<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Corona De Logu &#187; Bruno Tognolini</title> <atom:link href="http://www.coronadelogu.com/author/bruno-tognolini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.coronadelogu.com</link> <description> </description> <lastBuildDate>Fri, 18 Jun 2010 10:26:49 +0000</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>Basta: dichiaro Cixiri</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/05/493/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/03/05/493/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Mar 2009 16:45:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Bruno Tognolini</dc:creator> <category><![CDATA[Limba]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[cixiri]]></category> <category><![CDATA[limba sarda]]></category> <category><![CDATA[sardi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=493</guid> <description><![CDATA[“Signor Tognolini, se io avessi saputo che in questa corona de logu ( Michè traduci anche questo, il signore non sa cosa è la corona de logu) si poteva soltanto scrivere in italiano…” (da un post di Nanni Falconi su questo sito) Basta, dichiaro Cixiri, Nuxis, Foxi, Puxeddu, Maxia… Perché questo è il vero problema, adesso l’ho [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-497" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/ceci-150x150.jpg" alt="ceci" width="150" height="150" />“Signor Tognolini, se io avessi saputo che in questa corona de logu ( Michè traduci anche questo, il signore non sa cosa è la corona de logu) si poteva soltanto scrivere in italiano…” </em>(da un post di Nanni Falconi su questo sito)</p><p>Basta, dichiaro Cixiri, Nuxis, Foxi, Puxeddu, Maxia…<br /> Perché questo è il vero problema, adesso l’ho capito, finalmente!<br /> Ecco l’<em>ubi consistam</em>, il <em>where I belong</em>!</p><p>È il contrario di ciò che l’amico Falconi sostiene qui sopra: <strong>io non sono un signore! </strong>Facciamoci su quattro risate e state a sentire.<span id="more-493"></span></p><p>Io non sono un signore, questo è ciò che ci divide, non il mare.<br /> Quando scrivo in italiano (cioè quando scrivo, cioè sempre) sì: il mio è un italiano da signori.<br /> Ma quando dico cazzate, da solo a casa mia, quando canticchio o faccio lo scemo fra me e me, no. Viene fuori un sardo, il mio sardo, che non è da signori, per niente!<br /> Chi ha scritto quegli articoli còlti in sardo còlto sì che è signore, loro sì. E pensare che quando venivano a Cagliari a studiare con me, al Dettori, erano solo maioli biddunculi. Dalu, Selis, Tonara, Lodè&#8230; Forse ora si stanno vendicando. Ahi, che terra di vendetta! Perché io allora ero un signore agli occhi loro: mischino di me, figlio di ragioniere dell’ufficio acquedotto di Cagliari e di maestra che insegnava nel Sulcis. Però… Oh! Casteddaiu!<br /> Casteddaio burdo, dichiaro cixiri, sì!<br /> Ski-lellè di Via Firenze, angolo Via Pineta, non lontano dallo stadio Amsicora, dove andavo a vedere segnare Riva e Domenghini. Nenè noi skillellè lo prendevamo per il culo dicendo che correva così tanto sulle fasce laterali perché era abituato con la lancia in mano rincorrendo gazzelle. E quelle lance, così vicini eravamo all’Africa, noi a Casteddu non voi de is biddas, che quando arrivavano sulla spiaggia del Poetto – dicevamo fra noi per ridere – gliele rilanciavamo indietro. Invenzioni verbali e narrative da pisciarsi dal ridere, di ski-lellè casteddai fine anni ’50 e tutti gli anni ‘ 60. Io sono quello, ho quel nocciolo dentro. Dichiaro Cixiri col nocciolo del cuore. Un casteddaio burdo e corrotto che dichiara orgoglioso, come ognuno della sua d’infanzia, la sua Mammalingua.<br /> Volete sentire? Due esempi.</p><p>Prima composizione poetica, raccolta nei muretti in Via Firenze, dove la cantavamo con Gavino, Salvatore, Tonino, Sergio Cocco Tataèa, e altri; e poi perfezionata in Via Generale Cagna, ancora più vicino all’Amsicora, con Ninuccio, Agostino, mio cugino Marcellino Edù (<em>“Mincamiainculurù”</em> – rispondeva lui), e tante volte cantata che non l’ho dimenticata mai più. È mio patrimonio. Primo documento linguistico che propongo al consesso per dire cixiri, e comprovare la mia ontologia sarda. Sull’aria di “Quando spunta la luna a Merchiaro”.</p><p><strong>“Quando spunta la luna a Sant’Elia<br /> E su giarrettu cuccara in sa nassa<br /> S’affaccia a sa ventana sa bagassa<br /> T’ingurtiri s’anguidda bia bia”</strong></p><p>Vi posso assicurare, come poeta per bambini più noto e stimadu in su continente, Rodari torrau in terra, mi nanta, e ita brigungia, chi no è beru!, premio Andersen 2007, White Raven (cercate sul web) 2009, vi posso giurare: questa quartina è bellissima! Una così io devo ancora mangiare molto per pensarla.</p><p>UNICA NOTA. Nutro parecchi dubbi sulla purezza sarda, campidanese e perfino cagliaritana della locuzione “s’affaccia”; ma garantisco assolutamente sulla sua perfetta e piena appartenenza alla limba parlata fra Via Firenze e Via Generale Cagna.</p><p>Di un’altra composizione poetica posso dare più ampio documento.<br /> La fonte e il territorio di reperimento sono gli stessi. Credo mi sia stata insegnata da Ninuccio, che era grasso ma inarrestabile, invincibile, carogna.</p><p><em>(con andamento da ouverture lento e maestoso)<br /> </em><strong>S’atra dì chi ci seu passau<br /> Boghendi conca fia de sa ventana<br /> Tenia su bruncu parìara una rana<br /> Issu m’ha fattu subìttu azziccai</strong> (1)<br /> <strong>E deu di nau: Bairìndi Bugìnu!<br /> Attura attentu tui facc’e caghinu<br /> De non fai mera sciucchèzzas</strong> (2) <strong>cun mei</strong></p><p><em>(tempo dimezzato, rapido e concitato)</em><br /> <strong>Lassamind’andai &#8211; Calamì sa manu &#8211; Fill’e bagassa &#8211; Caghineri<br /> O ri segu su paneri…<br /> Po su zugu mi d’appu pigau, unu corpu ‘e conca si d’appu donau<br /> E’ sa botta proibìa chi m’anti imparau a Sant’Elia<br /> Calincuna dì te l’insegnerò</strong> (3)<br /> <strong>Stai attento perecabò</strong> (4)”</p><p>BREVI NOTE<br /> (1) <em>azziccai </em>: nella grafia Unificata di Via Cagna io Ninuccio e Marcellino Edù (<em>“Mincamiainculurù”</em>) non avremmo mai scritto “atzikkài”<br /> (2) <em>sciucchèzzas</em> (“sciocchezze” in sardo di Via Cagna)<br /> (3) p<em>erecabò</em>. Non ho fatto ricerche, perché faccio un altro mestiere, ma una certa sensibilità all’ontogenesi e filogenesi linguistica, innata e poi sviluppata nella professione, mi suggerisce che la locuzione derivi da “pe’ de caboni”, piede di cappone; in cosa fosse offensivo esser tacciato di avere i piedi simili a quelli di un gallo mi è sempre sfuggito; non mi sfuggiva che bisognava offendersi quando ce lo si sentiva dire. Offendersi e picchiare…</p><p>Nota del trascrittore: questa canzone la so cantare accompagnandomi con la chitarra, e quando ci troveremo se il vino è abbastanza vedrete e sentirete.</p><p>Però…<br /> Offendersi e picchiare. Non è vero che quei periodi erano del tutto felici.<br /> Erano tempi violenti. La virilità si misurava in noi bambini in una rigida scala gerarchica di colpi, pugni, sputi, calci e schiaffi. Io ero il penultimo, picchiavo solo Gavino, gli altri mi picchiavano tutti. Chissà Gavino, mischino.<br /> Be’, quel campo di tenzone, di battaglia, in trentatrè anni di continente, credevo d’essermelo scordato. E invece eccoli che mi aspettavano, nell’isola, i corpus de conca. E ciò che è peggio, eccolo rinascere anche in me, il barroso…</p><p>Però è servito, ho capito in cosa consiste la differenza.<br /> Io come sardo non sono un signore, sono vero e  nativo e DOC come quella infanzia di strada. Vi posso dire altre canzoncine, altri cixiri. So bene che la poesia cagliaritana conta ben altri versi e suoni e stili, che quando è stato il tempo ho letto e goduto (ricordo una poesia bellissima di Canelles &#8211; credo &#8211; appunto sul &#8220;Maiolu&#8221;). Ma questa era la mia lingua nativa, la lingua di strada, non quella dei libri. Sono un signore in italiano, perché dalle strade sono passato ai libri. Come sardo sono rimasto in quelle strade. Altri forse hanno fatto la via inversa.</p><p>Sono sardo, cagliaritano. Sono sardi i cagliaritani?<br /> Vogliamo, con una gigantesca sega a motore, escindere Cagliari a semicerchio e lasciarla andare alla deriva verso Gibilterra? Con Cappellacci e tutti i burdi cagliaritani incrociati con continentali commercialisti? E mia mamma mischina, che ha ottant’anni? E mio fratello che insegna inglese ai sardi del Liceo Artistico e ha la opel corsa? E mia sorella che insegna italiano alle medie e deve fare per obbligo corsi di sardo (chissà chi li tiene, chissà quanto prende).<br /> No, dài, non mandateli via dalla Sardegna, sono parenti miei.</p><p>Proveniamo da estremi, da estremi.<br /> Ma sulla stessa Isola.<br /> E facciamoci quattro risate.<br /> Non sardoniche, po prexeri…<br /> Cixiri.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=493" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/03/05/493/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Filastrocca per Ester Grandesso</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/02/25/filastrocca-per-ester-grandesso/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/02/25/filastrocca-per-ester-grandesso/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Feb 2009 14:40:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Bruno Tognolini</dc:creator> <category><![CDATA[Teatro]]></category> <category><![CDATA[biblioteche]]></category> <category><![CDATA[Ester Grandesso]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=159</guid> <description><![CDATA[Per Ester Grandesso, direttrice del Centro Servizi Bibliotecari della Provincia di Cagliari, che dopo aver tessuto in trent’anni di lavoro uno dei circuiti bibliotecari più vivaci d’Italia, e vinto nel 2005 il Premio Andersen per l’attività di promozione della lettura e di formazione dei bibliotecari, ha lasciato il suo telaio di libri ed è andata [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-160" title="Festival della poesia di Seneghe 2005 - BiblioBus" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/02/05-seneghe-4-150x150.jpg" alt="05-seneghe-4" width="150" height="150" /><em>Per Ester Grandesso, dirett</em><em>rice del Centro Servizi Bibliotecari della Provincia di Cagliari, che dopo aver tessuto in trent’anni di lavoro uno dei circuiti bibliotecari più vivaci d’Italia, e vinto nel 2005 il Premio Andersen per l’attività di promozione della lettura e di formazione dei bibliotecari, ha lasciato il suo telaio di libri ed è andata in pensione due mesi fa. Onore a lei per il suo lavoro di diffusione della migliore letteratura italiana per ragazzi in Sardegna.</em><br /> <span id="more-159"></span></p><div style="margin-top: 20px"></div><p>1.</p><p>Ester Grandesso tesse la rete<br /> La biblioteca delle biblioteche<br /> Semina, stimola, fa seminari<br /> Bibliotecaria di bibliotecari<br /> Tesse in silenzio, Ester Grandesso<br /> Non è visibile, non sa far chiasso<br /> Parla pochissimo, solo se deve<br /> Il suo tappeto vien su forte e lieve</p><p>Pura passione, dura pazienza<br /> – Mirto, porchetto, dice il mercato<br /> Della politica può fare senza<br /> – Mirto, porchetto, panecarasàto<br /> Spargere i semi, riempire i vuoti<br /> – Mirto, porchetto, formaggio, sebàda<br /> Le biblioteche non portano voti<br /> – Mirto, porchetto, nessuno ci bada<br /> Portano premi dall’Oltremare<br /> Ester Grandesso li va a ritirare<br /> Il continente fa onori profondi<br /> E la sua isola le taglia i fondi</p><p>Tesse la tela Ester Grandesso<br /> – Mirto, porchetto, girò, culurgionis<br /> E senza i fondi la tesse lo stesso<br /> – Mirto, porchetto, non sente ragioni<br /> Tesse il tappeto della cultura<br /> Fili di libri di tutto il mondo<br /> Che vanno dentro la terra più dura<br /> Col loro seme che arriva più in fondo<br /> Perché altrimenti davanti allo sguardo<br /> Se si promuove solo ciò che è sardo<br /> Qui fra di noi sarà il sardo perfetto<br /> Di là dal mare<br /> – Mirto e porchetto</p><p style="text-align: left;">2.<br /> Ester Grandesso adesso ha finito<br /> Non tesse più<br /> Resta a guardare se ciò che ha tessuto<br /> Rimane su<br /> Saranno brave le sue biblioteche<br /> A mantenere tessuta la rete?<br /> Sarà il tappeto che tesse se stesso<br /> Se non c’è Ester Grandesso?</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=159" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/02/25/filastrocca-per-ester-grandesso/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>La Compagnia dei Raminghi</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/02/24/la-compagnia-dei-raminghi/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/02/24/la-compagnia-dei-raminghi/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Feb 2009 10:45:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Bruno Tognolini</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Soru]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=66</guid> <description><![CDATA[Questa è una lettera a Renato Soru, che ho scritto la mattina presto del 17 febbraio, giorno successivo alle elezioni. È stata pubblicata su l&#8217;Unità Online e sul blog del sito di  Renato Soru. Mi sta a cuore che appaia anche qui. Presidente Renato Soru So che probabilmente avrà ben altro da pensare, oggi. Ma mi stava a [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-68" style="margin: 3px 7px;" title="compagnia" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/02/grenouilles_001-150x150.jpg" alt="compagnia" width="150" height="150" />Questa è una lettera a Renato Soru, che ho scritto la mattina presto del 17 febbraio, giorno successivo alle elezioni. È stata pubblicata su l&#8217;Unità Online e sul blog del sito di  Renato Soru. Mi sta a cuore che appaia anche qui.</em></p><p>Presidente Renato Soru</p><p>So che probabilmente avrà ben altro da pensare, oggi.<br /> Ma mi stava a cuore scriverle subito, sul ferro caldo della sconfitta sua e nostra, per dirle due cose.<br /> La prima può parere inutile e puerile, ma non lo è. Piangere compiutamente la sconfitta è importante quanto gioire legittimamente per la vittoria.<br /> E allora la prima è questa: mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace. È importante dirlo.<br /> Più di quanto mi sia dispiaciuto altre volte, per le tante altre sconfitte, di cui ormai abbiamo panoplia e galleria. Mi dispiace di più, stavolta, forse perché ho “preso parte” in prima persona, ho contribuito con scritture e letture alla sua battaglia. Ma non solo per questo: anche perché, facendone parte, ho potuto sentire un’onda di energia, una vampa inconfondibile di presenza, che non sentivo da anni. Mi dispiace che quella vampa non sia bastata, neanche stavolta.<br /> Non è bastato, dannazione, ma è servito. Per capire o confermare una visione.<span id="more-66"></span><br /> C’è una tribù dispersa, in giro per l’Italia, distratta e distante, una Compagnia di solitari in esilio dentro i propri cammini, come i Raminghi del Signore degli Anelli, che ostinati procedono in silenzio nell’attesa che passi la nottata. Quella nottata che a ogni sconfitta pare allungarsi, e di cui oggi, sarà pure illusione del lutto, ci sembra di non vedere più la fine.<br /> Ci sono ovunque questi Raminghi, in tutta Italia: io li incontro nei miei giri incessanti per scuole e biblioteche e comuni, sono insegnanti e scrittori e dirigenti scolastici e bibliotecari e librai e tanti altri. Altri li incontreranno in altri mondi, ingegneri, medici, studiosi, giornalisti, giuristi…<br /> Una parte, una sotto-tribù, la parte sarda di questa Compagnia Dispersa, si è radunata nelle scorse settimane attorno a Renato Soru. Ciascuno ha tirato fuori sotto la luce del sole le sue idee, che custodiva in silenzio in attesa di momenti come questo. Ciascuno ha tirato fuori le sue armi, cioè la perizia nel dare forma a queste idee. Forma verbale, musicale, poetica, politica, concettuale: le armi che usava ogni giorno nel suo solitario cammino. E queste forme, queste armi di linguaggio e cultura, scoperte al sole, hanno mandato un confortante sfavillio.<br /> Può sembrare consolatorio sgranare ora il rosario dei distinguo, il “quantitativamente” e il “qualitativamente”. Può sembrare inutile: nelle elezioni vince la quantità, non la qualità. Ma se è consolatorio è ben giusto che lo sia: consolarsi è sana e legittima cura, dopo i rovesci. E grandemente consola poter dire che la qualità etica ed estetica, intellettuale e artistica e umana dei Raminghi che Renato Soru raduna intorno a sé è molto alta.<br /> E forse il sottile invisibile gioco che la quantità intreccia con la qualità non è solo consolazione, non è inutile mascheramento, ma al contrario può celare sorprese per il futuro.<br /> Ora molti di questi Raminghi, molti di noi, torneranno nei loro cammini dispersi, torneranno in sonno. Ben svegli e attivi, beninteso, in questo sonno. Io per esempio non mi sono mai fermato, posso dirlo senza rischio di enfasi, come nota di fatto. Non ho cessato mai di combattere contro la miseria culturale, contro la cattiveria impoverita, libro per libro, incontro per incontro coi lettori, puntata per puntata di Melevisione. Ognuno tornerà nella sua contea, a combattere la sua battaglia, solitaria o con pochi compagni di imprese. Ma per la Compagnia – e uno scrittore sente in modo curioso queste parole – ora è il “sciogliete le righe”.<br /> E qui viene la seconda cosa, Presidente, che le volevo dire.<br /> Non c’è molto di onorevole nell’offrire la propria opera a un vincitore; è più decoroso offrirla a uno sconfitto. E allora sappia, Presidente Soru, che quando i tempi lo consentiranno, alla minima schiarita nella notte, quando lei riterrà che sia giunto il momento di richiamare a raccolta la Compagnia dei Raminghi, per quello che posso fare e che so fare, io ci sarò.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=66" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/02/24/la-compagnia-dei-raminghi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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