<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Corona De Logu &#187; Omar Onnis</title> <atom:link href="http://www.coronadelogu.com/author/omar-onnis/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.coronadelogu.com</link> <description> </description> <lastBuildDate>Fri, 18 Jun 2010 10:26:49 +0000</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>Segnali</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/06/11/segnali/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/06/11/segnali/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 Jun 2010 12:19:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[legge bavaglio]]></category> <category><![CDATA[politica sarda]]></category> <category><![CDATA[sentenze]]></category> <category><![CDATA[speculazioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1171</guid> <description><![CDATA[Mentre  attendiamo con trepidazione i risultati dei ballottaggi elettorali, non  sarà male mettere insieme alcune notizie di questi giorni, per trarne  qualche riflessione. Sappiamo  tutti (vero?) che il senato italiano ha licenziato ieri la sua versione di una delle  leggi più marcatamente autoritarie e antidemocratiche della storia  (breve e fragile) [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://statoemercato.files.wordpress.com/2009/08/ansia-panico.jpg" alt="" width="218" height="238" />Mentre  attendiamo con trepidazione i risultati dei ballottaggi elettorali, non  sarà male mettere insieme alcune notizie di questi giorni, per trarne  qualche riflessione.</p><p style="text-align: justify">Sappiamo  tutti (vero?) che il senato italiano <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/06/10/news/fiducia-senato-4724480/?ref=HRER1-1"  rel="external">ha licenziato ieri</a> la sua versione di una delle  leggi più marcatamente autoritarie e antidemocratiche della storia  (breve e fragile) della repubblica italica. Sarà un caso, ma sempre  ieri, in un&#8217;altra aula istituzionale (sorda e grigia?), quella del  consiglio regionale sardo, il presidente della Regione Autonoma Ugo Chi?  ha parlato di <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/eolico-la-maggioranza-salva-ugo-cappellacci/2079523"  rel="external">questioni energetiche</a> e cosette amene collegate  alla faccenda, negando che in Sardegna ci sia la mafia (la mafia? non  esiste, hanno sempre risposto  in proposito i mafiosi, o i loro  complici: constatazione storica, questa, beninteso, non allusione  diffamatoria).</p><p style="text-align: justify">Diciamo  che oggi come oggi, più per ragioni di potere, che per questioni etiche o  politiche, il governo regionale sardo traballa alquanto. In ogni caso,  se pure la magistratura italiana riuscirà a venire a capo, nelle sue  sedi e con i suoi strumenti, della montagna affaristico-speculativa che  da più d&#8217;un decennio sta ulteriormente devastando la Sardegna, noi con  ogni probabilità non ne sapremo nulla per un pezzo.</p><p style="text-align: justify">D&#8217;altra  parte, uno dei più importanti processi sul <a href="http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/182904"  rel="external">malaffare politico</a> mai tenutisi in Sardegna (quello  ribattezzato Ranno-Fideuram), è passato alquanto in sordina, senza che i  sardi ci capissero granché. Eppure si tratta della conferma giudiziaria  di un certo modo di concepire l&#8217;attività istituzionale che è sempre in  auge da noi. Uno dei peccati mortali ai quali è stato inchiodato Renato  Soru dalla nomenklatura partitica (quella alle cui amorevoli mani si è  affidato da sé, per altro) è stato proprio di essersi messo di traverso a  tale andazzo. Questo va riconosciuto. Magari per imporre interessi  diversi (non giurerei mai sulla totale indifferenza di qualsiasi essere  umano alla cose del mondo), chi lo sa. Ma quello è un dato storico che  possiamo dare per acquisito, al di là di valutazioni politiche più ampie  e articolate.</p><p style="text-align: justify">Per  completare il quadro panoramico, ecco una bella <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/la-corte-ue-condanna-litalia-sul-villaggio-di-is-arenas/2076571"  rel="external">sentenza europea</a> (ci mancava, no?). Il complesso  turistico di Is Arenas è abusivo. Che sorpresa! Bisognava arrivare tanto  in alto (e fuori dai confini della gabbia italica) perché qualcuno lo  riconoscesse apertamente e in termini giuridici e istituzionali. Eppure &#8211;  diciamocelo &#8211; la porcata era evidente. Così come erano evidenti le  penose o nulle ricadute positive sul territorio di una speculazione  promossa e difesa con l&#8217;abusato ma sempre efficace argomento della  &#8220;valorizzazione&#8221; e dei posti di lavoro.</p><p><em>Oh  Sardigna, custa est s&#8217;ora chi ti depes ischidare</em>! Cantavano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kenze_neke"  rel="external">quelli</a>.  Non sarà mai troppo presto.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1171" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/06/11/segnali/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La risposta è nel vento</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/05/19/la-risposta-e-nel-vento-2/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/05/19/la-risposta-e-nel-vento-2/#comments</comments> <pubDate>Wed, 19 May 2010 09:15:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[disastri]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[subalternità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1161</guid> <description><![CDATA[In Trentino e in Sud-Tirol i partiti autonomisti e di centrosinistra hanno largamente avuto la meglio sulla concorrenza berlusconide, leghista e nazionalista tirolese. Vorrà dire qualcosa? Be&#8217;, magari che da quelle parti tutto si tollera tranne che qualcuno si ingerisca negli affari loro. Affari, in tutti i sensi possibili del termine. Non so se sia una lezione [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/03/corso-di-formazione-anev-manager-del-vento.jpg" alt="" width="320" height="240" />In Trentino e in Sud-Tirol i partiti autonomisti e di centrosinistra hanno largamente <a href="http://www.ladige.it/news/2008_lay_homepage_01.php?id_cat=84"  rel="external">avuto la meglio</a> sulla concorrenza berlusconide, leghista e nazionalista tirolese. Vorrà dire qualcosa?</p><p style="text-align: justify;">Be&#8217;, magari che da quelle parti tutto si tollera tranne che qualcuno si ingerisca negli affari loro. Affari, in tutti i sensi possibili del termine.<span id="more-1161"></span></p><p style="text-align: justify;">Non so se sia una lezione che possa interessare noi sardi. Noi, al contrario di trentini e sudtirolesi,  dall&#8217;alto della nostra civiltà superiore, siamo aprioristicamente ben disposti verso qualsiasi iniziativa arrivi da fuori, sia pure senza che ci guadagnamo un bel nulla. D&#8217;altra parte, come dice <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ugo_Cappellacci"  rel="external">il presidente</a> della nostra Regione (quasi)Autonoma, il problema della Sardegna siamo noi sardi. Tanto vale appaltare a chiunque non lo sia (sardo, dico) lo sfruttamento sulle nostre risorse e il lucro che ne deriva. Il che è una manifestazione della stessa sindrome perversa che spinge dei lavoratori ad <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/"  rel="external">autorecludersi su un&#8217;isola carcere</a> per rivendicare che un potere politico lontano, estraneo e indifferente, insieme a soggetti economici votati per loro stessa natura alla logica del capitale, continuino a garantire il loro e l&#8217;altrui avvelenamento salvando i loro posti di lavoro.</p><p style="text-align: justify;">Questo, oltre alla discutibilità etica di frequentazioni con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flavio_Carboni"  rel="external">noti lestofanti</a>, mi sembra uno degli aspetti più evidenti della torbida questione eolico. I <a href="http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/180902"  rel="external">profili penali</a> li lasciamo volentieri alla magistratura (romana, in questo caso: da noi nessuno ha avuto modo di obiettare alcunché su certi giri di amicizie).</p><p style="text-align: justify;">Trova dunque conferma l&#8217;impressione che ancora una volta la Sardegna non sia considerata altro che una colonia oltremarina, il cui controllo è necessario affidare a proconsoli fedeli e dal guinzaglio corto, proni ai comandi del padrone di turno. O dei suoi amici.</p><p style="text-align: justify;">Visto quel che l&#8217;attuale presidente della Regione aveva combinato a Furtei (da presidente della <a href="http://italy.indymedia.org/news/2003/07/333508.php"  rel="external">Sardinia Gold Mining</a>) e da assessore dell&#8217;ultima giunta Masala (subito prima della vittoria di Soru alle elezioni del 2004), non è che potessimo aspettarci gran che di meglio.</p><p style="text-align: justify;">Certo, i sardi, oltre a non avere memoria di sé in generale, mancano anche di qualsiasi forma di istinto di sopravvivenza collettiva. Tuttavia in questi casi giocano un ruolo determinante anche i mass media, specialmente la televisione e i giornali a grande diffusione. Ruolo che in Sardegna è pesantemente contaminato da interessi di parte e reso radicalmente ostile alla libertà di informazione e al corretto funzionamento delle istituzioni democratiche. Una perfetta dimostrazione di cosa sia l&#8217;egemonia culturale di gramsciana memoria e di quanto sia pervasiva la penetrazione delle logiche di potere nell&#8217;animo delle sue stesse vittime.</p><p style="text-align: justify;">Staremo a vedere se i sardi, chiamati di qui a poco per l&#8217;ennesima volta ad esprimere una propria scelta col voto, si mostreranno ancora passivi e partecipi della propria esecuzione, o daranno segni di resipiscenza.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1161" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/05/19/la-risposta-e-nel-vento-2/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La letteratura sarda come letteratura nazionale</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/04/19/la-letteratura-sarda-come-letteratura-nazionale/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/04/19/la-letteratura-sarda-come-letteratura-nazionale/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Apr 2010 08:15:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Editoria]]></category> <category><![CDATA[Limba]]></category> <category><![CDATA[alfabetizzazione]]></category> <category><![CDATA[identificazione]]></category> <category><![CDATA[letteratura]]></category> <category><![CDATA[lingua sarda]]></category> <category><![CDATA[nazionale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1111</guid> <description><![CDATA[Ogni tanto, a caso e spesso en passant, si ripropone una questione che ormai meriterebbe qualche analisi più approfondita e meditata. Che la forma romanzo stia vivendo una sua fioritura particolare, in Sardegna, è ormai dato acquisito, a volte citato a mo&#8217; di fenomeno sorprendente o come motivo di vanto &#8220;etnico&#8221;. Ma mai che si [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://i51.servimg.com/u/f51/12/11/87/69/grazia10.jpg" alt="" width="246" height="313" />Ogni tanto, a caso e spesso <em>en passant</em>, si ripropone una questione che ormai meriterebbe qualche analisi più approfondita e meditata. Che la forma romanzo stia vivendo una sua fioritura particolare, in Sardegna, è ormai dato acquisito, a volte citato a mo&#8217; di fenomeno sorprendente o come motivo di vanto &#8220;etnico&#8221;. Ma mai che si riesca a sistematizzare il tema, cercando continuità e discontinuità, mettendo in campo ipotesi ricostruttive che diano conto del fenomeno, buttando qualche idea articolata nell&#8217;agone, un po&#8217; fiacco a dire il vero, del dibattito culturale nostrano.</p><p style="text-align: justify;">Certamente, non sarà qui che diremo l&#8217;ultima parola sulla questione. Nondimeno proverei a darle un&#8217;inquadratura generale, dentro cui muovere qualche passo.</p><p style="text-align: justify;">La tesi che vorrei argomentare è che esiste ed è sempre esistita una letteratura sarda, in quanto letteratura propriamente nazionale (nel senso che questa locuzione può avere in epoca moderna e contemporanea). Il fermento odierno non è che la manifestazione della definitiva acquisizione in Sardegna degli strumenti della Modernità (come già ipotizzato <a href="http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2008/06/19/la_sardegna_e_la_modernit____analisi_di_un_processo_in_corso_1905109-shtml/"  rel="external">altrove</a>).</p><p style="text-align: justify;"><span id="more-1111"></span>Infatti, non è congruo meravigliarsi del fatto che in Sardegna si producano tante storie. Le storie le si è sempre prodotte, ed anche copiosamente, come sottolinea spesso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michela_Murgia"  rel="external">Michela Murgia</a>. E&#8217; la forma romanzo in cui le si racconta oggi ad essere relativamente nuova. Effetto, questo, della alfabetizzazione di massa cui i sardi, attraverso la scuola e ancor di più attraverso i mass media, sono stati sottoposti negli ultimi sessant&#8217;anni. Un&#8217;alfabetizzazione di massa avvenuta attraverso la lingua italiana. Sottolineo questo fatto, perché ci sarà utile più avanti per affrontare un aspetto particolare della questione.</p><p style="text-align: justify;">Dunque, cosa può dare credito alla tesi di una letteratura sarda nazionale? Intanto c&#8217;è una costante che lega tutti i narratori sardi moderni e contemporanei. La Sardegna è sempre presente, non solo come sfondo neutro, nelle loro opere. E&#8217; una presenza spesso ingombrante, a volte per certi versi feticistica, in qualche misura forzata. Un personaggio in più, in tanti casi, sia pure implicito e apparentemente muto. La Sardegna comunque è sempre un orizzonte, nel senso di limite e nel senso di centralità del punto di osservazione da cui lo sguardo si apre sul mondo.</p><p style="text-align: justify;">Questo, pur con tutte le sue articolazioni, è un esito che non si riscontra facilmente in altri ambiti culturali sardi. Il nostro stare al mondo qui, in questo luogo, o essere partiti verso il mondo da qui, la sua assiomatica centralità, il suo essere primo termine di paragone tra un noi e un alterità spesso indistinta, ma concepita come tale, ci da il senso di quanto sardocentrica sia la visuale della letteratura sarda moderna. Sardocentrismo mai xenofobo, isolazionista o etnocentrico. Anzi, in gran parte il senso di tale visuale è la sofferenza di chi si sente altro pur non desiderandolo affatto,  l&#8217;ansia della distanza incolmabile, la tensione tra il rifiuto e l&#8217;irrinunciabilità a se stessi. Anche questo un indizio di un processo identificativo profondo, che si riconferma nel momento stesso in cui si tenta di superarlo.</p><p style="text-align: justify;">Tant&#8217;è vero che anche coloro che tra gli autori sardi hanno compiuto il grande balzo oltre il mare e dalla Sardegna  &#8211; a volte temporaneamente, a volte definitivamente &#8211; se ne sono andati, non hanno rinunciato a parlare di Sardegna, ad ambientarci le proprie narrazioni, a considerarla nel bene e nel male il centro del proprio orizzonte. Un po&#8217; la stessa sindrome manifestata da un altro scrittore isolano, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/James_Joyce"  rel="external">James Joyce</a>.</p><p style="text-align: justify;">Altro elemento indicativo è il riferimento ad una matrice culturale specifica, ad una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Semiosfera"  rel="external">semiosfera</a> ancestrale non coincidente col sistema linguistico prevalentemente usato, quello italiano. Benché la letteratura sarda contemporanea in forma romanzesca sia in gran parte (ma non esclusivamente, come vedremo) scritta in italiano, mostra quasi sempre una tensione interna data dal costante intersecarsi di questa lingua con strutture sintattiche, lessemi e armamentario culturale basati sul sardo. Fenomeno che negli scrittori contemporanei, a partire da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Atzeni"  rel="external">Sergio Atzeni</a>, ha assunto i caratteri di una scelta esplicita, anche se forse non del tutto consapevole. Anche nella dialettica tra sfera linguistica italiana e sfera linguistica sarda, prevale in generale la simbologia tratta dall&#8217;ambito culturale sardo. Non sempre con esiti estetici apprezzabili. Ma con indubbia e significativa ostinazione.</p><p style="text-align: justify;">Quando si cerca di inquadrare il romanzo sardo nell&#8217;ambito della letteratura italiana si manifestano tutte le difficoltà dell&#8217;operazione. Qualche anno fa, presentando un libro di <a href="http://www.edizionimaestrale.com/zoom.php?v=book&amp;id=157"  rel="external">Mariangela Sedda</a> nella trasmissione radiofonica <a href="http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/index.cfm"  rel="external">Fahrenheit</a>, il conduttore Felice Cimatti cadde all&#8217;improvviso in una notevole esitazione. Intendeva sottolineare la peculiarità della produzione letteraria sarda contemporanea, così evidentemente denotata da un&#8217;appartenenza esplicita. Ma non trovava i termini che soddisfacessero quella che era un&#8217;intuizione di fondo abbastanza banale. Alla fine usò la locuzione &#8220;regionalismo forte&#8221;. Per chi sia abituato, per scolarizzazione e studio, a ragionare nei termini pesantemente nazionalisti e <em>italianocentrici</em> tipici della cultura italiana, concepire l&#8217;esistenza di una letteratura nazionale altra pure espressa in lingua italiana è praticamente impossibile.</p><p style="text-align: justify;">Se apriamo lo sguardo sul mondo, questo è un falso problema. Tuttavia, è un problema alquanto persistente, a cui si stenta a trovare una soluzione. Proprio in virtù del fatto che la nostra stessa alfabetizzazione, l&#8217;idea della scrittura e della scrittura in prosa, del romanzo, è fortemente condizionata dalla lingua italiana come lingua <strong>della nazione italiana</strong>. Ciò che è scritto <em>in italiano</em> deve essere in tutto per tutto italiano, appunto. Viceversa, a nessuno verrebbe in mente di negare che esista una letteratura irlandese o sudafricana, benché scritte in inglese. O brasiliana, ancorché scritta in portoghese. La sistematizzazione sulla base della lingua è una forma di tassonomia di stampo bibliotecario (nelle biblioteche quasi sempre si ordinano e si collocano i romanzi secondo la lingua, non per nazionalità).  Ma ovviamente tale sistema non attiene ai processi di identificazione, né &#8211; tanto meno &#8211; a questioni di cittadinanza o di appartenenza a questo o a quell&#8217;ordinamento giuridico. Così, il fatto che molta letteratura sarda sia in italiano, non toglie niente alla sua collocazione in una sfera prettamente e chiaramente nazionale sarda.</p><p style="text-align: justify;">Qui possiamo passare a un altro aspetto della questione. La letteratura sarda non è solo letteratura in italiano. Tradizionalmente, la produzione poetica in Sardegna è in sardo. Così anche molto teatro popolare. Sull&#8217;appartenenza di tale patrimonio ad una sfera nazionale sarda probabilmente sarebbe più facile concordare anche per un osservatore estraneo. Tuttavia, in ambito italiano ciò è sempre risultato impossibile, a causa del rifiuto congenito e assoluto di un riconoscimento culturale così forte per una produzione che è sempre stata relagata nel comodo e inoffensivo ambito del folclore, o della letteratura &#8220;dialettale&#8221;. Il che, tra l&#8217;altro, a prescindere da qualsiasi valutazione estetica o qualitativa. Ma questo è appunto un problema connaturato alla sfera culturale italiana, così fragile e malfondata da avere necessità per giustificarsi di un criterio di validazione fortemente nazionalista e monolingue (il monolinguismo isterico di cui parla Roberto Bolognesi). A scompaginare le cose interviene poi, almeno negli ultimi trent&#8217;anni, la produzione romanzesca in sardo, difficile da inquadrare nell&#8217;artificiosa sistematizzazione acquisita attraverso scuola e università (italiane).</p><p style="text-align: justify;">C&#8217;è anche qui un dibattito latente, mai portato a compimento con la necessaria dose di pazienza ed equanimità. Esiste una visione nazionalista sarda contrapposta a quella dominante italiana. Se questa vede qualsiasi espressione letteraria in sardo come una sotto-categoria dialettale della cultura italiana, quella attribuisce il crisma della identificazione sarda solo alla produzione in sardo. In proposito, è da tempo in corso una <a href="http://gianfrancopintore.blogspot.com/2010/04/lautogol-dei-critici-letterari.html"  rel="external">polemica</a> (di cui abbiamo avuto <a href="http://www.coronadelogu.com/2009/03/01/arrejunu-siguru/" target="_blank">qualche esempio</a> anche da queste parti) volta a rivendicare al romanzo in sardo la medesima visibilità mediatica e la stessa distribuzione nella rete di vendita che possono vantare gli autori sardi che scrivono in italiano. Questo non è più nemmeno un dibattito, ma una specie di guerra per bande che tende a distruggere il presunto avversario e a considerarlo un nemico irriducibile. La questione poi si intreccia con ragioni politiche e, spesso, di appartenenza a più o meno dichiarate consorterie e colleganze tra chi gestisce ruoli decisionali (specie di natura&#8230; elargitiva di denaro pubblico) e chi opera in campo letterario (autori ed editori). Insomma, anche qui spesso la serietà, oltre che la serenità, della discussione è frustrata da questioni materiali non sempre elegantissime.</p><p style="text-align: justify;">Ma alla base rimane un fraintendimento decisivo. Gli autori di romanzi in sardo vivono la loro condizione marginale come una condanna ingiusta inflitta loro da chi controlla il settore da posizioni di potere. Una sorta di esilio, tanto più odioso in quanto subito &#8220;in casa propria&#8221;. Nell&#8217;affrontare questo tema si trascura invece il suo fulcro, il vero nodo culturale e storico dell&#8217;intera faccenda. Ossia, come detto, il processo di alfabetizzazione dei sardi, avvenuto appunto in italiano. Processo di alfabetizzazione che è andato saldandosi con la sfera strettamente italiana degli studi superiori e universitari, in una continuità didattica che ha di fatto escluso il sardo e le altre lingue della Sardegna da qualsiasi processo di bilinguismo, relegandole in una condizione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diglossia"  rel="external">diglossia</a> o, come sta avvenendo in questi anni, di dilalia. Questo esito ha avuto più conseguenze sul lato della fruizione letteraria che su quello della produzione. Che a sua volta però ne è inevitabilmente condizionata. Il fatto che il romanzo sardo <em>in sardo</em> abbia meno spazio e meno visibilità della produzione in italiano è dovuto in gran parte al fatto che i sardi non imparano a leggere e scrivere in sardo. I processi di acquisizione delle nozioni e il percorso di istruzione in Sardegna avvengono pressoché esclusivamente in italiano. In più, la produzione romanzesca in sardo soffre inevitabilmente, e più della poesia, della mancanza di una uniformazione grafica, di una standardizzazione, che la lingua sarda, per diversi motivi, specialmente politici, non ha ancora acquisito. Il che prescinde dal grado di diffusione delle parlate sarde e dal livello di competenza linguistica dei sardi nelle medesime. Anche se, per usare una metafora di Mialinu Pira, una lingua avrebbe bisogno di due gambe per camminare da sola e coprire tutti i registri e le funzioni comunicative:  a) l&#8217;uso quotidiano e diffuso, b) lo studio e l&#8217;uso scritto come lingua veicolare.</p><p style="text-align: justify;">In definitiva, tornando al tema principale, l&#8217;esistenza di un bilinguismo, sia pure imperfetto, non contraddice affatto la natura prettamente nazionale della letteratura sarda. Tutt&#8217;altro. Sollecita caso mai altre considerazioni e attiene ad un discorso diverso, ulteriore e tutto interno al suo ambito.</p><p style="text-align: justify;">L&#8217;attribuzione di una appartenenza culturale nazionale alla letteratura sarda, e in special modo, nel suo contesto, al romanzo contemporaneo,  sgombra il campo da molti equivoci, ma allo stesso tempo suscita inevitabilmente interrogativi più ampi, anche di matrice politica. Il che spiega la resistenza ad affrontare serenamente e obiettivamente il tema. Ma, posto che sia mai stata legittima, ormai non la giustifica più.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1111" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/04/19/la-letteratura-sarda-come-letteratura-nazionale/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>21</slash:comments> </item> <item><title>Per fortuna arrivano loro!</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/04/14/per-fortuna-arrivano-loro/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/04/14/per-fortuna-arrivano-loro/#comments</comments> <pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[autonomia]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1109</guid> <description><![CDATA[ La Lega Nord, partito sbarcato ambiziosamente anche in Sardegna, lamenta per voce del suo rappresentante sull&#8217;Isola, tale Fabrizio Pirina, la preferenza data dalla coalizione di centrodestra al PsdAz, per le prossime elezioni provinciali. «Faccio anche a nome del ministro Zaia» avrebbe detto Pirina «i complimenti al presidente Cappellacci. Ma come fa a scegliere il Psd’Az al [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://sardegna.blogosfere.it/images/lega%20nord-thumb.jpg" alt="" width="250" height="282" /></p><p style="text-align: justify;">La Lega Nord, partito sbarcato ambiziosamente anche in Sardegna, lamenta per voce del suo rappresentante sull&#8217;Isola, tale Fabrizio Pirina, la preferenza data dalla coalizione di centrodestra al PsdAz, per le prossime elezioni provinciali.</p><p style="text-align: justify;">«Faccio anche a nome del ministro Zaia» avrebbe detto Pirina «i complimenti al presidente Cappellacci. Ma come fa a scegliere il Psd’Az al posto della Lega, che con il Pdl è alleata dappertutto e che ha salvato il Pdl e il governo Berlusconi alle ultime elezioni?». Così riportano <a href="http://www.rassegnanuoro.it/rassegna_leggi.asp?ID=76676"  rel="external">le cronache</a>.</p><p style="text-align: justify;">Pirina, nella sua esternazione, prosegue in questi termini: «[...]è già stato riferito tutto a Bossi e lui ne parlerà a Berlusconi, la valutazione sarà fatta <strong>in tavoli molto più importanti di quelli della Sardegna</strong>». Ma cerca anche di rassicurarci: «la Lega non presenta proprie liste per fare conquista ma per <strong>dare una mano a noi sardi</strong>».<br /> Eh, dovremmo proprio ringraziare. Altro che puzza sotto il naso!</p><p style="text-align: justify;">La denuncia è chiara: la Lega conta di più del PsdAz, a livello italiano. Ossia, il livello a cui si decidono le sorti dei sardi. Altro che illusioni autonomiste e neo-autonomiste. Questo si chiama parlar chiaro!</p><p style="text-align: justify;"><span id="more-1109"></span>Ma ciò che preme sottolineare è altro. Questa vicenda esplicita chiaramente quale sia il ruolo e la considerazione della Sardegna in Italia. Un luogo sottomesso, una <em>provincia</em>, nel senso giuridico romano del termine, le cui sorti dipendono da decisioni altrui. Una popolazione minorata, bisognosa di tutela e sostegno.</p><p style="text-align: justify;">Che sia un sardo a farsene portatore non può meravigliarci più di tanto. Lo stesso presidente della Regione Autonoma, non molto tempo fa, diceva chiaro e tondo a un suo interlocutore italico che il vero problema della Sardegna siamo noi sardi. Non sarà questo il motivo di un eventuale attrito con la Lega. Né con il governo italiano. Figuriamoci! Le magagne nascono nei giochi di potere, nelle alchimie da sottogoverno proconsolare, che stanno molto a cuore ai rappresentanti dei partiti italiani in Sardegna e ai loro alleati autonomisti.</p><p style="text-align: justify;">Cosa significhi questo in termini di soddisfazione degli interessi collettivi e dei bisogni dei sardi è abbastanza evidente, si spera, da non dover essere spiegato.</p><p style="text-align: justify;">O forse no. Forse invece c&#8217;è molto bisogno di spiegazioni, di articolare una discorso critico radicale che faccia alzare questa nebbia fitta (come in Padania?) di non-senso e ottundimento spirituale.</p><p style="text-align: justify;">&#8220;Nessuno può farvi sentire inferiori senza il vostro consenso&#8221;, diceva Eleanore Roosevelt. Mi piace questa massima e la ripropongo spesso. Il nostro problema, però, è che tale consenso l&#8217;abbiamo dato a suo tempo e non ce lo siamo ancora ripreso!</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1109" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/04/14/per-fortuna-arrivano-loro/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>La storia siamo noi</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/01/09/la-storia-siamo-noi/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/01/09/la-storia-siamo-noi/#comments</comments> <pubDate>Sat, 09 Jan 2010 09:19:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[autonomia]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1061</guid> <description><![CDATA[Una classe politica votata alla mediazione col potere centrale, a protezione di privilegi suoi e altrui. Le risorse del territorio appaltate o cedute al controllo forestiero, per lo più di natura parassitaria e speculatrice. Disagio sociale, inadeguatezza dei salari al costo della vita e costante ricatto occupazionale come garanzia di condizioni lavorative scadenti. Controllo dell&#8217;informazione [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1064" class="wp-caption alignleft" style="width: 150px"><img class="size-full wp-image-1064" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2010/01/camillo_bellieni1.jpg" alt="Camillo Bellieni" width="140" height="182" /><p class="wp-caption-text">Camillo Bellieni</p></div><p>Una classe politica votata alla mediazione col potere centrale, a protezione di privilegi suoi e altrui. Le risorse del territorio appaltate o cedute al controllo forestiero, per lo più di natura parassitaria e speculatrice. Disagio sociale, inadeguatezza dei salari al costo della vita e costante ricatto occupazionale come garanzia di condizioni lavorative scadenti. Controllo dell&#8217;informazione e repressione del dissenso. Diffuso sentimento popolare di stanchezza e desiderio di affrancamento politico.</p><p>Questa era la situazione della Sardegna cento anni fa. Somiglia tanto a quella attuale.</p><p><span id="more-1061"></span>Le ragioni di tale somiglianza risiedono sia nella congiuntura, sia nei nodi strutturali del nostro rapporto con l&#8217;Italia, tutti ancora irrisolti.<br /> Sappiamo come andò allora. Il sentimento popolare, che nelle manifestazioni di piazza così come nelle chiacchiere da bettola si traduceva nel motto &#8220;a fora sos continentales&#8221;, trovò una formalizzazione più precisa in seguito all&#8217;esperienza dei sardi nelle trincee della Grande Guerra. La definitiva presa di coscienza della propria diversità culturale e storica richiedeva uno sbocco politico. Il quale fu offerto dalla trasformazione del partito dei reduci nel Partito sardo d&#8217;azione. Era il 1921.</p><p>Allora si giocò una partita decisiva, per la nostra sorte collettiva. Benché la base dello stesso PSdAz fosse largamente sensibile all&#8217;idea del distacco dallo stato italiano (allora si chiamava, in senso spregiativo, &#8220;separatismo&#8221;) i suoi dirigenti (Camillo Bellieni in primis e Emilio Lussu a rimorchio) fecero di tutto per convogliare quelle energie spontanee entro l&#8217;alveo artificioso e complicato (come spiegava lo stesso Bellieni) dell&#8217;autonomismo. Mentre nel parlamento italiano si ventilava la possibilità che la Sardegna seguisse la sorte che in quegli stessi mesi aveva portato l&#8217;Irlanda a ottenere un primo riconoscimento di sovranità, lo stesso E. Lussu, alla Camera dei deputati, si premurava di tuonare contro ogni possibile fraintendimento separatista, difendendo l&#8217;idea di una Sardegna fedele allo stato italiano, disponibile a qualsiasi sacrificio a patto di ottenere più attenzioni e più sostegno.</p><p>Si trattò, come oggi è evidente, di un clamoroso abbaglio politico, le cui conseguenze abbiamo pagato fino ad oggi. Le premesse storiche erano di tutt&#8217;altro segno, ma qui entra in gioco quell&#8217;elemento non controllabile delle vicende umane per cui una necessità storica non è affatto detto che trovi compimento nei termini che sembrano più scontati o probabili sul momento.</p><p>Ma oggi? Oggi &#8211; a fronte di una situazione in qualche modo analoga a quella di cento anni fa, con la differenza fondamentale, forse, di una fase declinante della civiltà in cui siamo immersi e di cui facciamo parte &#8211; quali sbocchi si profilano alla nostra crisi economica, morale e spirituale?</p><p>Difendere l&#8217;autonomia come ricetta vincente in un mondo ipercomplesso e assai più dinamico di cento e di sessanta anni fa, più che miope sembra proprio irrealistico. Ma chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e assumersi la responsabilità storica di proporre un orizzonte teorico e pragmatico che risponda alle esigenze profonde della nostra collettività?</p><div id="attachment_1069" class="wp-caption alignright" style="width: 131px"><img class="size-full wp-image-1069" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2010/01/sedda2.jpg" alt="Franciscu Sedda" width="121" height="185" /><p class="wp-caption-text">Franciscu Sedda</p></div><p>Io credo che, a uno sguardo puro, onesto, non possa bastare come risposta l&#8217;apparato partitico italiano che domina (per lo più per conto terzi) la nostra terra. È di nuovo maturo il tempo per cui ci assumiamo direttamente il carico della nostra sorte, senza recriminazioni, senza piagnistei poco edificanti, senza attese di salvezza dall&#8217;esterno o dall&#8217;alto. Serve un altro Partito sardo? Forse sì, un partito che sia nazionale e contemporaneamente non vincolato a interessi alieni o particolaristici, ma nemmeno che si appesantisca da solo con la zavorra della subalternità all&#8217;Italia.</p><p>Aguzziamo la vista: forse <a href="http://www.irs.sr/domo/Article.aspx?a=1460"  rel="external">qualcosa</a> in questa direzione si muove, forse è già nata una nuova consapevolezza che si va declinando in termini politici. Non sarà maggioritaria, ma sta facendo passi enormi verso quella quota di consenso e partecipazione attiva che farà massa critica, che darà uno scossone all&#8217;inerzia storica fin qui apparentemente irremovibile.</p><p>Per parafrasare uno dei politici più sopravvalutati del Secolo breve (ma dotato di acume retorico), non chiediamoci cosa può fare la Sardegna per noi, chiediamoci invece cosa possiamo fare noi per la Sardegna. E diamoci una mossa.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1061" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/01/09/la-storia-siamo-noi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Crisi, crisi delle mie brame&#8230;</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/11/24/crisi-crisi-delle-mie-brame/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/11/24/crisi-crisi-delle-mie-brame/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Nov 2009 11:26:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=993</guid> <description><![CDATA[ Crisi, etimologicamente parlando, non è una parola dall&#8217;accezione prettamente negativa. Indica un momento o uno stato in cui esistono almeno due possibilità. Ha la stessa radice di crinale, di critica, ecc. Eppure è un termine ormai entrato nell&#8217;uso e profondamente radicato nell&#8217;immaginario collettivo come sinonimo di problemi, solitamente grossi. Un vero feticcio mediatico, in gran [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-994" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/11/250px-Mendicanti.jpg" alt="250px-Mendicanti" width="250" height="245" /></p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Crisi, etimologicamente parlando, non è una parola dall&#8217;accezione prettamente negativa. Indica un momento o uno stato in cui esistono almeno due possibilità. Ha la stessa radice di crinale, di critica, ecc. Eppure è un termine ormai entrato nell&#8217;uso e profondamente radicato nell&#8217;immaginario collettivo come sinonimo di problemi, solitamente grossi. Un vero feticcio mediatico, in gran spolvero di questi tempi.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">In Sardegna non riscuote grande successo, solo per la circostanza che noi &#8211; fortunati che siamo! &#8211; in crisi siamo sempre stati. Intere generazioni si sono consumate dentro la nostra perenne crisi. Si nasce e si vive per tutta la vita entro questo strano orizzonte precario ma in apparenza così evidente.<span id="more-993"></span></p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Ma sappiamo veramente cosa diavolo sia questa crisi? Qualcuno si è mai preso la briga di indagarne le radici materiali, politiche, storiche? Possiede un referente concreto questo lessema, o si tratta di un puro segno, una formula retorica, un trucco da neo-lingua?</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Be&#8217;, per farci un&#8217;idea, prenderei in considerazione le vicende del comparto industriale sardo, di stretta attualità proprio in questo periodo. Leggiamo qui di seguito una rapida sintesi della situazione (tratta dal giornale <strong>Il Fatto quotidiano</strong> di oggi, 24 novembre 2009):</p><p style="margin-bottom: 0cm"><p style="margin-bottom: 0cm"><em><strong>Da Alcoa a Porto Torres, proteste estreme degli operai </strong></em></p><p style="margin-bottom: 0cm"><em>di Gigi Furini </em></p><p><em>Una nave fermata mentre sta per scaricare carbone, un&#8217;auto data alle fiamme, la centrale Enel bloccata. Sale la tensione a Portovesme, un sindacalista ammette: &#8220;Sta succedendo quello che temevamo. Non riusciamo più a controllare gli operai&#8221;. Sono parole di Roberto Ballocco, rappresentante della Rrb dell&#8217;Alcoa.</em></p><p><em>Il blitz degli operai è scattato nella notte fra domenica e lunedì. I lavoratori si sono trovati al porto di Portovesme e hanno impedito che da una nave si scaricasse carbone per la vicina centrale Enel. Quindi hanno discusso con un dirigente e alle 2,30 se ne sono andati. Poco dopo un&#8217;auto è stata data alle fiamme. I lavoratori, con le loro famiglie e i sindaci della zona, partono domani per Roma dove giovedì ci sarà l&#8217;incontro decisivo con il ministro Scajola. In ballo ci sono 100 milioni di euro di energia elettrica, la differenza fra il prezzo a tariffa piena e quanto Alcoa è disposta a spendere. Toccherà al governo fare il primo passo. Alcoa, il gigante dell&#8217;alluminio, per l&#8217;impianto di Portovesme dovrebbe spendere 500 mila euro di corrente al giorno, una cifra che manderebbe in rosso i conti. L&#8217;altroieri l&#8217;Autorità per l&#8217;energia e il gas ha approvato due delibere che consentono alle aziende energivore (come Alcoa) di acquistare quote di corrente elettrica all&#8217;estero. </em></p><p><em>(&#8230;)Dall&#8217;alluminio alla chimica. Sempre in Sardegna, a Porto Torres, sono in sciopero della fame i 101 lavoratori della Vinyls (produzione di pvc) messi in cassa integrazione straordinaria. Un gruppo di operai è anche asserragliato su un terrazzo al sesto piano dell&#8217;impianto. </em></p><p align="justify">Niente male come situazione. Ma non nuova, in Sardegna. È almeno dai tempi dello sciagurato primo Piano di Rinascita (<a href="http://www.italgiure.giustizia.it/nir/lexs/1962/lexs_194872.html"  rel="external">L. 588 del 1962</a>), che si ripropongono situazioni analoghe. Grosse industrie, di solito molto inquinanti e/o pericolose, in cerca di aree disponibili ad accoglierle, spudorate speculazioni, soldi pubblici che si volatilizzano e poi chiusure e drammi sociali. Ma qualcuno che ci guadagna c&#8217;è sempre.</p><p align="justify">a) Intanto le aziende, per lo più appartenenti a grosse società multinazionali, spesso con sedi fiscali esterne all&#8217;Isola. Possono impiantare qualsiasi schifezza, anche la più obsolescente, di quelle che un paese civile, dinamico, proiettato verso il futuro in modo propositivo e consapevole, non accetterebbe mai di veder sorgere entro i propri confini. Ma la Sardegna evidentemente non corrisponde alla descrizione, perciò, va be&#8217;, si sa, siamo poveri e maledetti e comunque siamo ospitali, ecc. ecc.</p><p align="justify">b) Ci guadagna poi tutto l&#8217;apparato politico/clientelare, che da Roma arriva fino a Cagliari e da lì si ramifica capillarmente su tutto il territorio isolano, con le sue articolazioni nei potentati locali e nei sindacati (ebbene sì): per questo apparato la crisi è la <em>conditio sine qua non </em>della sua stessa esistenza. Il ricatto occupazionale è l&#8217;arma vincente, sempre e comunque: che si tratti di speculazioni immobiliari o industriali o energetiche, poco importa.</p><p align="justify">c) Traggono lauti introiti da tale situazione anche le società fornitrici di energia, che poi alla fine sarebbe fondamentalmente una e in regime di monopolio. Benché la Sardegna produca annualmente più energia di quanta ne consumi (fonte <a href="http://www.terna.it/SearchResults.aspx?Search=0BqI%2f103rHyTzcV7c9t%2bzztJR87%2fnaigmRCxpm6Y6pIa8lsGimNqK%2ff4SctiPfmIecpOzXx8pnMo4ke1UjgfIA%3d%3d&amp;SearchEngine=SE_HMB&amp;SearchWhere=1001"  rel="external">Terna</a>), per una serie misteriosa di concause deve sobbarcarsi un costo energetico superiore almeno del 30% (ma spesso di più) rispetto a quello medio italiano. E lasciamo stare i paragoni col resto d&#8217;Europa. È uno di quei misteri insolubili che avvolgono come un incantesimo il nostro familiare e consolatorio stato di precarietà.</p><p align="justify">A occhio e croce manca qualche voce all&#8217;elenco, perché è sicuro che ci siano anche altri soggetti interessati al vortice incontrollato di denaro &#8211; per lo più pubblico, ripetiamolo, ossia anche nostro &#8211; che fa girare questo meccanismo assurdo.</p><p align="justify">Ora, dice, i lavoratori sono sul piede di guerra. Già pochi giorni fa, a Roma, hanno ricevuto un&#8217;accoglienza poco amichevole dalle forze dell&#8217;ordine. Il paradosso è che quei lavoratori erano lì a pietire aiuto proprio da quelli stessi che li hanno fatti manganellare.</p><p align="justify">Ancora oggi bisogna leggere (non senza una montante sensazione di nausea) le dichiarazioni di alcuni esponenti politici sardi. Annichiliti da una situazione che vorrebbero controllare a proprio vantaggio ma che minaccia di oltrepassare le loro capacità intellettive, non sanno fare altro che starsene rintanati da qualche parte e tirar fuori il capoccione giusto per il tempo necessario a emettere uno slogan. Uno di loro, tale Luciano Uras, leader di quella che dovrebbe essere la sinistra politica isolana, pare che abbia tuonato contro il governo italiano. Per dire che cosa? Che deve scucirci l&#8217;elemosina, giacché tutte le forze politiche democratiche e autonomiste sarde sono dalla parte dei lavoratori (fonte, <a href="http://www.ilgiornaledisardegna.it/"  rel="external">IlSardegna</a> di oggi, 24 novembre 2009). Il governo &#8220;amico&#8221; del miglior presidente del consiglio della storia italiana si è subitaneamente riunito in seduta straordinaria, atterrito da cotanta minacciosa dichiarazione. Ma fatemi il santo favore!</p><p align="justify">Insomma, cosa sarebbe questa crisi di cui tanto si ciancia? Cos&#8217;è che vogliamo veramente, in Sardegna? Fatemi capire bene: stiamo lottando perché le cose rimangano così com&#8217;erano fino a ieri? Be&#8217;, se è così, non riesco veramente ad essere indulgente e nemmeno molto partecipe con le situazioni, pure spiacevoli e in qualche caso drammatiche, dei lavoratori. Non è più tempo di lagne e di piagnistei. Non è più tempo di fare gli accattoni del sistema economico dominante, le ultime ruote del carro, le pedine sacrificabili, che pregano per rimanere tali. E non sarà certo qualcun altro all&#8217;infuori di noi a trarci da questo pasticcio. Non si può pretendere che le aziende, le grandi società per azioni il cui scopo è il profitto, si facciano carico dei nostri problemi di subalternità economica, culturale e politica. Non possiamo aspettarci che il mostruoso coacervo di interessi clientelari e parassitari che sono la politica e il sindacato in Sardegna chiuda da sé i rubinetti che lo alimentano. E non possiamo sperare che venga in nostro soccorso l&#8217;apparato di potere che domina l&#8217;Italia, in tutt&#8217;altre faccende affaccendato. E nemmeno quello che gli si sostituirà entro breve, anch&#8217;esso con i suoi scopi e i suoi disegni ben lontani dalle necessità e i problemi dei sardi. I quali, in tale contesto, se non mutano le premesse e le loro stesse aspettative, sono condannati a restare semplici oggetti di decisioni altrui, meri strumenti della storia.</p><p align="justify">Se non lo capiamo, se nemmeno la situazione per certi versi grottesca di questi giorni &#8211; con i vertici aziendali in apparente combutta con sindacati e amministratori locali a spingere avanti i lavoratori perché la situazione assuma contorni preoccupanti per il Palazzo, in modo che sia costretto a mettere mano al portafogli -, se nemmeno questo paradosso mortificante che ci spinge a pretendere di essere mantenuti in cattività riesce a offrirci un&#8217;occasione di resipiscenza, lo stimolo per un sussulto di dignità, be&#8217;, allora abbiamo poco da parlare di crisi. Qui non c&#8217;è possibilità alternativa che tenga: si tratta di una condizione di sottomissione cui non vogliamo sottrarci e cui vogliamo condannare i nostri figli. E la responsabilità, cari miei, non sarà di qualcun altro.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=993" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/11/24/crisi-crisi-delle-mie-brame/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Inni nazionali e storia patria</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/10/05/inni-nazionali-e-storia-patria/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/10/05/inni-nazionali-e-storia-patria/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Oct 2009 14:19:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[fratelli d'italia]]></category> <category><![CDATA[inni nazionali]]></category> <category><![CDATA[mameli]]></category> <category><![CDATA[storia]]></category> <category><![CDATA[storia dei sardi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=988</guid> <description><![CDATA[ Interessante intervento di Carlo Loiodice su Carmilla OnLine, a proposito di inni nazionali e loro connotazioni. Interessante per più motivi. Intanto fornisce alcune note storiche e interpretative di questo strano fenomeno  culturale/politico degli inni nazionali. Poi inquadra la fattispecie più specifica dell&#8217;inno nazionale italiano. Ma per noi sardi l&#8217;articolo offre un ulteriore livello di lettura. Si noterà [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><div id="attachment_989" class="wp-caption alignleft" style="width: 180px"><img class="size-full wp-image-989" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/10/stemma_savoia.gif" alt="Stemma del Regno di Sardegna sabaudo" width="170" height="187" /><p class="wp-caption-text">Stemma del Regno di Sardegna sabaudo</p></div><p>Interessante intervento di Carlo Loiodice su <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2009/10/003200.html"  rel="external">Carmilla OnLine</a>, a proposito di inni nazionali e loro connotazioni.</p><p align="justify">Interessante per più motivi. Intanto fornisce alcune note storiche e interpretative di questo strano fenomeno  culturale/politico degli inni nazionali. Poi inquadra la fattispecie più specifica dell&#8217;inno nazionale italiano.<span id="more-988"></span></p><p align="justify">Ma per noi sardi l&#8217;articolo offre un ulteriore livello di lettura. Si noterà infatti che in nessun modo e a nessun proposito viene citata la Sardegna. Persino quando Loiodice accenna alla numerazione dinastica di Vittorio Emanuele II parla di &#8220;regno precedente&#8221;, senza menzionarlo (a quanto pare questo rimane una sorta di tabù). Vengono dimenticati poi due elementi che pure nel discorso cadevano a fagiolo. Si cita ad esempio la nota (e sempre un po&#8217; sopravvalutata, come da costume storiografico italico) Rivoluzione Napoletana del 1799, ma ovviamente non si ricorda nemmeno succintamente la rivoluzione sarda degli anni 1794-1796. Dico ovviamente, perché si tratta di un evento storico difficilmente inquadrabile in una storia nazionale italiana propriamente detta, sia per scenario, sia per ragioni politiche. Nondimeno, essendo un episodio della storia europea dai significati ben più corposi di quelli della rivoluzione partenopea, una menzione magari ci poteva scappare. Ma va be&#8217;, sappiamo come vanno questo genere di cose e quali ne siano le cause, perciò non staremo certo qui a recriminare. Un po&#8217; meno giustificabile risulta invece il mancato riferimento all&#8217;inno di quel &#8220;regno precedente&#8221; da cui pure Loiodice sembra far discendere, per continuità se non altro dinastica, il Regno d&#8217;Italia. Cita vari inni più o meno coevi (compreso naturalmente quello di Mameli/Novaro) ma non <em>S&#8217;Hymnu sardu nationale</em> (meglio noto come &#8220;<em>Cunservet Deus su Re</em>&#8220;) di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Angius"  rel="external">V. Angius</a>. Ma anche qui, a pensarci, l&#8217;aggettivo &#8220;<em>nationale</em>&#8221; era riferito alla Sardegna, non certo all&#8217;Italia. Il che, se messo in evidenza, avrebbe condotto il discorso lontano e costretto a una riflessione e a spiegazioni ulteriori: troppo complicato e inedito, per poterselo concedere, effettivamente.</p><p align="justify">Non mancherà chi vedrà in tutto ciò una ferita all&#8217;orgoglio identitario sardo, sempre così suscettibile, quando non siano in gioco questioni sostanziali. A me invece sembra che faccia giustizia di una certa posizione ideologica, sviluppatasi in seno a una ricostruzione storiografica che porta in calce il nome del prof. Francesco Cesare Casula e piuttosto amata in ambiente sardista e autonomista (col beneplacito del presidente emerito della repubblica italiana, F. Cossiga), posizione ideologica secondo la quale i sardi sarebbero i più italiani degli italiani e la nostra storia dovrebbe avere un posto di rigurado nella storiografia italiana, perché un certo giorno di quasi sette secoli fa i catalani fondarono presso l&#8217;attuale Cagliari il Regno di Sardegna, futuro Regno d&#8217;Italia. Lasciamo pure perdere le obiezioni (e anche il sorriso amaro) che una tale ricostruzione genera in qualsisi spirito onesto, non obnubilato da patologici complessi di inferiorità; quel che risulta evidente, in questo caso, è quanta poca accoglienza trovino in Italia tali tesi, e non presso ambienti intellettuali nazionalisti a oltranza. E forse è meglio così: di motivi per coprirci di ridicolo, soprattutto grazie ai nostri esimi rappresentanti istituzionali, ne stiamo fornendo già troppi!</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=988" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/10/05/inni-nazionali-e-storia-patria/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>Approccio contrastivo</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/09/01/approccio-contrastivo/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/09/01/approccio-contrastivo/#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Sep 2009 08:46:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[rivoluzione]]></category> <category><![CDATA[Schutzen]]></category> <category><![CDATA[storia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=968</guid> <description><![CDATA[ In queste settimane estive i media trentini danno ampio spazio ad un dibattito apparentemente insulso, ma che ha invece diversi risvolti interessanti e vari livelli di lettura. Ne parlo qui a mo&#8217; di termine di paragone, per un fatto di ricorrenze storiche quasi contemporanee. Veniamo al casus belli. Qualche settimana fa è venuta alla luce (per [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-967 alignleft" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/09/schtzen_vezzano_per_s.sebastiano_2008-4-300x199.jpg" alt="Gli schutzen di Vezzano (TN)" width="210" height="139" /></p><p align="justify">In queste settimane estive i media trentini danno ampio spazio ad un dibattito apparentemente insulso, ma che ha invece diversi risvolti interessanti e vari livelli di lettura. Ne parlo qui a mo&#8217; di termine di paragone, per un fatto di ricorrenze storiche quasi contemporanee.</p><p align="justify"><span id="more-968"></span>Veniamo al <em>casus belli</em>. Qualche settimana fa è venuta alla luce (per vie che solo i capi redazione conoscono) una voce di spesa del bilancio provinciale trentino relativa all&#8217;acquisto di divise nuove per il corpo degli <em>schutzen</em>, una milizia locale tirolese dei tempi degli Asburgo (XVIII-XIX secolo). Pare che tale acquisto non fosse una misura di favore verso questa milizia in particolare, bensì si inserisse in una voce di spesa più cospiscua, <a href="http://www.ladige.it/news/2008_lay_notizia_01.php?id_cat=4&amp;id_news=21703"  rel="external">come spiegato dai promotori</a>. La notizia ha avuto nondimeno ampio risalto e non è ancora cessato <a href="http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2009/07/25/AA4PO_AA403.html"  rel="external">il dibattito</a> sui significati reconditi o palesi di tale concessione, sulle sue giustificazioni storiche, sulla opportunità politica dell&#8217;iniziativa.</p><p align="justify">Naturalmente, in molti si sono scagliati contro un esborso di denaro pubblico non proprio rispondente a criteri di necessità collettiva. Basti dire che la spesa per queste meravigliose divise storiche è dello stesso ordine di grandezza, ma più cospicua, dei tagli al bilancio dell&#8217;università trentina sulle biblioteche di ateneo (la Provincia Autonoma di Trento cotribuisce per circa la metà al bilancio complessivo dell&#8217;ateneo tridentino: 80 mln di euro su circa 150 complessivi). E questo è solo un esempio tra i tanti possibili.</p><p align="justify">Quel che colpisce me, da sardo, è tuttavia un altro aspetto della vicenda. Gli <em>schutzen</em> erano una milizia campagnola che respinse in qualche modo le truppe napoleoniche, in seguito all&#8217;annessione della Baviera all&#8217;impero francese e al susseguente attacco al Tirolo (di cui il Trentino allora era parte). A capo della ribellione anti-napoleonica si pose un commerciante nonché locandiere, tale <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andreas_Hofer"  rel="external">Andreas Hofer</a>, il quale, dopo la clamorosa disfatta dell&#8217;esercito invasore e la sua successiva cattura ed esecuzione a Mantova, assurse al rango di eroe nazionale tirolese. Gli anni in cui si svolsero tali vicende sono quelli che qualsiasi appassionato di storia moderna europea trova citati ripetutamente: 1796-1799 e 1809-1810. Nel primo caso si tratta degli anni in cui alcune valli trentine resistettero all&#8217;avanzata napoleonica; nel secondo si tratta appunto del periodo in cui ebbe corso la ribellione di Hofer e dei tirolesi ai franco-bavaresi. Nell&#8217;insieme una vicenda che somiglia in qualche misura alla più nota &#8220;rivoluzione&#8221; napoletana, che condusse un&#8217;elite progressista di idee illuministe ad impadronirsi di Napoli salvo poi essere soppressa da un moto popolare di stampo reazionario. Anche nel caso tirolese il moto di resistenza, oltre che un carattere spontaneo di ribellione all&#8217;invasore straniero, ebbe il sapore di una reazione ideologica alle idee nuove che arrivavano dalla Francia. I valori tradizionali di attaccamento alla propria terra, alla famiglia, e alla fede cristiana furono un ingrediente determinante nelle vittoriose gesta degli <em>schutzen</em>.</p><p align="justify">Il fatto rilevante, in questo caso, è che se ne sia parlato molto, in questi mesi, e che si sia in qualche modo aperto un confronto, a volte più pretestuoso a volte più meditato ed elaborato, su tali vicende storiche e sui significati che esse hanno oggi, sui valori che ci trasmettono, sulla loro emblematicità. Caso alquanto diverso rispetto alla sostanziale rimozione di qualsiasi dibattito aperto e libero sui paralleli fatti sardi: la ricacciata in mare dei Francesi del febbraio 1793 e le successive vicende rivoluzionarie, tra 1794 e 1812.</p><p align="justify">Tuttavia, al di là della denuncia di un silenzio quanto mai imbarazzante, ma forse preferibile alle sciocchezze propalate nelle poche occasioni in cui il periodo in questione è stato rievocato (con un Angioy dipinto come un eroe &#8220;dell&#8217;autonomia&#8221; sarda, se non proprio come un precursore del risorgimento italiano!), quel che mi colpisce e che dovrebbe indurre ad una riflessione profonda è il senso stesso di quelle vicende e la loro dinamica interna. Il paragone con gli analoghi fatti tirolesi e napoletani è quanto mai rivelatore. La Sardegna fu probabilmente la prima area europea a reagire alla ventata di novità che arrivava dalla Francia. Nonostante il respingimento della flotta francese, di sapore non tanto patriottico quanto di auto-protezione da parte dei ceti privilegiati sardi, si sa per certo che le idee illuministe e rivoluzionarie circolavano da tempo sull&#8217;Isola. Il fatto che così prontamente un moto di orgoglio aristocatico, quale fu la difesa dal&#8217;invasione francese e la formulazione da parte dello stamento militare delle famose <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_Sardegna_sabauda#1794-6:_la_rivoluzione"  rel="external">&#8220;cinque domande&#8221;</a>, si sia repentinamente trasformato in un moto rivoluzionario di stampo nazionale (sardo) e repubblicano può solo significare che il terreno era fertile e tali istanze innovative largamente condivise, seppure a vari livelli di interpretazione e con diverse prospettive. Questo è un aspetto ben poco sottolineato (se non da pochi storici un po&#8217; meno &#8220;timidi&#8221;, come Federico Francioni, tanto per citarne uno ancora in attività), eppure è un tratto saliente dal significato assolutamente extra-locale dei moti rivoluzionari sardi. Il problema, qui sta il busillis, è che mettere in luce tali peculiarità costringerebbe la storiografia mainstream (tanto italica quanto isolana) a rivedere buona parte del suo apparato metodologico e critico, nonché una &#8220;versione dei fatti&#8221; ormai &#8220;ufficiale&#8221; e politicamente utile, con risvolti a cascata su gran parte della storiografia moderna e contemporanea relativa alla Sardegna e alla stessa Italia. E questo non sta bene, pare. Specie nel periodo di preparazione delle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell&#8217;unificazione dell&#8217;Italia. Data controversa e a suo modo tragica quant&#8217;altre mai.</p><p align="justify">Sarà necessario tornarci su, dunque. E naturalmente lo faremo.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=968" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/09/01/approccio-contrastivo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>600 anni fa, oggi</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/06/30/600-anni-battaglia-sanluri/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/06/30/600-anni-battaglia-sanluri/#comments</comments> <pubDate>Tue, 30 Jun 2009 11:25:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[anniversario]]></category> <category><![CDATA[battaglia di Sanluri]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[storia dei sardi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=895</guid> <description><![CDATA[ Era una domenica, il 30 giugno di seicento anni fa. Un giorno ignorato dai libri di storia. Un giorno fatale. In storiografia non è lecito né utile spiegare tutto sulla base del mero avvenimento, ma un singolo avvenimento può essere simbolicamente significativo. Oltre, naturalmente, a costituire uno spartiacque, un &#8220;prima di&#8221; e un &#8220;dopo di&#8221;, che [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-896" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/06/albero-deradicato1.jpeg" alt="albero deradicato" width="92" height="127" /></p><div>Era una domenica, il 30 giugno di seicento anni fa. Un giorno ignorato dai libri di storia. Un giorno fatale.<br /> In storiografia non è lecito né utile spiegare tutto sulla base del mero avvenimento, ma un singolo avvenimento può essere simbolicamente significativo. Oltre, naturalmente, a costituire uno spartiacque, un &#8220;prima di&#8221; e un &#8220;dopo di&#8221;, che senza di esso non ci sarebbero stati.<br /> Ci sono avvenimenti di questo tipo, singolarità del processo storico che riassumono antefatti complessi e dispiegano significati nel futuro. La Battaglia di Sanluri (<em>sa Batalla de Seddori</em>) è uno di questi. <span id="more-895"></span>In una assolata domenica di fine giugno, con i fuochi delle feste di prima estate ancora caldi e decenni di guerra alle spalle, si arrivò alla resa dei conti tra due eserciti, due sovrani, due popoli. Non era più la classica guerra feudale. Forse non lo era mai stata. Era lo scontro per la vita e per l&#8217;esistenza come soggetto storico tra sardi (la <em>naciò sardesca</em> delle fonti iberiche, <em>sa republica sardisca</em> della <em>Carta de Logu</em>) e i catalani, popolo egemone del potente regno di Aragona.<br /> Comunque si fosse arrivati a quel momento decisivo, ormai non contava più. Quel che era certo era che chi fosse uscito vincitore da quel &#8220;giudizio di Dio&#8221; avrebbe ottenuto l&#8217;intera posta in palio: il dominio sulla Sardegna.<br /> Migliaia di sardi, mal comandati (quasi solo da stranieri), al seguito di un sovrano imbelle e poco amato, scesero in campo contro uno degli eserciti più forti dell&#8217;epoca, guidato dal grande condottiero Pedro Torrelles e dal re di Sicilia e infante d&#8217;Aragona Martino il Giovane. L&#8217;epistolario tra i comandi catalani e il re  d&#8217;Aragona, Martino il Vecchio, rende bene l&#8217;attesa e la preoccupazione per uno scontro dall&#8217;esito per nulla scontato. Era da decenni che i sardi sconfiggevano, a volte clamorosamente (come nel 1368, a S. Anna, presso Oristano, o nel 1391, sotto la reggenza di Eleonora), gli eserciti catalani. La guerra era stata una causa di indebolimento finanziario e di perdita di prestigio internazionale per la casa dei conti-re barcellonesi e per la Catalogna. Un&#8217;altra sconfitta avrebbe decretato una sentenza storica difficilmente appellabile. I sardi, dal canto loro, arrivavano alla prova decisiva estenuati da decenni di conflitto, dall&#8217;imperversare della peste nera e dalla crisi economica generale che, insieme al resto, colpiva l&#8217;isola in quegli anni.<br /> L&#8217;esito dello scontro è ben noto (o dovrebbe esserlo). Dalle parti di Sanluri, oltre a <em>su Bruncu de sa Batalla</em> (il poggio della battaglia), esiste un luogo dal nome inquietante: <em>s&#8217;Occidroxiu</em>, il Macello. Lì venne stroncata l&#8217;ultima resistenza di quel che restava dell&#8217;esercito dei sardi, mentre Guglielmo di Narbona, <em>zuighe</em> arborense, immeritevole erede e successore di Mariano IV ed Eleonora, scappava con i suoi cavalieri francesi verso il castello di Monreale.<br /> La sconfitta fu disastrosa. Eppure, non sarebbe lecito attribuire ad essa tutto ciò che ne seguì. La storia ha percorsi che spesso rispondono a logiche diverse da quelle della forza pura e semplice e l&#8217;inerzia dei processi profondi ha la meglio sul singolo evento. I catalani alla fine ottennero quel che volevano non con la forza delle armi, ma per tradimento (conquista di Oristano) e per compravendita (del titolo e del territorio da Guglielmo di Narbona). Ma anche la stagione della potenza catalana era finita. Proprio nel momento del massimo trionfo, l&#8217;ultimo erede della casata barcellonese, Martino il Giovane, morì a Castel di Calari (l&#8217;attuale Cagliari) meno di un mese dopo la battaglia di Sanluri. Un fatto che, a dispetto della vittoria conseguita, ebbe conseguenze drammatiche per la Catalogna e il suo ruolo politico. Fino ai giorni nostri. Una nemesi che, purtroppo, può consolare ben poco gli sconfitti di allora. Noi.</div><div></div><div>La memoria di questi eventi, ben viva in Catalogna, è stata a lungo rimossa in Sardegna. Nessun libro di storia, tra quelli su cui i sardi per generazioni hanno studiato, li riporta. Troppo difficili da incastrare nell&#8217;arrangiato collage della storia d&#8217;Italia. Troppo forti, dal punto di vista simbolico, per non aver anche potenziali (e &#8220;pericolosi&#8221;) esiti politici.<br /> Quanti di noi celebreranno oggi la memoria di quell&#8217;episodio di seicento anni fa? Quanti sapranno attribuirgli il giusto significato? Pochi, temo.<br /> Nell&#8217;opuscolo che presenta le commemorazioni di questi giorni, prodotto dalla <a href="http://www.prolocosanluri.it/"  rel="external">pro loco di Sanluri</a>, a pag. 7 c&#8217;è la dimostrazione di quanto ancora venga tradito, consapevolmente o inconsapevolmente, il senso di un passato ingombrante. &#8220;Dove morirono la Catalogna e la Sardegna e nacque l&#8217;Italia&#8221; si dice testualmente. L&#8217;Italia! Cosa mai avrà a che fare un&#8217;espressione geografica aliena con un fatto del 1409 riguardante sardi e catalani è un mistero che varrebbe la pena di chiarire. L&#8217;Italia, intesa come stato e come comunità nazionale, non solo allora non esisteva, ma nemmeno era nella mente di alcuno. Quell&#8217;evento, quei decenni di conflitto, i processi culturali e politici che li avevano prodotti, avevano un loro senso, una loro portata simbolica, cause ed effetti che solo la compulsiva applicazione di una ideologia può denotare come la premessa storica dell&#8217;Italia.<br /> Allora eravamo sardi, la nazione sarda, che lottava per la propria libertà (per la &#8220;liberazione della patria&#8221;, recitava la campana bronzea di Ugone III, fusa nel 1382), per la propria dignità. Questo prima ancora che tali processi di identificazione prendessero piede nella modernità europea.</div><p>E allora ricordare oggi quell&#8217;evento e quell&#8217;epoca non dev&#8217;essere la stanca commemorazione di una sconfitta, da &#8220;nazione fallita&#8221;, ma deve essere la riconciliazione con un passato in cui eravamo sovrani, eravamo un &#8220;noi&#8221; che si confrontava con le altre collettività umane come soggetto attivo della propria storia. Deve essere la base per guardare al futuro con uno sguardo diverso, libero, aperto. Da consapevoli abitatori di questa terra preziosa, eredi di una storia grande della cui altezza dovremo mostrarci degni.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=895" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/06/30/600-anni-battaglia-sanluri/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Siamo sicuri?</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/06/01/siamo-sicuri/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/06/01/siamo-sicuri/#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Jun 2009 10:02:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[ambiente]]></category> <category><![CDATA[capitalismo]]></category> <category><![CDATA[incidenti]]></category> <category><![CDATA[industrie]]></category> <category><![CDATA[inquinamento]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[Moratti]]></category> <category><![CDATA[petrolchimico]]></category> <category><![CDATA[Piano di Rinascita]]></category> <category><![CDATA[SARAS]]></category> <category><![CDATA[Sarroch]]></category> <category><![CDATA[sicurezza sul lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=858</guid> <description><![CDATA[Pochi giorni fa c&#8217;è stato un incidente sul lavoro. Sono morte tre persone. È successo nella più grande raffineria del Mediterraneo. Il complesso industriale è di proprietà della famiglia milanese dei Moratti. La società cui fa riferimento tale complesso industriale è la SARAS. La SARAS e i Moratti sbarcarono in Sardegna negli anni Sessanta, grazie ai [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-859" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/06/sarroch-300x193.jpg" alt="sarroch" width="300" height="193" />Pochi giorni fa c&#8217;è stato un <a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro-3/sardegna-tre-morti/sardegna-tre-morti.html"  rel="external">incidente sul lavoro</a>. Sono morte tre persone. È successo nella più grande raffineria del Mediterraneo. Il complesso industriale è di proprietà della famiglia milanese dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Moratti"  rel="external">Moratti</a>. La società cui fa riferimento tale complesso industriale è la SARAS.</p><p>La SARAS e i Moratti sbarcarono in Sardegna negli anni Sessanta, grazie ai finanziamenti derivanti dalla Legge 588 del 1962, il cosiddetto Piano di Rinascita. La famiglia Moratti contemporaneamente finanziava più o meno direttamente la squadra di calcio del Cagliari, consentendo  che essa si affermasse nel panorama sportivo italiano, fino a vincere inopinatamente il campionato di serie A del 1970. Parallelamente, l&#8217;altro capitano di industria dedito agli investimenti (con soldi pubblici) in Sardegna, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nino_Rovelli"  rel="external">Nino Rovelli</a>, finanziava la squadra di basket del capoluogo sardo, tanto da portarla sino ai play-off del massimo campionato cestistico italiano.</p><p>Ma cosa venivano a fare i Moratti e i Rovelli in Sardegna? Perché sembrava vantaggioso impiantare industrie pesanti, chimiche o petrolchimiche, nel contesto di un tessuto produttivo largamente pre-industriale, a vocazione prevalente agro-alimentare e, allora ancora in prospettiva, turistica? E perché tale investimento doveva sembrare vantaggioso anche allo Stato italiano, che lo favoriva e finanziava? <span id="more-858"></span>Be&#8217;, una risposta la si trova nella relazione di maggioranza della Commissione parlamentare di inchiesta presieduta dal senatore <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Medici"  rel="external">Giuseppe Medici</a>, commissione che concluse i suoi lavori nel 1972. Era una <a href="http://old.ca.camcom.it/risorse/sardecon/2-2002/se2-02d.htm"  rel="external">commissione dedicata alla criminalità in Sardegna</a> (problema allora piuttosto difficile da gestire, per gli apparati di controllo e repressione dello Stato), le cui conclusioni individuavano nel settore produttivo agro-pastorale e nella cultura ad esso legata la causa prima dei fenomeni di devianza sardi. Causa che quindi era necessario rimuovere (insieme alle sue sovrastrutture e all&#8217;universo simbolico che ne scaturiva) per poter risolvere alla radice il problema. Soluzione ideale era quella di imporre sul territorio interessato una cultura diversa, fondata su un sistema produttivo radicalmente alternativo a quello vigente. Da lì nacque il cosiddetto Secondo Piano di Rinascita e venne impiantato il complesso chimico di Ottana (NU).</p><p>Ciò che si evince dai risultati della commissione Medici fa luce anche sui motivi che avevano spinto lo Stato a privilegiare l&#8217;industralizzazione pesante dell&#8217;Isola: la necessità di gestire una situazione sociale, economica, culturale che minacciava di sfuggire al controllo. Ossia, il progresso economico e civile dei sardi non fu mai lo scopo principale di tali operazioni, se non in via indiretta ed eventuale. La depressione culturale, demografica e produttiva in cui versava la Sardegna ancora nel secondo dopo-guerra, nonostante l&#8217;estirpazione radicale della malaria a base di dosi massicce di DDT (grazie ai denari della Fondazione Rockfeller, ricordiamolo, non certo per intervento diretto dello Stato italiano) non aveva prodotto alcuna conseguenza positiva. Il comparto turistico era di là da sviluppare, il sistema bancario da diffuso e tendenzialmente di tipo cooperativistico che era (con una tradizione secolare alle spalle) fu trasformato in un sistema monopolistico (fondazione del Banco di Sardegna, banca statale: 1953), il comparto agro-pastorale, dopo una prima intenzione di favorirlo sugli altri settori economici, era stato abbandonato a vantaggio delle industrie pesanti.</p><p>Il fallimento totale di tutto l&#8217;impianto strategico dei Piani di Rinascita e i loro limiti culturali e ideologici  sono ormai evidenti a tutti, a voler esercitare un minimo di onestà intellettuale e politica. Quel che è rimasto, dopo le quasi-chiusure degli impianti di Porto Torres e di Ottana e lo smantellamento in atto del polo industriale del Sulcis-Iglesiente-Guspinese, è appunto il complesso petrolchimico della SARAS di Sarroch (CA). L&#8217;intera popolazione della zona vive di petrolchimico, direttamente o per l&#8217;indotto. Posti di lavoro, dunque. Posti di lavoro la cui retribuzione può essere considerata sufficiente solo in una zona dal costo della vita relativamente basso (fino a qualche tempo fa) e senza grandi alternative economiche. Il costo complessivo di questo compromesso è stato a lungo accettato: devastazione ambientale pressoché irrimediabile, salute pubblica a rischio (vedasi <em>affaire</em> centraline &#8220;taroccate&#8221; di qualche mese fa e i ripetuti incidenti a depuratori e scarichi vari), pericolosità del lavoro. In proposito, da qualche mese, sta circolando semi-clandestinamente un bel documentario autoprodotto, intitolato <em>Oil</em>, di Massimiliano Mazzotta: un&#8217;inchiesta puntuale e circostanziata sulla SARAS di Sarroch e quel che succede intorno ad essa. Film a rischio scomparsa, vista la richiesta di sequestro formulata dalla SARAS medesima (il che, se ce ne fossero, dirada i dubbi sulla portata del lavoro documentaristico, evidentemente troppo ben fatto!). L&#8217;insostenibilità della situazione, che vede i costi scaricati su popolazione e territorio in base ad un chiaro ed esplicito ricatto occupazionale, a fronte di profitti largamente dirottati lontano dalla Sardegna (parte dei quali reinvestiti in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Inter"  rel="external">imprese sportive</a>), diventa ogni giorno più evidente. Il territorio ha una vocazione agricola e turistica di grandissimo valore potenziale, ancora inespresso. Le alternative alla morte sul lavoro o alle malattie diffuse per qualche busta paga da 900/1000 euro al mese esistono.</p><p>Per quanto ancora la situazione potrà rimanere immutata? Siamo sicuri che il futuro della zona e dell&#8217;intera Sardegna sia legato a industrie obsolete, pesantemente inquinanti e pericolose per la popolazione? Siamo sicuri che non sia possibile un altro modo di vivere e di rapportarsi con la terra che ci ospita? Siamo sicuri che valga la pena di accettare la deprivazione economica, culturale e civile generata dai meccanismi distruttivi del capitalismo più bieco? Siamo sicuri che esista ancora una dignità collettiva da difendere e, se esiste, che la strada intrapresa sia quella giusta? Siamo sicuri che stiamo restituendo ai nostri figli e nipoti un bene insostituibile che avevamo in prestito da loro e che dovevamo mantenere integro?</p><p>Siamo sicuri?</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=858" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/06/01/siamo-sicuri/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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