dic 02 2009

Letargo di classe

Angelo Morittu @ 11:05

riccio in letargo Prendendo spunto dalla malcelata delusione di alcuni utenti sulla scarsa partecipazione dei migliori intellettuali sardi sulle pagine di coronadelogu.com, sinceramente non credo sia un gran problema, ossia i siti di discussione possono nascere o morire come qualsiasi altra iniziativa umana, oggi, che vanno per la maggiore facebook e altri social network, i blog e i forum hanno generalmente perduto parecchio appeal.
Voglio pensare che molti di coloro che sembravano inizialmente interessati ad un nuovo spazio assolutamente libero, indipendente e non moderato, poi, non abbiamo potuto usarlo per scarsa o nulla dimestichezza col mezzo oppure perché troppo impegnati nella produzione e nella promozione dei propri lavori; ad ogni modo la loro diserzione internettara non è in nessun caso preoccupante e tanto meno condannabile.
Tuttavia il problema esiste, eccome, se osserviamo come in tempi di totale sbando economico e sociale della società sarda la sua “intelligenza” sia totalmente assente dal dibattito pubblico “tradizionale”, giusto per non usare il termine tanto fico “mainstream”, chiarisco che per intelligenza sarda non voglio intendere l’accezione etnica ma più estensivamente comprendere tutti coloro che hanno avuto o hanno a che fare con la Sardegna in campo artistico o letterario e che dovrebbero avere un minimo di interesse sociale e civile verso questo territorio.

Ebbene dove sono costoro? Cosa fanno? Perché non sentono un minimo di responsabilità sociale che il loro ruolo imporrebbe? Addirittura anche le grandi imprese (evidentemente non italiane) oggi si sentono in dovere di riscoprire il senso sociale del loro esistere, perché mai quella classe intelligente che solo qualche mese fa sembrava coagularsi attorno all’ex-presidente Soru in via di dipartita, oggi non ha più nulla da offrire se non qualche nuovo prodotto in vendita? Può bastare? Certo che no!

Eppure dovrebbe essere naturale per chi non considera il proprio territorio-habitat un mero piano calpestabile, ovvero non stare al mondo solo perché c’è posto come diciamo in vernacolo, impegnarsi per mantenerlo il più vivo, ospitale e bello possibile.
Faccio un nome per tutti, sperando di non offendere l’interessato che apprezzo tanto sul piano artistico, ma, che fine ha fatto Paolo Fresu? Venne nominato coordinatore da Veltroni per dare un segnale di rinnovamento alla classe politica e civile sarda, puntando evidentemente sul prestigio del personaggio sardo più famoso e conosciuto al mondo, secondo solo ad Antonio Gramsci.
Dunque non mi pare di ricordare una sola dichiarazione politica in seguito a quella nomina che non fosse di generico appoggio al partito democratico, pur non essendo un fan del PD credo che da quella nomina tutti i sardi, non solo i piddini, si aspettassero qualcosa di più della semplice comparsata.

Ovviamente non c’è il solo Fresu, anzi se il letargo riguardasse una sola persona magari assorta in mille impegni personali o professionali, la sua assenza non verrebbe neppure notata, purtroppo il problema è ben più generale, un vero letargo di gruppo.
Eppure i motivi per suscitare non dico una rivoluzione, ma almeno una sommossa o un piccolo tumulto di coscienza non mancherebbero, non dico che prima di Cappellacci le cose andassero a gonfie vele, ma come non vedere che dopo l’intronazione di questo lacchè berlusconiano le condizioni della nostra isoletta stiano peggiorando sempre più?
Cos’hanno da suggerire i nostri intellettuali contro il sacco delle coste, contro la chiusura delle scuole, contro le mille promesse non mantenute, i monumenti abbandonati, l’eolico selvaggio, le fabbriche che chiudono e via elencando? Credo siano consapevoli che la loro voce probabilmente verrebbe ascoltata da chi ora sta guidando la Sardegna verso il baratro, il loro tranquillo conformismo, non è pertanto un semplice peccato da omissione, ma, appunto per il ruolo che ricoprono, un’autentica complicità di un delitto del quale un giorno non troppo lontano dovranno pentirsi.

Voglio sperare che il travagliato e ineluttabile aborto della Unità d’Italia risvegli la coscienza di coloro che, non oberati dai tristi problemi della sussistenza, possono e devono finalmente occuparsi un po’ del destino della Sardegna e dei suoi abitanti.

Confidando nel sense of humour dei nostri artisti, e, parafrasando la celeberrima gag di Gassman coi lavoratori,
mi permetto di lanciare loro un incitazione tipicamente sardignola: intellettuales…. pruhh!


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  • Cara Michela stiamo menando il can per l'aja, abbiamo gia scritto che ci sono alcune rare persone attive, dell'esperienza di Fresu ne abbiamo discusso con l'interessato, ma non è questo il punto.
    Anche l'allegoria del cespuglio non mi sembra molto adatta, il punto dirimente è se serva o meno uno scatto in avanti da parte degli intellettuali ed opinion makers sardi per cercare di fermare ed invertire l'involuzione della società sarda, magari inventando qualcosa che non sia l'attesa messianica di un nuovo Soru o di un nuovo rimescolamento di schieramenti politici.
    Secondo te dal mondo degli intellettuali non dobbiamo aspettarci molto di più di quello che stanno offrendo, mentre io e altri, forse ingenuamente, ci aspettiamo di più.
    Messa così, non so più a questo punto dove stia il disfattismo e il fatalismo.
  • Be', visto che siamo in tre o quattro a chiacchierare qua dentro, vediamo di chiarirci almeno tra di noi.

    Daniele chiede se "artista" sia meno di "intellettuale".
    No, non è meno: è un'altra cosa.

    Si può esser artisti e non essere intellettuali. Si può anche essere scrittori e non essere intellettuali. Michela Murgia è una intellettuale, Flavio Soriga no. Non è una gerarchia di valore, non vuol dire che nel proprio ambito professionale una sia meglio dell'altro: è la constatazione di un dato di fatto che esula dalla qualità letteraria.

    Intellettuale è chi, svolgendo un'attività creativa o di elaborazione teorica, si serve delle sue competenze e/o capacità intellettive per partecipare al discorso pubblico con un proprio punto di vista e proprie prese di posizione in termini generali, al di là del proprio mestiere e dei suoi confini tecnici (pensiamo a un Luciano Canfora, tanto per dirne uno).

    Viene spontaneo, in un momento difficile come questo, attendersi da questa variegata categorie di persone dei segnali, delle chiavi di lettura, possibilmente più meditate, più profonde direi, rispetto al ciarpame televisivo e alla congerie di opinioni in libertà che si possono reperire in Rete.

    Daniele chiede di fare i nomi. Dove sono, per cominciare, gli invitati a questo spazio di dibattito? Se scorriamo l'elenco, solo un'esigua parte di loro ha detto la sua almeno una volta.

    E tutti gli altri?

    L'altro giorno, sul sito di Sardegna Democratica (luogo di incontro dell'intellighentsia soriana), ho letto un intervento di Guido Melis (professore universitario ben noto) che mi ha fatto cadere le braccia, per la pochezza e la obsolescenza degli argomenti proposti. Be', se non altro si è fatto sentire.
    Ma dico, e i nostri storici? A parte Francesco Casula sul Giornale di Sardegna (non Francesco Cesare, quell'altro) e - raramente - Alessandro Soddu (ricercatore storico dell'università di Sassari), non è che abbia visto niente di significativo, in giro.

    E comunque, ciò che si legge in giro, oltre ad essere poco, è in gran parte generico, rivolto a un orizzonte di senso di cui noi occupiamo un margine in ombra. Non c'è mai lo sguardo aperto sul mondo a partire da noi stessi. la considero una sorta di fuga dal "sé", una abdicazione alle proprie responsabilità, che certo non aiuta il lettore o l'ascoltatore, il cittadino medio preso dai propri problemi quotidiani, a capirci qualcosa di più in ciò che lo circonda.

    Il fatto che alcuni scrittori (pochi, in realtà) si prendano la briga di dire la propria in occasioni pubbliche, mettendoci la faccia e il nome, è solo l'eccezione che conferma una regola di quieto vivere e di attesa degli eventi che mi pare ben radicata e vigente, dalle nostre parti.

    Questo è un problema o no? Secondo me (e non solo), lo è.
    Di questo stiamo parlando.
  • Daniele Pinna
    Rispondo a tutti e due.
    Ho fatto la domanda sulla differenza tra intellettuale ed artista perché è stato scritto "semplice" artista in contrappossizione ad intellettuale: da qui il mio legittimo dubbio.
    Il dibattito comunque esiste. Le occasioni di incontro non mancano e spesso anche autori meno noti sollevano questioni importanti. Insomma non è stato solo Carlotto a fare cose buone e giuste.
    Per dirne una: alla presentazione dell'ultimo libro di Gianluca Floris si è parlato del ruolo della cultura e dell'intellettuale nella società. Non vale?
    Poche settimana fa durante il Festival Nues, Gianni Marilotti ha parlato davanti a decine di ragazzi anche di Indipendenza, in virtù dell'incontro con artisti/intellettuali dei paesi balcanici: non vale?
    Forse è il caso di fare meno i disfattisti e di vedere cosa si sta facendo piuttosto che continuare a lamentarsi per quello che non si fa.
  • Daniele, non siamo noi i "disfattisti" (brutta parola fascista, mettiamola tra virgolette).
    Né io, né Angelo (parlo solo per noi, in questo caso, ma non è un elenco esaustivo) siamo inattivi e in attesa degli eventi, o peggio propensi a desiderare segretamente che le cose vadano di male in peggio. Tutt'altro!
    Ma facciamo la nostra parte come possiamo.

    Il discorso è un altro. Non sono le singole occasioni che contano, né è indifferente su cosa si spendono pubblicamente i nostri intellettuali.

    Ci sono questioni che per rilevanza, complessità e grado di urgenza richiederebbero un intervento massivo, coordinato, pressante: un esempio lo forniamo in questa stessa sede, a proposito di nucleare e altre amenità connesse. Ma potremmo citare il caso dell'invasione di pale eoliche, della penosissima e quanto mai insostenibile situazione delle infrastrutture essenziali (strade e ferrovie, prima di tutto, ma anche connettività), ecc. I temi non mancano di sicuro. Quel che manca è una sistematica presa di posizione pubblica, non necessariamente concorde su tutto, ma attiva, forte, visibile da parte dei tanti nostri "elaboratori di senso" e "ambasciatori della Sardegna".

    Possibile che tra le tante teste di valore che pure (forse) sosprendentemente riusciamo a produrre, non si trovi una via comune per incidere sull'agenda politica o almeno su quella mediatica?
    O qualcuno ritiene che stiamo vivendo tempi tranquilli, che non richiedono una assunzione di responsabilità almeno da parte delle persone più consapevoli (ognuno col proprio bagaglio di competenze e possibilità di azione)?

    Poi, naturalmente, ognuno fa i conti con la propria sensibilità, il proprio senso di appartenenza, il proprio egoismo e la propria coscienza.
    Non saremo certo noi a poter stabilire una norma di condotta prescrittiva per tutti.
    Si tratta però di sollevare il problema, avviare un dibattito.
    Sempre che sia possibile.

    Evidentemente, ora come ora, in Sardegna (o tra sardi) non è così facile.
    Ma provarci non è un delitto, né si reca offesa ad alcuno.
  • michelamurgia
    Omar, il partito degli intellettuali non esiste in nessun luogo, nemmeno nelle infinite catene di firme proposte ad ogni piè sospinto da Repubblica, e personalmente devo dire che non sento la mancanza di una casta di capipopolo "studiati", forse memore della volta in cui gli intellettuali sardi si unirono per catechizzare la gente sulle magnifiche sorti e progressive dello sviluppo industriale dell'isola, salvo dire "ci eravamo sbagliati" quarant'anni dopo.
    In realtà in Sardegna le voci ci sono tutte, molte parlano chiarissimo e altre scelgono registri più tenui, ma sono poco ascoltate dalla gente, perché scomode; a chi importa se il territorio viene compromesso, nel momento in cui ha 200mila euro in tasca per il futuro dei figli grazie al suo terreno a mare? Non c'è intellettuale che tenga, e del resto se fosse vero che incidiamo quando ci muoviamo coordinati e concordi, Soru sarebbe ancora presidente della Regione. Sei sicuro che vuoi attribuire tanta importanza a quelli che chiami intellettuali?

    Sulla scia di Daniele Pinna potrei farti veramente un lungo elenco di nomi di persone schierate ed esposte, ma a cosa servirebbe scrivere alla lavagna l'elenco dei buoni perché dichiarati e dei cattivi perché zitti? A chi serve? Devo dirti che per lo stesso motivo trovo contraddittorio nella logica del tuo ragionamento dire "tizio è intellettuale, caio è solo scrittore": non mi ci riconosco. Non è questione di interessi più o meno personali nel tacere o nel parlare, è anche la liberissima scelta di ciascuno di interpretare il proprio fare in maniera differente. Non per tutti incidere mediaticamente è la priorità, e ovviamente non è vero quello che dice Angelo, che chi scrive "solo" libri non faccia politica: non insegno certo a voi che un Sergio Atzeni che scrive "Passavamo sulla terra leggeri" ha fatto di più per creare un clima utile all'indipendentismo di molti politici che oggi se ne riempiono la bocca perché il regionalismo fa trendy.

    Non mancano le voci, mancano le orecchie che le ascoltino e i cuori che le seguano. Al momento presente in Sardegna si gioca alla convenienza, e l'intellettuale vero non fa la convenienza di nessuno, nemmeno la propria.
  • Michi, non mi hai convinto.

    Il perché, sta nelle parole di Angelo.

    Magari sono io che ho aspettative sbagliate. Ma, senza voler fare teoria a tutti i costi, secondo me in questo momento la mancanza di prese di posizione forti è evidente.

    Poi certo nessuno ordina a uno scrittore o a un musicista o a un professore universitario di spendere tempo e credibilità per gettare semi di senso critico nel fango dell'ignoranza diffusa. Ignoranza che non è sempre e solo effetto della negligenza di chi ne è vittima, per altro.

    Per uno che preferisce illudersi sui 200 000 euri di valore nominale di un suo terreno vista mare, infischiandosene di tutto il resto, ce ne saranno altri che magari, messi davanti a considerazioni convincenti, saranno meno insensibili alla sorte dei beni collettivi. E ce ne sono altri ancora che invece sono già predisposti a una visione meno egoistica e miope, ma magari non hanno voce in capitolo e non trovano una sponda politica cui far riferimento.

    Senza evocare partiti degli intellettuali (mamma mia!), basterebbe molto meno, come dice Angelo.

    Ma il coraggio, se uno non ce l'ha, non se lo può dare (come diceva quello) e non è affatto detto che la maggiore consapevolezza o la sensibilità politica vadano sempre a braccetto con il talento o il successo.
    Ce ne faremo una ragione.
  • In risposta a Michela Murgia.
    Omar, il partito degli intellettuali non esiste in nessun luogo, nemmeno nelle infinite catene di firme proposte ad ogni piè sospinto da Repubblica, e personalmente devo dire che non sento la mancanza di una casta di capipopolo "studiati", forse memore della volta in cui gli intellettuali sardi si unirono per catechizzare la gente sulle magnifiche sorti e progressive dello sviluppo industriale dell'isola, salvo dire "ci eravamo sbagliati" quarant'anni dopo.

    Forse mi sbaglio, magari chiarirà meglio Onnis, ma non mi pare che qui nessuno abbia mai auspicato la nascita del partito degli intellettuali, anche se a voler essere cattivi, qualcosa del genere si stava coagulando attorno al candidato Soru, chissà perchè, e chissà perché quasi tutti si sono dati alla macchia mediterranea dopo la sua uscita di scena.
    In realtà in Sardegna le voci ci sono tutte, molte parlano chiarissimo e altre scelgono registri più tenui, ma sono poco ascoltate dalla gente, perché scomode; a chi importa se il territorio viene compromesso, nel momento in cui ha 200mila euro in tasca per il futuro dei figli grazie al suo terreno a mare? Non c'è intellettuale che tenga, e del resto se fosse vero che incidiamo quando ci muoviamo coordinati e concordi, Soru sarebbe ancora presidente della Regione. Sei sicuro che vuoi attribuire tanta importanza a quelli che chiami intellettuali?
    Sulla scia di Daniele Pinna potrei farti veramente un lungo elenco di nomi di persone schierate ed esposte, ma a cosa servirebbe scrivere alla lavagna l'elenco dei buoni perché dichiarati e dei cattivi perché zitti? A chi serve? Devo dirti che per lo stesso motivo trovo contraddittorio nella logica del tuo ragionamento dire "tizio è intellettuale, caio è solo scrittore": non mi ci riconosco.

    Nessuno chiede un movimento allineato e coperto, che avrebbe invero assai poco di intellettuale, ci acconteiamo di molto meno, magari basterebbe sentire e leggere qualcosa, qualsiasi cosa, di costoro. Così com'è certo che se un personaggio noto e famoso manda un pezzo ai giornali questi lo pubblicano senz'altro, e anche, e specialmente, se scrivono qualcosa di impopolare di certo il dibattito lo animano.
    Non è questione di interessi più o meno personali nel tacere o nel parlare, è anche la liberissima scelta di ciascuno di interpretare il proprio fare in maniera differente. Non per tutti incidere mediaticamente è la priorità, e ovviamente non è vero quello che dice Angelo, che chi scrive "solo" libri non faccia politica: non insegno certo a voi che un Sergio Atzeni che scrive "Passavamo sulla terra leggeri" ha fatto di più per creare un clima utile all'indipendentismo di molti politici che oggi se ne riempiono la bocca perché il regionalismo fa trendy.

    Angelo ti manda a dire che ello non scrive cose "non vere", tutt'al più saranno cose "non condivisibili", chi scrive libri "neutri" ovvero privi di una qualsiasi valenza politica, sarà uno scrittore magari bravissimo e perfetto, ma la sua scelta politica è stata di non fare politica, nessuno lo condannerà per questo ma non si può certo ascrivere alla famigerata categoria degli "intellettuali".
    Non mancano le voci, mancano le orecchie che le ascoltino e i cuori che le seguano. Al momento presente in Sardegna si gioca alla convenienza, e l'intellettuale vero non fa la convenienza di nessuno, nemmeno la propria.

    Benissimo, allora diamo voce alle voci, cosa vi costa pubblicare due righe due per informare il vasto pubblico dei perdigiorno e perdinotte che segue coronadelogu.com su quel che ha detto titzio e cajo?
    Ma comunque sollecitare un minimo di interesse e di vivacità politica mi sembra l'esatto contrario del disfattismo, termine tanto adoperato dal nostro premier con le palle dure e il naso molle.
  • michelamurgia
    Anghelè,
    tu hai esposto - e Omar l'ha sostenuta facendo anche nomi e cognomi - la differenza tra l'intellettuale e l'intrattenitore (e tra il fare politica e il non farlo) come se fosse categorica e indiscutibile, e davanti a questo io non solo non posso dire che è condivisibile, ma devo dire anche che non è vero; se non altro perché gli intellettuali - e soprattutto LE intellettuali - degli anni 60 e 70 hanno dimostrato fuori da ogni possibilità di smentita che anche scegliendo cosa mettere nella busta della spesa si fa politica, perché è politico anche il personale, non solo il pubblico (figuriamoci poi il "pubblicato"). Se è vero come è vero che anche il silenzio è politica, in Sardegna è vero due volte. Forse è una politica che non ci piace, ma la natura dell'atto non è manicheamente distinguibile da quella di chi invece parla. Che tacere sia un atto politico del resto lo dimostrate voi quando ve ne lamentate, che evidentemente il silenzio significa cose che nemmeno chi parla riesce a esprimere con la stessa assertività.
    Poi, ripeto, parlare si parla, ma spesso ai sordi.
    Il caso del Coast Day dovrebbe averti dimostrato che per alcuni la linea morbida sull'oscenità del piano cementifero è un modo di stare sul pezzo, e se non mi sono messa problemi a sputtanare persino gli amici è proprio perché muoversi collaterali a quella linea è un atto estremamente politico, ma contrario alla mia visione di Sardegna e di mondo. Marcello Fois sul posto è stato ancora più esplicito, Alberto Masala e Milena Agus si sono esposti con chiarezza. Se contro la morte delle librerie indipendenti c'è un Tognolini che si schiera in prima persona, contro la cementificazione Giorgio Todde scrive un giorno sì e l'altro anche, e Paolo Fresu, più politico ancora, ha tolto pubblicamente il paravento al PD sardo, indicando responsabilità precise ben dopo le elezioni dove Soru ha perso. Forse non ti ricordi questa sua intervista (http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archi...) di agosto scorso, rileggila, c'è da pensare.
    Antipatico muoversi sulla linea dell'apologia, ma potrei dirti che - senza andare in giro a pubblicizzarlo - anche chi non se lo potrebbe permettere sta persino rifiutando lavoro da persone che, pur depredando la Sardegna, cercano di lavarsi la faccia con operazioni culturali. E bada, sto parlando solo di quelli che conosco, ammiro e frequento. Daniele Pinna ti ha detto che c'è altro, anche se non è qui.
    Eppure.
    Eppure tu senti di più il silenzio, e ti fai promotore di un J'accuse che qui muove acque già mosse. Lo capisco il tuo disappunto, ma stai mirando al cespuglio sbagliato. Tutto qui.
  • Daniele Pinna
    Adesso non basta nemmeno più scrivere libri, partecipare ad incontri pubblici, fare buona musica, insomma produrre arte e cultura?
    E cosa serve?
    L'intellettuale fa quello sa che sa fare con gli strumenti che ha a disposizione.
    Questo è Politica, con la p maiuscola. E' politica anche starsene chiusi in una stanza e da lì creare un'opera che smuova emozioni e coscienze.
    Se altri vogliono fare altro che lo facciano. Se altri credono che la politica sia solo litigare sulle liste elettorali nelle sedi del partito di turno o spendere milioni in primarie solo di nome ma secondarie di fatto, facciano pure.
    In soldoni: dove danno la patente del buon intellettuale?
    Dove è poi questa latitanza?
    Io ne ho visto intellettuali al Coast Day dire la loro sulla situazione delle coste. Non ho invece visto né politicanti italiani né sardi (distinzione che non mi piace), a parte Soru che si è seduto ed ha ascoltato.
    Ma forse il giorno in cui qualcuno ha deciso cosa è la politica io leggevo un libro.
  • Provo a rispondere a Daniele Pinna.
    Adesso non basta nemmeno più scrivere libri, partecipare ad incontri pubblici, fare buona musica, insomma produrre arte e cultura?
    E cosa serve?

    Ma, dico, scherziamo vero? Questo serve solo a promuovere la produzione artistica e culturale, col dibattito intellettuale non c'entra proprio nulla.
    L'intellettuale fa quello sa che sa fare con gli strumenti che ha a disposizione.
    Questo è Politica, con la p maiuscola. E' politica anche starsene chiusi in una stanza e da lì creare un'opera che smuova emozioni e coscienze.

    Ma, dico, scherziamo vero? Si fà politica solo quando si esprimono idee politiche!
    Se altri vogliono fare altro che lo facciano. Se altri credono che la politica sia solo litigare sulle liste elettorali nelle sedi del partito di turno o spendere milioni in primarie solo di nome ma secondarie di fatto, facciano pure.
    In soldoni: dove danno la patente del buon intellettuale?

    Nessuno vuol dare patenti, diciamo che oggi è molto più comodo e conveniente comprarsi o farsi regalare la patente da intellettuale
    Dove è poi questa latitanza?

    Dov'è, piuttosto il dibattito intellettuale!
    Io ne ho visto intellettuali al Coast Day dire la loro sulla situazione delle coste. Non ho invece visto né politicanti italiani né sardi (distinzione che non mi piace), a parte Soru che si è seduto ed ha ascoltato.

    Con tutto il rispetto, noi non ci aspettiamo, ma ben vengano, che siano gli intellettuali campani o veneti ad occuparsi degli scempi che si stanno perpetrando in Sardegna.
    Piuttosto, che seguito è stato dato al Coast Day? Nessuno!

    Ma forse il giorno in cui qualcuno ha deciso cosa è la politica io leggevo un libro.

    Purtroppo c'è molta gente che si trastulla con l'entertainment.
  • Daniele Pinna
    Forse viviamo in una realtà diversa.
    Il dibattitito culturale e politico esiste e se la vogliamo dire tutta, ridurre quello che io ho elencato a mera promozione è ridicolo.
    Sono anni che mi occupo di produzione letteraria e sono anni che assisto ad incontri nei quali anche partendo da mere opere "di genere" nasce un dibattito che ha valenza culturale e politica.
    Il commento sul Coast Day non l'ho capito: erano intellettuali sardi quelli che hanno parlato ma molti non se ne sono accorti perché erano impegnati nella "vera" politica, quella delle poltrone.
    Se poi non sono solo sardi a discutere delle coste sarde per me è un bene, ma sarà che non sono di sangue puro.
    Per inciso, visto che si criticano gli altri per ciò che fanno o non fanno: lei cosa fa?
    Mi piace discutere ma ho l'impressione che fino a che si rimane trincerati verso definizoni rigide e posizioni manicheistiche su cosa sia o non sia la cultura, cosa sia o non sia un intellettuale non si arrivi a niente.
  • In risposta a Daniele Pinna
    Forse viviamo in una realtà diversa.
    Il dibattitito culturale e politico esiste e se la vogliamo dire tutta, ridurre quello che io ho elencato a mera promozione è ridicolo.
    Sono anni che mi occupo di produzione letteraria e sono anni che assisto ad incontri nei quali anche partendo da mere opere "di genere" nasce un dibattito che ha valenza culturale e politica.

    Le assicuro che la realtà sarda la conosco e la osservo con grandissima attenzione se non altro perché vivo on-the-road.
    Può anche essere che esista il dibattito, ma se questo non è "pubblico" è totalmente inutile.

    Il commento sul Coast Day non l'ho capito: erano intellettuali sardi quelli che hanno parlato ma molti non se ne sono accorti perché erano impegnati nella "vera" politica, quella delle poltrone.
    Se poi non sono solo sardi a discutere delle coste sarde per me è un bene, ma sarà che non sono di sangue puro.

    Io non guardo la nazionalità o il patrimonio genetico di chicchessia, ma se un cosiddetto "intellettuale" vive e/o opera in Sardegna sarebbe opportuno che dimostri prima di tutto a se stesso di essere tale, se non lo fa è un semplice artista.
    Troppo comodo fare gli "intellettuali" a rate e dispense!

    Per inciso, visto che si criticano gli altri per ciò che fanno o non fanno: lei cosa fa?

    Io non critico nessuno, al massimo polemizzo. Non sono un intellettuale, sono una persona semplice e faccio un lavoro semplice, nel poco tempo che mi rimane faccio il blogger in rete, l'unica forma di politica che posso permettermi.
  • Daniele Pinna
    Ho visto del dibattito e pure pubblico (anche questo è un dibattito pubblico) ma devo essermelo immaginato.
    A questo punto però sarebbe bello fare i nomi invece di fare battutine velenose.
    Una curiosità: un artista è meno di intellettuale?
  • Ringrazio Omar che ha chiarito, ove ve ne fosse ancora bisogno, la differenza tra le categorie di artista ed intellettuale.
    Se escludiamo i pezzi della Murgia e qualche sporadico intervento di Fois, dalle elezioni regionali in poi tutti quei bei nomi che avevano dato l'appoggio a Soru sono letteralmente svaniti! Non che prima fossero molto attivi, ma in occasione di quelle elezioni vissute come qualcosa di epocale, sembrava che si stessero davvero attivando, ma evidentemente è stato un fuoco di paglia.
    L'ultimo dibattito degno di questo nome è stato sollevato, guarda caso, da un sardo d'adozione, tale Massimo Carlotto, che per diversi mesi ha destato l'attenzione sui problemi del poligono militare del Salto di Quirra, e sinceramente non credo l'abbia fatto solo per promozione al suo libro.
    Eppure ben pochi hanno seguito Carlotto nella sua denuncia: invidia, sciatteria, disinteresse boh, eppure da quelle parti ci sarebbe qualche problemino.
    Negli ultimi mesi si sta perpetrando il più colossale e forse definitivo sacco della Sardegna e, quasi, nessuno sente il dovere di intervenire, ok, scusiamoci per il disturbo e lasciamoli lavorare, ognuno tiene famiglia.
  • Daniele, non la metterei in termini così polemici.

    Ho l'impressione che non ci stiamo capendo.

    Chi ha detto che il dibattito politico e culturale in Sardegna non esiste? Su questo, al limite, possiamo dire che l'apparato dei mass media riesce a filtrarne poco o nulla, e il poco che filtra è ciò che può essere piegato alle sue logiche egemoniche (inevitabilmente, direi).

    Ma qui il problema era un altro.
    Lungi dal voler attribuire patenti a chicchessia, si partiva da alcune banalissime constatazioni.
    L'assioma fondante è che esistano delle persone che definiamo intellettuali. Chi sono? Sono coloro che per mestiere o come attività accessoria ma "pubblica" si occupano di elaborare senso (in generale), creando, studiando, insegnando, scrivendo, ecc. Ovviamente, già di per sé questo tipo di attività ha dei risvolti politici, in quanto esse investano la "polis" con i loro risultati artistici, creativi o teorici.
    Che anche in Sardegna esista questo insieme - variegato ed eterogeneo quanto vuoi - di persone, è un fatto indubitabile. Che molti di loro abbiano una certa notorietà che esula dal contesto isolano, anzi direi anche dal contesto italiano (per il poco che conta), è ugualmente palese.
    E qui ci fermiamo con le premesse, spero condivisibili.

    Quel che intendevamo mettere in risalto, più specificamente, è che mentre diversi nomi, tra gli intellettuali sardi, compaiono nella lista degli invitati a questo spazio di discussione (si presume dietro loro adesione a un invito o in seguito a loro stessa richiesta), alla fine il risultato è stato che pochi hanno scelto di partecipare ai dibattiti sollevati (che non erano quisquilie, se posso permettermi di esprimere il mio giudizio personale).
    Lo consideriamo un vero peccato, perché, al pari dei promotori di questo sito, sia io, sia Angelo, sia altri ospiti o lettori, auspichiamo che si crei nella "classe" intellettuale sarda una certa comunione magari non di intenti, ma almeno di temi, in modo che si possa fare massa critica e produrre delle pressioni sul mondo mediatico e su quello politico (che i media controlla o subisce).

    Pensiamo alla decadenza abissale e vergognosa in cui sta precipitando la nostra terra in questi mesi. Di oggi è la notizia che non c'è nulla di fatto a proposito della vertenza ALCOA e che per i fondi destinati alla famigerata Sassari-Olbia non se ne parla ancora. Sono fatti contingenti, da affrontare senza troppi pensieri, vagliandone solo gli elementi pratici momentanei e settoriali, o attengono ad una sfera di significati più ampia, che investe il nostro "stare al mondo", la stessa visione di noi come collettività storica?
    Poco importa, su questo piano del discorso, che ci si consideri solo sardi, sardi e italiani o italiani senza tante ditinzioni. Dal lato pratico, la Sardegna ha esigenze strutturali che non possono essere interpretate in un ambito di interessi e soluzioni diverso da quello suo proprio (se non altro per un insopprimibile fattore geografico, lasciando stare tutti gli altri).

    Gli intellettuali sardi - che quasi sempre fanno della Sardegna il loro oggetto preferito di elaborazione artistica o teorica e se ne fanno spesso anche testimoni all'esterno - hanno qualcosa da dire in merito o preferiscono occuparsi di Obama (giustissimo, per carità) o magari solo di Berlusconi e soci (e va bene lo stesso)? E quello che accade nel loro cortile di casa?
    In altri termini: con che credibilità ci si può presentare (o accettare di essere presentati) come ambasciatori o portavoce della Sardegna (e a volte della sardità, posto che questo significhi qualcosa) se poi se ne ignorano i processi e gli eventi attuali, per di più così pressanti e privi di un adeguato grado di "cura" politica?

    Il che, ovviamente, non chiama in causa chi invece si assume l'onere di andare oltre il proprio mestiere e si attiva nel discorso pubblico con la propria voce e il peso della propria forza intellettuale. Ma si tratta, ahinoi, di eccezioni. Se si va a guardare, chi si fa carico del livello politico generale, tra gli intellettuali, è quasi sempre la medesima ristretta schiera di volonterosi. Non è certo quella massa critica di cui ci sarebbe bisogno.
    Ricordiamoci la penosa vicenda dei finanziamenti alle rassegne e ai festival letterari dell'estate scorsa. Ognuno per sé e gli altri si fottano. Anche lì: bastava trovarsi in un percorso condiviso e l'amministrazione proconsolare sarda si sarebbe trovata messa alle strette, ben al di là del mero fatto contingente di diecimila euro in più o in meno a Gavoi o a Seneghe.

    Ecco, qui sta il busillis.
    Spero sia lecito sollevare la questione. Almeno in questa sede senza padroni.
    Chi vuole, può intervenire liberamente.
    Fare i pesci in barile non è sintomo di attenzione civica e coscienza politica profonda. E forse è lì che si gioca l'assegnazione della famosa patente di intellettuale, quali che siano i titoli vantati da questo o da quello.

    O sono io troppo pasoliniano (o - dio ce ne scampi e gamberi - addirittura gramsciano!)?
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