dic 02 2009
Letargo di classe
Prendendo spunto dalla malcelata delusione di alcuni utenti sulla scarsa partecipazione dei migliori intellettuali sardi sulle pagine di coronadelogu.com, sinceramente non credo sia un gran problema, ossia i siti di discussione possono nascere o morire come qualsiasi altra iniziativa umana, oggi, che vanno per la maggiore facebook e altri social network, i blog e i forum hanno generalmente perduto parecchio appeal.
Voglio pensare che molti di coloro che sembravano inizialmente interessati ad un nuovo spazio assolutamente libero, indipendente e non moderato, poi, non abbiamo potuto usarlo per scarsa o nulla dimestichezza col mezzo oppure perché troppo impegnati nella produzione e nella promozione dei propri lavori; ad ogni modo la loro diserzione internettara non è in nessun caso preoccupante e tanto meno condannabile.
Tuttavia il problema esiste, eccome, se osserviamo come in tempi di totale sbando economico e sociale della società sarda la sua “intelligenza” sia totalmente assente dal dibattito pubblico “tradizionale”, giusto per non usare il termine tanto fico “mainstream”, chiarisco che per intelligenza sarda non voglio intendere l’accezione etnica ma più estensivamente comprendere tutti coloro che hanno avuto o hanno a che fare con la Sardegna in campo artistico o letterario e che dovrebbero avere un minimo di interesse sociale e civile verso questo territorio.
Ebbene dove sono costoro? Cosa fanno? Perché non sentono un minimo di responsabilità sociale che il loro ruolo imporrebbe? Addirittura anche le grandi imprese (evidentemente non italiane) oggi si sentono in dovere di riscoprire il senso sociale del loro esistere, perché mai quella classe intelligente che solo qualche mese fa sembrava coagularsi attorno all’ex-presidente Soru in via di dipartita, oggi non ha più nulla da offrire se non qualche nuovo prodotto in vendita? Può bastare? Certo che no!
Eppure dovrebbe essere naturale per chi non considera il proprio territorio-habitat un mero piano calpestabile, ovvero non stare al mondo solo perché c’è posto come diciamo in vernacolo, impegnarsi per mantenerlo il più vivo, ospitale e bello possibile.
Faccio un nome per tutti, sperando di non offendere l’interessato che apprezzo tanto sul piano artistico, ma, che fine ha fatto Paolo Fresu? Venne nominato coordinatore da Veltroni per dare un segnale di rinnovamento alla classe politica e civile sarda, puntando evidentemente sul prestigio del personaggio sardo più famoso e conosciuto al mondo, secondo solo ad Antonio Gramsci.
Dunque non mi pare di ricordare una sola dichiarazione politica in seguito a quella nomina che non fosse di generico appoggio al partito democratico, pur non essendo un fan del PD credo che da quella nomina tutti i sardi, non solo i piddini, si aspettassero qualcosa di più della semplice comparsata.
Ovviamente non c’è il solo Fresu, anzi se il letargo riguardasse una sola persona magari assorta in mille impegni personali o professionali, la sua assenza non verrebbe neppure notata, purtroppo il problema è ben più generale, un vero letargo di gruppo.
Eppure i motivi per suscitare non dico una rivoluzione, ma almeno una sommossa o un piccolo tumulto di coscienza non mancherebbero, non dico che prima di Cappellacci le cose andassero a gonfie vele, ma come non vedere che dopo l’intronazione di questo lacchè berlusconiano le condizioni della nostra isoletta stiano peggiorando sempre più?
Cos’hanno da suggerire i nostri intellettuali contro il sacco delle coste, contro la chiusura delle scuole, contro le mille promesse non mantenute, i monumenti abbandonati, l’eolico selvaggio, le fabbriche che chiudono e via elencando? Credo siano consapevoli che la loro voce probabilmente verrebbe ascoltata da chi ora sta guidando la Sardegna verso il baratro, il loro tranquillo conformismo, non è pertanto un semplice peccato da omissione, ma, appunto per il ruolo che ricoprono, un’autentica complicità di un delitto del quale un giorno non troppo lontano dovranno pentirsi.
Voglio sperare che il travagliato e ineluttabile aborto della Unità d’Italia risvegli la coscienza di coloro che, non oberati dai tristi problemi della sussistenza, possono e devono finalmente occuparsi un po’ del destino della Sardegna e dei suoi abitanti.
Confidando nel sense of humour dei nostri artisti, e, parafrasando la celeberrima gag di Gassman coi lavoratori,
mi permetto di lanciare loro un incitazione tipicamente sardignola: intellettuales…. pruhh!



