<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Corona De Logu &#187; Michela Murgia</title> <atom:link href="http://www.coronadelogu.com/author/michela-murgia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.coronadelogu.com</link> <description> </description> <lastBuildDate>Fri, 18 Jun 2010 10:26:49 +0000</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>Ministero della Cultura Militare</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/04/24/ministero-della-cultura-militare/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/04/24/ministero-della-cultura-militare/#comments</comments> <pubDate>Sat, 24 Apr 2010 19:43:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Fiera del libro di Macomer]]></category> <category><![CDATA[Libera Universidade Mediterranea]]></category> <category><![CDATA[Lucia Baire]]></category> <category><![CDATA[Regione Sardegna]]></category> <category><![CDATA[Saverio Gaeta]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1129</guid> <description><![CDATA[Lucia Baire è l’assessore  regionale sardo alla cultura, ma quale idea di cultura stia promuovendo  per l’isola lo si sta comprendendo bene solo ora; in vista delle  elezioni provinciali di maggio, forse gli operatori del settore  dovrebbero cominciare a farsi qualche domanda in merito. Un buon terreno  di verifica potrebbe [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://img691.imageshack.us/img691/134/baire.gif" alt=" " width="200" height="220" align="left" />Lucia Baire è l’assessore  regionale sardo alla cultura, ma quale idea di cultura stia promuovendo  per l’isola lo si sta comprendendo bene solo ora; in vista delle  elezioni provinciali di maggio, forse gli operatori del settore  dovrebbero cominciare a farsi qualche domanda in merito. Un buon terreno  di verifica potrebbe essere analizzare l’organizzazione della Fiera del  libro sardo di Macomer in corso in questi giorni, manifestazione che in  passato ha avuto un certo rilievo per l’editoria dell’isola, ma che  negli ultimi due anni si è distinta soprattutto per rapidità di  decadimento, disertata da pubblico e scrittori. Per rimettere  letteralmente le cose in riga l’assessore ha pensato bene di schierare  l’esercito, presentando la manifestazione in compagnia di un militare in  divisa e mostrine. Il perché di questa presenza è presto detto:  nonostante siano assenti dal programma della Fiera i soggetti principali  della filiera del libro sardo (gli scrittori, per esempio, e  l’associazione dei librai indipendenti), è previsto invece che un tal  Colonnello Giardini tenga un incontro sull’eccitante tema della  pubblicistica militare, che vanta titoli prestigiosi come &#8211; lo giuro, è  vero -  <a href="http://img651.imageshack.us/img651/2259/divisa.jpg"  rel="external">“Il Fascino della Divisa”</a>. <span id="more-1129"></span>Questa sensibilità al  valor militare l’assessore Baire deve averla assorbita dal suo sponsor  politico, l’arcivescovo di Cagliari mons. Mani, che prima di assumere la  guida della diocesi era proprio Ordinario Militare Italiano, <a href="http://www.ordinariato.it/"  rel="external">la massima carica dei  cappellani nell’esercito</a>, con giurisdizione su tutti i militari  delle forze armate, sui loro familiari e sul personale civile annesso,  con buona pace di don Milani.<br/><br /> <img src="http://img685.imageshack.us/img685/188/baire2.jpg" alt=" " hspace="5" vspace="3" width="200" height="161" align="left" />Conscia del  fatto che la Sardegna ospita da sola il 60% del totale delle basi  militari d’Italia, la signora Baire deve aver desunto che la nostra sia  una cultura militarizzata, dove acquista senso dare spazio anche a  “Caserme Aperte” – lo giuro, <a href="http://www.nsd.it/forze-armate/4-novembre-150-caserme-aperte-ai-cittadini.-si-alla-giornata-ricordo-caduti-in-missioni-di-pace.html"  rel="external">è vero anche questo</a> &#8211; l’iniziativa con cui  l’esercito cerca da sempre di convincere la popolazione locale che  carroarmati, aerei da combattimento e poligoni militari con proiettili  all’uranio impoverito siano una cosa da gita domenicale coi bambini,  proprio come andare a <a href="http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=602&amp;s=17&amp;v=9&amp;c=4461&amp;c1=%22Cortes+Apertas%22&amp;n=24&amp;ric=1"  rel="external">Cortes Apertas.</a> L’assessorato però non si limita a  consentire all’Esercito di spacciarsi per attore culturale sul  territorio: addirittura lo finanzia per farlo. L’imperdibile  appuntamento con la pubblicistica militare è infatti voce di spesa per  la Fiera per un importo di 10.000 euro, che per due ore di incontro  rappresenta più del cachet di un premio Nobel.</p><div>Tanta generosità – unita al  fatto che questa è l’unica  fiera editoriale dove gli editori espositori  vengono pagati, anziché pagare gli  spazi che occupano &#8211; farebbe  supporre che la signora Baire abbia deciso  di largheggiare in  finanziamenti a tutte le attività culturali sul  territorio regionale,  comprese quelle vere. Invece pochi giorni fa è  stata resa nota con  apposita delibera la notizia che le risorse ai  festival e alle altre  iniziative sono state ancora ridotte, con la  fissazione di tetti  massimi di finanziamento che quasi dimezzeranno i  fondi di eventi come  Gavoi e Berchidda, paesi antipatriottici che hanno  il peccato originale  di non ospitare nessuna base militare.</div><div>Il resto  del  programma della Fiera purtroppo non salva la scelleratezza della  scelta  di ospitare l’Esercito: le tre giornate di Macomer brillano  infatti  soprattutto per le assenze, e in quel che resta si  oscilla tra <a href="http://libreriarizzoli.corriere.it/libro/zavattaro_fabio-un_santo_di_nome_giovanni_.aspx?ean=9788874245581"  rel="external">marchette cattoliche</a>, banale stereotipo (il titolo  di &#8220;Sardegna nel Mito&#8221; fa eco al  patinato spot regionale <a href="http://www.youtube.com/watch?v=O88r5dnn52s"  rel="external"><em>Mith  in the mediterranean sea</em></a>, rivelando  bieche sinergie da Pro  Loco) ed <a href="http://www.anobii.com/books/Le_Colonne_dErcole/9788890074004/0112a4a685b6c1bb1b/"  rel="external">esplosive novità</a> di ben cinque anni fa, per  mettere insieme le quali il direttore artistico Saverio Gaeta ha  percepito 10.000 euro, in sfregio ai molti operatori culturali seri che  in questi anni hanno organizzato la Fiera di Macomer con totale spirito  di gratuità e professionalità ben superiore. Per ripagarli, lo  spazio  di esposizione ai librai locali è stato ridotto e relegato a un  locale  dove ci piove dentro, con il risultato che i protagonisti teorici  di  questa Fiera – cioè i libri – ieri erano “esposti” al pubblico  coperti  da un telo di plastica, come il cadavere di Laura Palmer.</div><div>Cieco a  queste evidenze, l’assessore alla Cultura di  Macomer Govanni Biccai ha  avuto il coraggio di proclamare ambizioso: «<em>Mi  piacerebbe che col tempo  la nostra mostra uscisse dai confini  regionali e si trasformasse nella  Fiera del libro del Mediterraneo</em>».  Le premesse per fare qualcosa di simile ci sono tutte, direi.  Ma visto  che si punta al grande evento, per l’anno prossimo mi permetto  di  suggerire un invito anche alla Protezione Civile, tanto per non farci   mancare niente.<br /> <strong>p.s.</strong><br /> Siccome a demolire sono  bravi tutti, in attesa del programma di Gavoi  segnalo costruttivamente  anche un esempio di progettazione culturale  seria, promossa dalla <a href="http://lum-sardigna.blogspot.com/"  rel="external">Libera  Universidade Mediterranea</a>, con appuntamenti  periodici su temi come  le energie rinnovabili, le conseguenze del  gasdotto dall’Algeria,  l’economia agricola e industriale davvero  sostenibile, il futuro della  lingua sarda e il posto della Sardegna nel  Meditterrano come nazione,  anziché come mito. Non c’è l’esercito, ma  pare che la gente ci vada lo  stesso.</div> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1129" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/04/24/ministero-della-cultura-militare/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Il nucleare in Sardegna secondo Piergiorgio Massidda</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/04/01/il-nucleare-in-sardegna-secondo-piergiorgio-massidda/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/04/01/il-nucleare-in-sardegna-secondo-piergiorgio-massidda/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Apr 2010 07:05:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Ecologia]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[centrale nucleare]]></category> <category><![CDATA[Piergiorgio Massidda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1092</guid> <description><![CDATA[Questo è il  secondo dei post-it di riflessione civica in vista delle elezioni  provinciali in Sardegna. L&#8217;articolo comprende anche il successivo carteggio pubblico con il senatore Piergiorgio Massidda, chiamato direttamente in causa.Con le elezioni a due passi,  nessuno è così sciocco da far associare il suo nome a temi impopolari  come [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://img156.imageshack.us/img156/9422/massidda.gif" alt=" " width="150" height="165" /></p><div><em>Questo è il  secondo dei post-it di riflessione civica in vista delle elezioni  provinciali in Sardegna. L&#8217;articolo comprende anche il successivo carteggio pubblico con il senatore Piergiorgio Massidda, chiamato direttamente in causa.<br /> </em></div><div>Con le elezioni a due passi,  nessuno è così sciocco da far associare il suo nome a temi impopolari  come il nucleare, che, nonostante il continuo battage di disinformazione  per farcelo digerire come “sicuro”, resta odioso alla gente come  nient’altro. Infatti in Sardegna, dove <a href="http://www.cagliarisocialforum.it/documenti/altri_materiali/No_Nucleare_28_marzo.pdf"  rel="external">il fronte dell’anti-nucleare</a> è ampio e ben  organizzato, tutti i politici si dicono contrarissimi alla centrale  nucleare, Ugo Cappellacci compreso. Almeno a parole, perché i fatti  sembrano indicare un’altra direzione. <span id="more-1092"></span>Pochi giorni fa infatti il <a href="http://www.ilminuto.info/notizia.php?id_notizia=2080"  rel="external">senatore del pdl Stracquadanio ha raccontato </a> di  aver avuto una conversazione sul nucleare con il presidente della  regione Sardegna, durante la quale egli non gli era sembrato per niente  categorico nel suo no a proposito di una centrale sull’isola. Per dirla  con le sue parole: «<em>Il mio <a href="http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2009/02/17/991054/images/9270-cappellacci.JPG"  rel="external">amico Cappellacci</a> dice di avere delle perplessità.  Ma è un’affermazione generica. In Sardegna abbiamo avuto un problema,  di recente. C’è stata la crisi dell’Alcoa, un’industria fondamentale per  l’isola. Il Governo sta trattando con grande determinazione per  mantenere i posti di lavoro. Ma la produzione di un’industria che lavora  l’alluminio richiede un alto consumo di energia. Quindi, se possiamo  avere la produzione dell’energia <strong>lì vicino è meglio</strong>. In  più le centrali hanno anche necessità di grandi quantità d’acqua,  quindi l’ideale sarebbe mettere la centrale lì vicino</em>». Insomma,  qualunque cosa ne pensiamo, siamo nati per ospitare una centrale  nucleare. Il senatore Stracquadanio non sembra essere a conoscenza del  fatto che <strong>la Sardegna produce già molta più energia di quanta  non ne consumi</strong>, Alcoa compresa, e che addirittura la esporta.  Avrebbe potuto spiegarglielo Ugo Cappellacci, ammesso che i suoi spin  doctors lo avessero informato, ma forse non lo ha fatto perché non era  questa la cosa importante. Non è infatti il bisogno energetico della  Sardegna che è in gioco, come <strong>non sono mai i bisogni reali  dell’isola il motore delle decisioni che partono da Roma</strong>.</div><div><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/1/13/Piergiorgio_Massidda.jpg/200px-Piergiorgio_Massidda.jpg" alt=" " hspace="5" vspace="3" width="150" height="190" align="left" />Fatto  sta che davanti a questa uscita i politici sardi del PdL sono  andati  subito in fibrillazione da campagna elettorale, e si sono  precipitati a  smentire. Il capofila della replica categorica è il  senatore  Piergiorgio Massidda, candidato come presidente della provincia  di  Cagliari, <a href="http://piergiorgiomassidda.blogspot.com/2010/03/caro-stracquadanio-no-qui-il-nucleare.html"  rel="external">che dal suo blog</a> afferma perentorio: “<em>Caro   Stracquadanio, noi il nucleare non lo vogliamo, confligge con lo   sviluppo che abbiamo in mente</em>”. Senza voler sindacare qui quale sia   lo sviluppo che ha in mente il PdL per la Sardegna – sul quale dirò in   altro post -  apprezzerei molto la replica netta del senatore, se non   fosse che contraddice altre sue  affermazioni di appena dieci mesi fa,   quando in un intervento al Senato affermò che: “<em>Ora, il Governo e  la  maggioranza attuali intervengono a sostegno di una zona che vive una   situazione di particolare sofferenza e che dovrà fare i conti con una   perdita di migliaia di posti di lavoro se non si interviene   immediatamente sul fronte dell&#8217;energia. […] Se si pensa alla quantità di   energia che consumano le industrie che si occupano dell&#8217;estrazione di   alluminio, zinco o zolfo e al costo dell&#8217;energia, che in Italia è   superiore del 40 per cento rispetto ad altri Paesi, come si può non   intervenire? […] Noi siamo intervenuti prevedendo la realizzazione di   una struttura che, grazie ad un processo integrato, consenta di produrre   direttamente dal carbone energia pulita, senza dispersione di anidride   carbonica in atmosfera.</em> (ndr: sarà mica la Ottana Energia di cui  al  post it precedente? Hai visto mai.) <em>[…] <strong>È inutile  continuare a fare  il sacrificio di non aprire centrali nucleari in  Italia</strong>, tra l&#8217;altro di  ultima generazione e dunque  particolarmente sicure, per paura del  nucleare, quando molti Paesi  confinanti, quali Francia e Svizzera le  hanno già costruite. […] Certo,  il problema dei rifiuti tossici va  risolto, ma non è legato solo alle  centrali nucleari. Ad esempio, anche <strong>per un semplice esame  della tiroide si usa materiale radioattivo, che  produce scorie.</strong></em>”  Uguale uguale a una centrale nucleare, no? Per chi volesse vedersi <a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=413109"  rel="external">l’intero intervento, lo trova qui</a>. Non escludo che   il senatore Massidda possa in questi dieci mesi aver mutato parere,  solo  gli stupidi non cambiano mai idea, ma le sue dichiarazioni di  resistenza  sarebbero comunque perfettamente inutili, e lui lo sa  benissimo. <img src="http://www.le1000gru.org/ital/2008/immagini/scajola353x450.jpg" alt=" " hspace="5" vspace="3" width="150" height="191" align="left" /><strong>Cosa  succederebbe  infatti nell’improbabile caso in cui il governo sardo  cercasse di  legiferare per impedire la locazione di una centrale  nucleare in  Sardegna</strong>? Niente di diverso da quello che è  successo in Campania, Puglia  e Basilicata, che dopo averlo fatto si  sono viste impugnare i  provvedimenti davanti alla Corte Costituzionale  per volontà dal ministro Scajola: &#8220;<em>Non  impugnare le tre leggi  avrebbe costituito un precedente pericoloso  perché si potrebbe indurre  le Regioni ad adottare altre decisioni  negative sulla localizzazione di  infrastrutture necessarie per il Paese</em>&#8220;. Il ministro ha chiarito  che l&#8217;esecutivo &#8220;<em>impugnerà tutte le eventuali  leggi regionali che  dovessero strumentalmente legiferare su questa  materia strategica per  il Paese</em>&#8220;. Mi dispiace quindi per il senatore  Massidda, ma il  governo della cui maggioranza anche lui fa parte ha il  nucleare nel suo  programma, e se a Roma si decide che la centrale  nucleare deve sorgere  in Sardegna, non ci sarà niente che lui e gli  amichetti del PdL sardo  potranno fare per impedirlo, a meno che non si  vogliano mettere a fare  opposizione contro il governo con cui si sono  fatti eleggere. Fino a  quando non ammetteranno che gli interessi della  Sardegna sono  subordinati e sottoposti a quelli dell’Italia, i loro  dinieghi avranno  il sapore delle chiacchere elettorali. La strada per lo sviluppo  in  Sardegna passa per la piena sovranità sul territorio e sulle scelte   strategiche che lo riguardano, e per realizzarla c’è un solo strumento: <strong>l’indipendenza</strong>.   Un sentire indipendentista farebbe smettere di considerare la Sardegna  come un&#8217;isola di servizio al resto d&#8217;Italia, e farebbe capire  chiaramente che una terra  che ha una esposizione solare benedetta dal  39° parallelo non ha bisogno alcuno del  nucleare, perché è  perfettamente in grado di produrre energia pulita per  sé e per  l&#8217;esportazione, e farne una fonte di posti di lavoro sicuri. Altro che  Alcoa.</div><div>Chi vota su Cagliari e provincia, faccia  un pensiero su iRS anche per questo. <a href="http://www.indipendentzia.net/energia/"  rel="external">Le  proposte di iRS sull&#8217;energia si possono leggere qui</a>, non sono  difficili.<br /> <a href="http://www.indipendentzia.net/energia/"  rel="external"><img src="http://www.irsonline.net/banner/libera_limpia.jpg" alt=" " width="150" height="40" /></a></div><div>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</div><div><div><div style="text-align: center;"><img src="http://www.meteoclima.net/it15/images/stories4/centrale-nucleare-001.jpg" alt=" " hspace="5" vspace="3" width="150" height="99" /></div><p>Il senatore  Piergiorgio Massidda risponde sul suo sito alle questioni sollevate dal  mio post sul tema del rapporto tra la Sardegna e il futuro nucleare che  fa parte del programma del PdL a livello nazionale italiano.</p><hr /></div><div><div><em> Nel suo <a href="http://michelamurgia.altervista.org/content/view/441/2/" rel="external">sito</a>,   la scrittrice Michela Murgia si occupa delle mie posizioni di assoluta   contrarietà alla installazione di una centrale nucleare in Sardegna.   Fautrice di un successo di iRS alle prossime elezioni per la Provincia   di Cagliari, non ha un atteggiamento prevenuto (come lo hanno invece   alcuni suoi interlocutori duri e puri) nei confronti del mio no. Ed è,   questo, un buon segno di disponibilità a ragionare sulle cose. Le do   atto che questo suo approccio alla questione apre interessanti   prospettive a quella unità del popolo sardo che è la sola strada   possibile per coalizzare il no al nucleare in Sardegna.</em></div><div><em>Le leggi  regionali di contrasto sono pura e semplice  demagogia perché, essendo  sospette di incostituzionalità, non possono  non essere impugnate da  qualsiasi governo sappia quali siano le  competenze dello Stato e delle  Regioni, dopo l&#8217;improvvida approvazione  del nuovo Titolo V fatta, con  soli 4 voti di maggioranza, dal  centrosinistra nel 2001. E così sarà  fino a quando la Sardegna non si  doterà di un Nuovo Statuto speciale di  autogoverno come quello che, per  esempio, è nel mio disegno di legge al  Senato. Oggi come oggi, solo  l&#8217;unità delle forze politiche, di quelle  sociali, di quelle culturali e  delle istituzioni può segnalare un no  credibile.</em></div><div><em>Dopo il riconoscimento, dovuto, dell&#8217;approccio non   pregiudiziale al problema che vedo nell&#8217;articolo della signora Murgia,   devo anche dire che, comunque, vi aleggia il sospetto di una mia   doppiezza che, invece, non esiste. Correttamente fornisce ai suoi   lettori il testo del mio intervento al Senato in cui affermavo, fra   l&#8217;altro, che “è inutile continuare a fare il sacrificio di non aprire   centrali nucleari in Italia, tra l&#8217;altro di ultima generazione e dunque   particolarmente sicure, per paura del nucleare, quando molti Paesi   confinanti, quali Francia e Svizzera le hanno già costruite”. Meno   correttamente, la signora Murgia, interpreta questo mio pensiero come   adesione al nucleare in Sardegna, quando è invece trasparente (e   comunque detto e ridetto anche in questo blog) ciò di cui sono convinto.</em></div><p><em><br /> </em></div></div><div><span> </span> <em>Cerco  di dirlo ancora una volta nella maniera più chiara: la  polemica  antinucleare fondata sulla pericolosità delle centrali ha,  soprattutto  oggi con lo sviluppo della tecnologia, una valenza solo  ideologica e di  schieramento politico; io non sono contrario al  nucleare in Sardegna per  fanciulleschi timori che la scienza dimostra  infondati, lo sono perché  ho del modello di sviluppo della mia Isola  un&#8217;idea diversa dal  foraggiamento di industrie energivore; non sono e  non posso essere  contrario alla decisione di quelle regioni che  volessero impiantare  centrali nucleari o che si convincessero a farlo  sulla base di un  ragionamento intorno a costi e benefici di un tale  impianto. In me, il  rispetto delle autonomie regionali non è una  bandiera da agitare o da  nascondere a convenienza.<br /> Afferma ancora  la scrittrice sarda di non  “voler sindacare qui quale sia lo sviluppo  che ha in mente il PdL per la  Sardegna – sul quale dirò in altro post”.  Lo attendo con ansia, perché  sono curioso di sapere da altri che cosa  io pensi. Così come sono  curioso di capire come si possa stravolgere,  ad uso polemico, una  considerazione assai semplice che ho fatto, sia  nel mio intervento al  Senato sia in tutte le altre occasioni. Stiamo  attenti a dire un no  assoluto allo smaltimento delle scorie nucleari,  perché questo potrebbe  ritorcersi contro di noi. In Sardegna noi  produciamo scorie nucleari,  per esempio negli ospedali. Dire no (per  legge, ad esempio) allo  smaltimento di esse in Sardegna equivarrebbe a  dire che altri hanno  l&#8217;onere di smaltire i nostri rifiuti.<br /> Qualcuno  sostiene, nel sito di  Michela Murgia, che io avrei, così assimilato le  scorie delle centrali  nucleari a quelle da noi prodotte. Sarei in  diritto di indignarmi per un  tanto palese esercizio di malafede,  preferisco assicurare che no,  scorie di centrali e scorie prodotte per  quelle “analisi tiroidee” che  hanno acceso l&#8217;immaginazione prevenuta  non sono la stessa cosa. Ma  dovremmo metterci nell&#8217;ordine delle idee  che prima o poi saremmo  costretti a smaltircele per conto nostro. E i  proclami sulla  indisponibilità della Sardegna allo smaltimento delle  scorie radioattive  sono, appunto, solo proclami senza molto senso.<br /> Così come trovo  sconcertante l&#8217;idea, avanzata in quel dibattito al  Senato da uno di  quegli strenui difensori dei diritti dei popoli del  Terzo mondo, di  spedire nel Sahara le scorie prodotte in Italia. Per  aiutare le economie  di quei popoli, disse il collega, senza neppure  arrossire. Sarà perché  della solidarietà ho un concetto diverso, ma  trovo inquietante quella  proposta che, la signora Murgia può  verificare, è riportata nei verbali  della discussione parlamentare.</em></div><div><em>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</em></div><div><div>Gentile Senatore Massidda, la ringrazio per la prova  di disponibilità al  dialogo che ha dato accettando di chiarire  ulteriormente le sue  posizioni, sia sul nucleare che sul rapporto tra  Sardegna e Stato  italiano. Le fa onore, e non solo in questa occasione.</p><p>Naturalmente capirà che non condivido la sua opinione sul  nucleare, che  considero strada assolutamente impercorribile non solo in  Sardegna, ma in ogni  dove. Lo penso <a href="http://www.dirittodicritica.com/2009/12/01/il-nucleare-e-out-parola-di-premio-nobel/"  rel="external">per le stesse ragioni</a> per cui gli è contrario il  fisico e  premio Nobel Carlo Rubbia: il nucleare è basato su una fonte  in  esaurimento, è tecnicamente superato, è inquinante in maniera   insostenibile e oggi ha un rapporto costi-benefici del tutto   svantaggioso rispetto ad altre fonti davvero pulite, come il solare.   Volendo tacere di decine di altri studiosi con la medesima opinione, il   professor Rubbia basta da solo a provare che per essere contrari a   quella strada non serve l’ideologia, <a href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/13/carlo-rubbia-il-futuro-e-nel-sole-il-nucleare-e-un-errore/"  rel="external">la scienza è più che sufficiente</a>.</p><p>A  questo proposito, anche se il PdL pubblicizza il nucleare come cosa   sicurissima e moderna, è interessante constatare come quasi tutti i   rappresentanti del suo partito favorevoli al nucleare a livello   nazionale, <a href="http://www.archivionucleare.com/index.php/2010/02/18/effetto-nimby-pdl/"  rel="external">siano poi ben contrari a livello locale</a>. Persino  Formigoni e  Zaia, che pure guidano due regioni fortemente  industrializzate, sembrano  avere “un’altra idea di sviluppo” per il  proprio territorio,  esattamente come lei. Sembrerà una domanda sciocca,  ma non si farebbe  prima a trovare una produzione di energia  compatibile con questa idea di  sviluppo, piuttosto che continuare a  smarcarsi perché la centrale  nucleare se la prenda qualcun altro,  magari manu militari?</div><div>Detto questo, devo anche confessarle che non  comprendo la prospettiva  per cui un impianto nucleare non sarebbe  compatibile con lo sviluppo  della Sardegna, mentre lo sarebbe lo  stoccaggio delle scorie; è una  materia sulla quale mi pare di capire  che lei sia pericolosamente  possibilista. Spero mi smentisca, perché  quale sviluppo potrebbe  sposarsi con la presenza sull’isola di un  cimitero nucleare? Avranno  compreso i suoi elettori che questa sua  frase:</div></div><div><em>&#8220;Stiamo attenti a dire un no assoluto allo   smaltimento delle scorie  nucleari, perché questo potrebbe ritorcersi  contro di noi. In Sardegna  noi produciamo scorie nucleari, per esempio  negli ospedali. Dire no (per  legge, ad esempio) allo smaltimento di  esse in Sardegna equivarrebbe a  dire che altri hanno l&#8217;onere di  smaltire i nostri rifiuti&#8221;</em><br /> può significare  che lei è favorevole a <strong>non escludere la Sardegna  dall’elenco  dei potenziali siti di stoccaggio di rifiuti radioattivi</strong>?</p><p>Il richiamo alla solidarietà per giustificare una cosa del  genere  apparirebbe davvero surreale. La Sardegna non ha bisogno di  altra  energia: ne ha bisogno l’Italia, esattamente come la Sardegna non  aveva  bisogno di basi nucleari, ma ne aveva bisogno l’Italia; il  risultato è  sotto gli occhi di tutti: la nostra isola ospita da sola il  60% delle  basi italiane. <strong>In presenza di questo  sbilanciatissimo rapporto di  forza,  in cui i bisogni che vincono non  sono mai quelli dei sardi, sarebbe  davvero paradossale venire accusati  di egoismo perché non vogliamo  prenderci le scorie che non abbiamo  prodotto</strong>. Questo non vuol dire  mandare in Africa i nostri  rifiuti, anzi sono sicura che nessun sardo  sarebbe contrario a stoccare  sull’isola i rifiuti ospedalieri radiottivi  provenienti dai nostri  ospedali (che sono ben altra cosa dei rifiuti da  scissione nucleare);  ma da questo senso di autoresponsabilità non sorge  l’obbligo – e meno  che mai la disponibilità – a fare da discarica alle  scorie di scelte  energetiche che nemmeno ci riguardano, e che  cambierebbero radicalmente  il nostro futuro. L’unico modo per non  doversi porre il problema delle  scorie è investire su fonti energetiche  che non producano scorie.</p><p>Infine devo dirle che apprezzo sinceramente il suo lavoro verso  la  ridefinizione dello Statuto, ma sono sicura che sia evidente anche a  lei  come in una logica autonomista il rapporto con l’Italia ci veda e  ci  vedrà sempre funzionali ad un interesse che sta altrove. Per questo <strong>l’unico    statuto che può risolvere questo impasse è quello mirato a diventare   costituzione statale, mettendo alla base di qualunque riscrittura la   sovranità e il diritto all’autodeterminazione del popolo sardo</strong>.   Confido che questo divenga obiettivo politico trasversale, fuori dagli   steccati di destra e sinistra, e che in un futuro prossimo ci ponga   davanti alle nostre scelte semplicemente come sardi.</div><div>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</div><div><span style="font-style: italic;">Gentilissima signora Murgia<br /> sono io  a ringraziarla per il tono della sua risposta: dovrebbe essere usuale  fra persone che, parzialmente o in toto, sono in disaccordo e purtroppo,  invece, non lo è. Le sue e le mie tesi in materia di energia nucleare  ci sono reciprocamente chiare e chiara è la distanza fra di esse. Su una  cosa, però, siamo d&#8217;accordo: le centrali nucleari non hanno posto in  Sardegna. Così come, mi pare, siamo d&#8217;accordo sul fatto che “nessun  sardo sarebbe contrario a stoccare sull’isola i rifiuti ospedalieri  radiattivi provenienti dai nostri ospedali”.<br /> Forse non sono stato  chiaro nel mio articolo ed è meglio precisare la questione: quando io  dico che ho in mente un modello di sviluppo economico alternativo  all&#8217;esistente e che per questo ritengo inutile l&#8217;impianto di una  centrale nucleare ho in mente anche un conseguente no allo stoccaggio di  scorie, salvo quelle prodotte in Sardegna che sono egualmente  inquinanti.<br /> Possiamo continuare a dissentire, ma sulla base della  conoscenza delle reciproche posizioni. La mia è quella espressa anche  qui, senza retropensieri, tatticismi o altro. È vero che il professor  Rubbia dice ciò che lei riporta, ma tenga conto che molti altri  scienziati dissentono radicalmente da lui e non credo utile alla  discussione citare solo coloro i quali sono d&#8217;accordo con noi. Quanto  alla enegia solare, credo che lei sappia bene come essa sia oggi a  relativamente buon mercato solo perché gode di imponenti finanziamenti  degli stati, altrimenti non lo sarebbe. I finanziamenti sono finalizzati  a dare impulso alla ricerca e al know out, di modo che in un futuro non  proprio prossimo questa fonte di energia sia conveniente e utile al  raggiungimento dell&#8217;obiettivo della produzione di un 20% di energia  rinnovabile. Oggi non è sicuramente un&#8217;alternativa.<br /> Mi interessa  decisamente di più il suo discorso sullo Statuto sardo. A lei uno  Statuto di autonomia non basta e lo capisco: mi pare di vedere che per  lei la sovranità e il diritto all&#8217;autodeterminazione del popolo sardo  coincidono con la costituzione dello Stato sardo. Per me, come si può  capire dalla proposta di Statuto speciale del Comitato per lo Statuto  che ho fatto mia e trasformata in Disegno di legge, sovranità e  autodeterminazione non coincidono con la creazione di un nuovo stato,  entrambe si possono raggiungere ed esercitare all&#8217;interno della  Repubblica italiana e dell&#8217;Unione europea.<br /> Ci consente di farlo il  diritto internazionale e, particolarmente, l&#8217;Atto finale di Helsinki e  la Carta di Parigi: “In virtù del principio dell&#8217;eguaglianza dei diritti  e dell&#8217;autodeterminazione dei popoli, tutti i popoli hanno sempre il  diritto, in piena libertà, di stabilire quando e come desiderano il loro  regime politico interno ed esterno, senza ingerenza esterna, e di  perseguire come desiderano il loro sviluppo politico, economico, sociale  e culturale”. L&#8217;esercizio di questo diritto non ha bisogno di  contemplare la creazione di un nuovo stato, cosa che, del resto, lo  stesso Atto finale esclude.<br /> A me sembra che questo sia l&#8217;optimum per  il popolo sardo, raggiungibile pur da dentro la Repubblica italiana. Non  sarà né facile né senza opposizioni. Il dramma è che le opposizioni  cominciano dentro la Sardegna, da parte di chi scioccamente ritiene  “separatista” uno Statuto che non incide sull&#8217;unità della Repubblica e  da parte di chi, invece, lo ritiene poco avanzato. Una cosa massimamente  temo: che la rincorsa al meglio renda impossibile il bene</span>.</div> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1092" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/04/01/il-nucleare-in-sardegna-secondo-piergiorgio-massidda/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;industria secondo la destra sarda</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/04/01/lindustria-secondo-la-destra-sarda/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/04/01/lindustria-secondo-la-destra-sarda/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Apr 2010 06:58:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Bruno Murgia]]></category> <category><![CDATA[cwf italia spa]]></category> <category><![CDATA[equipolymers]]></category> <category><![CDATA[paolo clivati]]></category> <category><![CDATA[Paolo Maninchedda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1088</guid> <description><![CDATA[ Questo articolo -postato sul mio sito il 23 marzo scorso &#8211; è il primo di una  serie di interrogazioni civili in forma di post-it che voglio porre in  vista delle prossime elezioni provinciali in Sardegna. L&#8217;articolo comprende anche il successivo carteggio pubblico con l&#8217;onorevole Bruno Murgia. L’industria sarda è morta e anche un [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><div style="text-align: left;"><img class="alignleft" src="http://img338.imageshack.us/img338/6600/postclivati.gif" alt=" " width="150" height="165" /></div><p><em>Questo articolo -postato sul mio sito il 23 marzo scorso &#8211; è il primo di una  serie di interrogazioni civili in forma di post-it che voglio porre in  vista delle prossime elezioni provinciali in Sardegna. L&#8217;articolo comprende anche il successivo carteggio pubblico con l&#8217;onorevole Bruno Murgia.</em></p><hr /><em> </em></div><div>L’industria sarda è morta e anche un cieco  vedrebbe che la sola strada realistica per creare sviluppo futuro è la  bonifica dei luoghi inquinati; ma i politici sardi, fatti salvi quelli  di iRS, da quell&#8217;orecchio proprio non ci sentono.<span id="more-1088"></span> Il diversivo creato  per Alcoa non ha fatto che rimandare il problema della sua chiusura al  mese di agosto, e della Vinyls si parla di nuovo solo grazie alla  disperazione creativa dell’<a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/"  rel="external">isola dei  cassintegrati</a>, che hanno saputo riportare su di sé l’attenzione dei  mezzi di informazione. La grancassa mediatica del governo regionale  insiste invece a ripetere che <a href="http://piergiorgiomassidda.blogspot.com/2010/03/crisi-risolte-per-lopposizione-il.html"  rel="external">grazie ai miracoli delle sue politiche</a> l’industria  sarda adesso si salverà. In ordine di tempo l’ultimo caso  strumentalizzato a vantaggio della campagna elettorale provinciale è  quello di Equipolymers, un’industria nella piana di Ottana che produce  paraxilene, un derivato petrolchimico di cui sono composte le fibre  sintetiche. L’accordo di cui tutti si dicono soddisfatti vede come  salvatori della traballante Equipolymers il thailandese Aloke Lohia,  amministratore delegato di Indorama, e Paolo Clivati, rampollo della  famiglia milanese che gestisce la centrale elettrica di Ottana Energia.</div><p align="left">Io ho delle perplessità, non solo perché conosco bene la  parabola imprenditoriale di Paolo Clivati, ma soprattutto perché non so  spiegarmi l’assenza di memoria storica dei politici locali – nello  specifico<a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=2367"  rel="external"> Paolo Maninchedda</a> e <a href="http://www.brunomurgia.it/2010/03/19/la-situazione-equipolymers/"  rel="external">Bruno Murgia</a> &#8211; che si sono prestati a sostenere  politicamente l’accordo. Essendo convinta che sarà la memoria a  salvarci, non certo gli imprenditori milanesi, a questo giro scelgo di  appendere un post-it proprio su quel Paolo Clivati che oggi viene  osannato dai giornali locali come un fuoriclasse della trattativa  industriale.</p><p>E dunque chi è questo Paolo Clivati? E&#8217; l’unico figlio maschio di quel   Giovanni Clivati che negli anni 90 acquistò un terreno a Cirras, nel   comune di Santa Giusta, per costruirci uno stabilimento che avrebbe   dovuto produrre il cosiddetto carbone liquido, o cwf, un combustibile   stimato come adatto a bruciare al posto dei tradizionali olii minerali.   Lo stabilimento che Paolo avrebbe presto ereditato sorse con il  vantaggio di <a href="http://www.guritel.it/cgi-free/db2www/indispol/messaggio.mac/messaggio?tipoatto=DELIBERAZIONE&amp;estremi=&amp;titolo=Ammissione%20%20della%20%20societa%27%20%20CWF%20%20Italia%20S.p.a.,%20stabilimento%20di%20S.%20Giusta,%20alle%20agevolazioni%20finanziarie%20previste%20dall%27art.%201,%20comma%20%203,%20del%20%20%20decreto-legge%20%20%2022%20%20%20ottobre%20%201992,%20%20n.%20%20415,%20%20convertito,%20%20con%20modificazioni,%20dalla%20legge%2019%20dicembre%201992,%20n.%20488.&amp;giorno=27&amp;mese=07&amp;anno=1994&amp;serie=ARTI"  rel="external">forti agevolazioni statali</a>, ma prima che entrasse   in attività gli accadde un’altra curiosa benedizione: il cwf che avrebbe   dovuto esservi prodotto, e di cui i Clivati casualmente detenevano il   brevetto esclusivo per tutta l’Europa, con un espediente lessicale fu   inserito nell’<a href="http://www.educambiente.tv/Cip6.html"  rel="external">elenco  delle fonti assimilate a quelle rinnovabili</a> per la produzione di  energia elettrica, con il risultato che per ogni  kw prodotto con quel  combustibile lo Stato avrebbe pagato quattro volte  tanto rispetto alle produzioni da fossili.</p><div><img title="Giovanni Marras  racconta una barzelletta a Silvio Berlusconi" src="http://giovannimarras.com/dati/ContentManager/images/Istantanee/Giovanni-Marras-foto-B.jpg" alt="Giovanni Marras con Silvio Berlusconi" hspace="5" vspace="3" width="200" height="133" align="left" />Come sia potuto  accadere che una  soluzione chimica con il 95% di carbone passasse per  fonte rinnovabile  potrebbe forse spiegarlo <a href="http://www.giovannimarras.it/"  rel="external">l&#8217;on. Giovanni  Marras</a>, allora deputato forzista di  Arborea e membro della commissione che si è occupata di quella materia,  nonché amico  intimo di Giovanni Clivati e suo grande sponsor politico.  Ritengo che  dovrebbe saperlo, dato che <a href="http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/bollet/200601/0119/pdf/01.pdf"  rel="external">fu lui a proporne l&#8217;inserimento</a>, e in <a href="http://www.italgas.it/resources/finanziaria2006emendamenticommissionevcameracommi22.pdf"  rel="external">più circostanze</a>. Naturalmente questo non ha nessun  collegamento con la  misteriosa selezione di assunzioni che poi si  verificarono nello stabilimento di Cirras, quasi tutte riguardanti  cittadini di Arborea. Io al caso ci credo veramente.</div><div>Comunque, una  volta ottenuta  quella straordinaria agevolazione economica, la CWF  Italia decise di  sfruttarla in prima persona, facendo sorgere accanto allo  stabilimento  per la produzione del cwf anche una centrale elettrica, che nei piani  della famiglia Clivati  avrebbe dovuto sia funzionare con il  combustibile prodotto in loco, sia  fungere da impianto dimostrativo per  altre centrali che avessero voluto  convertirsi al cwf.<br /> Ma qualcosa  deve essere andato storto in questo  geniale piano industriale, perché  la centrale non entrò mai in funzione,  gli impianti che dovevano  produrre il cwf per farla funzionare non  andarono mai a regime, e la  trentina di operai che erano stati assunti  dopo apposito corso di  formazione finanziato (anche quello) dalla  regione persero il posto. A  quel punto della loro parabola sarda, i  Clivati avevano ricevuto oltre  venti milioni di euro di finanziamenti  pubblici per aprire una fabbrica  che non aveva mai funzionato.</div><div><img src="http://www.rena.edu.ve/SegundaEtapa/ciencias/imagenes/industria.gif" alt=" " width="150" height="135" align="left" />Si  aprì una doverosa  indagine della Guardia di Finanza, al termine della  quale Giovanni  Clivati, in qualità di amministratore delegato, fu  rimandato a <a href="http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_54_20070112090223.pdf"  rel="external">processo per truffa aggravata ai danni dello Stato</a>,   processo per quanto ne so ancora in corso. Accanto a quel procedimento   la CWF dovette gestire anche le conseguenze dell’impatto ambientale   dell’attività di avviamento della centrale, con denunce che andavano   dall’ipotesi di scarico chimico a mare all’accusa di <a href="http://www.aslsassari.it/documenti/1_45_20081016092004.pdf"  rel="external">discarica abusiva di rifiuti speciali</a>.<br /> Ce n’era   abbastanza per dubitare della capacità, se non proprio dell’onestà, di   questi imprenditori venuti dal nord, e infatti quando Paolo Clivati,  nel frattempo subentrato all&#8217;anziano genitore, si  fece avanti per  acquisire anche la centrale termoelettrica di Ottana in fallimento, il  dubbio qualcuno se lo pose per davvero. Il consigliere  Dedoni fece  infatti una interrogazione all&#8217;allora assessore regionale  all&#8217;industria  Rau, chiedendo se c&#8217;era da fidarsi. <a href="http://consiglio.regione.sardegna.it/xiiilegislatura/Interrogaz.R.S/RS315A.asp"  rel="external">La chiarissima risposta dell&#8217;assessore Rau</a> è   sintetizzata da questa conclusione:</div><p align="left">&#8220;<em>In  base alle informazioni  assunte ed ai fatti riscontrati, siamo indotti  ad avere talune  perplessità in ordine all&#8217;effettiva esperienza  imprenditoriale del  Gruppo Clivati.</em>&#8220;</p><p>&#8220;Talune  perplessità&#8221; era il minimo che si potesse avere davanti a tanta  creatività industriale, ed era solo il 2005, appena cinque anni fa; ma   l&#8217;assessore Rau nel frattempo cambiò linea d&#8217;azione senza dare  spiegazioni, suscitando l&#8217;inquietudine dei sindacati, che ancora nel  2007<a href="http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_54_20070112090223.pdf"  rel="external"> si chiedevano se fosse davvero il caso</a>, date le  premesse, di far sedere i Clivati al tavolo delle delicate  trattative  regionali con le aziende in crisi dell&#8217;area Ottana. Nonostante queste  perplessità, solo due anni dopo, cioè oggi, Paolo Clivati viene  presentato in modo  bipartisan come l&#8217;ancora di salvezza della  Equipolymers, e i politici  locali in assetto elettorale lo  sponsorizzano come impreditore  affidabile, mettendogli di fatto in mano  altri fiumi di denaro pubblico e  la corona di mirto del salvatore  della patria.</p><p><img title="Ugo, un giorno tutto  questo sarà mio." src="http://quotidianonet.ilsole24ore.com/politica/2009/05/06/173387/images/178039-SICUREZZ.JPG" alt="Ugo, un giorno tutto questo sarà mio." hspace="5" vspace="3" width="160" height="140" align="left" />Scajola si dice  soddisfatto, Cappellacci anche di più, tanto  più che non ha nemmeno dovuto aver a che fare con <a href="http://www.unita.it/news/italia/95215/il_governatore_della_sardegna_i_sardi_un_problema"  rel="external">i sardi che tanto lo infastidiscono</a>. Io invece mi  domando, e dovremmo farlo in molti, se  davvero l&#8217;unica risposta che i  politici sardi &#8211; e nello specifico quelli del nuorese &#8211; sanno dare alla   crisi occupazione sia quella di foraggiare con immotivata fiducia  soggetti  che hanno già i curricula pieni di impianti falliti e fermi.  Impianti che non erano retoriche cattedrali nel deserto, ma castelli di  sabbia che il deserto lo hanno creato sfaldandosi.</p><p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br /> <a href="http://www.brunomurgia.it/2010/03/23/salvare-il-salvabile-una-risposta-a-michela-murgia/"  rel="external"><strong><span style="text-decoration: underline;">Salvare il salvabile (una risposta a Michela  Murgia)</span></strong></a></p><div> <em>Come ho spiegato  tante volte, io vedo il futuro economico della Sardegna – quello che  chiamiamo ambiziosamente lo Sviluppo – in maniera molto diversa dalla  realtà che abbiamo davanti, ma proprio perchè abbiamo a che fare con la  realtà, ho fatto mio il motto “salviamo il salvabile” e cerchiamo di  voltare pagina.<br /> Soprattutto in riferimento allo stato dell’industria  in Sardegna. La crisi ha definitivamente dato una mazzata a molti  progetti sbagliati. Ci sono settori, come la petrolchimica, che sono in  crisi da decenni e che si trascinano tra false promesse, presunti  miracoli e delusioni profonde. Nel frattempo l’Isola ha conosciuto una  seconda, drammatica ondata di emigrazione causa lavoro (o meglio:  disoccupazione), che ha impoverito tutti. Il lato maledettamente ironico  è che molti giovani impiegati nel petrolchimico sono emigrati nei poli  continentali, attirati da una falsa stabilità che non si è mai  concretizzata. Al loro ritorno hanno trovato un deserto.<br /> Per questo  non capisco lo stupore dell’amica Michela Murgia che non sa spiegarsi il  fatto che io mi sia impegnato per mandare avanti un accordo che  letteralmente salvasse il salvabile, al di là delle storie personali  coinvolte nella vicenda. Io ho un’idea ben chiara della Sardegna di  domani: vedo l’unico sviluppo, l’unico progresso derivare da un connubio  tra turismo, ecosostenibilità, alta tecnologia, ricerca universitaria,  energie rinnovabili e artigianato di qualità. Non mi piace l’industria  pesante e penso che la chimica abbia prodotto sufficienti danni  ambientali ed economici (in termini di falso sviluppo e strade  sbagliate, difficili da percorrere all’inverso) per poter essere  definitivamente archiviata, ma fatte salve tutte queste eccezioni  abbiamo l’obbligo, da politici, di trovare soluzioni e salvare posti di  lavoro, anche se siamo costretti a ripiegare, a fare le cose in fretta, a  smentire parzialmente la nostra visione futura.<br /> La storia delle  grandi imprese che vengono da fuori e piazzano impianti in Sardegna la  conosciamo tutti: è difficile trovare qualcuno che non abbia ricevuto  pesanti finanziamenti e proprio per questo dico che la politica deve  farsi interprete del rendiconto. Io ti ho dato tanto, tu devi  restituire. Le altre questioni, conosciute o meno, fanno parte del  contorno. Il primo piatto riguarda sempre la sorte di tanti posti di  lavoro.</em></div><div><hr />Caro Bruno, ti ringrazio per questa risposta, e  capisco anche che il  criterio che hai seguito in questa operazione è  stato quello  dell’urgenza.<br /> Ma in fondo non è sempre quello  dell’urgenza, il criterio?<br /> Non è vero che c’è sempre una piazza, un  padre di famiglia, venti  minatori sotto terra, un’isola di  cassintegrati con cui scendere a  patti?<br /> Ci sarà sempre una urgenza  -occupazionale, economica, elettorale – che  costringerà a scegliere tra  il cerotto e la cura. Fino a quando  continuerete a scegliere il  cerotto, il malato non guarirà mai, resterà  debole e bisognoso, e forse  a qualcuno è proprio così che piace, perché  passare per l’uomo della  provvidenza poi alla fine è anche bello,  appaga. Ma certe ferite perché  risanino occorre avere il coraggio di  inciderle, o dovremmo solo  attendere la prossima fase di infezione acuta  per tornare a dire che si  salverà il salvabile.<br /> Giustamente tu dici che: “Ci sono settori,  come la petrolchimica, che  sono in crisi da decenni e che si trascinano  tra false promesse,  presunti miracoli e delusioni profonde”. Questa  però mi pare esattamente  una di queste, quindi a maggior ragione ho il  dovere di chiederti  perché la sostieni, la legittimi e addirittura la  porti sulle pagine dei  giornali come la vittoria dell’anno… è una  vittoria di Pirro, e infatti  qui affermi che si è salvato il salvabile.  A prezzo di cosa sarei  curiosa di saperlo.<br /> Finché nessuno farà la  scelta politica di dire: “signori, non è questa  la strada, adesso si  cambia direzione”, il salvabile continuerà ad  essere l’alibi buono per  ogni stagione, soprattutto per quella  elettorale.<br /> Ti abbraccio<br /> Michela</div> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1088" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/04/01/lindustria-secondo-la-destra-sarda/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Prove tecniche di militarizzazione nucleare</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/12/15/prove-tecniche-di-militarizzazione-nucleare/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/12/15/prove-tecniche-di-militarizzazione-nucleare/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 Dec 2009 11:32:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[ambiente]]></category> <category><![CDATA[energia]]></category> <category><![CDATA[La Russa]]></category> <category><![CDATA[Maroni]]></category> <category><![CDATA[nucleare]]></category> <category><![CDATA[Regione Sardegna]]></category> <category><![CDATA[Scajola]]></category> <category><![CDATA[servi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1025</guid> <description><![CDATA[L&#8217;articolo che riporto è di Pietro Mannironi ed è uscito sulla Nuova Sardegna, praticamente ignorato, circa un mese fa. Annunciava che nella finanziaria &#8211; in corso di approvazione alla camera con l&#8217;ennesimo scandaloso voto di fiducia &#8211; c&#8217;è un emendamento molto preoccupante che riguarda la questione Sardegna-nucleare. Lo posto perché le voci sul progetto di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1026" title="Centrali francesi" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/12/nucleare01g-150x150.jpg" alt="Centrali francesi" width="150" height="150" />L&#8217;articolo che riporto è di Pietro Mannironi ed è uscito sulla <a href="http://www.regione.sardegna.it/index.php?xsl=491&amp;s=128441&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1"  rel="external">Nuova Sardegna</a>, praticamente ignorato, circa un mese fa. Annunciava che nella finanziaria &#8211; in corso di approvazione alla camera con l&#8217;ennesimo scandaloso voto di fiducia &#8211; c&#8217;è un emendamento molto preoccupante che riguarda la questione Sardegna-nucleare. Lo posto perché le voci sul progetto di installazione in Sardegna di una centrale si susseguono anche da fonti autorevoli (l&#8217;ultima è lo studio dell&#8217;Enel <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200912articoli/50192girata.asp"  rel="external">reso noto dai verdi</a> la settimana scorsa, che indica Oristano tra i siti probabili) e altrettanto puntuali giungono <a href="http://piergiorgiomassidda.blogspot.com/2009/12/nucleare-in-sardegna-pronti-dire-no-ma.html"  rel="external">le smentite</a>, a cui però &#8211; e dal pezzo di Mannironi capirete bene perché &#8211; ci sono ottimi motivi per non credere ciecamente, tantopiù se sono in buona fede: quando il gioco si fa duro, le decisioni non le prendono di sicuro i nostri parlamentari e senatori.<span id="more-1025"></span></p><p><span id="content"><span id="dixerit_player">La Nuova Sardegna 13.11.2009<em><br /> Le ragioni del metodo possono svelare le ragioni della sostanza politica. Nel senso che nei percorsi tortuosi, a volte carsici, dell’evoluzione di un processo legislativo si possono intravedere riserve mentali, timori per una trasparenza che può essere valutata pericolosa e, sicuramente, rinunce colpevoli al confronto aperto. Il tutto in nome del cinico assunto del fine che giustifica i mezzi. È questa la premessa possibile di quello che, se confermato, potrebbe essere considerato un vero e proprio colpo di mano per imporre la “rivoluzione nucleare” nel nostro Paese. Più che di sospetti, si tratta di segnali forti e inquietanti di un ritorno all’atomo seguendo un percorso non condiviso, strisciante, e carico di ambiguità. E cioé, creando una “blindatura” intorno alle centrali, immunizzandole da ogni possibile conflitto o contenzioso: mettendole le stellette. Insomma, costruendole in aree del demanio militare. Un sistema che imbavaglierebbe il comprensibile dissenso, sia istituzionale che popolare, creando una scorciatoia nella quale non sono contemplate polemiche, mediazioni, e accordi. Il grimaldello dell’operazione. Ad accorgersi di questa strategia occulta di avvicinamento al nucleare sono stati il senatore del Partito democratico Gian Piero Scanu e il segretario nazionale della Funzione pubblica della Cgil, Carlo Podda. I due hanno anche identificato il “grimaldello” dell’operazione: la società Difesa Servizi spa. Si tratta di una società a esclusivo capitale pubblico (appena un milione di euro) che, almeno secondo le intenzioni dichiarate, dovrebbe soprattutto commercializzare i loghi delle forze armate e portare così qualche euro nelle casse della Difesa. Ma anche, almeno secondo le intenzioni dei proponenti, gestire in modo privatistico servizi, commesse, acquisti e vendite per conto della Difesa. Insomma, quello che nel governo viene chiamato «un impulso dinamico ed efficiente per svecchiare l’amministrazione militare». Ma non è proprio così. Tutto comincia con il disegno di legge numero 1373, firmato dai ministri Ignazio La Russa (Difesa), Giulio Tremonti (Economia e Finanza) e Claudio Scajola (Sviluppo economico) e presentato alla presidenza del Senato il 10 febbraio di quest’anno. L’intestazione è davvero minimale: Misure a tutela dei segni distintivi delle Forze armate e costituzione della società «Difesa Servizi Spa». I loghi e i simboli militari, come si vedrà, sono però una specie di grottesca foglia di fico, che non riesce però a nascondere la reale portata dell’operazione. Gian Piero Scanu, in commissione Difesa, capisce che c’è qualcosa che non va. Prima di tutto, la denervazione del sistema amministrativo e burocratico delle forze armate. Ma sarebbe più giusto parlare di processo di spoliazione delle competenze e delle autonomie amministrative dell’apparato della Difesa. Dice il senatore del Pd: «È apparso subito evidente il tentativo di privatizzare una parte importante della pubblica amministrazione come quella militare. Per questo, come gruppo, abbiamo chiesto una serie di audizioni in commissione: vertici militari, rappresentanti della logistica e della struttura amministrativa della Difesa, ma anche rappresentanti della Corte dei Conti e dell’Authority per la concorrenza. Inutile dire che quasi tutte le nostre richieste sono state cassate. Eppure, il regolamento del Senato prevede che le richieste di audizione debbano essere accolte, almeno che non vengano considerate ostruzionistiche. Mi chiedo cosa ci sia di ostruzionistico nel sentire, per dire, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri! È però importante riferire subito la riflessione politica che facemmo in quella prima fase: se si privatizza questo pezzo importante di pubblica amministrazione, è evidente che si apre la strada per privatizzare altri settori come la scuola, la giustizia e la sanità». C’è un’altra anomalia che colpisce Scanu e poi il segretario generale della Funzione pubblica della Cgil, Carlo Podda: il consiglio d’amministrazione della società Difesa Servizi Spa è nominato dal ministro della Difesa e, nel disegno di legge firmato La Russa, Tremonti e Scajola, non sono previsti tempi o scadenze di mandato. Il primo emendamento. Fino a questo momento, dunque, nessuno parla di produzione di energia nelle aree del demanio militare e, meno che mai, di centrali nucleari. Ma a maggio ecco i primi segnali: il senatore del Pdl Valter Zanetta propone infatti di inserire un articolo 2-bis al disegno di legge nel quale, guarda caso, al primo comma si legge che la Difesa «può affidare in concessione o in locazione o utilizzare direttamente i siti militari, le infrastrutture e i beni del demanio militare» con la finalità «di installare impianti energetici». «Ci siamo allora accorti &#8211; dice Gian Piero Scanu &#8211; che dietro Difesa servizi Spa c’era ben altro. Non solo, dunque, la possibilità di gestire un volume d’affari che abbiamo quantificato in 3-5 miliardi di euro, ma soprattutto il tentativo di introdurre surrettiziamente una strada per arrivare alla creazione di centrali nucleari nel demanio militare». E infatti, il 14 maggio di quest’anno, Scanu insieme ai senatori Pegorer e Della Seta, presenta un’interrogazione ai ministri della Difesa, dell’Ambiente e per i Rapporti con le Regioni. Dopo aver analizzato i testi dei disegni di legge 1195 e 1373, chiede chiarezza. Si legge infatti nell’interrogazione: «Dal combinato disposto delle disposizioni contenute nei suddetti disegni di legge, emerge un quadro per cui una società di diritto privato, costituita su affidamento diretto del ministero della Difesa, potrebbe gestire in aree del demanio militare, quindi sottratte a qualsiasi possibilità di controllo da parte degli organi amministrativi e delle istituzioni locali, impianti energetici, ovvero centrali nucleari o termovalorizzatori». Lievitano i dubbi. Dunque, il re è nudo. Il percorso è stato disegnato, ma manca ancora la società che dovrebbe gestire il processo. Cioé la Difesa Servizi Spa. Cominciano inevitabilmente a lievitare i dubbi. Prima di tutto appare evidente l’esautoramento totale degli enti e delle comunità locali e delle istituzioni da ogni diritto e possibilità di informazione e di controllo sull’attività e le modalità di gestione degli impianti. Istituzioni e società civile rischiano di restare fuori dai fili spinati che delimitano le aree militari, perché salterebbero tutti gli ostacoli, impedimenti, regole e garanzie previste dalla normativa ordinaria: <strong>basterebbe una delibera del consiglio d’amministrazione della Difesa Servizi Spa per costruire un termovalorizzatore. Ma anche una centrale nucleare.</strong> Per non parlare, poi, del scorie radioattive. Il problema del loro stoccaggio sarebbe estremamente semplificato. Nei giorni scorsi, ecco il blitz. <strong>Nella maratona per la Finanziaria, rispunta l’emendamento per istituire la società Difesa Servizi Spa. In un primo momento viene considerato non ammissibile, ma, intorno alla mezzanotte, viene riproposto e approvato.</strong> C’è tensione all’interno della stessa maggioranza: per il metodo e per la sostanza dell’iniziativa. Tanto che lo stesso presidente Carlo Cantoni (Pdl) decide di astenersi. L’altro ieri, Gian Piero Scanu presenta una nuova formulazione del disegno di legge che istituisce la Difesa Servizi Spa. Prima di tutto propone un’agenzia e non una società per azioni. Al posto del consiglio d’amministrazione c’è un comitato direttivo nel quale hanno un ruolo i responsabili amministrativi e logistici delle forze armate. Il direttore non è nominato dal ministro, ma è il capo di stato maggiore della Difesa. Ma è nell’articolo 4 del disegno di legge targato Pd che si fa la differenza. Di più: in caso di bocciatura si avrebbe l’implicita ammissione che esiste il progetto per costruire termovalorizzatori e centrali nucleari nelle aree del demanio militare. Scanu scrive infatti che «si possono affidare in concessione o in locazione, per un periodo non superiore a venti anni siti del demanio militare&#8230; con la finalità di installarvi impianti energetici esclusivamente alimentati da fonti rinnovabili». Mercoledì pomeriggio la proposta viene bocciata. È la prova che non si vogliono impianti per produrre energia da fonti rinnovabili. Si vuole cioé altro. E quest’altro sono i termovalorizzatori e le centrali nucleari. Il secondo blitz. Ma non è finita qui. Ieri, con un secondo colpo di mano, viene affidata alla nascente società Difesa Servizi Spa anche la gestione del patrimonio immobiliare della Difesa. Dice Carlo Podda, segretario della Funzione pubblica della Cgil: «Un vero e proprio blitz, un provvedimento che aveva affrontato un lungo iter in commissione, era stato inserito nottetempo in un emendamento al testo della Finanziaria presentato in commissione Bilancio alla Camera due settimane fa, in barba ad ogni principio democratico. Oggi il progetto torna alla sua forma originaria, aggiungendo alle funzioni della società la gestione degli immobili, oltre alle competenze esclusive in tema di acquisizione di beni e servizi, esautorando di fatto la Consip». Tagliente il giudizio politico di Scanu: «Ora è chiaro, vogliono solo avere le mani libere per le centrali nucleari e per la gestione di un’enorme fetta di potere quantificabile in un giro d’affari di circa cinque miliardi di euro». <strong>Il senatore del Pd non lo dice, ma la regione con il maggiore carico di demanio militare è la Sardegna</strong>. </em></span></span></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1025" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/12/15/prove-tecniche-di-militarizzazione-nucleare/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>22</slash:comments> </item> <item><title>Letteratura e indipendenza (parte 1)</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/09/10/letteratura-e-indipendenza-parte-1/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/09/10/letteratura-e-indipendenza-parte-1/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 Sep 2009 12:25:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[letteratura]]></category> <category><![CDATA[Paolo Maninchedda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=974</guid> <description><![CDATA[Riporto la prima parte di una sbobinatura ripulita di una interessante conversazione tenuta da Paolo Maninchedda con alcuni suoi allievi nella campagna di Antonio e Tetta Succu vicino a Bosa. L&#8217;ho presa da qui. Un amico romanziere mi ha comunicato di non voler più scrivere. Il motivo? “O scrivi un romanzo capace di rappresentare il [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p><p><img class="alignleft" title="immagine di Zusepe Ruju" src="http://www.uptiki.com/images/di1x89xnaw4jv234omoc.jpg" alt="immagine di Zusepe Ruju" width="392" height="300" /></p><p><em>Riporto la prima parte di una sbobinatura ripulita di una interessante conversazione tenuta da Paolo Maninchedda con alcuni suoi allievi nella campagna di Antonio e Tetta Succu vicino a Bosa. <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=2130"title="Sardegna e libertà"   rel="external">L&#8217;ho presa da qui</a>.</em></p><p>Un amico romanziere mi ha comunicato di non voler più scrivere. Il motivo? “O scrivi un romanzo capace di rappresentare il mondo, o non serve scrivere”. In parole povere, il mio amico, che è sardo, dice che o uno scrittore ha veramente qualcosa da dire oppure scivola a inventare storie come un cantastorie ma poi, prima o poi, comincia a stancarsi, a soffrire o di un senso di vacuità o di quell’insopportabile eccesso di cinismo che può catturare i commercianti che credono troppo nel proprio mestiere.<span id="more-974"></span><br /> Faccio degli esempi di grandi romanzi con l’ambizione riuscita di fornire una visione del mondo dilettando il lettore con una storia appassionante. Faccio nomi scegliendo tra i più noti e limitati all’Italia, in modo da chiarire bene ciò che intendo dire. In Italia: I promessi sposi, Mastro don Gesualdo, Il Gattopardo, Il giorno della civetta, Il nome della rosa.<br /> In Sardegna, io non trovo né la Deledda né il suo iniziale modello Enrico Costa, capaci di grandi costruzioni simboliche, cioè capaci di quelle grandi architetture mentali che sono i romanzi, dotandole di strutture ideologiche, simboliche, emotive e fantastiche che un romanzo deve avere. La differenza fu che la Deledda fu più capace di intuire lo spirito con cui l’Europa guardava e guarda alla Sardegna. Capì che l’Europa che si stava meccanizzando, l’Europa bellica e industriale (come l’attuale Europa tecnologica e virtuale) cercava nell’arcaico il legame con l’autenticità perduta, il rapporto col corpo, con la natura, con la primordialità delle passioni. La Deledda soddisfò questa esigenza salottiera della borghesissima e violentissima Europa dei primi del Novecento; lo fece più in virtù di un fervido intuito, di una forte capacità di risposta al pubblico, non certo per una personale capacità di elaborazione teorica. Respirò gli umori dei pittori della secessione, senza però saperne condividere il perimetro ideologico. In fin dei conti, l’erede migliore di questa attitudine deleddiana, capace di soddisfare l’esigenza di primitivo come surrogato dell’esigenza dell’autentico che percorre da sempre l’Europa, specie dopo la Controriforma e dopo le due ondate iper razionalistiche dei cascami dell’Illuminismo e del Positivismo, è oggi Niffoi. Carne, corpo, sangue, morte, maschi e femmine prima che uomini e donne, magia e destino, sono tutti elementi che il professore di Orani sa maneggiare in modo eccellente. Ma si tratta pur sempre e solo di prodotti letterari, che si vendono e si comprano, privi (programmaticamente privi, perché Niffoi, volendo, saprebbe scrivere un romanzo importante, ma sa altrettanto bene che avrebbe difficoltà a pubblicarlo e probabilmente non sarebbe capito dai più) di una pretesa di visione di Dio, del mondo, delle cose e degli uomini. Questi testi, accompagnano il mondo senza modificarlo. Invece la letteratura, la musica e il cinema hanno una grande potenzialità riformista rispetto alla realtà. Il mio Diaspora ha il difetto opposto: troppo ideologico e troppo poco narrativo.<br /> Gramsci fu uno dei pochissimi (a mio avviso l’unico, ma non sono un esperto attrezzato del marxismo) a capire che la letteratura non è lo specchio dei rapporti economici e sociali di una data società. Anzi, lui considerava poco intelligenti coloro che avevano una visione così elementare della storia.Per esempio, pochi sono consapevoli che una delle radici della laicità, ossia il diritto di ciascuno a un percorso individuale e libero verso la felicità (o “compimento di sé che dir si voglia) ha un’antichissima radice letteraria e solo letteraria. Credo si capisca dove voglio andare a parare: la causa dell’indipendenza e dell’autogoverno della Sardegna ha bisogno di una letteratura, di un cinema, di una musica e di un teatro che abbiano grandi ambizioni culturali. Ora, il problema dell’arte in Sardegna consiste nelle modalità estetiche di assimilazione della modernità. Mi spiego. La modernità è arrivata in Sardegna, ma la mentalità comune, e la stessa cultura degli alfabetizzati, la sente come accessoria e aggiuntiva rispetto al sapere tradizionale. Ora, il problema non è dato da che cosa sia la modernità, ma da che cosa sia questo sapere tradizionale, quella che enfaticamente è chiamata la cultura sarda. Non vorrei essere frainteso: la cultura sarda esiste eccome, ma comunemente, non in alcune e ristrettissime élite, essa è un coacervo acritico di abitudini, linguaggi, approcci, privi di sistematicità e non filtrati da alcuna criticità. C’è stata una fase di vaglio critico molto proficua: Miele amaro di Cambosu è un grande tentativo di sintesi di cronaca e letteratura che Peppino Fiori ammirò e, a mio avviso, invidiò (per cui, ovviamente, criticò) Cambosu. Però, proprio i libri migliori di Fiori (che io farei studiare nelle scuole), Baroni in laguna, La vita di Antonio Gramsci e Il cavaliere dei rossomori, fanno un tentativo analogo, riuscitissimo, ma privi della fusione dell’intensità del reportage con la potenza evocativa, sia razionale che emozionale, della fantasia e dell’arte. Al contrario, il Ballo a tre passi di Salvatore Mereu riesce ad avere una fortissima carica simbolica, una profondità poetica notevole, ma nessuna lettura modificativa della realtà (dai suoi film emerge chiaramente che a Mereu non importa un fico secco della politica, ed è veramente fortunato ad avere questa libertà, non la capisce e un po’ la teme, come tutti gli artisti). Non a caso, quando prende il romanzo di Giuseppe Fiori Sonetaula e lo trasferisce in pellicola, si nota uno scarto tra il linguaggio cinematografico, molto lirico e estetizzante, e la materia, quella di un romanzetto ideologico, a tesi, che non è l’opera migliore di Fiori (la cosa peggiore sono i dialoghi, forzati anche nel libro). Per certi versi, un libro adatto alla trasposizione lirica che ne saprebbe fare Mereu, è Alivertu, scritto da Mario Puddu quando ancora faceva il pastore e sostanzialmente un’opera imperfetta e incompiuta, aperta dunque a compimenti a piacere; Mereu ne farebbe un capolavoro consolatorio, ma lo priverebbe, perché la violenza del mondo lo spaventa e non sa interpretarla, in un’opera rassicurante e assolutamente inutile per la Sardegna. Mereu, però, è utile per parlare di una generazione di artisti formato esportazione. Prima di tutto una domanda: il successo di un sardo è il successo della Sardegna? Il successo significa solo che una persona ha saputo ben coniugare talento, intelligenza e circostanze. La logica del testimonial (affidare la propria immagine ad un’altra immagine di successo) funziona, e non sempre, per le merci, ma non funziona per i popoli. Neanche il cosiddetto marketing territoriale ha effetti sicuri dai testimonial. Viceversa, dire: “Siamo grandi” perché uno è diventato grande, è assimilabile ai processi di identificazione innocui (sul piano civile) che stanno dietro il tifo calcistico o i clubs dei fan dei gruppi musicali. Il formato esportazione è per noi rilevante nella misura in cui è sintesi cosciente di tradizione e modernità. Alcune sintesi si sono registrate in campo musicale. L’apripista è stato Piero Marras, ma oggi Tazenda e Elena Ledda sono certamente interpreti e non epigoni di questa sintesi. Tuttavia, se si ascoltano tre brani quali Sa ‘oghe ‘e Maria di Marras, Tres mamas di Elena Ledda e Pane Caente dei Tazenda (quest’ultima una canzone fortemente niffoiana senza la visione cupa della sessualità che ha Niffoi) si scopre che Mereu non è solo: l’assenza di una visione aggiornata delle ambizioni civili della Sardegna, produce una prevalenza dell’aspetto lirico (e religioso), suggestivo ed emotivo, rispetto a quello civile. Non a caso gran parte, non tutti, di questi artisti hanno guardato a Soru come ad una grande speranza. Soru è stato nell’esperienza dell’autonomia il presidente che più ha trasmesso il senso di una sovranità dei sardi (il limite, rilevante e per me insuperabile, è stato concepirsi come sovrano). Per cui, agli occhi degli artisti, lui era la strada breve per colmare quell’assenza di pensiero di sintesi del futuro civile della Sardegna di cui parlavo, e che non può essere rappresentata dai cascami del post-colonialismo di matrice marxista che ancora capita di leggere e sentire nelle parole e negli scritti di qualche sessantenne peter pan del sessantotto. Ma quell’assenza di pensiero non può più essere colmato dall’estetica dell’eroe solitario (altra tentazione demoniaca che ha funestato l’esperienza Soru). Nella modernità vince la squadra, non il capitano solitario (cosa non compresa dagli intellettuali deboli nel cuore che si innamorano degli uomini forti). L’assenza di un collante credibile per la Sardegna è la radice della scrittura di Marcello Fois. Nulla è nel titolo e nel contenuto la migliore rappresentazione di una sintesi tra il vuoto dell’esistenza dei singoli e il vuoto del senso di esistere di una società. Questo intreccio mortale è palpabile a Nuoro, che Fois conosce (o conosceva) benissimo. Poi Fois si è professionalizzato e ha fatto l’apripista di Niffoi e degli altri, che in ultima analisi, perché meno tormentati di lui, l’hanno sorpassato negli scaffali e nei market (alcuni scritti minori di Fois, però, hanno robustezza ideologica, ma nenacche lui sembra crederci molto). Il nulla sta sotto anche L’oro di Fraus di Giulio Angioni. Chiunque legga Angioni (che quando scrive in sardo è molto più autentico e profondo che in italiano) avverte esattamente la percezione del vuoto storico e esistenziale raccontato da un autore con molte letture. Dopo quel primo libro (per molti versi acerbo e con una tensione innovativa nel linguaggio un po’ fredda e accademica), anche lui ha concesso molto allo scaffale, magari avvertendo tra le righe il lettore, di non prenderlo troppo sul serio. Ora, il problema della modernità della Sardegna è esattamente quello posto da questi due autori (posto da questi due, per tutti): la sua apparente o sostanziale insensatezza. Qui sta un punto decisivo: Gramsci, che è stato il più grande intellettuale sardo del Novecento (Lussu è stato il più grande comandante, aveva un talento militare insuperabile), è riuscito a leggere il suo tempo in modo profondo, solido. Non aveva una visione panica, confua, emotiva o estetizzante del presente. Era un uomo solido con un pensiero robusto. Dopo di lui non c’è stato un intellettuale di pari levatura. Però c’è stato un letterato che, scrivendosi il suo percorso nella carne, era giunto ad una sintesi di grande maturità. Si tratta di Sergio Atzeni. (continua…)</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=974" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/09/10/letteratura-e-indipendenza-parte-1/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Travolti dal solito abuso nell&#8217;azzurro mare di agosto</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/08/06/travolti-dal-solito-abuso-nellazzurro-mare-di-agosto/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/08/06/travolti-dal-solito-abuso-nellazzurro-mare-di-agosto/#comments</comments> <pubDate>Thu, 06 Aug 2009 11:28:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Ecologia]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[ambiente]]></category> <category><![CDATA[cala luna]]></category> <category><![CDATA[Cappellacci]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=936</guid> <description><![CDATA[(scritto per Tiscali.it) In un modo o nell’altro, noi a Cala Luna ci dobbiamo far arrivare la gente, perché non è possibile avere una spiaggia così e non usarla al massimo della capienza stipabile. Questo devono aver pensato i vandali che due settimane fa hanno martellato il caratteristico scoglio a fungo della famosa spiaggia sarda per [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 3px 6px;" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_lanuovasardegna/2008/07/04/1215186086415_cala-luna.jpg" alt="vista aerea di cala luna, dove si vede la spiaggia, il fiume alle sue spalle e si intravedono le grotte appena più a nord" hspace="6" vspace="3" width="200" align="left" />(scritto per <a href="http://notizie.tiscali.it/articoli/michelamurgia/09/08/michela_murgia_cala_luna_741.html" target="_self" rel="external">Tiscali.it</a>)</p><p>In un modo o nell’altro, noi a <a href="http://www.ilportalesardo.it/spiagge/nubaunei4.htm"  rel="external">Cala Luna</a> ci dobbiamo far arrivare la gente, perché non è possibile avere una spiaggia così e non usarla al massimo della capienza stipabile. Questo devono aver pensato i vandali che due settimane fa hanno martellato il caratteristico scoglio a fungo della famosa spiaggia sarda per impiantarci una bitta d’acciaio per l’attracco di natanti. Del resto, <em>occuparsi di ambiente significa impegnarsi per far nascere un modello di coesistenza creativa tra gli esseri umani e la natura</em>.</p><p><span id="more-936"></span>Sono parole di Ugo Cappellacci nel programma con cui è stato eletto alle scorse regionali sarde, e in quell’ammiccante accenno alla creatività era difficile non vedere legittimata la rabbia di quanti soffrivano le leggi forti che fino a quel momento avevano risparmiato le coste dell’isola dalla speculazione edilizia. La creatività, si sa, risponde solo alle regole che si da l’artista stesso, e da questo punto di vista i creativi disposti a trovare ispirazione cementizia in Sardegna davvero non si contano.</p><div>Quasi tutti adesso aspettano fiduciosi le decisioni della Regione in merito per poter tornare a fare affari creativi direttamente sull’orlo di smeraldo del mare sardo, ma tra di loro l’artista di Cala Luna doveva essere il più impaziente, se ha deciso di aggirare i tempi tecnici della burocrazia per creare opere estemporanee. Ha scelto bene la tavolozza: l’orientale Cala Luna è una delle spiagge più famose e ambite di tutto il Mediterraneo, talmente bella da essere voluta dalla Wertmuller per rappresentare l’isola caraibica del set di “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Travolti_da_un_insolito_destino_nell%27azzurro_mare_d%27agosto"  rel="external"><em>Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto</em></a>”. I sardi certo la frequentavano già, ma grazie a quella e altre vetrine il numero degli appassionati di Cala Luna nel tempo è sempre cresciuto, non solo grazie alla caratteristica acqua trasparente, ma anche al contorno di veri gioielli rupestri come le molte grotte della costa centro-orientale e le rocce cesellate dal vento in forme affascinanti. Tra queste ultime la più nota è proprio lo scoglio deturpato dal martello pneumatico, famoso come “fungo di Cala Luna” per il tronco sottile e la sommità ad ombrello che sembra galleggiare sull’acqua trasparente. Gli ignoti vandali notturni hanno ritenuto di declassarlo da monumento geologico ad aggancio di supporto per il ponte attiguo, probabilmente bisognoso di un rinforzo a causa del continuo flusso di turisti che con frequenza impressionante ci arriva sopra tutti i giorni provenendo dalle vicine Arbatax, Santa Maria Navarrese, Cala Gonone, Orosei e La Caletta. Certo è difficile credere che un vandalo possa fare una operazione così funzionale per pura ispirazione creativa; è più credibile pensare che l’ignoto martellatore si nasconda tra i diversi soggetti interessati turisticamente alla spiaggia, che purtroppo &#8211; avendo la sventura di <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/dorgali-ritira-il-ricorso-al-tar-cala-luna-in-arrivo-il-ticket/1621160"  rel="external">essere contesa da molti anni</a> tra il comune di Baunei e quello di Dorgali – sconta anche così la debolezza permanente propria delle terre di nessuno. È significativo che il comune di Baunei sia stato l’unico a denunciare alle autorità l’atto vandalico, segnalando anche ai giornali l’irrimediabile scempio; in timida risposta ha ottenuto un <a href="http://ricerca.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2009/07/28/SGLSN_SGL03.html"  rel="external">trafiletto in cronaca locale</a> su <em>La Nuova Sardegna</em> e un doppio risultato di inciviltà: se da un lato in tutta la regione nessuno è a conoscenza di che cosa è accaduto a Cala Luna, dall’altro i vandali adesso hanno la certezza che certe ispirazioni artistiche non generano conseguenze.<br /> È la coesistenza creativa, bellezza!</div><div style="text-align: center;"><em>(clicca le foto per ingrandire)<br /> </em></div><div style="text-align: center;"><p><em> </em></div><table border="0" align="center"><tbody><tr><td><a href="http://img15.imageshack.us/img15/4286/53997851.jpg" rel="external"><img src="http://img15.imageshack.us/img15/4286/53997851.jpg" alt="la bitta" width="200" height="150" /></a></td><td><a href="http://img190.imageshack.us/img190/8809/68337762.jpg" rel="external"><img src="http://img190.imageshack.us/img190/8809/68337762.jpg" alt="il ponte, dove si vede il cedimento finale che ha reso necessario il supporto allo scoglio" width="200" height="150" /></a></td></tr><tr><td><a href="http://img15.imageshack.us/img15/6043/80838055.jpg" rel="external"><img src="http://img15.imageshack.us/img15/6043/80838055.jpg" alt="la bitta nell'insieme dello scoglio" width="200" height="150" /></a></td><td><a href="http://img4.imageshack.us/img4/9571/47299345.jpg" rel="external"><img src="http://img4.imageshack.us/img4/9571/47299345.jpg" alt="cala luna con bitta" width="200" height="150" /></a></td></tr></tbody></table> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=936" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/08/06/travolti-dal-solito-abuso-nellazzurro-mare-di-agosto/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cambio di rotta sulla LSC?</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/07/13/cambio-di-rotta-sulla-lsc/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/07/13/cambio-di-rotta-sulla-lsc/#comments</comments> <pubDate>Mon, 13 Jul 2009 07:51:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[claudia lombardo]]></category> <category><![CDATA[limba sarda]]></category> <category><![CDATA[Regione Sardegna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=909</guid> <description><![CDATA[Ai più non sarà sfuggito questo stralcio di Claudia Lombardo uscito ieri sull&#8217;Unione, ma eventualmente lo riporto. E&#8217; interessante. (&#8230;) Non ultimo, l&#8217;aspetto socio-culturale e di costume. Per il 90 per cento dei sardi, la lingua sarda -insieme al gallurese, al sassarese, al catalano di Alghero e al tabarchino &#8211; deve essere promossa e sostenuta perché [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-910" title="Cossiga in versione Sonetaula" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/07/31052009047-150x150.jpg" alt="Cossiga in versione Sonetaula" width="150" height="150" />Ai più non sarà sfuggito questo stralcio di Claudia Lombardo uscito <a href="http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20090712&amp;Categ=1&amp;Voce=1&amp;IdArticolo=2364213"  rel="external">ieri sull&#8217;Unione</a>, ma eventualmente lo riporto. E&#8217; interessante.</p><p>(&#8230;) Non ultimo, l&#8217;aspetto socio-culturale e di costume. Per il 90 per cento dei sardi, la lingua sarda -insieme al gallurese, al sassarese, al catalano di Alghero e al tabarchino &#8211; deve essere promossa e sostenuta perché è parte costitutiva dell&#8217;identità, come risulta nella ricerca sociolinguistica fatta nel 2007 dalle Università di Cagliari e di Sassari per conto della Regione sarda. La ricerca ha evidenziato come quasi un milione e mezzo di cittadini sardi ha scoperto, o riscoperto l&#8217;identità e, soprattutto, la richiesta che la politica si occupi della questione. I sardi, in buona sostanza, desiderano che le istituzioni regionali promuovano e sostengano il sardo e le altre quattro lingue alloglotte (minoritarie) con adeguate misure di legge.<br /> Non è mio compito, naturalmente, indicare strade, processi, iniziative. Ma non sarà inutile fornire un quadro di riferimento entro cui il Consiglio regionale dovrà muoversi.<span id="more-909"></span><br /> L&#8217;Europa e l&#8217;Italia hanno adottato norme a tutela del sardo insieme alle altre lingue storiche parlate nella Repubblica. A questo, naturalmente, è necessario attenersi. Ma è nostro obbligo estendere la tutela e l&#8217;attività di promozione alle macro varianti linguistiche nel momento in cui si prevede di legiferare in materia. Per di più la normativa in vigore in Sardegna si è mostrata largamente inadeguata a perseguire una valida politica linguistica. Anche se sarebbe sbagliato dire che si sia rivelata inutile. L&#8217;esistenza della legge regionale ha permesso un grande passo in avanti in quella che possiamo definire una &#8220;defolclorizzazione&#8221; del sardo.<br /> Diversa la valutazione per l&#8217;idea di procedere alla standardizzazione del sardo con la sperimentazione della Limba sarda unificada e della successiva Limba sarda comuna. Un&#8217;iniziativa che è andata avanti non senza discussioni e polemiche anche accese. Per questo motivo credo che, nell&#8217;imminenza della stagione costituente della nostra nuova autonomia, sia opportuno fare tesoro delle esperienze acquisite e procedere agli aggiustamenti necessari per evitare che cali dall&#8217;alto l&#8217;idea di uno standard scritto ufficiale che porti verso la deriva di una lingua sarda imposta per ragioni politiche.<br /> Premesso che una lingua è, e rimane, viva fino a quando c&#8217;è chi la parla e non per disposizione di una norma di legge, dobbiamo porci il problema di come, e se, portare a sintesi le cinque macro aree linguistiche dell&#8217;Isola. Ciò rende necessario partire dalla lingua sarda effettivamente parlata, in tutte le varianti, evitando di creare un prodotto artificiale, studiato a tavolino e imposto dall&#8217;alto. Un processo di unificazione, dunque, che dovrà essere promosso in maniera democratica, nei modi e nei tempi.<br /> Esso potrà formarsi sfruttando tre assi portanti: la scuola, i mezzi di informazione e la cultura che, partendo dalle parlate locali, possano maturare un percorso di conoscenza, il più ampio possibile, per arrivare ad acquisire una forma scritta e parlata che derivi dal comune patrimonio lessicale e letterario di tutti i territori sardi. Penso, per esempio, alla redazione di una enciclopedia del sardo dalla quale trarre una forma di linguaggio scritto che unisca tutti gli elementi comuni della nostra lingua, sia grammaticali che lessicali, senza relegare a forma dialettale le varianti esistenti. Attraverso questa strada si potrà arrivare a creare una lingua sarda promossa dalla partecipazione di tutte le componenti territoriali che contraddistinguono le differenti ricchezze linguistiche locali, così come sono state tramandate, custodite e preservate.<br /> CLAUDIA LOMBARDO<br /> * Presidente del Consiglio regionale</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=909" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/07/13/cambio-di-rotta-sulla-lsc/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Todos caballeros</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/05/13/todos-caballeros/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/05/13/todos-caballeros/#comments</comments> <pubDate>Wed, 13 May 2009 11:35:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Gheddafi]]></category> <category><![CDATA[laurea honoris causa]]></category> <category><![CDATA[todos caballeros]]></category> <category><![CDATA[Università di Sassari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=850</guid> <description><![CDATA[Dopo la cittadinanza onoraria di Sant&#8217;Antioco appena concessa a Vittorio Sgarbi, apprendiamo la proposta dell&#8217;Università di Sassari &#8211; attualmente al vaglio del Senato Accademico &#8211; di assegnare una laurea in legge honoris causa a Gheddafi, già dittatore libico da 40 anni per militare colpo di stato, già promotore di lanci di missili verso Lampedusa nel [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-851" title="laurea-de846" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/05/laurea-de846-150x150.jpg" alt="laurea-de846" width="150" height="150" />Dopo la cittadinanza onoraria di Sant&#8217;Antioco <a href="http://www.comune.santantioco.ca.it/cms/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=348:vittorio-sgarbi-ed-oliviero-toscani-a-santantioco&amp;catid=1:ultime"  rel="external">appena concessa</a> a Vittorio Sgarbi, apprendiamo la proposta dell&#8217;Università di Sassari &#8211; attualmente al vaglio del Senato Accademico &#8211; di <a href="http://notizie.alguer.it/n?id=23975"  rel="external">assegnare una laurea in legge <em>honoris causa</em> a Gheddafi</a>, già dittatore libico da 40 anni per militare colpo di stato, già promotore di lanci di missili verso Lampedusa nel non così lontano 1986, già mancante all&#8217;appello dei leader firmatari della convenzione di Ginevra sui rifugiati, e già diverse altre cose che motiverebbero <a href="http://www.finanzalive.com/legislazione-comunitaria/clandestini-libia-onu-italia/"  rel="external">oggi come non mai</a> una certa prudenza nell&#8217;offrirgli una onorificenza qualsiasi, a maggior ragione in legge.<br /> Sarà curioso conoscere i motivi.</p><p><em><span>Beniant senza calzones<br /> E si nd’handaiant gallonados<br /> (F. I. Mannu)</span></em></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=850" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/05/13/todos-caballeros/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il posto fisso delle donne sarde (I&#8217;m your Venus)</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/04/15/il-posto-fisso-delle-donne-sarde-im-your-venus/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/04/15/il-posto-fisso-delle-donne-sarde-im-your-venus/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Apr 2009 10:27:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Anselmo Piras]]></category> <category><![CDATA[Cagliari]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category> <category><![CDATA[politiche sociali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=827</guid> <description><![CDATA[L’Assessorato alle politiche sociali del comune di Cagliari, governato con mano estrosa dal forzista Anselmo Piras, non sa più come stupire i cittadini. Si sbagliava chi credeva di aver raggiunto il massimo della meraviglia quando mesi fa vide la luce, debitamente finanziato nell&#8217;ambito di un progetto anti bullismo, un indispensabile galateo da distribuire nelle scuole, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-828" title="345217" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/04/345217-150x150.jpg" alt="345217" width="150" height="150" />L’Assessorato alle politiche sociali del comune di Cagliari, governato con mano estrosa dal forzista Anselmo Piras, non sa più come stupire i cittadini. Si sbagliava chi credeva di aver raggiunto il massimo della meraviglia quando mesi fa vide la luce, debitamente finanziato nell&#8217;ambito di un progetto anti bullismo, un <a href="http://img11.imageshack.us/img11/5426/galateo.jpg"  rel="external">indispensabile galateo</a> da distribuire nelle scuole, in cui tra le altre preziosità si spiegava ai nuovi lord brummel come arieggiare le scoregge, derattizzarsi signorilmente le narici o centrare con successo la tazza del water. <span id="more-827"></span>Già dopo questa avanguardia saranno stati a decine i comuni che per le loro programmazioni di politica sociale hanno cominciato a guardare a Cagliari come a un faro imprescindibile. Forse conscio di questa responsabilità, Anselmo Piras ha voluto superarsi, cercando innovazione anche intorno al punto nevralgico del suo assessorato: il lavoro giovanile, con particolare riguardo per l’imprenditoria femminile delle zone depresse. Apprendiamo quindi dall’Unione Sarda di oggi che il comune finanzia <a href="http://img10.imageshack.us/img10/8085/corsosantelia.jpg"  rel="external">un corso di formazione al lavoro</a> per “ragazze residenti nel quartiere di Sant’Elia”, la periferia difficile della città. Non aspettatevi però un corso comune, perché Anselmo Piras non è un assessore comune; quindi bando ai banali corsi di informatica per il conseguimento del patentino europeo, e niente scontatissimi approcci a qualche lingua straniera: l’affidamento di un ministero del suo governo a Mara Carfagna ci aveva del resto già dimostrato che la competenza a una donna non serve, se ha qualcos’altro con cui compensarla. Infatti, dopo un’infarinatura rapida su come compilare un curriculum e preparsi al colloquio che seguirà, le materie dominanti del corso finanziato dall’assessorato risultano essere: <strong>Comunicazione verbale e non verbale</strong>, <strong>Cenni di dizione</strong>, <strong>Lezioni di trucco</strong>,<strong> Portamento</strong> e <strong>Total look</strong>.   Il manifestino, rigorosamente rosa e curato dalla <a href="http://www.venusdea.tv/"  rel="external">nota agenzia per l’orientamento al lavoro Venus Dea</a>, raffigura in alto a sinistra una silouette di fanciulla molto chic, dalle lunghe gambe scoperte e ampiamente accessoriata; questo naturalmente non esclude che si stia recando a fare l’analista in un laboratorio chimico, a guidare il tram o ad aprire la sua attività commerciale finanziata con i soldi della legge sull’imprenditoria femminile, di cui però nel corso pare non si parli, magari avverrà nella fase 2, chissà. Se le ragazze di Sant’Elia fino a questo momento avevano pensato che la loro disoccupazione fosse dovuta alla crisi e alla mancanza di competenze adatte al mercato isolano, possono mettersi il cuore in pace: ora almeno le competenze ci saranno. A comprova che il posto fisso per le donne esiste, ed è quello eternamente stabilito dalla loro natura di decorazioni semoventi, grazie alla sinergia tra l’assessorato alle politiche sociali e la Venus Dea, non capiterà più che le ragazze si vedano rifiutare il lavoro perché sono mal truccate, hanno il portamento sbagliato e nessuna nozione di total look. <img title="Anselmo Piras" src="http://img24.imageshack.us/img24/7474/anselmo.jpg" alt="Anselmo Piras" hspace="7" vspace="3" width="136" height="168" align="left" />Sono proprio queste le skills richieste dal mondo del lavoro in Sardegna; o credevate fosse un caso se siamo i principali esportatori di veline brune e di ingelatinati amici di Maria?<br /> Fiduciosi nell’assessore Piras, che in passato ci aveva già stupito con le sue aperture <a href="http://www.altravoce.net/2007/03/07/diversi.html"  rel="external">sulle pari opportunità a tutto tondo</a>, aspettiamo trepidanti la seconda fase del corso, quella dove tra le materie d’insegnamento figureranno Canto, Ballo e Cenni di Chirugia Estetica.<br /> Così, per completezza di preparazione.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=827" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/04/15/il-posto-fisso-delle-donne-sarde-im-your-venus/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>Quelli che i festival&#8230;</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/04/06/quelli-che-i-festival/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/04/06/quelli-che-i-festival/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Apr 2009 09:53:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Editoria]]></category> <category><![CDATA[Isola delle storie]]></category> <category><![CDATA[letteratura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=814</guid> <description><![CDATA[Di festival in Sardegna se ne fanno parecchi. Per alcuni anche troppi, anche se non sempre è chiaro il parametro per definire il presunto eccesso. Io sono piuttosto tra quelli che pensano che di buoni festival non ce siano abbastanza. Per questo saluto con favore i primi squilli mediatici sull&#8217; Isola delle Storie, il festival della letteratura [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-816" title="marchioisstorie" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/04/marchioisstorie-150x150.jpg" alt="marchioisstorie" width="150" height="150" />Di festival in Sardegna se ne fanno parecchi.<br /> Per alcuni anche troppi, anche se non sempre è chiaro il parametro per definire il presunto eccesso. Io sono piuttosto tra quelli che pensano che di buoni festival non ce siano abbastanza.<br /> Per questo saluto con favore i primi squilli mediatici sull&#8217; <a href="http://www.facebook.com/pages/Festival-Isola-delle-Storie-di-Gavoi/28742414996?ref=nf#/pages/Festival-Isola-delle-Storie-di-Gavoi/28742414996?ref=ts"  rel="external"><em><strong>Isola delle Storie</strong></em></a>, il festival della letteratura di Gavoi, che quest&#8217;anno ha lasciato trapelare con molto più anticipo del previsto diverse indiscrezioni su quello che sarà il programma di questa edizione.<span id="more-814"></span> Baricco, si dice. Bignardi tra gli esordienti. Niffoi, annuncia l&#8217;Unione Sarda, e altri nomi di sardi ancora segreti. Mauro Evangelista, l&#8217;illustratore dei sogni, per il festival dei piccoli. E Petra Magoni, la nuova icona della musica indie, ad inaugurare la serata d&#8217;apertura. Naturalmente ci saranno polemiche sul programma, ci sono sempre: c&#8217;è chi vorrebbe più sardi, chi più stranieri, chi più giallisti, chi più nomi mainstream, chi più firme elitarie, chi più sedie e chi più tende da sole. E&#8217; fisiologico, sarebbe strano il contrario.</p><p>E&#8217; invece veramente strano il fatto non emerga mai che, al di là dei meriti culturali, <em>Isola delle storie</em> in cinque anni ha quadruplicato i posti letto dei comuni del bacino imbrifero del Taloro, generando un indotto economico che fa di quei giorni di cultura un&#8217;attività produttiva vera e propria. Non è questo il parametro di valutazione, certo. Ma è un argomento più che valido per tutti quei comuni che non ritengono economicamente conveniente investire in cultura, convinti che sia vuoto a perdere.</p><p>Non viene mai fuori nemmeno il fatto che per i nove mesi curricolari le scuole del circondario lavorano con i ragazzi intorno ai testi degli autori che verranno al festival, e che le biblioteche del circuito locale hanno registrato movimenti di prestiti tra gli under 18 mai visti prima che esistesse la manifestazione.</p><p>Pochi sanno anche che, a differenza di altri festival in Sardegna e altrove, gli scrittori che accettano di intervenire non sono retribuiti, e che oltre alla presenza si chiede loro di condividere il festival come esperienza complessiva, vivendolo per intero da partecipanti, non solo da ospiti.</p><p>Tutti invece possono vedere che il festival si regge principalmente sull&#8217;operato gratuito di centinaia di persone, dai membri del comitato ai moltissimi volontari con le magliette rosse che sono il vero segreto del successo di questa manifestazione: <em>Isola delle storie</em> non è tanto il festival <em>a</em> Gavoi, ma è il festival <em>di</em> Gavoi, e la preposizione fa tutta la differenza.</p><p>Vedere per credere: 3-5 luglio 2009.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=814" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/04/06/quelli-che-i-festival/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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