apr 01 2010

Il nucleare in Sardegna secondo Piergiorgio Massidda

Michela Murgia @ 8:05

Questo è il secondo dei post-it di riflessione civica in vista delle elezioni provinciali in Sardegna. L’articolo comprende anche il successivo carteggio pubblico con il senatore Piergiorgio Massidda, chiamato direttamente in causa.
Con le elezioni a due passi, nessuno è così sciocco da far associare il suo nome a temi impopolari come il nucleare, che, nonostante il continuo battage di disinformazione per farcelo digerire come “sicuro”, resta odioso alla gente come nient’altro. Infatti in Sardegna, dove il fronte dell’anti-nucleare è ampio e ben organizzato, tutti i politici si dicono contrarissimi alla centrale nucleare, Ugo Cappellacci compreso. Almeno a parole, perché i fatti sembrano indicare un’altra direzione. Pochi giorni fa infatti il senatore del pdl Stracquadanio ha raccontato di aver avuto una conversazione sul nucleare con il presidente della regione Sardegna, durante la quale egli non gli era sembrato per niente categorico nel suo no a proposito di una centrale sull’isola. Per dirla con le sue parole: «Il mio amico Cappellacci dice di avere delle perplessità. Ma è un’affermazione generica. In Sardegna abbiamo avuto un problema, di recente. C’è stata la crisi dell’Alcoa, un’industria fondamentale per l’isola. Il Governo sta trattando con grande determinazione per mantenere i posti di lavoro. Ma la produzione di un’industria che lavora l’alluminio richiede un alto consumo di energia. Quindi, se possiamo avere la produzione dell’energia lì vicino è meglio. In più le centrali hanno anche necessità di grandi quantità d’acqua, quindi l’ideale sarebbe mettere la centrale lì vicino». Insomma, qualunque cosa ne pensiamo, siamo nati per ospitare una centrale nucleare. Il senatore Stracquadanio non sembra essere a conoscenza del fatto che la Sardegna produce già molta più energia di quanta non ne consumi, Alcoa compresa, e che addirittura la esporta. Avrebbe potuto spiegarglielo Ugo Cappellacci, ammesso che i suoi spin doctors lo avessero informato, ma forse non lo ha fatto perché non era questa la cosa importante. Non è infatti il bisogno energetico della Sardegna che è in gioco, come non sono mai i bisogni reali dell’isola il motore delle decisioni che partono da Roma.
 Fatto sta che davanti a questa uscita i politici sardi del PdL sono andati subito in fibrillazione da campagna elettorale, e si sono precipitati a smentire. Il capofila della replica categorica è il senatore Piergiorgio Massidda, candidato come presidente della provincia di Cagliari, che dal suo blog afferma perentorio: “Caro Stracquadanio, noi il nucleare non lo vogliamo, confligge con lo sviluppo che abbiamo in mente”. Senza voler sindacare qui quale sia lo sviluppo che ha in mente il PdL per la Sardegna – sul quale dirò in altro post -  apprezzerei molto la replica netta del senatore, se non fosse che contraddice altre sue  affermazioni di appena dieci mesi fa, quando in un intervento al Senato affermò che: “Ora, il Governo e la maggioranza attuali intervengono a sostegno di una zona che vive una situazione di particolare sofferenza e che dovrà fare i conti con una perdita di migliaia di posti di lavoro se non si interviene immediatamente sul fronte dell’energia. […] Se si pensa alla quantità di energia che consumano le industrie che si occupano dell’estrazione di alluminio, zinco o zolfo e al costo dell’energia, che in Italia è superiore del 40 per cento rispetto ad altri Paesi, come si può non intervenire? […] Noi siamo intervenuti prevedendo la realizzazione di una struttura che, grazie ad un processo integrato, consenta di produrre direttamente dal carbone energia pulita, senza dispersione di anidride carbonica in atmosfera. (ndr: sarà mica la Ottana Energia di cui al post it precedente? Hai visto mai.) […] È inutile continuare a fare il sacrificio di non aprire centrali nucleari in Italia, tra l’altro di ultima generazione e dunque particolarmente sicure, per paura del nucleare, quando molti Paesi confinanti, quali Francia e Svizzera le hanno già costruite. […] Certo, il problema dei rifiuti tossici va risolto, ma non è legato solo alle centrali nucleari. Ad esempio, anche per un semplice esame della tiroide si usa materiale radioattivo, che produce scorie.” Uguale uguale a una centrale nucleare, no? Per chi volesse vedersi l’intero intervento, lo trova qui. Non escludo che il senatore Massidda possa in questi dieci mesi aver mutato parere, solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma le sue dichiarazioni di resistenza sarebbero comunque perfettamente inutili, e lui lo sa benissimo.  Cosa succederebbe infatti nell’improbabile caso in cui il governo sardo cercasse di legiferare per impedire la locazione di una centrale nucleare in Sardegna? Niente di diverso da quello che è successo in Campania, Puglia e Basilicata, che dopo averlo fatto si sono viste impugnare i provvedimenti davanti alla Corte Costituzionale per volontà dal ministro Scajola: “Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese“. Il ministro ha chiarito che l’esecutivo “impugnerà tutte le eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa materia strategica per il Paese“. Mi dispiace quindi per il senatore Massidda, ma il governo della cui maggioranza anche lui fa parte ha il nucleare nel suo programma, e se a Roma si decide che la centrale nucleare deve sorgere in Sardegna, non ci sarà niente che lui e gli amichetti del PdL sardo potranno fare per impedirlo, a meno che non si vogliano mettere a fare opposizione contro il governo con cui si sono fatti eleggere. Fino a quando non ammetteranno che gli interessi della Sardegna sono subordinati e sottoposti a quelli dell’Italia, i loro dinieghi avranno il sapore delle chiacchere elettorali. La strada per lo sviluppo in Sardegna passa per la piena sovranità sul territorio e sulle scelte strategiche che lo riguardano, e per realizzarla c’è un solo strumento: l’indipendenza. Un sentire indipendentista farebbe smettere di considerare la Sardegna come un’isola di servizio al resto d’Italia, e farebbe capire chiaramente che una terra che ha una esposizione solare benedetta dal 39° parallelo non ha bisogno alcuno del nucleare, perché è perfettamente in grado di produrre energia pulita per sé e per l’esportazione, e farne una fonte di posti di lavoro sicuri. Altro che Alcoa.
Chi vota su Cagliari e provincia, faccia un pensiero su iRS anche per questo. Le proposte di iRS sull’energia si possono leggere qui, non sono difficili.
—————————————————————

Il senatore Piergiorgio Massidda risponde sul suo sito alle questioni sollevate dal mio post sul tema del rapporto tra la Sardegna e il futuro nucleare che fa parte del programma del PdL a livello nazionale italiano.


Nel suo sito, la scrittrice Michela Murgia si occupa delle mie posizioni di assoluta contrarietà alla installazione di una centrale nucleare in Sardegna. Fautrice di un successo di iRS alle prossime elezioni per la Provincia di Cagliari, non ha un atteggiamento prevenuto (come lo hanno invece alcuni suoi interlocutori duri e puri) nei confronti del mio no. Ed è, questo, un buon segno di disponibilità a ragionare sulle cose. Le do atto che questo suo approccio alla questione apre interessanti prospettive a quella unità del popolo sardo che è la sola strada possibile per coalizzare il no al nucleare in Sardegna.
Le leggi regionali di contrasto sono pura e semplice demagogia perché, essendo sospette di incostituzionalità, non possono non essere impugnate da qualsiasi governo sappia quali siano le competenze dello Stato e delle Regioni, dopo l’improvvida approvazione del nuovo Titolo V fatta, con soli 4 voti di maggioranza, dal centrosinistra nel 2001. E così sarà fino a quando la Sardegna non si doterà di un Nuovo Statuto speciale di autogoverno come quello che, per esempio, è nel mio disegno di legge al Senato. Oggi come oggi, solo l’unità delle forze politiche, di quelle sociali, di quelle culturali e delle istituzioni può segnalare un no credibile.
Dopo il riconoscimento, dovuto, dell’approccio non pregiudiziale al problema che vedo nell’articolo della signora Murgia, devo anche dire che, comunque, vi aleggia il sospetto di una mia doppiezza che, invece, non esiste. Correttamente fornisce ai suoi lettori il testo del mio intervento al Senato in cui affermavo, fra l’altro, che “è inutile continuare a fare il sacrificio di non aprire centrali nucleari in Italia, tra l’altro di ultima generazione e dunque particolarmente sicure, per paura del nucleare, quando molti Paesi confinanti, quali Francia e Svizzera le hanno già costruite”. Meno correttamente, la signora Murgia, interpreta questo mio pensiero come adesione al nucleare in Sardegna, quando è invece trasparente (e comunque detto e ridetto anche in questo blog) ciò di cui sono convinto.


Cerco di dirlo ancora una volta nella maniera più chiara: la polemica antinucleare fondata sulla pericolosità delle centrali ha, soprattutto oggi con lo sviluppo della tecnologia, una valenza solo ideologica e di schieramento politico; io non sono contrario al nucleare in Sardegna per fanciulleschi timori che la scienza dimostra infondati, lo sono perché ho del modello di sviluppo della mia Isola un’idea diversa dal foraggiamento di industrie energivore; non sono e non posso essere contrario alla decisione di quelle regioni che volessero impiantare centrali nucleari o che si convincessero a farlo sulla base di un ragionamento intorno a costi e benefici di un tale impianto. In me, il rispetto delle autonomie regionali non è una bandiera da agitare o da nascondere a convenienza.
Afferma ancora la scrittrice sarda di non “voler sindacare qui quale sia lo sviluppo che ha in mente il PdL per la Sardegna – sul quale dirò in altro post”. Lo attendo con ansia, perché sono curioso di sapere da altri che cosa io pensi. Così come sono curioso di capire come si possa stravolgere, ad uso polemico, una considerazione assai semplice che ho fatto, sia nel mio intervento al Senato sia in tutte le altre occasioni. Stiamo attenti a dire un no assoluto allo smaltimento delle scorie nucleari, perché questo potrebbe ritorcersi contro di noi. In Sardegna noi produciamo scorie nucleari, per esempio negli ospedali. Dire no (per legge, ad esempio) allo smaltimento di esse in Sardegna equivarrebbe a dire che altri hanno l’onere di smaltire i nostri rifiuti.
Qualcuno sostiene, nel sito di Michela Murgia, che io avrei, così assimilato le scorie delle centrali nucleari a quelle da noi prodotte. Sarei in diritto di indignarmi per un tanto palese esercizio di malafede, preferisco assicurare che no, scorie di centrali e scorie prodotte per quelle “analisi tiroidee” che hanno acceso l’immaginazione prevenuta non sono la stessa cosa. Ma dovremmo metterci nell’ordine delle idee che prima o poi saremmo costretti a smaltircele per conto nostro. E i proclami sulla indisponibilità della Sardegna allo smaltimento delle scorie radioattive sono, appunto, solo proclami senza molto senso.
Così come trovo sconcertante l’idea, avanzata in quel dibattito al Senato da uno di quegli strenui difensori dei diritti dei popoli del Terzo mondo, di spedire nel Sahara le scorie prodotte in Italia. Per aiutare le economie di quei popoli, disse il collega, senza neppure arrossire. Sarà perché della solidarietà ho un concetto diverso, ma trovo inquietante quella proposta che, la signora Murgia può verificare, è riportata nei verbali della discussione parlamentare.
——————————————————————
Gentile Senatore Massidda, la ringrazio per la prova di disponibilità al dialogo che ha dato accettando di chiarire ulteriormente le sue posizioni, sia sul nucleare che sul rapporto tra Sardegna e Stato italiano. Le fa onore, e non solo in questa occasione.

Naturalmente capirà che non condivido la sua opinione sul nucleare, che considero strada assolutamente impercorribile non solo in Sardegna, ma in ogni dove. Lo penso per le stesse ragioni per cui gli è contrario il fisico e premio Nobel Carlo Rubbia: il nucleare è basato su una fonte in esaurimento, è tecnicamente superato, è inquinante in maniera insostenibile e oggi ha un rapporto costi-benefici del tutto svantaggioso rispetto ad altre fonti davvero pulite, come il solare. Volendo tacere di decine di altri studiosi con la medesima opinione, il professor Rubbia basta da solo a provare che per essere contrari a quella strada non serve l’ideologia, la scienza è più che sufficiente.

A questo proposito, anche se il PdL pubblicizza il nucleare come cosa sicurissima e moderna, è interessante constatare come quasi tutti i rappresentanti del suo partito favorevoli al nucleare a livello nazionale, siano poi ben contrari a livello locale. Persino Formigoni e Zaia, che pure guidano due regioni fortemente industrializzate, sembrano avere “un’altra idea di sviluppo” per il proprio territorio, esattamente come lei. Sembrerà una domanda sciocca, ma non si farebbe prima a trovare una produzione di energia compatibile con questa idea di sviluppo, piuttosto che continuare a smarcarsi perché la centrale nucleare se la prenda qualcun altro, magari manu militari?

Detto questo, devo anche confessarle che non comprendo la prospettiva per cui un impianto nucleare non sarebbe compatibile con lo sviluppo della Sardegna, mentre lo sarebbe lo stoccaggio delle scorie; è una materia sulla quale mi pare di capire che lei sia pericolosamente possibilista. Spero mi smentisca, perché quale sviluppo potrebbe sposarsi con la presenza sull’isola di un cimitero nucleare? Avranno compreso i suoi elettori che questa sua frase:
“Stiamo attenti a dire un no assoluto allo smaltimento delle scorie nucleari, perché questo potrebbe ritorcersi contro di noi. In Sardegna noi produciamo scorie nucleari, per esempio negli ospedali. Dire no (per legge, ad esempio) allo smaltimento di esse in Sardegna equivarrebbe a dire che altri hanno l’onere di smaltire i nostri rifiuti”
può significare che lei è favorevole a non escludere la Sardegna dall’elenco dei potenziali siti di stoccaggio di rifiuti radioattivi?

Il richiamo alla solidarietà per giustificare una cosa del genere apparirebbe davvero surreale. La Sardegna non ha bisogno di altra energia: ne ha bisogno l’Italia, esattamente come la Sardegna non aveva bisogno di basi nucleari, ma ne aveva bisogno l’Italia; il risultato è sotto gli occhi di tutti: la nostra isola ospita da sola il 60% delle basi italiane. In presenza di questo sbilanciatissimo rapporto di forza, in cui i bisogni che vincono non sono mai quelli dei sardi, sarebbe davvero paradossale venire accusati di egoismo perché non vogliamo prenderci le scorie che non abbiamo prodotto. Questo non vuol dire mandare in Africa i nostri rifiuti, anzi sono sicura che nessun sardo sarebbe contrario a stoccare sull’isola i rifiuti ospedalieri radiottivi provenienti dai nostri ospedali (che sono ben altra cosa dei rifiuti da scissione nucleare); ma da questo senso di autoresponsabilità non sorge l’obbligo – e meno che mai la disponibilità – a fare da discarica alle scorie di scelte energetiche che nemmeno ci riguardano, e che cambierebbero radicalmente il nostro futuro. L’unico modo per non doversi porre il problema delle scorie è investire su fonti energetiche che non producano scorie.

Infine devo dirle che apprezzo sinceramente il suo lavoro verso la ridefinizione dello Statuto, ma sono sicura che sia evidente anche a lei come in una logica autonomista il rapporto con l’Italia ci veda e ci vedrà sempre funzionali ad un interesse che sta altrove. Per questo l’unico statuto che può risolvere questo impasse è quello mirato a diventare costituzione statale, mettendo alla base di qualunque riscrittura la sovranità e il diritto all’autodeterminazione del popolo sardo. Confido che questo divenga obiettivo politico trasversale, fuori dagli steccati di destra e sinistra, e che in un futuro prossimo ci ponga davanti alle nostre scelte semplicemente come sardi.

——————————————————————————
Gentilissima signora Murgia
sono io a ringraziarla per il tono della sua risposta: dovrebbe essere usuale fra persone che, parzialmente o in toto, sono in disaccordo e purtroppo, invece, non lo è. Le sue e le mie tesi in materia di energia nucleare ci sono reciprocamente chiare e chiara è la distanza fra di esse. Su una cosa, però, siamo d’accordo: le centrali nucleari non hanno posto in Sardegna. Così come, mi pare, siamo d’accordo sul fatto che “nessun sardo sarebbe contrario a stoccare sull’isola i rifiuti ospedalieri radiattivi provenienti dai nostri ospedali”.
Forse non sono stato chiaro nel mio articolo ed è meglio precisare la questione: quando io dico che ho in mente un modello di sviluppo economico alternativo all’esistente e che per questo ritengo inutile l’impianto di una centrale nucleare ho in mente anche un conseguente no allo stoccaggio di scorie, salvo quelle prodotte in Sardegna che sono egualmente inquinanti.
Possiamo continuare a dissentire, ma sulla base della conoscenza delle reciproche posizioni. La mia è quella espressa anche qui, senza retropensieri, tatticismi o altro. È vero che il professor Rubbia dice ciò che lei riporta, ma tenga conto che molti altri scienziati dissentono radicalmente da lui e non credo utile alla discussione citare solo coloro i quali sono d’accordo con noi. Quanto alla enegia solare, credo che lei sappia bene come essa sia oggi a relativamente buon mercato solo perché gode di imponenti finanziamenti degli stati, altrimenti non lo sarebbe. I finanziamenti sono finalizzati a dare impulso alla ricerca e al know out, di modo che in un futuro non proprio prossimo questa fonte di energia sia conveniente e utile al raggiungimento dell’obiettivo della produzione di un 20% di energia rinnovabile. Oggi non è sicuramente un’alternativa.
Mi interessa decisamente di più il suo discorso sullo Statuto sardo. A lei uno Statuto di autonomia non basta e lo capisco: mi pare di vedere che per lei la sovranità e il diritto all’autodeterminazione del popolo sardo coincidono con la costituzione dello Stato sardo. Per me, come si può capire dalla proposta di Statuto speciale del Comitato per lo Statuto che ho fatto mia e trasformata in Disegno di legge, sovranità e autodeterminazione non coincidono con la creazione di un nuovo stato, entrambe si possono raggiungere ed esercitare all’interno della Repubblica italiana e dell’Unione europea.
Ci consente di farlo il diritto internazionale e, particolarmente, l’Atto finale di Helsinki e la Carta di Parigi: “In virtù del principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli, tutti i popoli hanno sempre il diritto, in piena libertà, di stabilire quando e come desiderano il loro regime politico interno ed esterno, senza ingerenza esterna, e di perseguire come desiderano il loro sviluppo politico, economico, sociale e culturale”. L’esercizio di questo diritto non ha bisogno di contemplare la creazione di un nuovo stato, cosa che, del resto, lo stesso Atto finale esclude.
A me sembra che questo sia l’optimum per il popolo sardo, raggiungibile pur da dentro la Repubblica italiana. Non sarà né facile né senza opposizioni. Il dramma è che le opposizioni cominciano dentro la Sardegna, da parte di chi scioccamente ritiene “separatista” uno Statuto che non incide sull’unità della Repubblica e da parte di chi, invece, lo ritiene poco avanzato. Una cosa massimamente temo: che la rincorsa al meglio renda impossibile il bene
.

Condividi questo articolo:

  • Add to favorites
  • email
  • Print
  • PDF
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • MySpace
  • Technorati
  • Wikio IT
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • Twitter
  • del.icio.us
  • Upnews
  • Yahoo! Bookmarks

Post correlati

blog comments powered by Disqus