dic 15 2009

Prove tecniche di militarizzazione nucleare

Michela Murgia @ 12:32

Centrali francesiL’articolo che riporto è di Pietro Mannironi ed è uscito sulla Nuova Sardegna, praticamente ignorato, circa un mese fa. Annunciava che nella finanziaria – in corso di approvazione alla camera con l’ennesimo scandaloso voto di fiducia – c’è un emendamento molto preoccupante che riguarda la questione Sardegna-nucleare. Lo posto perché le voci sul progetto di installazione in Sardegna di una centrale si susseguono anche da fonti autorevoli (l’ultima è lo studio dell’Enel reso noto dai verdi la settimana scorsa, che indica Oristano tra i siti probabili) e altrettanto puntuali giungono le smentite, a cui però – e dal pezzo di Mannironi capirete bene perché – ci sono ottimi motivi per non credere ciecamente, tantopiù se sono in buona fede: quando il gioco si fa duro, le decisioni non le prendono di sicuro i nostri parlamentari e senatori.

La Nuova Sardegna 13.11.2009
Le ragioni del metodo possono svelare le ragioni della sostanza politica. Nel senso che nei percorsi tortuosi, a volte carsici, dell’evoluzione di un processo legislativo si possono intravedere riserve mentali, timori per una trasparenza che può essere valutata pericolosa e, sicuramente, rinunce colpevoli al confronto aperto. Il tutto in nome del cinico assunto del fine che giustifica i mezzi. È questa la premessa possibile di quello che, se confermato, potrebbe essere considerato un vero e proprio colpo di mano per imporre la “rivoluzione nucleare” nel nostro Paese. Più che di sospetti, si tratta di segnali forti e inquietanti di un ritorno all’atomo seguendo un percorso non condiviso, strisciante, e carico di ambiguità. E cioé, creando una “blindatura” intorno alle centrali, immunizzandole da ogni possibile conflitto o contenzioso: mettendole le stellette. Insomma, costruendole in aree del demanio militare. Un sistema che imbavaglierebbe il comprensibile dissenso, sia istituzionale che popolare, creando una scorciatoia nella quale non sono contemplate polemiche, mediazioni, e accordi. Il grimaldello dell’operazione. Ad accorgersi di questa strategia occulta di avvicinamento al nucleare sono stati il senatore del Partito democratico Gian Piero Scanu e il segretario nazionale della Funzione pubblica della Cgil, Carlo Podda. I due hanno anche identificato il “grimaldello” dell’operazione: la società Difesa Servizi spa. Si tratta di una società a esclusivo capitale pubblico (appena un milione di euro) che, almeno secondo le intenzioni dichiarate, dovrebbe soprattutto commercializzare i loghi delle forze armate e portare così qualche euro nelle casse della Difesa. Ma anche, almeno secondo le intenzioni dei proponenti, gestire in modo privatistico servizi, commesse, acquisti e vendite per conto della Difesa. Insomma, quello che nel governo viene chiamato «un impulso dinamico ed efficiente per svecchiare l’amministrazione militare». Ma non è proprio così. Tutto comincia con il disegno di legge numero 1373, firmato dai ministri Ignazio La Russa (Difesa), Giulio Tremonti (Economia e Finanza) e Claudio Scajola (Sviluppo economico) e presentato alla presidenza del Senato il 10 febbraio di quest’anno. L’intestazione è davvero minimale: Misure a tutela dei segni distintivi delle Forze armate e costituzione della società «Difesa Servizi Spa». I loghi e i simboli militari, come si vedrà, sono però una specie di grottesca foglia di fico, che non riesce però a nascondere la reale portata dell’operazione. Gian Piero Scanu, in commissione Difesa, capisce che c’è qualcosa che non va. Prima di tutto, la denervazione del sistema amministrativo e burocratico delle forze armate. Ma sarebbe più giusto parlare di processo di spoliazione delle competenze e delle autonomie amministrative dell’apparato della Difesa. Dice il senatore del Pd: «È apparso subito evidente il tentativo di privatizzare una parte importante della pubblica amministrazione come quella militare. Per questo, come gruppo, abbiamo chiesto una serie di audizioni in commissione: vertici militari, rappresentanti della logistica e della struttura amministrativa della Difesa, ma anche rappresentanti della Corte dei Conti e dell’Authority per la concorrenza. Inutile dire che quasi tutte le nostre richieste sono state cassate. Eppure, il regolamento del Senato prevede che le richieste di audizione debbano essere accolte, almeno che non vengano considerate ostruzionistiche. Mi chiedo cosa ci sia di ostruzionistico nel sentire, per dire, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri! È però importante riferire subito la riflessione politica che facemmo in quella prima fase: se si privatizza questo pezzo importante di pubblica amministrazione, è evidente che si apre la strada per privatizzare altri settori come la scuola, la giustizia e la sanità». C’è un’altra anomalia che colpisce Scanu e poi il segretario generale della Funzione pubblica della Cgil, Carlo Podda: il consiglio d’amministrazione della società Difesa Servizi Spa è nominato dal ministro della Difesa e, nel disegno di legge firmato La Russa, Tremonti e Scajola, non sono previsti tempi o scadenze di mandato. Il primo emendamento. Fino a questo momento, dunque, nessuno parla di produzione di energia nelle aree del demanio militare e, meno che mai, di centrali nucleari. Ma a maggio ecco i primi segnali: il senatore del Pdl Valter Zanetta propone infatti di inserire un articolo 2-bis al disegno di legge nel quale, guarda caso, al primo comma si legge che la Difesa «può affidare in concessione o in locazione o utilizzare direttamente i siti militari, le infrastrutture e i beni del demanio militare» con la finalità «di installare impianti energetici». «Ci siamo allora accorti – dice Gian Piero Scanu – che dietro Difesa servizi Spa c’era ben altro. Non solo, dunque, la possibilità di gestire un volume d’affari che abbiamo quantificato in 3-5 miliardi di euro, ma soprattutto il tentativo di introdurre surrettiziamente una strada per arrivare alla creazione di centrali nucleari nel demanio militare». E infatti, il 14 maggio di quest’anno, Scanu insieme ai senatori Pegorer e Della Seta, presenta un’interrogazione ai ministri della Difesa, dell’Ambiente e per i Rapporti con le Regioni. Dopo aver analizzato i testi dei disegni di legge 1195 e 1373, chiede chiarezza. Si legge infatti nell’interrogazione: «Dal combinato disposto delle disposizioni contenute nei suddetti disegni di legge, emerge un quadro per cui una società di diritto privato, costituita su affidamento diretto del ministero della Difesa, potrebbe gestire in aree del demanio militare, quindi sottratte a qualsiasi possibilità di controllo da parte degli organi amministrativi e delle istituzioni locali, impianti energetici, ovvero centrali nucleari o termovalorizzatori». Lievitano i dubbi. Dunque, il re è nudo. Il percorso è stato disegnato, ma manca ancora la società che dovrebbe gestire il processo. Cioé la Difesa Servizi Spa. Cominciano inevitabilmente a lievitare i dubbi. Prima di tutto appare evidente l’esautoramento totale degli enti e delle comunità locali e delle istituzioni da ogni diritto e possibilità di informazione e di controllo sull’attività e le modalità di gestione degli impianti. Istituzioni e società civile rischiano di restare fuori dai fili spinati che delimitano le aree militari, perché salterebbero tutti gli ostacoli, impedimenti, regole e garanzie previste dalla normativa ordinaria: basterebbe una delibera del consiglio d’amministrazione della Difesa Servizi Spa per costruire un termovalorizzatore. Ma anche una centrale nucleare. Per non parlare, poi, del scorie radioattive. Il problema del loro stoccaggio sarebbe estremamente semplificato. Nei giorni scorsi, ecco il blitz. Nella maratona per la Finanziaria, rispunta l’emendamento per istituire la società Difesa Servizi Spa. In un primo momento viene considerato non ammissibile, ma, intorno alla mezzanotte, viene riproposto e approvato. C’è tensione all’interno della stessa maggioranza: per il metodo e per la sostanza dell’iniziativa. Tanto che lo stesso presidente Carlo Cantoni (Pdl) decide di astenersi. L’altro ieri, Gian Piero Scanu presenta una nuova formulazione del disegno di legge che istituisce la Difesa Servizi Spa. Prima di tutto propone un’agenzia e non una società per azioni. Al posto del consiglio d’amministrazione c’è un comitato direttivo nel quale hanno un ruolo i responsabili amministrativi e logistici delle forze armate. Il direttore non è nominato dal ministro, ma è il capo di stato maggiore della Difesa. Ma è nell’articolo 4 del disegno di legge targato Pd che si fa la differenza. Di più: in caso di bocciatura si avrebbe l’implicita ammissione che esiste il progetto per costruire termovalorizzatori e centrali nucleari nelle aree del demanio militare. Scanu scrive infatti che «si possono affidare in concessione o in locazione, per un periodo non superiore a venti anni siti del demanio militare… con la finalità di installarvi impianti energetici esclusivamente alimentati da fonti rinnovabili». Mercoledì pomeriggio la proposta viene bocciata. È la prova che non si vogliono impianti per produrre energia da fonti rinnovabili. Si vuole cioé altro. E quest’altro sono i termovalorizzatori e le centrali nucleari. Il secondo blitz. Ma non è finita qui. Ieri, con un secondo colpo di mano, viene affidata alla nascente società Difesa Servizi Spa anche la gestione del patrimonio immobiliare della Difesa. Dice Carlo Podda, segretario della Funzione pubblica della Cgil: «Un vero e proprio blitz, un provvedimento che aveva affrontato un lungo iter in commissione, era stato inserito nottetempo in un emendamento al testo della Finanziaria presentato in commissione Bilancio alla Camera due settimane fa, in barba ad ogni principio democratico. Oggi il progetto torna alla sua forma originaria, aggiungendo alle funzioni della società la gestione degli immobili, oltre alle competenze esclusive in tema di acquisizione di beni e servizi, esautorando di fatto la Consip». Tagliente il giudizio politico di Scanu: «Ora è chiaro, vogliono solo avere le mani libere per le centrali nucleari e per la gestione di un’enorme fetta di potere quantificabile in un giro d’affari di circa cinque miliardi di euro». Il senatore del Pd non lo dice, ma la regione con il maggiore carico di demanio militare è la Sardegna.


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  • giuseppemulas
    Un'intervista che ci fa' stare piu' tranquilli !!! (sic!)

    http://it.peacereporter.net/articolo/19513/Cros...
  • Arnaldo
    Di che vi stupite?

    In Italia, così come in Sardegna siamo perfettamente in linea con la deriva globale capitalistica che vede nel profitto l'unica via per il futuro.
    Negli States da tempo TUTTA la gestione dei tanti servizi intorno al pentagono è professionale e privata.
    Sono professionisti e contractor privati anche molti militari mercenari americani.
    Viene ancora fatta eccezione per la bassa manovalanza di arruolati a termine che risulta formata ormai solo da neri o latinos portoricani, messicani ecc.
    Tutti poveracci che non potendosi permettere di studiare in una istruzione pubblica anch'essa privatizzata, sono costretti ad arruolarsi a 16 anni per avere una speranza di futuro giocandosi il culo in Iraq o Afganistan e lo fanno anche contenti, spesso solo per potersi banalmente permettere una fetta "dell'american dream" una macchina nuova o una casa con giardino come i loro coetanei WASP ben più fortunati.

    (E in questo chissà perchè mi ricordano i tanti ns. meridionali di cui è composto da sempre il ns. esercito)

    Pensate che negli states esistono migliaia di militari professionisti che hanno il ruolo di "arruolatori" e sono pagati a "provvigione" sulla base di quanti giovani contattano e riescono a far arruolare.
    Questi arruolatori battono le città e i college di provincia avendo libero accesso ai profili degli studenti e ancora peggio ai curricula sanitari e assicurativi dello studente e della sua famiglia (ovviamente con il beneplacito dei ministeri relativi).
    Insomma, ad un povero sfigato del bronx o ghetto di qualsiasi città o di qualunque luogo dell'immensa provincia americana, che non abbia meriti sportivi (un buon giocatore di baseball, basket o football ha tutte le strade aperte) e non sia in grado di ottenere una borsa di studio al college o che ancora peggio abbia problemi familiari (non solo economici) resta ben poco altro da fare in quel tipo di società, che arruolarsi per non finire al soldo di una gang o del pusher del suo quartiere.
    In realtà, se ci fate caso, la differenza è ben poca. Cambia solo il livello della gang (da locale a globale) o del tipo di spaccio di morte.

    Insomma la struttura militare americana così come tutta la collettività della società USA è da almeno 40 anni totalmente in mano ai contractors e alle società di servizi.
    In particolare, con i fondi pubblici dei contribuenti, destinati al pentagono ma sui quali il congresso può metter ben poco bocca, le società private si occupano i tutto dalla gestione degli immobili, delle mense o dei servizi di pulizia di migliaia di basi sparse per il pianeta e (da Yalta in poi) non devono nemmeno rispettare nessuna legge dello stato amico che le ospita. Ovviamente i servizi arrivano fino al'approvvigionamento e alla sperimentazione di nuovi armamenti (che sono la fetta più grossa)
    Ma sappiamo bene come si spingono fino all'appalto di intere attività di intelligence, che comprendono la protezione di qualsiasi "mercante d'armi o peggio" operi in paesi a rischio arrivando alle ESS.
    Vengono definite in tal modo quelle "extreme solving solution" all'estero, al servizio di NSA, CIA o altri apparati (compresi quei servizi segreti appartenenti a stati considerati "amici").
    Le ESS sono insomma tutti quegli interventi "illeciti" di backwater di cui parla Gallus che prevedano azioni o infiltrazioni dentro i confini di altri stati, che ovviamente normali militari non potrebbero compiere senza creare problemi diplomatici).

    Un grande business, che vale miliardi di dollari e potere e porta benessere a ben pochi.
    E le grandi aziende, la Boeing in testa, sfruttano da sempre a fini economici tutte le guerre ovunque nel mondo.
    Ne sta imparando qualcosa Obama, che non si sogna nemmeno più di mettersi troppo di traverso in mezzo ai "falchi" della sua amministrazione.

    Quindi se per l'esercito americano qualsiasi mezzo è lecito per far cassa e condizionare le coscienze (guardatevi cosa si inventano, anche la vendita di videogiochi online dove si educano per bene i ragazzini a colpire il nemico: http://www.americasarmy.com ) non ci si dovrebbe meravigliare troppo dell'emulazione al tu "vo fà l'americano" che ha sempre attratto i politici italioti di destra sinistra e centro.

    Concludendo, preparatevi al peggio. Lo sfruttamento delle risorse o del brand di cui si parla ora citando Difesa Spa è solo l'inizio.

    Lo statuto di quella società prevede una "golden action" di controllo che sarà in mano al governo italiano (Governo e non Parlamento) ma molte azioni potranno andare in mano a chiunque. Comprese le altre società americane di servizi, con le quali, vista la natura del contendere sarà sempre facile stringere accordi di cooperazione (anche in sede Nato o di costituendo esercito interforze europeo).

    Quindi se un militare folle decidesse domani di infiltrare un ns. corpo speciale in una azione illecita ma molto remunerativa che qualcun altro non vuol fare (supponiamo in cecenia e magari a fianco ai russi) non dovrebbe risponderne mai al popolo italiano, ma solo al ministro della difesa vigente. Bello scenario vero? Quello che ci stanno mettendo sul piatto è molto peggio di quello che immaginate tutti.

    In tutto questo è ovvio che il ruolo della ns. classe politica regionale (così come dei Sardi) è non soltanto irrisorio ma perfettamente inutile.
    Qualsiasi azione si voglia fare, proteste o meno, tutto passerà sulle ns. teste.
    Anzi, penso addirittura che molti sardi, succubi del processo di emulazione del benessere, vedranno in queste logiche solo nuove opportunità di lavoro e dunque sposeranno appieno, come hanno sempre fatto, qualsiasi promessa mai mantenuta o miraggio di elevazione dal proprio ghetto sociale gli venga proposto dal farabutto di turno.

    Triste destino far parte di un popolo di servi militari, spesso contenti d'esserlo. E noi Sardi lo siamo da sempre, anche ben prima della Difesa spa.
    Siamo stati per generazioni buoni servi (militari o meno poco importa) di qualsiasi re o repubblica di turno) e siamo abituati a svendere le ns. terre (così come le ns. idee) per poche lire o euro.
    Ben poche speranze dunque.
  • giuseppemulas
    Il brutto e' che hai ragione (scusa il tu internettiano), ma piu' brutto e' che in realta' non mi stupisco piu'.
    Per quanto riguarda l'aspetto legato alle attivita' prettamente militari siamo perfettamente d'accordo e gli aspetti relativi alla gestione privatistica dell'esercito USA e' un ultriore prova a conferma di come il privato, lasciato a briglia sciolta, riesca a tirare fuori il peggio dalle prerogative dello Stato.

    Ma tornando in Sardegna e tornando alla possibilita' di realizzazione di centrali nucleari o termovalorizzatori sul demanio militare ? Suppongo non ci debba stupire neanche questo aspetto...giusto ?
  • Arnaldo
    Ciao Giuseppe. Nessun problema di certo per il tu. Aborro il "lei" quasi quanto il "voi".
    Il rispetto dei propri simili è per me questione di sostanza e mai solo di forma.
    Io tra l'altro uso il tu abbastanza spesso e anche a prescindere dall'ambito internettiano.

    Direi comunque che hai ragione ad aver paura del peggio, come me.
    Trattandosi di proposte che arrivano da quelli che sono "paladini politici dell'inganno e del sotterfugio" a pensarla molto male si centri appieno l'obiettivo.

    Se poi si guarda agli Stati Uniti come riferimento, sappiamo come si sia passati da quelle parti attraverso la privatizzazione delle reti e infrastrutture tecnologiche fino a quelle dei servizi.
    Sanità, Trasporti e Istruzione in primis, poi tutto il resto.
    Dalla Difesa, fino alla polizia e alla Sicurezza. Carceri private comprese. Cosa che forse non tutti sanno.
    Mi aspetterei quindi a breve qualche novità anche in questo settore, da questo governo così ricco di inventiva.

    Tornando a "bomba" (è proprio il caso di dirlo) sull'argomento Difesa Servizi che ci riguarda da vicino.

    Credo si possano ipotizzare scenari ben più ampi delle giustissime cose dette da Mannironi nei suoi articoli sulla Nuova (E' almeno uno dei pochi giornalisti sardi che ho sentito parlare al riguardo) .

    La Difesa Servizi Spa, si potrà infatti occupare di moltissime cose, sulle quali ovviamente avrà piena titolarità e proprietà come un qualsiasi soggetto privato operante in questo paese.

    Lo scenario all'orizzonte è dunque non solo MOLTO PIU' AMPIO ma anche MOLTO PIU' PREOCCUPANTE.
    Ho parecchio da dire e sono costretto a dividere il tutto per punti. E a fare diversi post.


    IMMOBILI
    E' scontato come l'operazione principale sottintenda la "mira" di sottrarre alla sfera amministrativa e istituzionale tutto l'enorme parco di immobili del demanio "militare".
    Trasferendo la "proprietà" di tali immobili ad una struttura privata, li si mette innanzitutto al riparo per sempre da richieste FOLLI come quelle del riuso a fini PUBBLICI diversi di aree immense e inutilizzate.
    Basta che qualche amministrazione regionale non allineata si "svegli" in futuro rivendicando le aree dismesse del demanio militare che il rischio di perdere tutti i futuri business si estenderebbe in fretta in tutta italia.
    Acquisita la piena proprietà "privata" di un bene è infatti ovvio immaginare che tutti i processi di tipo "speculativo" su tali aree sarebbero immediatamente aperti alle frontiere dell'immaginazione.

    Le stime parlano di un business intorno alla Difesa Servizi Spa che oggi ruota sui 4-5 miliardi di euro. Ma non è chiaro se ci si stia riferendo solo ai "servizi" e siano escluse le "movimentazioni" immobiliari.
    A me sembrano infatti davvero pochi quei 4 o 5 miliardi sopratutto se si pensa in termini di "investimenti" e relativi ritorni sul breve e medio periodo che un soggetto privato come quello vorrà certamente fare.

    Quindi io mi immagino, innanzitutto, una bella "cartolarizzazione" estesa su tutto il territorio italiano di quegli immobili di "pregio" architettonico e storico che ospitano caserme, uffici ecc.
    E' questa una vendita che, ovviamente, essendo a carattere privatistico renderà certamente di più a chi vende di quanto non abbiano reso allo Stato tutte le precedenti aste pubbliche di aree del demanio militare (offerte e svendute spesso agli amici) fatte finora.
    Questa prima operazione diciamo che porterà molto "denaro fresco" alla Difesa Servizi, in parte sarà certamente reinvestito immediatamente.
    Innanzitutto (ipotizzo) è probabile che ci sarà un "accentramento" di strutture amministrative, funzionali e logistiche di tipo militare.
    Non parlo solo degli uffici "ministeriali" per i quali un accentramento è in atto da tempo. Parlo banalmente delle centinaia di caserme, autoparchi, depositi di carburanti, uffici di distretto, alloggi per il personale che esistono oggi in tutta Italia.
    Solo in Sardegna sono ben oltre il migliaio le strutture di questo tipo.
    Alienare quelle più interne ai centri urbani e accentrarne le funzioni (e le persone) in grandi complessi militari esistenti o da costruire in altre aree metterà in moto un giro di scambi di aree e relativi investimenti di tipo immobiliare davvero enorme in tutta italia.
    Altro che piano casa..!

    Risolto il probema degli immobili diciamo di pregio o comunque riutilizzabili a fini "civili" nelle aree urbanizzate, si aprirebbe l'immenso scenario dei km. quadrati di demanio che si trovano in aree paesaggistiche in tutta l'Italia..
    Banalmente, se risulta prioritario un utilizzo a fini strategici e "militari" di aree tipo le coste (solo in Sardegna pensate a Capo Teulada, Capo Frasca, San Lorenzo) e se chi dovrebbe controllare e gestire questo demanio è un nuovo soggetto privato,
    spiegatemi chi potrebbe impedirgli di costruire (per scopi imperscrutabili di tutela o controllo e difesa militare appunto) qualsiasi cosa su quelle coste?

    Prendete ad esempio le aree di avvistamento o i fari militari.
    A Capo Spartivento (giusto per restare in zona) ne esisteva uno della Marina Militare, che essendo dismesso da anni, di recente un privato ha ottenuto in concessione e trasformato a sue spese in un piccolo resort di lusso.

    Difesa Servizi spa potrebbe prenderli tutti i fari simili e ristrutturarli o espanderli facendoli diventare qualsiasi cosa.
    Alloggi, caserme, porti, postazioni di contraerea, radar di assistenza alla navigazione o quello che volete.
    Questo governo, in questo stato italiano, è in grado di opporre il "segreto" sul giardino di cactus o sul vulcano finto della villa privata in costa smeralda del ns. presidente del consiglio.
    Pensate non si trovi modo di trovare uno scopo "militare" (sicuramente più nobile del divertimento di Apicella o delle escort) a qualche faro o struttura costiera strategica di sorveglianza (magari dell'immigrazione illegale) o di aiuto ai naviganti posti in mezzo al mediterraneo?

    Solo le installazioni costiere Saranno centinaia in tutta italia.
    E se dopo pochi anni, le ipotesi di strategia della difesa cambiassero, cosa vieterebe a Difesa Servizi di riutilizzare in logica di maggior profitto (dunque anche di rivendere a chi si voglia)
    splendide strutture sulla costa in luoghi interessantissimi a scopi turistici?

    Il discorso è analogo e vale per qualsiasi altro proprietà immobiliare, ora adibita a fini militari, vi venga in mente.
  • Arnaldo
    Continua dal post precedente

    DIFESA SERVIZI - INFRASTRUTTURE - ENERGIA ELETTRICA
    Un intero discorso a parte è ovviamente quello sulle infrastrutture che ipotizzano e su cui fantasticano tutti.
    L'autonomia e il controllo totale delle infrastrutture militari è il primo presupposto di qualsiasi "trattato" di tecnica militare.

    Per quanto riguarda l'energia, del resto anche oggi le installazioni strategiche della difesa, in italia, hanno sistemi di produzione e distribuzione autonoma.
    Spesso sono sistemi obsoleti o insufficienti, (non sempre però, sopratutto se si parla di ambiti operativi NATO).
    In tutti i casi, quando non sono sistemi totalmente ridondati, le strutture di produzione/trasformazione/distribuzione dell'energia elettrica, sono comunque interfacciati per ogni evenienza alla rete di distribuzione italiana. Rete che è ormai a gestione privata anche quella, essendo in mano a Terna.

    Finora nessuno nel "sistema pubblico" probabilmente ha mai davvero "controllato" niente per quanto riguarda questi costi di energia a fini militari. Diciamo quando una struttura militare attinge in modo diretto a coperture di capitoli pubblici della finanziaria di uno Stato, come succede finora, è questa una spesa corrente quasi indiscutibile. Ma in una struttura privata, si suppone che il controllo di gestione su spese e entrate sia molto più accurato.

    E' quindi ovvio che uno dei presupposti per Difesa Servizi sarà quello di migliorare e ottimizzare il proprio sistema energetico. E potete star certi che sceglierà qualsiasi modo utile per farlo.

    Nulla vieterà a Difesa Servizi ad esempio di costruirsi (ipotizzo e resto in Sardegna) a Capo Frasca o a Perdasdefogu una serie di parchi eolici o fotovoltaici nelle aree di demanio militare di quei poligoni, quando diventassero private, per garantirsi l'autonomia energetica di strutture strategiche con scopi militari. Anzi si può star certo che i requisiti attuali di compatibilità ambientale (o le resistenze sociali e politiche dei relativi territori dove si andrà a farlo) in questo caso, saranno facilmente bypassabili e conteranno meno del due di picche.
    Andiamo a dirlo a Vicenza e a quelli che si opponevano all'ampliamento della Base USA.

    E non pensiate servano nemmeno "coperture" elevate dal punto di vista del segreto militare, di stato o chissà che cosa.

    Oppure (ipotizzo ancora) immaginiamoci una splendida nuova base militare della Marina (che non serva necessariamente per l'attracco di sommergibili a propulsione nucleare ma che all'occorrenza si possa offrire anche a tale scopo) che sorga a Cagliari, magari a Calamosca.

    Sarebbe perfetta per l'approdo, la sorveglianza e il controllo delle rotte più "calde" che sono quelle nord-africane e non solo a fini militari. Penso ad esempio a quelle mercantili che grazie alla vicinanza della somalia diventano sempre più pericolose o alla sorveglianza per l'immingrazione illegale, con strutture militari che si ipotizzano cooperanti a livello UE).

    Una struttura di questo tipo, a disposizione di chiunque possa pagarne i servizi, risulterebbe anche integrata in un sistema di infrastrutture territoriali di viabilità e logistica, praticamente già pronto e in via di perfezionamento che vede concentrarsi nel sud della Sardegna molte cose.

    Esempio la SARAS presente a Macchiareddu, con le sue capacità di trattamento idrocarburi o approvvigionamento di carburante a volontà.

    Il PORTO CANALE a due passi. Che ora è diventato una struttura adeguata alla logistica di supporto per il pesante trasporto merci via mare. Tra l'altro ora il porto canale è in mano ad una multinazionale che è anche una delle tante "contractors" della DA (il dipartimento difesa USA) e grazie alla stessa società e a sue partecipate mi pare anche che molti mezzi militari americani per l'Iraq siano del resto transitati nel ns. porto canale (come se si trattasse di normali container di vestiti cinesi) nell'indifferenza di tutti noi, nemmeno troppi anni fa.

    Qui nel sud della Sardegna, inoltre, siamo agevolati anche per quanto riguarda i trasporti aerei dato che abbiamo non solo un aeroporto militare "Nato certified" ovvero Decimomannu, ma anche uno civile/militare (Elmas) a brevissima distanza.

    A Elmas, in particolare, l'aumento del volume di traffico aereo civile ha reso necessaria la costruzione di una nuova seconda grande pista di atterraggio. Pista che suppongo sia facilmente abilitabile, all'occorrenza, al trasporto aereo militare più pesante. Penso ad esempio agli aerei da trasporto pesante USA, che sono veri e propri traghetti dell'aria, come i Galaxy in grado di contenere molti tank al loro interno e che fino a poco tempo fa potevano permettersi di atterrare solo a Catania-Sigonella, in tutto il sud italia.

    A La Maddalena del resto una base marina di questo tipo non la si potrà più fare (non solo per la carenza delle infrastrutture, cosa di cui gli americani si sono sempre lamentati) ma perchè le aree sono già state provvidenzialmente "opzionate" dallo scippo del G8, e ristrutturate con i fondi dei sardi, per poterle donarle alle aziende della Marcegaglia, che le sfrutteranno a fini turistici per molti anni.

    Insomma, immaginatevi qualsiasi struttura vi venga in mente, in grado di offrire un "servizio" di supporto alle nostre forze armate, a quelle dei paesi NATO e a quelle dei paesi "amici".

    Niente di diverso da quello che è stato finora fatto con il sistema di puntamento e addestramento in volo che esiste a Decimomannu o con i poligoni di Perdasdefogu o Teulada.

    Con la differenza che stavolta, a decidere le cose non sarà solo lo Stato che forse un minimo di remore istituzionali ancora le possiede, ma un soggetto privato, con scopi di puro e immediato profitto.

    Niente vieterà ovviamente che queste vecchie e nuove strutture siano alimentate da centrali elettriche private. Anzi è prassi. L'energia costa meno produrla che comprarla.
    Ed è anche ovvio che ci saranno accordi tra Terna e Difesa Servizi Spa per l'interscambio energetico, ovviamente in ben più larga scala rispetto quelli che qualsiasi cittadino può sin d'ora fare quando si installa un banale impianto fotovoltaico domestico.
    Magari, la ns. solerte amministrazione pubblica finanzierà pure (con i soldi di noi contribuenti) la Difesa Servizi spa affinchè si possa costruire la sua centrale "pulita" che non sarà necessariamente fotovoltaica o eolica.
    Ultimamente sentiamo tanti giornalisti prezzolati fare inchieste e parlare di nucleare "pulito" di nuova generazione. Sarà un caso? Le parole lavano molte mani e altrettante blackwater.

    La scelta del tipo di centrale, sarà quindi sicuramente "ri-pulita" in quanto basata sulla massima convenienza economica.

    Quindi NESSUNA SPERANZA anche in questo caso.
    Aspettatevi di veder sorgere in fretta, a fianco alle future strutture militari gestite da Difesa Servizi,
    non soltanto uno, ma MOLTI TERMOVALORIZZATORI, DEPOSITI DI SCORIE, o CENTRALI DI QUALSIASI TIPO, NUCLEARE COMPRESO.
    Anzi, siccome saranno sicuramente più piccole e meno appariscenti (anche per la percezione psicologica) saranno molte di più di quelle 4 ipotizzate sullo studio Enel di cui si parla tanto in questi giorni.

    Sopratutto in Sardegna. Diventata ormai una terra abitata da nani.

    Infatti non vedo proprio come una qualsiasi amministrazione locale, Comune, Provincia o Regione appartenente ad uno stato come questo italiano, con un regime legislativo mutato come quello che si profila a breve (che decide di ri-ammettere la produzione di energia nucleare a scopi civili) potrà MAI impedire di fare qualsiasi cosa ad un soggetto (anche privato) che si debba occupare della Difesa Militare del paese.
    Un soggetto avente dunque scopi prioritari e pari per importanza almeno a quelli dello Stato stesso in tali ambiti, dunque superiori a prescindere rispetto qualsiasi ente locale e perdippiù su materie nelle quali NESSUNA amministrazione locale ha avuto o avrà mai alcuna competenza come la difesa.


    INFRASTRUTTURE - TELECOMUNICAZIONI
    Ma l'aspetto ulteriore da considerare non è soltanto questo. Oltre gli immobili o la produzione di energia, esiste un altro vasto mare di "servizi" possibili e ad alto valore aggiunto. Che in questa fase sembrano passare in secondo piano. Sono tra questi ad esempio le telecomunicazioni.

    E' ovvio che le telecomunicazioni in ambito militare sono elemento vitale. Penso sia anche noto a tutti che le forze armate in Italia hanno sempre avuto sistemi di telecomunicazione radio per dati e fonia, oltre che reti fisse mobili separate da quelle civili. In alcuni casi questi sistemi hanno precorso le tecnologie poi utilizzate in ambito civile.

    E' forse meno noto che molte frequenze dello "spettro" delle emissioni radio sono bloccate in quantro vengono riservate da sempre e soltanto a scopi militari.
    Sono molte di più di quante non ne servano realmente. E sono così bloccate dalla fine della seconda guerra mondiale, quando gli apparati e le trasmissioni in radiofrequenza avevano ben altre esigenze e necessità di canali e spazio sulla banda rispetto quelli attuali.

    Le frequenze pubbliche per così dire "aperte" sono non solo affollate, ma controllate, normate e soggette (con l'avvento dei nuovi sistemi di comunicazione) ad una sempre crescente richiesta.
    Tutte le volte che si "libera" qualcosa è quindi un pezzo di etere che viene immesso nel mercato, con notevole profitto per chi vende. Finora è stato lo stato e si è liberato sempre qualcosa, sciogliendo i vincoli su frequenze riservate ad uso militare. Vedasi le gare per le frequenze UMTS di diversi anni orsono.
    Ma non parlo solo delle frequenze per la trasmissione radio della fonia cellulare o di quelle (caso analogo e recente) della televisione digitale, su cui molti dei giochi sono fatti.

    Parlo delle frequenze per i nuovi sistemi wireless e wi-Max di connessione senza fili e in banda larga alle reti telematiche, su cui in Italia (guarda caso) siamo in ritardo da tempo grazie ad un famigerato decreto-legge Pisanu sull'anti-terrorismo che ne ha bloccato lo sviluppo (a differenza di tutto il resto dell'Europa) imponendo un assurdo vincolo di non anonimato all'atto della connessione e reiterando il blocco di vaste porzioni di quelle frequenze militari sempre inutilizzate.

    La maggior parte delle frequenze su qui tali sistemi lavorano è sempre stata di "competenza militare". Ovvero, lo spettro di frequenze migliore, per garantire grandi coperture e larghezza di banda, è soggetto ai vincoli di indisponibilità e servitù militare attuali.

    Allo stesso modo e con le stesse modalità con cui Difesa Servizi Spa si prenderà la TERRA, alla fine essa disporrà anche dell'ARIA, o meglio del CONTENITORE tecnico (le frequenze) e dunque oserei dire anche del CONTENUTO di molte delle informazioni che viaggeranno nell'etere nell'immediato futuro. Compresa la nuova internet mobile che tanto di cui tanto si parla oggigiorno.

    Lo scenario diventa sempre più interessante, non trovate? Sopratutto in un italia dove chi ci governa, governa anche perchè ha posseduto e in gran parte possiede l'attuale sistema informativo e mediatico. E mi pare che si trovi in ottima posizione per il rapido possesso anche di quello futuro.

    A proposito di frequenze militari e telecomunicazioni e a proposito di Sardegna...
    Tornando alla ns. piccola e banale isoletta, direi che non si debba dimenticare come esista un precedente proprio riguardo lo sfruttamento delle licenze militari Wi-Max.
    Forse non tutti sono a conoscenza del fatto che Renato, Soru non troppo tempo fa durante la sua esperienza da presidente della regione e con il governo Prodi, tentò un operazione audace e veloce che stava anche per andare davvero in porto,
    Lanciò infatti sul piatto delle "dismissioni di immobili del demanio militare" un'altra mina che prevedeva l'ulteriore cessione alla Regione delle frequenze militari che avrebbero permesso la copertura senza fili, in modalità radio con sistemi Wi-Max in tutta la Sardegna..!

    L'idea era insomma quella di una larga banda senza fili, su cui veicolare in modo veloce ed economico, non soltanto l'accesso alla rete internet, ma anche futuri contenuti pubblici di tipo televisivo e multimediale in alta risoluzione.
    Questa tipologia di accesso era ipotizzata disponibile ovunque e gratuita per tutti in Sardegna, così come descritto nel progetto originario (il piano telematico 2004) dell'appena insediatasi amministrazione regionale di allora...
    Avete idea di quanti "interessi" privati e di quale precedente istituzionale avrebbe creato questa cosa? Non a caso venne affossata rapidamente, dallo stesso governo amico di allora.
    Oggi quindi non ci dovrebbe stupire più di tanto che sia stato fatto fuori in fretta, il ns. Renato Soru.
    Così come non stupisce che anche la sua prima "mina" (quella degli immobili) sia stata altrettanto prontamente disinnescata dalla nuova amministrazione regionale sicuramente ben più sottomessa ai diktat del governo centrale.
  • Arnaldo
    continua dal post precedente...


    DIFESA SERVIZI - INFRASTRUTTURE - ASSISTENZA AL VOLO
    Un altro esempio di "servizio" possibile e ad alto valore aggiunto sono le infrastrutture per l'assistenza al volo o alla navigazione.

    Tanto per farvi un esempio, alcune strutture di assistenza al volo in Italia (parlo dei sistemi radar di sorveglianza del traffico aereo, quelli che ogni aereo sia esso civile o militare "contatta" in volo strumentale per poter arrivare in prossimità di una pista di qualsiasi aeroporto),
    Ad essi si aggiungono gli strumenti radio TBT (terra bordo terra) che permettono la comunicazione a voce tra torre di controllo e piloti, insieme ai sistemi ILS (Instrumental Landing Systems) che sono quelli di prossimità rispetto alle piste e permettono di atterrare anche in condizioni di assenza di visibilità o maltempo. Insomma, strumenti vitali e complessi che proteggono la vita di chiunque salga su un aereo per viaggiare.

    Ad esempio un volo da Roma che arrivi su Cagliari di solito può servirsi di almeno 2 radar (supponimao Ciampino dal decollo fino a metà strada sul tirreno, poi immagino potrebbe usare Monte Codi a Perdasdefogu e infine Capo Carbonara a Villasimius ).
    Ho citato non a caso queste 3 strutture perchè in questi e altri casi analoghi molti servizi sono normalmente gestiti dall'aviazione militare. L'aeronautica ha una serie di sue strutture tecniche di supporto proprio per questo motivo. Si chiamano Gruppi TLC ed esistono in molte regioni. Anche in Sardegna. Si occupano con reparti di specialisti militari proprio della manutenzione di tutti questi apparati. Sia su aeroporti militari che su quelli "misti" come nel caso di Elmas o Ciampino. In molti casi complessi la gestione e manutenzione avviene anche in una forma ibrida tra militare/pubblico/privato. La cosa è prassi normale che avviene da molti anni, sia con il concorso dell'aviazione civile che di aziende private fornitrici o manutentrici.
    Si tratta dunque di meccanismi di gestione con aziende "contractors" che sono sempre esistiti.

    Solo che il soggetto appaltatore, nei confronti di qualsiasi privato, era in qualsiasi modo rappresentato dallo Stato, dunque soggetto ch esi suppone istituzionale, in larga misura trasparente e controllabile almeno si spera.

    Un esempio, di azienda "contractor" esistente in Sardegna, potrebbe essere la VitroSelenia.
    Questa azienda ad esempio, dovendo gestire sistemi radar, TBT, anche alcuni sistemi speciali di cine-telemetria militare nel poligono del Salto di Quirra (esistenti solo in questa speciale installazione militare in Sardegna) fino all'inizio degli anni novanta aveva anche personale civile operante e delle proprie strutture dislocate nella base militare di Capo San Lorenzo.

    I sistemi di cui parlo sono quelle piccole costruzioni che sembrano, e in parte anche sono, cinetelescopi speciali ad uso militare.
    Li notate facilmente ancora oggi grazie alle loro cupolette bianche, percorrendo la vecchia orientale sarda, sulle colline da Villaputzu fino a Tertenia.

    I cinetelescopi servono per la rilevazione filmata degli aerei telecomandati che partendo da Perdasdefogu, trascinano in volo un radiobersaglio fino al mare.
    In questo modo venivano provati i diversi sistemi missilistici, delle navi della marina militare italiane, ma anche delle altre marine di paesi Nato, comprese le portaerei della sesta flotta americana di stanza a Bagnoli o i sistemi di chiunque potesse "noleggiare" il poligono interforze.

    Vista la sua storia, immagino che il poligono di Perdas abbia attività e sviluppi in corso che riguardano i nuovi accordi di cooperazione per la realizzazione di "velivoli droni intelligenti di combattimento" (ovvero quegli aerei USA senza pilota come il tristemente noto "predator") che sono stati molto utilizzati finora sia in Iraq che in Afganistan e vengono considerati indispensabili in tutti gli scenari di guerra in corso nel mondo, da parte degli americani. Sono certo si stia facendo e ipotizzando qualcosa di simile, con un bel concorso di colpa sia degli ambienti militari che di quelli pubblici e privati.

    Tutto questo inciso comunque per cercare di far capire a chiunque come sono almeno 30 anni che tali ambienti pubblici, militari e privati collaborano nell'ambito "difesa".
    Si è sempre potuto fare senza nessun problema,in segreto o alle spalle grazie alla totale ignoranza o quasi della stragrande maggioranza dell'opinione pubblica e senza dover cambiare la natura o le logiche del sistema, come sembrano voler fare ora i ns. governanti.

    Insomma, dal puntodi vista di gestione delle proprie risorse e infrastrutture militari, lo stato italiano poteva ritenersi in grado di provvedere anche con la normale struttura legislativa esistente.

    La scelta di privatizzazione, non è quindi una ottimizzazione dei processi come qualcuno vuole farci intendere, ma solo l'ennesima speculazione sulla nostra pelle.

    E, con gli scenari dell'aviazione civile italiana, nelle condizioni che tutti conosciamo (vedasi caso Alitalia ecc.), pensare anche a come e a chi nell'immediato futuro verrà data in mano la parte militare della rete di assistenza al traffico aereo, mi sembra cosa da non trascurare.

    Detto questo, parlando della sperimentazione delle armi, lascio da parte per un momento le mie motivazioni "etiche" di disprezzo personale nei confronti di questi accordi di cooperazione militare non a fini difensivi ma di attacco, che di fatto trasformerebbero (anche senza Difesa Servizi Spa) questo luogo di questa Sardegna in una luoghi di sperimentazione di armi di morte terribili in un modo ancor peggiore di quanto non lo sia stata finora.

    Le lascio da parte per dire che:

    - Sarebbe già drammatico per noi, assistere ad una forza armata italiana (un paese che ripudia la guerra) che prepara e testa ( in virtù di accordi Nato), un aereo senza pilota per porlo al servizio del primo generale folle dell'US Army che desideri usarlo.
    Un folle a cui basterà schiacciare divertito un pulsante nel suo videogame preferito laggiù negli Stati Uniti per bombardare un villaggio afghano e uccidere magari centinaia di innocenti, senza rischiare nemmeno il culo di un pilota della sua aviazione.

    - Diventa doppiamente drammatico sapere che questo governo italiano che NON ci rappresenta si appresta ad aprirlo questo genere di mercato d'armamentario di servizi di morte, in scala il più ampia possibile e per l'unico motivo che realmente interessa alla sua parte politica.
    Ovvero i SOLDI, anche se saranno sempre più sporchi di sangue.


    PERSONALE
    L'ultimo, ma in realtà assolutamente vitale e importante argomento riguarda la massa di "persone" che Difesa e Servizi sposterà.
    Anche di questo si parla poco. La strana "migrazione" di una massa composta da decine di migliaia di dipendenti, che andranno dal pubblico al privato, in tutta italia, vi sembra qualcosa di banale?

    Il peso in termini elettorali dell'immenso BACINO DI VOTI costituito da una massa di persone di questo tipo, omogenea sotto certi aspetti come lo sono i militari, penso sia visibile a chiunque.
    Il bacino è anche quello (per vari motivi) che trova il più facile riferimento nel centro-destra o nella destra.

    Il corteggiamento della destra politica ben prima di AN o del ministro La Russa che salta da una caserma all'altra sempre in mimetica (lui che se non erro è stato pure riformato) per tutte le forze armate non è certo cosa difficile da rilevare.

    Inoltre, cosa che immagino piacerà e tanto ai fautori del nuovo Brunetta-style una massa di lavoratori "pubblici" come quella dei militari, si troverebbe in una condizione ASSOLUTAMENTE NON SINDACALIZZATA (almeno finora hanno una rappresentanza puramente formale attraverso i COCER). Una cosa impossibile da trovare in qualsiasi altro settore pubblico o privato.

    Ci sono molti anni davanti prima che all'interno dello stesso nucleo di lavoratori si possa formare una coscienza "critica" forte di questo tipo o sindacale, riguardo i propri nuovi diritti e doveri dei lavoratori. Vedasi il caso analogo del "passaggio" delle forze di Polizia avvenuto molti anni orsono.

    Quindi un immenso bacino elettorale esistente. E un immenso bacino elettorale futuro, su cui far convergere qualsiasi "desiderata" della politica del sottobosco di clientele e affarismi, sapendo che non potrà essere soggetto quasi a nessun controllo, da parte dei cittadini, in quanto privatizzato.
    E in quanto, il servizio che Difesa Servizi dovrà erogare non sarà nemmeno da questi cittadini "quantificabile" in nessun modo.

    A differenza delle infrastrutture acqua, luce gas o altro che il proprio esercito funzioni bene o male in guerra, o durante le catastrofi, penso non sia molto interessante per nessun cittadino provarlo senza necessità.

    Difesa Servizi, dunque offrirà SERVIZI PRIVATI PER PUBBLICHE MANCANZE DI VIRTU'.
    In tutti i settori e senza che nessuno di voi possa metterci naso. Questa è la realtà.

    E se nessuno protesta ci scapperà pure l'elemosina di qualche migliaio di nuovi posti di lavoro per "chiamata diretta" per quei giovani sardi disoccupati, con precedenza ai figli degli amici.
    Così saremo tutti fessi e contenti.

    Guarda caso infatti, dalla cessazione del servizio di leva, l'arruolamento nelle forze armate avviene solo su base volontaria e per concorso.
    La base sociale di riferimento dei volontari è in larga misura economicamente disagiata o proveniente da aree del sud italia (l'altissima percentuale nelle forze armate di siciliani, calabresi, pugliesi, sardi e campani non è un caso) che presentano tali problemi di basso reddito e disoccupazione diffusa.

    Anche se poi chi decide di arruolarsi oggi, forse a differenza del passato, arriva a concorrere con un livello medio di scolarizzazione e istruzione e anche con punte elevate di specializzazione (come nel caso di allievi sottufficiali/ufficiali).

    Sotto certi aspetti quindi è questo uno dei settori pubblici che per i compiti operativi che deve prevedere effettua ancora una forma di selezione iniziale e una relativa formazione in itinere prima di prevedere un avanzamento di carriera che.
    In qualche misura, una forza armata è forse davvero un sistema meritocratica e rappresenta un sistema efficace per una grossa parte del proprio personale. Sicuramente lo è di più di molti altri settori del pubblico.

    Cosa succederebbe con l'annullamento di qualsiasi vincolo o freno istituzionale del pubblico da questo punto di vista, non ci è ancora dato di saperlo.
    La proposta di legge non entra infatti troppo nel dettaglio sulle forme di inquadramento futuro, ovvero quale sarebbe il contratto privatistico del personale) che finirà dentro la Difesa Servizi mantenendo compiti militari (Eccezion fatta per la dichiarazione di copertura degli attuali livelli e costi).

    Anche qui lo scenario è fantasticamente APERTO ALLE PIU' NERE PREVISIONI.

    Oggi lo stato arriva a dare uno stipendio di 3 o 4mila euro ad un caporale della Brigata Sassari che decida di partire in missione per l'Afganistan. Essendo sardo io spero che questo caporale almeno non sia coglione al punto da uccidere un bambino afghano, nemmeno per sbaglio.

    Forse domani però, un bell'esercito di mercenari italiani o di qualsiasi altro paese europeo, assoldati dalla nostra Difesa Servizi spa, potrà essere composto anche da ex galeotti disposti ad andare a sgozzare chiunque, ovunque nel mondo e per molto meno.
    Come succede fin d'ora per alcuni ex Navy Seals che si dice siano ormai diventati contractors di aziende americane al soldo del cartello di Medellin...

    Ecco magari questo governo potrebbe cominciare a pensarci.

    Insomma, vista la globalizzazione futura di questo genere di mercati, specializzare meglio i ns. militari attuali potrebbe essere una notevole ottimizzazione delle risorse e un grande business per la nascente Difesa Servizi spa.

    Penso sia tutto. Scusate per la lunghezza dell'intervento.
  • giuseppemulas
    Scusate ? Ma grazie a te per aver sviscerato tutti gli aspetti relativi a quest'argomento !!!

    C'e' di mezzo il controllo di mercati che noi comuni mortali neanche immaginiamo effettivamente ! Ancora peggio dello scenario pessimo fin qui ipotizzato...., interessantissimo l'aspetto relativo all'auto-approvvigionamento energetico per un settore come la Difesa/Offesa, e anche sulle dimensioni ridotte di eventuali ( sicure ?) centrali nucleari o anche inceneritori.
    Anche nel campo telecomunicazioni c'e' un mercato immenso da sfruttare, per non parlare poi dell'evoluzione dei rapporti contrattuali con le risorse umane, che giustamente hai accennato, mamma mia ragazzi da inorridire, regole di mercato al ribasso anche per i "militari", ma di quanti secoli indietro stiamo tornando ?
  • La faccenda è molto seria. Se il Governo di Roma decidesse di realizzare in Sardegna opere strategiche per l'Italia come le centrali nucleari o il gasdotto per soddisfare la sua fame di energia, molto difficilmente potrebbe accettare la questione dell'indipendenza sarda.
    Il fatto, poi, che queste opere vengano considerate "roba militare italiana" complica ulteriormente la quistione.
    In poche parole se non vogliamo ulteriormente violentare il nostro territorio e la nostra dignità non dovremmo consentire alcun insediamento nucleare e nessun passaggio di gasdotto.
    Naturalmente penso anche a coloro che non hanno mai considerata l'opzione dell'indipendenza sarda, e dico loro:
    non pensate solo all'oggi, dove vi sembra inconcepibile la vostra esistenza fuori dall'Italia, pensate che domani, o per i vostri figli questa potrebbe essere un esigenza vitale ma voi avrete ipotecato tutto all'Italia.
  • giuseppemulas
    "Aggiungo una considerazione: supponete che la Sardegna diventi uno Stato a sé. Immagino ch ei beni della Chiesa resterebbero alla Chiesa. Ecco, pure i beni di una società privata sia pur riconducibile all'esercito italiano mi sa che resterebbero proprietà di quella società.
    Terreni, edifici, e Centrali comprese."

    Giustissima osservazione, sarebbe un grattacapo in piu' non da poco.

    Ho pescato il Pdf di un documento dell' ammiraglio di divisione Girardelli dove si elencano i presunti vantaggi concernenti la scelta di istituire Difesa spa,
    guardate a pag. 7 il terzo punto, dice testualemente: "Struttura snella e flessibile organizzata per aree di business."

    http://www.cesmaweb.org/pdf/crisidifesa/AMMGIRA...

    Aree di business nel settore difesa( guerra) ? Il capitalismo sta' spolpando tutto ! Non ci si impegna neanche tanto a mascherare la realta' di queste manovre aberranti definite " aree di business"!. In quest'ottica rientrerebbero tranquillamente l'area di "business nucleare ", "business dei rifiuti " "business immobiliare ", ma anche "business della guerra ".

    Questa e' la democrazia baby !
  • chicco gallus
    Temo che le mobilitazioni popolari in Sardegna dipendano molto da quello che fanno Unione e Videolina.
    Se lavoreranno per anni per il nucleare, una fetta consistente di popolazione sarà pienamente convinta che chi si oppone a qualche bella centralona sia nell'ordine: ridicolo, sognatore, affossatore, affamatore, nemico dei bambini, pericoloso ambientalista e varie altre cose.
    Se non basterà l'informazione, una capillare opera di promesse di piccoli privilegi sortirà effetti miracolosi.
    Le ultime elezioni ci hanno mostrato quale enorme potere di convincimento abbia la combinazione di queste due cose.

    In più, ribadisco, una struttura privata che entri in possesso dei beni delle forze armate apre scenari che vanno molto oltre il nucleare.
    Da quel momento non ci sarebbero solo servitù militari (comunque pubbliche) ma proprietà private. E quanto siano inattaccabili giuridicamente le proprietà private lo stiamo imparando da Tuvixeddu.
  • Aggiungo una considerazione.

    Questa storia, appena mergerà in tutta la sua portata, costringerà molti a prendere posizione e a occuparsi di una questione di fondo che non li appassiona affatto, per pavidità, per interesse o per distrazione. Sto parlando del rapporto storico e politico tra la Sardegna e l'Italia. Non in termini contingenti (il perché tale piano del discorso sia poco praticabile in quel senso l'ho argomentato più sopra), ma strutturali. Lo dico, ricordando anche che tra un ano e poco più culmineranno i festeggiamenti e le manifestazioni per il 150° anniversario dell'unificazione dell'Italia. Scadenza quanto mai problematica, per noi italiani "speciali" (e casuali).

    D'altra parte, se ricordate, quando nel 2003 ci fa la grande mobilitazione proprio contro il nucleare, anche il governo regionale sardo, inizialmente possibilista (anche per ordini di scuderia), fu costretto a schierarsi, seppur ambiguamente, contro i ventilati progetti di colonizzazione atomica (diciamo così). Sentii con le mie orecchie Antonello Soro - non certo un estremista! - dire alla Camera dei deputati che una scelta di quel genere rimetteva in discussione il patto federativo tra Sardegna e Italia: una cosa inaudita!

    Una delle conseguenze politiche macroscopiche di quella stagione fu il formarsi di un'opinione pubblica più attenta del solito e più coesa su certe questioni fondamentali. Anche da lì nacque il fenomeno Soru (con Progetto Sardegna). Questo mi pare che non sia stato mai rilevato da nessuno, ma credo di poterla spendere come una buona spiegazione storica.

    Se ci fosse una nuova mobilitazione collettiva, essa dovrebbe fare i conti con una serie di processi che nel frattempo sono andati avanti (al di là degli avvenimenti contingenti, appunto).
    Sono curioso di vedere chi si farà carico di guidare o assecondare tale eventuale mobilitazione, con quali prospettive e quali parole d'ordine.

    Lo dico del tutto impersonalmente, con lo sguardo dello storico.
    Per quel che mi riguarda, so già da che parte stare e con quale visione complessiva della situazione e dei suoi possibili sbocchi.
  • michelamurgia
    Io voglio pensare - e spendermi - ottimisticamente. Stanotte ho sognato la gente in piazza, i discorsi, la resistenza a una cosa simile... non mi pare possibile che una enormità come il nucleare arrivi all'isola senza reazione, non è pensabile. Di sicuro io scenderò in piazza fisicamente e userò tutti i mezzi legali a mia disposizione per oppormi e far opporre più gente possibile. Ci sono forze politiche senza interessi in ballo che sosterebbero questa battaglia, non solo noi indipendentisti, e voglio sperare che in quell'emergenza sapremo andare oltre le nostre divisioni, perché il nucleare è un passo irreversibile, non una cosa su cui si può mediare.
  • Su questo, spero non ci sia bisogno di dirti che concordo al 100%.
    Mi auguro di non essere uno dei pochi, però. Tutto qui.
  • chicco gallus
    Ci sono diverse cose terrificanti in questo articolo.
    Una è l'intera questione nucleare.
    Un'altra è l'ingresso di una gestione di tipo privato nelle forze armate.
    Quest'ultima cosa ha talmente tante implicazioni spaventose che non tento neppure di analizzarle con un minimo di completezza.
    Dico solo questo: qualunque struttura gestita con criteri da azienda non ha più lo scopo per il quale è stata creata (se non come facciata) ma ha da subito il solo scopo di produrre profitto. In alternativa può avere lo scopo di accumulare potere (e anche qui confesso la mia inadeguatezza ad una analisi).
    Come minimo comunque una azienda Forze Armate non ha più lo scopo di servire lo Stato, ma quello di servire sé stessa.
    Le immense risorse che lo stato in qualche secoloha destinato alla sua difesa (e quindi a sé stesso) diventano un patrimonio che non è più comune, ma che serve invece a produrre profitti.
    Le forze armate potrebbero dedicarsi alla finanza, alla gestione immobiliare, alla gestione delle comunicazioni (brrr), alla sicurezza a pagamento, alla gestione delle carceri (su commissione), alla gestione dei rifiuti.
    Il tutto da una posizione privilegiata, che non solo scavalca ma può addirittur ignorare le norme e valide per gli altri. Senza obblighi di trasparenza.
    Per adesso si parla di farle entrare nella gestione dell'energia.
    Si parla di una forza economica immensa, una fetta enorme del patrimonio dello Stato.

    Il nucleare ha strisciato per anni, prima di uscire alla luce come progetto già compiuto.
    Questa trasformazione delle forze armate ora è appunto allo stato di azione sotto traccia, ma avverrà in modo velocissimo appena verrà alla luce in modo palese.
    Temo che a quel punto l'intera questione del nucleare sarà appena un punto di una lista lunghissima di cose veramente preoccupanti.
  • Chicco hai fatto tombola!
    La trasformazione delle forze armate da esercito di leva ad esercito di professionisti ha di fatto creato uno strumento alle dirette dipendenze del governo, totalmente slegato dalle originarie premesse fondanti di difesa dello stato.
    Di fatto oggi questo strumento può essere usato senza problemi anche nelle operazioni più "sporche", proprio perché formato da personale assunto e pagato solo per eseguire ordini, pena la perdita del posto di lavoro.
    Prova ne sia che nel Paese della libertà & obiezione di coscienza non si registrano più casi di diserzione, eppure le motivazioni etiche e morali per esercitare questo diritto non mancherebbero.
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