poterselo concedere, effettivamente.

Non mancherà chi vedrà in tutto ciò una ferita all’orgoglio identitario sardo, sempre così suscettibile, quando non siano in gioco questioni sostanziali. A me invece sembra che faccia giustizia di una certa posizione ideologica, sviluppatasi in seno a una ricostruzione storiografica che porta in calce il nome del prof. Francesco Cesare Casula e piuttosto amata in ambiente sardista e autonomista (col beneplacito del presidente emerito della repubblica italiana, F. Cossiga), posizione ideologica secondo la quale i sardi sarebbero i più italiani degli italiani e la nostra storia dovrebbe avere un posto di rigurado nella storiografia italiana, perché un certo giorno di quasi sette secoli fa i catalani fondarono presso l’attuale Cagliari il Regno di Sardegna, futuro Regno d’Italia. Lasciamo pure perdere le obiezioni (e anche il sorriso amaro) che una tale ricostruzione genera in qualsisi spirito onesto, non obnubilato da patologici complessi di inferiorità; quel che risulta evidente, in questo caso, è quanta poca accoglienza trovino in Italia tali tesi, e non presso ambienti intellettuali nazionalisti a oltranza. E forse è meglio così: di motivi per coprirci di ridicolo, soprattutto grazie ai nostri esimi rappresentanti istituzionali, ne stiamo fornendo già troppi!


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  • Omar Onnis
    Giuse', non solo sulle posizioni di Casula sono fiorite vere e proprie argomentazioni politiche (il che, giudicando da più o meno addetto ai lavori quale posso essere io, posso capirlo), ma la cosa grave (sempre da addetto ai lavori) è che egli stesso giustifica politicamente la propria dottrina, applicandola appositamente alla Sardegna a tale scopo. La storia "a tema" è un grave, gravissimo errore, direi imperdonabile, per uno storico.
    Per non affidare la credibilità di quanto dico alla fiducia che si può riporre nella mia modesta persona, riporto qui di seguito un brano dell'Introduzione di La storia di Sardegna, Sassari-Pisa, 2004 (?), pag. 39:

    "Le potenzialità di simili affermazioni [quelle relative alla sua ricostruzione della derivazione diretta dell'attuale stato italiano dal Regno di Sardegna catalano] sono, per noi, politicamente e socialmente intuibili sia nella contrattazione col governo centrale che nella comparazione col resto della Nazione [l'Italia], perché rivoluzionano la vecchia filosofia sardista della "diversità" dei Sardi e ci sganciano dalla riduttiva "questione meridionale" facendoci guadagnare quella "specialità" che pochi spiegano e, quindi, strumentalizzano. L'essere considerati, anche solo a livello scolastico, la regione d'Italia dove nacque e si sviluppò quel regno che ha dato origine all'Italia stessa, equivale ad eliminare o, comunque, a stemperare con l'implicito diritto alla continuità territoriale quel dualismo di tipo coloniale dello scontro tra ordinamenti esterni dominanti e cultura interna soggetta che condiziona lo spirito autonomistico dei Sardi fino a spingerli, talvolta, a ideologie radicali tipo l'indipendentismo o, addirittura, il separatismo."

    Cosa c'è da interpretare, in questo passo? Mi pare che si spieghi bene da solo. Che Casula non intravveda nessuna intima contraddizione in quanto sostiene e ne faccia addirittura la giustificazione teorica definitiva per un "rifondamento dall'interno dell'autonomia sarda" (come spiega subito dopo) emerge da sé. E non può non lasciare perplessi.
    O mi sbaglio io?
  • giuseppemulas
    Omar sul fatto che tu sia un addetto ai lavori e anche qualificato io non nutro ovviamente nessun dubbio,e' per questo che ti faccio questa provocazione,spero anche che il fatto di non essere io un addetto ai lavori non mi debba inibire dal porti domande,ma anche su questo non ho dubbi sulla tua risposta.Comunque riallacciandomi al post precedente il giorno che mi sono recato nello studio di Casula per avere una copia del suo libro non piu' disponibile in libreria,ho fatto una breve chiaccherata col professore.La mia domanda e' stata questa:"Professore, ci sono delle critiche mosse da esponenti di movimenti indipendentisti riguardo alle conclusioni che si traggono dalla sua dottrina,piu' precisamente ci sono forti perplessita' sulle intenzioni relative all'attribuzione della nascita dell'attuale stato italiano dal Regno di Sardegna,si teme che il fine di tale elaborazione sia quella di perpetuare l'unione della Sardegna allo Stato italiano con l'appiglio al fatto che noi sardi in realta' saremmo i precursori dell'attuale Stato italiano.
    Il professore mi ha risposto che non vede come il risultato della sua dottrina, applicato allo Stato Italiano possa andare contro le posizioni politiche del mondo indipendentista sardo anche a livello concettuale,ma piuttosto in tale dottrina lui vede uno strumento piu' scientifico per leggere la storia, dal punto di vista statuale e non geografico.Ha rimarcato il fatto che secondo la sua esperienza in realta' la notra estromissione in termini decisionali dal governo centrale sia sempre stata, e', e sara' sempre una nostra "colpa", derivante dal fatto di non conoscere la nostra storia, di non avere le spalle abbastanza larghe per farci valere e non ultimo dal fatto che ci culliamo nell'idea che le nostre sciagure siano da attribuire alla negligenza del nostro conquistatore del momento piuttosto che a noi stessi.Tutto questo ovviamente per colpa delle manipolazioni storiche che ci hanno sempre estromesso dal racconto della storia europea, nella quale la Sardegna, ma solo per noi sardi in quanto facenti parte dello Stato italiano,ha un ruolo pressoche' ininfluente.Analizzando la storia dal punto di vista statuale invece,vediamo come la realta' sia un'altra e che, le vicende della Sardegna, non siano per niente marginali nel contesto europeo.Mi ha anche detto che lui e' da una vita che si batte per la diffusione della conoscenza della nostra storia e che non poche volte ha ricevuto picche proprio dai personaggi di spicco della cultura sarda oltre che da eminenti politici quando ha chiesto loro di fare perno sulla sua dottrina e fare la voce grossa affinche' non fossimo relegati nello sgabbuzzino delle vicende europee e medierranee.Si rammarica di come, anche tra i personaggi che ci dovrebbero rappresentare,sia ben radicata la logica che le questioni sarde siano come inadeguate rispetto alle ben piu' importanti questioni italiane o europee, e questo sempre per il fatto che anche essi si sono formati all'interno dell' accademia italiana.
    Non so tu Omar, ma secondo me le intenzioni sono assolutamente buone,da un certo punto di vista e' un modo per smuovere le acque, e anche le sue aspirazioni per la nostra terra sono state frustrate da una finta autonomia regionale nel corso di tutti questi anni.
    Poi sia chiaro,io non voglio fare l'avvocato di Casula primo perche' non sarei in grado,secondo perche' non ne ha sicuramente bisogno,semplicemente mi fa piacere condividere con voi quello che e' venuto fuori dalla nostra chiaccherata e in qualche modo mi sento di dover smussare le critiche che gli vengono mosse.
  • giuseppemulas
    Ops scusa Omar..... la fretta.... in effetti quanto da lui scritto nel brano da te riportato stride parecchio con quello che mi ha detto di persona...... bah !!!!
  • Caro mio, il giorno che mi vedrai sostenere che qualcuno non può mettere in discussione quello che scrivo o che dico, potrai anche darmi una randellata sulla testa perché vorrà dire che sono proprio andato! ;-)

    Ho citato letteralmente un passo decisivo e fondamentale di Casula proprio per non doverci accapigliare su interpretazioni vaghe, prive di un referente testuale. Considera che per me Casula non è proprio uno sconosciuto. Ci ho fatto l'esame di storia medievale, a Cagliari (non dico in quale anno). Lo seguo e lo leggo da anni. So perfettamente come la pensa, quali sono i suoi riferimenti culturali e le sue posizioni politiche. Il suo padrino politico (in senso buono, sono amici) è nientemeno che Francesco Cossiga. Diciamo che non può certo lamentarsi di essere stato un isolato, senza voce in capitolo e privo di potere a livello accademico. Ma credo che non lo farebbe.
    Anzi, sarebbe bello che trovasse un attimo per rispondere, qui in questo spazio di discussione libero e apartitico.
    A me sembra che le sue idee siano indifendibili, mal fondate nel merito e confuse (per essere generosi) negli obiettivi politici. E lo dico sulla scorta di quanto ho riportato.
    Ma potrebbe sempre aver maturato un'idea diversa...
  • riccardoserreli
    il concetto di "statuale" non lo capisco: regno di sardegna è un nome, l'investitura del papa agli aragona è un sopruso......precedentemente esistevano degli stati ( "statuale?") sardi indipendenti; le leggi, i doc. giuridici venivano scritti in sardo. se si vuole puntare su un concetto un po' astratto come quello "statuale" slegato da tutto il resto delle vicende umane, perchè non prende in considerazione i giudicati? in che modo il nostro "orgoglio" verrebbe accresciuto con il ragionamento del prof. Casula?
  • Oliverperra
    Mah, non credo che il Prof. Casula sia in mala fede (caso mai lo possono essere quelli che usano la sua dottrina della statulita' come giustificazione per le rivendicazioni autonomistiche). Il punto e' secondo me che la dottrina della statulita' e' una dottrina sterilmente accademica. Non riesco ad appassionarmici neanche un po' e non vedo come questa dottrina possa dirci qualcosa di interessante sulla nostra storia (nostra di europei e mediterranei intendo), tantomeno vedo come possa essere utile a contribuire a dare un senso o direzione a un qualunque progetto politico ecc.

    Per chi fosse interessato, il Prof. Casula e' intervenuto in questo blog ribandendo alcune delle sue posizioni sulla "dottrina" e anche rispondendo ad alcuni commenti che ne sono seguiti:

    http://gianfrancopintore.blogspot.com/2009/09/s...
  • giuseppemulas
    Son d'accordo sul fatto che non possa contribuire a dare senso ad un progetto politico,ma non mi sembra neanche che voglia rimarcare o amplificare il frustrato orgoglio sardo.
    Un passaggio che mi e' piaciuto molto a sostegno della dottrina della statualita' e' quello relativo al racconto della peste del 1300 sulla quasi totalita' dei testi di storia,effettivamente ne viene fuori un tutt'uno geografico dalla Francia alla Spagna all'Italia e non si fanno distinzioni di sorta.La peste dilago' spazzando via la vita da un'estremo all'altro dell'Europa, non si puo' verificare come reagi' tale entita' statuale rispetto alle altre e come le loro decisioni si rifletterono sulla vita delle persone e via discorrendo.Oppure le collezioni della Bur "la vita quotidiana dell'Italia nell' XI° secolo" ( e' un esempio ) senza distinzioni di sorta tra le varie statualita' esistenti ma bensi' facendo un unico calderone.Come poteva non essere diversa la vita all'interno dello stato pontificio rispetto al principato di Salerno o al regno di Lombardia per fare un esempio?E' di per se un'impostazione deviante e questa confusione io l'ho sempre percepita nei testi scolastici di storia,non credo di esser stato l'unico,spero.
  • giuseppemulas
    Sulla critica a F.C.Casula non mi trovo d'accordo,nel senso che la "dottrina della statualita', " ben spiegata ne "La terza via della storia:il caso Italia" testo ormai introvabile,non e' stata elaborata per arrivare a dire che la Sardegna sia la mamma dell'attuale stato italiano,ma piuttosto in base a tale metodologia che il professore vorrebbe applicata allo studio degli Stati sul piano giuridico,ossia nascita,vicissitudini,morte(eventuale) dei suddetti,come conseguenza ne viene fuori che lo Stato italiano altro non sia che l'evoluzione del Regno di Sardegna.
    Il presupposto di tale dottrina nasce dalla critica ai metodi della storiografia sino ad oggi applicati,( ragazzi io non sono un addetto ai lavori e non ho il libro a portata di tastiera,quindi vado un po a braccio),i quali si sono distinti inizialmente per il fatto di puntare i riflettori sui potenti prima(chiamiamo i potenti" guidatore"), sul cittadino comune (chiamiamolo "passeggero") a partire da Les Annales, e sempre e comunque confondendo i confini geografici con gli Stati, ossia Spagna includendo i Paesi Baschi e la Catalogna,Sardegna pisana/genovese quei pochi lembi di territorio comprendenti solo Cagliari,e Sassari ( piu' o meno...scusatemi ancora)dando sempre ad intendere che tale regno fosse tutta l'isola di Sardegna,omettendo o sminuendo il Giudicato di Arborea che intorno al 1400 comprendeva lui si ,quasi tutta l'isola.Quindi tornando a monte, il nuovo criterio che elabora il professore intende studiare non piu' le vicissitudini dei potenti( il guidatore) non piu' la vita del popolo ( il passeggero),ma definire i contorni giusridici di nascita,evoluzione e morte eventuale degli Stati giuridici ossia l'automobile (questo e' un esempio che rende bene l'idea effettivamente).Una volta delineati i confini del "contenente" lo si puo' analizzare anche tenendo in considerazione i vari "guidatori" e il suo ripercuotersi sulla vita dei "passeggeri" ma di quella automobile specifica,senza confonderla con i confini geografici mischiandola o sovrapponendola ad altre entita',anche esse rette magari dallo stesso regnante.
    Non credo che si voglia dare un contentino a noi sardi,ma piuttosto fare chiarezza sull'evoluzione giuridica degli attuali Stati-nazione,in questo caso l'Italia attuale, e tu Omar conoscendo molto piu' e meglio di me la storia di Sardegna converrai che questa analisi fatta da tale prospettiva corrisponde alla realta' storica.
    Si vuole altresi' adottare un metodo di studio che eviti la confusione e la poca chiarezza dei metodi di scrivere la storia cosi' come l'abbiamo sempre conosciuta.
    Io non credo piu' alla mala fede di Casula dopo averci fatto una chiaccherata di persona....ma ne riparliamo piu tardi....magari faccio in tempo a prendere il testo sotto mouse, e sia inteso tantomeno vedo in te malafede nei confronti del significato delle tesi del prof. ,non vorrei pero' che cadessimo nella tentazione di fare lo stesso gioco che tu attribuisci a Casula pero' al contrario,ossia, siccome dobbiamo darci un taglio anche solo mentale col fatto che la Sardegna abbia qualcosa a che fare con l'Italia,bocciamo in toto questo metodo di studio perche' i risultati non ci piacciono.Noi di questa evoluzione giuridica dello Stato italiano attuale ne possiamo fare cio' che vogliamo,non significa necessariamente perpetuazione all'infinito dell' autonomismo anzi....sta a noi la scelta.
  • riccardoserreli
    sono perfettamente d'accordo con te, qualche tempo fa in un'altro blog ho chiesto spiegazioni sulla "licenza invadendi" concessa dal papa nel trattato di anagni. a mio avviso , da ignorante, ritengo che sia stato un sopruso....e non capisco perchè gli stati sardi precedenti in quel ragionamento storico non vengano considerati......
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