<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Corona De Logu</title> <atom:link href="http://www.coronadelogu.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.coronadelogu.com</link> <description> </description> <lastBuildDate>Mon, 01 Feb 2010 21:56:11 +0000</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>L&#8217;indipendenza oltre i miti nazionalistici</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/02/01/lindipendenza-oltre-i-miti-nazionalistici/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/02/01/lindipendenza-oltre-i-miti-nazionalistici/#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Feb 2010 21:07:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Angelo Morittu</dc:creator> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[Miti]]></category> <category><![CDATA[Nazionalismo]]></category> <category><![CDATA[Unità d'Italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/2010/02/01/lindipendenza-oltre-i-miti-nazionalistici/</guid> <description><![CDATA[Il Manifesto Sardo, sito dell&#8217;Associazione LUIGI PINTOR,  affronta e analizza i miti più o meno fasulli della storia sarda, ma in occasione del 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia è opportuno guardare meglio anche dentro i miti fondanti la nazione italiana. È appassionante il filone di ricerca documentale intrapreso da questo sito sui miti antichi e moderni di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.manifestosardo.org/?p=2462"  rel="external"><img src="http://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2010/01/nazionalismo.jpg" width="200px" align="left" hspace="8px"></a><a href="http://www.manifestosardo.org"  rel="external">Il Manifesto Sardo</a>, sito dell&#8217;Associazione LUIGI PINTOR,  affronta e analizza i miti più o meno fasulli della storia sarda, ma in occasione del 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia è opportuno guardare meglio anche dentro i miti fondanti la nazione italiana.</p><p align="justify">È appassionante il filone di ricerca documentale intrapreso da questo sito sui miti antichi e moderni di Sardegna, è uno sforzo che apprezzo e condivido poiché sono convinto che la mitizzazione di uomini ed esperienze del passato in funzione di esaltazione nazionalistica oltre che essere inutile e dannosa, confligge con l’onestà intellettuale e con la libertà di pensiero.</p><p><span id="more-1072"></span></p><p align="justify">Per molti anni ci siamo vergognati delle famigerate “Carte di Arborea” e quella esperienza ancora brucia, ma se contestualizziamo quel fatto nell’epoca risorgimentale e delle nascenti nazioni d’Europa, lungi dal giustificarlo si inserisce perfettamente nelle tendenze intellettuali ottocentesche.<br /> Ogni grande nazione ha attinto al suo patrimonio leggendario e mitologico spesso con faciloneria quando non con cialtroneria, per rimanere in Italia il mito della Roma imperiale è stato riutilizzato grottescamente nella creazione del Regno d’Italia ad opera dei Savoia, ma ormai nessuno ha più proposto di demolire il Vittoriano o cambiare l’Inno Nazionale, solo per citare gli imperituri “monumenti” di quella mistificazione.<br /> Le false Carte d’Arborea unite alla mitizzazione della corte arborense, sono stati un tentativo piuttosto goffo ed innocente di riacquistare una dignità nazionale svilita e corrotta dai lunghi secoli della dominazione spagnola e piemontese, operazione sicuramente più ingenua rispetto al ricorrente e frusto mito di Atlantis che invece possiede connotati esclusivamente commerciali. Chi ha vissuto con orrore l’esaltazione nazionalistica italiana culminata con l’epopea coloniale e sfociata poi nel fascismo e nelle leggi razziali prova un ovvio rigetto per ogni, sia pur larvata, istanza nazionalistica a base etnica.</p><p align="justify">Tale in un certo senso è stato anche il “Sardismo”, una strana ed equivoca forma dicotomica di esaltazione-depressione razziale dove il grande valore di lealtà guerresca dei sardi si sottometteva ad un’ altra nazione riconoscendogli maggiore civiltà e potenza, fino a pretendere l’ammissione della loro “piccola nazione”, fallita nonché abortiva, come compensazione del sangue versato nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. Di quella tragica esperienza purtroppo ci rimane appioppato il vessillo dei Quattro Mori, che come noto altro non è che la bandiera di guerra di quei reggimenti e prima ancora delle casate estere regnanti in Sardegna.</p><p align="justify">Conseguentemente anche la rinnovata ventata indipendentista in Sardegna viene vista con diffidenza e perplessità, non solo da chi viene da fuori, come ha fatto lo scrittore <a href="http://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2010/02/Ferracuti_IRS1.pdf"  rel="external">Angelo Ferracuti in un articolo</a> piuttosto confusionario apparso il 9 gennaio 2010 sul Manifesto , ma anche dalla stragrande maggioranza dei sardi.<br /> Eppure basterebbe poco per capire che le istanze di liberazione o di indipendenza non sempre e non necessariamente devono appoggiarsi al becero nazionalismo che abbiamo finora conosciuto, nello specifico i sardi dovranno convincersi, e quale migliore occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che loro sono “Nazione vera” senza se e senza ma e magari senza bisogno di esaltarsi per improbabili età dell’oro. Sarà quindi nell’avvicinarci al 2011 che assisteremo alla celebrazione dei fasti nazionalistici italiani, verranno infiocchettati i Savoia e Garibaldi, le Forze Armate e la Protezione Civile, la Nazionale e la Ferrari, la cucina  e la moda Made in Italy, passando per i moderni Padri della Repubblica: Andreotti, Craxi e Berlusconi, ma anche il fascismo e il passato coloniale ci verranno elaborati e serviti in formulazioni moralmente accettabili, poiché ci racconteranno che bisogna pur sempre “contestualizzare”, d’altronde siamo o no: “Italiani Brava Gente”?<br /> In quanto a falsi miti, la nostra “Grande” Patria adottiva e non a caso “Terra d’Inventori”, non la batte nessuno, e forse scopriremo allora che il nazionalismo è quella stupida e vacua forma di esaltazione umana che porta ad escludere quanti non dimostrino di appartenere etnicamente e sociologicamente ad una ben determinata comunità.<br /> Ergo l’indipendenza della Sardegna non è un mito svanito ed effimero come magari certi suoi “eroi”, tutti gli abitanti, sardi e non sardi, hanno il diritto di disporre del proprio destino senza più dipendere dalla mitica, ma sempre più lontana e corrotta, “Caput Mundi”.<br /> Mi premuro quindi di tranquillizzare quanti si preoccupano dei nazionalismi veri e di facciata che in Sardegna possiamo e dobbiamo aspirare ad una forma di indipendenza dall’Italia pulita da ogni forma di nazionalismo, in modo inclusivo e non escludente; è una scommessa importante e inedita, che specialmente chi ha un background laico, libertario e di sinistra non può non apprezzare.</p><p><a href="http://www.manifestosardo.org" rel="external"><img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/manifestosardo.jpg"></a></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=1072" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/02/01/lindipendenza-oltre-i-miti-nazionalistici/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>La storia siamo noi</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/01/09/la-storia-siamo-noi/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/01/09/la-storia-siamo-noi/#comments</comments> <pubDate>Sat, 09 Jan 2010 09:19:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[autonomia]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1061</guid> <description><![CDATA[Una classe politica votata alla mediazione col potere centrale, a protezione di privilegi suoi e altrui. Le risorse del territorio appaltate o cedute al controllo forestiero, per lo più di natura parassitaria e speculatrice. Disagio sociale, inadeguatezza dei salari al costo della vita e costante ricatto occupazionale come garanzia di condizioni lavorative scadenti. Controllo dell&#8217;informazione [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1064" class="wp-caption alignleft" style="width: 150px"><img class="size-full wp-image-1064" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2010/01/camillo_bellieni1.jpg" alt="Camillo Bellieni" width="140" height="182" /><p class="wp-caption-text">Camillo Bellieni</p></div><p>Una classe politica votata alla mediazione col potere centrale, a protezione di privilegi suoi e altrui. Le risorse del territorio appaltate o cedute al controllo forestiero, per lo più di natura parassitaria e speculatrice. Disagio sociale, inadeguatezza dei salari al costo della vita e costante ricatto occupazionale come garanzia di condizioni lavorative scadenti. Controllo dell&#8217;informazione e repressione del dissenso. Diffuso sentimento popolare di stanchezza e desiderio di affrancamento politico.</p><p>Questa era la situazione della Sardegna cento anni fa. Somiglia tanto a quella attuale.</p><p><span id="more-1061"></span>Le ragioni di tale somiglianza risiedono sia nella congiuntura, sia nei nodi strutturali del nostro rapporto con l&#8217;Italia, tutti ancora irrisolti.<br /> Sappiamo come andò allora. Il sentimento popolare, che nelle manifestazioni di piazza così come nelle chiacchiere da bettola si traduceva nel motto &#8220;a fora sos continentales&#8221;, trovò una formalizzazione più precisa in seguito all&#8217;esperienza dei sardi nelle trincee della Grande Guerra. La definitiva presa di coscienza della propria diversità culturale e storica richiedeva uno sbocco politico. Il quale fu offerto dalla trasformazione del partito dei reduci nel Partito sardo d&#8217;azione. Era il 1921.</p><p>Allora si giocò una partita decisiva, per la nostra sorte collettiva. Benché la base dello stesso PSdAz fosse largamente sensibile all&#8217;idea del distacco dallo stato italiano (allora si chiamava, in senso spregiativo, &#8220;separatismo&#8221;) i suoi dirigenti (Camillo Bellieni in primis e Emilio Lussu a rimorchio) fecero di tutto per convogliare quelle energie spontanee entro l&#8217;alveo artificioso e complicato (come spiegava lo stesso Bellieni) dell&#8217;autonomismo. Mentre nel parlamento italiano si ventilava la possibilità che la Sardegna seguisse la sorte che in quegli stessi mesi aveva portato l&#8217;Irlanda a ottenere un primo riconoscimento di sovranità, lo stesso E. Lussu, alla Camera dei deputati, si premurava di tuonare contro ogni possibile fraintendimento separatista, difendendo l&#8217;idea di una Sardegna fedele allo stato italiano, disponibile a qualsiasi sacrificio a patto di ottenere più attenzioni e più sostegno.</p><p>Si trattò, come oggi è evidente, di un clamoroso abbaglio politico, le cui conseguenze abbiamo pagato fino ad oggi. Le premesse storiche erano di tutt&#8217;altro segno, ma qui entra in gioco quell&#8217;elemento non controllabile delle vicende umane per cui una necessità storica non è affatto detto che trovi compimento nei termini che sembrano più scontati o probabili sul momento.</p><p>Ma oggi? Oggi &#8211; a fronte di una situazione in qualche modo analoga a quella di cento anni fa, con la differenza fondamentale, forse, di una fase declinante della civiltà in cui siamo immersi e di cui facciamo parte &#8211; quali sbocchi si profilano alla nostra crisi economica, morale e spirituale?</p><p>Difendere l&#8217;autonomia come ricetta vincente in un mondo ipercomplesso e assai più dinamico di cento e di sessanta anni fa, più che miope sembra proprio irrealistico. Ma chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e assumersi la responsabilità storica di proporre un orizzonte teorico e pragmatico che risponda alle esigenze profonde della nostra collettività?</p><div id="attachment_1069" class="wp-caption alignright" style="width: 131px"><img class="size-full wp-image-1069" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2010/01/sedda2.jpg" alt="Franciscu Sedda" width="121" height="185" /><p class="wp-caption-text">Franciscu Sedda</p></div><p>Io credo che, a uno sguardo puro, onesto, non possa bastare come risposta l&#8217;apparato partitico italiano che domina (per lo più per conto terzi) la nostra terra. È di nuovo maturo il tempo per cui ci assumiamo direttamente il carico della nostra sorte, senza recriminazioni, senza piagnistei poco edificanti, senza attese di salvezza dall&#8217;esterno o dall&#8217;alto. Serve un altro Partito sardo? Forse sì, un partito che sia nazionale e contemporaneamente non vincolato a interessi alieni o particolaristici, ma nemmeno che si appesantisca da solo con la zavorra della subalternità all&#8217;Italia.</p><p>Aguzziamo la vista: forse <a href="http://www.irs.sr/domo/Article.aspx?a=1460"  rel="external">qualcosa</a> in questa direzione si muove, forse è già nata una nuova consapevolezza che si va declinando in termini politici. Non sarà maggioritaria, ma sta facendo passi enormi verso quella quota di consenso e partecipazione attiva che farà massa critica, che darà uno scossone all&#8217;inerzia storica fin qui apparentemente irremovibile.</p><p>Per parafrasare uno dei politici più sopravvalutati del Secolo breve (ma dotato di acume retorico), non chiediamoci cosa può fare la Sardegna per noi, chiediamoci invece cosa possiamo fare noi per la Sardegna. E diamoci una mossa.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=1061" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/01/09/la-storia-siamo-noi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>La scuola alle porte del 2010. Il ministro Gelmini a Ballarò, la &#8220;riforma&#8221; scolastica e la sorte dei precari.</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/12/27/la-scuola-alle-porte-del-2010-il-ministro-gelmini-a-ballaro-la-riforma-scolastica-e-la-sorte-dei-precari/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/12/27/la-scuola-alle-porte-del-2010-il-ministro-gelmini-a-ballaro-la-riforma-scolastica-e-la-sorte-dei-precari/#comments</comments> <pubDate>Sun, 27 Dec 2009 14:51:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Cristian Ribichesu</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Floris]]></category> <category><![CDATA[Fois]]></category> <category><![CDATA[Gelmini]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Scuola sarda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1044</guid> <description><![CDATA[Seguo spesso la trasmissione televisiva Ballarò, condotta dal giornalista Floris. Anche questo martedì 15/12, e con rammarico ho visto che l’attuale Ministro all&#8217;Istruzione sembra lontana dal contesto scolastico. Sarà un mio limite, ma credo di non sbagliare. Io penso che il punto non stia nel fatto che i finanziamenti della Scuola venissero usati, alla vigilia [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Seguo spesso la trasmissione televisiva Ballarò, condotta dal giornalista Floris. Anche questo martedì 15/12, e con rammarico ho visto che l’attuale Ministro all&#8217;Istruzione sembra lontana dal contesto scolastico. Sarà un mio limite, ma credo di non sbagliare. Io penso che il punto non stia nel fatto che i finanziamenti della Scuola venissero usati, alla vigilia dell&#8217;insediamento di questo Governo, per il 98% per pagare stipendi, come affermato dal ministro Gelmini, ma che negli anni progressivamente lo Stato abbia ridotto i finanziamenti nell&#8217;istruzione e, per forza di cose, alla fine siano rimasti in piedi solo le voci degli stipendi (togli anche quelle e chiudi le scuole!) .  <span id="more-1044"></span>Certamente le colpe devono essere distribuite nel tempo, tanto che l&#8217;Italia per il finanziamento di questo settore, fondamentale per lo Stato e per la vita dei cittadini, è ben sotto la media, per PIL, dei paesi OCSE. E si consideri che circa un sesto del personale docente ogni anno è rappresentato da personale precario, precario per risparmiare sui costi della stabilizzazione, assunto a settembre e licenziato a giugno o agosto, … e per anni.</p><p>Voglio aggiungere anche che quei sistemi di ammortizzazione sociale annunciati dal Ministro, con tanta enfasi, ancora non sono operanti, dato che molti docenti non hanno neanche ricevuto il pagamento del tfr dello scorso anno, il pagamento delle ferie non godute e, lavorando quest&#8217;anno per poche ore, hanno perso la disoccupazione di 800 euro per lavorare per poche centinaia di euro, e magari a parecchie decine di chilometri da casa e pagati non sempre puntualmente anche per quelle poche centinaia di euro (non si immagini tanto, 300, 400, 500 euro). Immaginatevi il Natale di molti docenti precari, che ancora, anche per passione e senso del dovere, continuano a lavorare per le supplenze preparandosi tutti i giorni e acquistando continuamente e personalmente libri e materiali didattici. La convenzione con l&#8217;INPS, poi, per il momento non è ancora funzionante, e parlo di quella convenzione che avrebbe dovuto assicurare un reddito minimo per i precari che avessero lavorato per poche centinaia di euro, con una formula di completamento tra stipendio a tempo determinato e disoccupazione (legge Salva-precari). Rimango allibito, inoltre, davanti all&#8217;affermazione del Ministro all&#8217;Istruzione di voler migliorare la Scuola con una nuova formazione dei docenti, dato che i docenti preparati e qualificati esistono e da anni lavorano come precari in mezzo a mille difficoltà. La scuola media, inoltre, con la cancellazione delle ore a disposizione, ogni qualvolta si assenti per un giorno un docente, vede spesso la divisione degli alunni di una classe in altre differenti, sovraffollandole. Contemporaneamente, sempre alle scuole medie, secondarie di primo grado, si è negata la possibilità di lezioni individualizzate per quegli alunni con problematiche particolari che, generalmente, venivano seguiti proprio dai docenti che avevano ore a disposizione. Insomma, ritornando a Ballarò, in pochi minuti, purtroppo perché la puntata ha visto una variazione per la discussione dell&#8217;aggressione al Capo del Governo (la scaletta prevedeva la tematica principale sulla Scuola), comunque in pochi minuti si è negato il fatto che la &#8220;riforma&#8221; Gelmini sia data essenzialmente da un enorme taglio a carico del personale scolastico precario. Triste sentir dire da parte del Ministro che i lavoratori a tempo determinato non devono pretendere nulla in merito alla stabilizzazione.</p><p>Triste e scorretto, moralmente e politicamente.</p><p>Tra l&#8217;altro, se si dovesse ragionare così come afferma il Ministro, non dovrebbero pretendere niente quelle centinaia di migliaia di lavoratori a tempo determinato che lavorano in vari settori del pubblico, nazionale, regionale e locale, e che avendo superato &#8220;solo&#8221; una selezione o un concorso richiedono giustamente l&#8217;inserimento lavorativo indeterminato. E scrivo &#8220;solo&#8221; non per sminuirne l&#8217;importanza, ma perché gli specializzati docenti precari hanno superato un corso-concorso con selezione e esame di Stato ben articolato. Ormai uno scippo.</p><p>I paragoni del ministro Gelmini, poi, come chiedere se si pensa che aumentando gli investimenti nell&#8217;Istruzione questa possa migliorare, lasciano il tempo che trovano, perché sarebbe come dire che un auto non va solo con la benzina, ma non va solo con l&#8217;autista o solo con le ruote. Semplicemente un sistema per funzionare deve avere a disposizione tutte le risorse che lo completano organicamente, risorse umane, finanziarie, organizzative e strutturali. E intanto molti docenti precari, supplenti, come scritto, stanno lavorando in previsione di uno stipendio il cui pagamento viene posticipato nel tempo, perché in molte scuole mancano le risorse finanziarie per pagare supplenti, materiali e sussidi didattici, e le manutenzioni spesso sono carenti, troppo.</p><p>In ragione di tutto ciò il Governo, proprio vedendo la riduzione progressiva dei finanziamenti per l&#8217;Istruzione, avrebbe dovuto aumentare le risorse per la Scuola, non diminuirle facendo breccia nei problemi esistenti e creando una voragine.</p><p>Questo di seguito è quello che penso, con alcuni dati certificati e certificabili.</p><p>Se esiste un aspetto che ci caratterizza come persone è la socializzazione, la capacità di molti di fermarsi per strada quando s’incontra un conoscente o un amico e scambiare quattro parole, anche per parlare del più o del meno. Ovviamente queste riflessioni a voce alta spesso difettano della correttezza scientifica, ma molte volte sono più pregnanti e più aderenti alla realtà di quanto possa essere la visione data dai media, dai politici o dagli studiosi di statistica in merito alla vita dei cittadini. Molte volte, però, le persone non interessate direttamente da una particolare realtà del Paese, non coinvolte da certe problematiche, parlano di determinati argomenti in base alle informazioni che hanno acquisito dall’ambiente, e alla fine, dal confronto fra le opinioni dei più, fra quelli direttamente coinvolti da certe dinamiche sociali e quelli estranei o solo spettatori, fra i politici e fra i mezzi dell’informazione, sembra di assistere all’esistenza di più Italie.</p><p>Un argomento discusso, ma forse non adeguatamente in proporzione all’importanza, almeno dallo scorso anno, è il funzionamento del nostro sistema scolastico e il suo cambiamento. Infatti, che la scuola italiana soffra più problemi è noto, ma la soluzione intrapresa per il suo miglioramento è certamente criticabile. Il tutto, come molti ben sanno, si è risolto in una drastica riduzione di personale, con un taglio di 42.104 docenti e 15.167 collaboratori scolastici (1.928 docenti e 591 collaboratori scolastici in meno per la Sardegna nel 2009/2010), per un totale di 52.171 posti di lavoro in meno in Italia per il corrente anno scolastico, che ammontano a 131.900 se considerati i tagli di tre anni consecutivi, e a fronte di un aumento di 37.441 alunni nel 2009 rispetto al 2008, “stipati” in classi che sono diminuite di 3.826 unità. I finanziamenti per l’Istruzione, poi, sono diminuiti nel tempo, dato che per il 2009 si è registrata una riduzione del 45,77% rispetto al 2001, e del 21,66% rispetto al 2008, e così l’investimento pubblico per questa voce risulta inferiore alla media dei paesi Ocse in proporzione al Pil.</p><p>Proprio uno dei capitoli di spesa che maggiormente risentirà dei tagli della “riforma” è quello riguardante i docenti precari, che nello scorso anno scolastico erano 130.835, cioè il 15,66% dei docenti della scuola italiana. Negli anni, nonostante le esigenze di personale, il precariato scolastico è aumentato, poiché si è scelto di usufruire del lavoro di questi docenti risparmiando sulla stabilizzazione, tanto che dei 130.835 precari in servizio nel 2008/2009 ne sono stati licenziati 110.553 alla fine delle attività didattiche. Perciò sembra che ora si voglia diminuire il precariato non stabilizzando e allontanando sempre più dal ruolo i docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento provinciali, le stesse da cui si attinge per l’assunzione a tempo indeterminato e determinato.</p><p>E allora non si può che rimanere allibiti davanti ai commenti di cittadini che, estranei al mondo scolastico, ma tempestati dalle informazioni non sempre corrette, credono che si stia operando nel miglior modo possibile per il progresso della Scuola, addirittura pensando che si voglia perfezionare tutta la categoria dei docenti con l’istituzione di “innovativi” corsi di formazione per futuri insegnanti neo-laureati, come riferito dal Ministro all’Istruzione questo settembre, mentre si vogliono tagliare 133.000 precari (più di 80.000 insegnanti) che già hanno superato concorsi o scuole di specializzazione Siss, e negli “addetti ai lavori” sorgono spontaneamente dei dubbi riguardanti questo “nuovo” percorso formativo.</p><p>Infatti la scuola di specializzazione Siss viene chiusa e si passa al tre anni più due della laurea specialistica più un anno di specializzazione con tirocinio, che corrispondono a sei anni di studio e pratica, come nel vecchio sistema della laurea quadriennale con gli ulteriori due anni di studio e pratica della scuola Siss. È bene ricordare che le scuole Siss, dopo un esame di ammissione iniziale, si esplicavano in due anni di studio, superamento di esami di psicologia, pedagogia, legislazione scolastica, laboratori, studio dei sistemi di valutazione scolastica, didattica delle materie d’insegnamento, 300 ore di tirocinio, la realizzazione di una tesi e un’ultima interrogazione con una commissione di docenti universitari e delle scuole pubbliche. E per il nuovo percorso di formazione docenti nulla dovrebbe cambiare (forse le ore di tirocinio, 450, da quanto annunciato, ma ristrette in un unico anno, a discapito degli studi di didattica, contro le 300 della Siss). Semplicemente, il sistema universitario è stato allungato di un anno e perciò si vuole adeguare il sistema di formazione degli insegnanti riducendolo di uno. Ma allora come si può parlare di formazione di nuovi docenti se vogliono tagliare quelli che fanno parte delle graduatorie ad esaurimento, molti dei quali hanno frequentato le Siss? E poi, come si può pensare che questa nuova selezione programmata possa essere più meritoria e finalizzata all’inserimento in ruolo se già le Siss erano numero chiuso, e previo il superamento di un esame di ammissione, per assumere nel rispetto della turnazione? I nuovi corsi di formazione potrebbero o potranno apportare delle migliorie, ma non si può pensare di non assumere chi fa parte delle graduatorie ad esaurimento e che già ha affrontato un percorso lungo di formazione professionale: laurea; concorsi e/o specializzazione con selezione; ulteriori corsi di perfezionamento; anni di lavoro precario, anche coprendo 200 chilometri al giorno, e continua formazione in itinere.</p><p>Certamente se si vuole migliorare il livello qualitativo dell’apprendimento sarebbe opportuno diminuire il numero massimo degli alunni per classe. Così, mentre tutti i Paesi OCSE vengono richiamati a investire maggiormente nell’Istruzione, mentre lo studio recente del settembre 2009 della Banca d’Italia, “I rendimenti dell&#8217;istruzione&#8221;, evidenzia i vantaggi economici dati da un maggior finanziamento del sistema scolastico, in Italia si prosegue con i tagli e si diramano informazioni che non sempre rappresentano la realtà, ponendo i cittadini davanti al binomio concettuale della positività o negatività di questa “riforma” scolastica. Inevitabilmente, nella realtà dei fatti, quella nota a molti che nella scuola ci lavorano, vi è solo una risposta, quella negativa.</p><p>Nell’ultimo romanzo, Stirpe, lo scrittore sardo Marcello Fois scrive storie verosimili, o forse vere. Fois scrive di uomini, delle guerre mondiali, scrive sull’amore e sul dolore, e scrive di famiglie, dell’ingiustizia e del destino, e fa bellissime similitudini e metafore, riguardanti il mestiere del fabbro, la lavorazione dei metalli e la forgiatura, dei metalli e delle persone insieme, e cita la storia di Giobbe. E allora, rubando la licenza di questo scrittore, oggi i precari della scuola stanno subendo questa “forgiatura”, e speriamo che la tecnica utilizzata o il battere del martello non siano scorretti o troppo insistenti, altrimenti il metallo si fila, e poi è facile che s’infranga e alla fine si spezzi.</p><p>Cristian Ribichesu</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=1044" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/12/27/la-scuola-alle-porte-del-2010-il-ministro-gelmini-a-ballaro-la-riforma-scolastica-e-la-sorte-dei-precari/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Prove tecniche di militarizzazione nucleare</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/12/15/prove-tecniche-di-militarizzazione-nucleare/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/12/15/prove-tecniche-di-militarizzazione-nucleare/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 Dec 2009 11:32:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[ambiente]]></category> <category><![CDATA[energia]]></category> <category><![CDATA[La Russa]]></category> <category><![CDATA[Maroni]]></category> <category><![CDATA[nucleare]]></category> <category><![CDATA[Regione Sardegna]]></category> <category><![CDATA[Scajola]]></category> <category><![CDATA[servi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1025</guid> <description><![CDATA[L&#8217;articolo che riporto è di Pietro Mannironi ed è uscito sulla Nuova Sardegna, praticamente ignorato, circa un mese fa. Annunciava che nella finanziaria &#8211; in corso di approvazione alla camera con l&#8217;ennesimo scandaloso voto di fiducia &#8211; c&#8217;è un emendamento molto preoccupante che riguarda la questione Sardegna-nucleare. Lo posto perché le voci sul progetto di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1026" title="Centrali francesi" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/12/nucleare01g-150x150.jpg" alt="Centrali francesi" width="150" height="150" />L&#8217;articolo che riporto è di Pietro Mannironi ed è uscito sulla <a href="http://www.regione.sardegna.it/index.php?xsl=491&amp;s=128441&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1"  rel="external">Nuova Sardegna</a>, praticamente ignorato, circa un mese fa. Annunciava che nella finanziaria &#8211; in corso di approvazione alla camera con l&#8217;ennesimo scandaloso voto di fiducia &#8211; c&#8217;è un emendamento molto preoccupante che riguarda la questione Sardegna-nucleare. Lo posto perché le voci sul progetto di installazione in Sardegna di una centrale si susseguono anche da fonti autorevoli (l&#8217;ultima è lo studio dell&#8217;Enel <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200912articoli/50192girata.asp"  rel="external">reso noto dai verdi</a> la settimana scorsa, che indica Oristano tra i siti probabili) e altrettanto puntuali giungono <a href="http://piergiorgiomassidda.blogspot.com/2009/12/nucleare-in-sardegna-pronti-dire-no-ma.html"  rel="external">le smentite</a>, a cui però &#8211; e dal pezzo di Mannironi capirete bene perché &#8211; ci sono ottimi motivi per non credere ciecamente, tantopiù se sono in buona fede: quando il gioco si fa duro, le decisioni non le prendono di sicuro i nostri parlamentari e senatori.<span id="more-1025"></span></p><p><span id="content"><span id="dixerit_player">La Nuova Sardegna 13.11.2009<em><br /> Le ragioni del metodo possono svelare le ragioni della sostanza politica. Nel senso che nei percorsi tortuosi, a volte carsici, dell’evoluzione di un processo legislativo si possono intravedere riserve mentali, timori per una trasparenza che può essere valutata pericolosa e, sicuramente, rinunce colpevoli al confronto aperto. Il tutto in nome del cinico assunto del fine che giustifica i mezzi. È questa la premessa possibile di quello che, se confermato, potrebbe essere considerato un vero e proprio colpo di mano per imporre la “rivoluzione nucleare” nel nostro Paese. Più che di sospetti, si tratta di segnali forti e inquietanti di un ritorno all’atomo seguendo un percorso non condiviso, strisciante, e carico di ambiguità. E cioé, creando una “blindatura” intorno alle centrali, immunizzandole da ogni possibile conflitto o contenzioso: mettendole le stellette. Insomma, costruendole in aree del demanio militare. Un sistema che imbavaglierebbe il comprensibile dissenso, sia istituzionale che popolare, creando una scorciatoia nella quale non sono contemplate polemiche, mediazioni, e accordi. Il grimaldello dell’operazione. Ad accorgersi di questa strategia occulta di avvicinamento al nucleare sono stati il senatore del Partito democratico Gian Piero Scanu e il segretario nazionale della Funzione pubblica della Cgil, Carlo Podda. I due hanno anche identificato il “grimaldello” dell’operazione: la società Difesa Servizi spa. Si tratta di una società a esclusivo capitale pubblico (appena un milione di euro) che, almeno secondo le intenzioni dichiarate, dovrebbe soprattutto commercializzare i loghi delle forze armate e portare così qualche euro nelle casse della Difesa. Ma anche, almeno secondo le intenzioni dei proponenti, gestire in modo privatistico servizi, commesse, acquisti e vendite per conto della Difesa. Insomma, quello che nel governo viene chiamato «un impulso dinamico ed efficiente per svecchiare l’amministrazione militare». Ma non è proprio così. Tutto comincia con il disegno di legge numero 1373, firmato dai ministri Ignazio La Russa (Difesa), Giulio Tremonti (Economia e Finanza) e Claudio Scajola (Sviluppo economico) e presentato alla presidenza del Senato il 10 febbraio di quest’anno. L’intestazione è davvero minimale: Misure a tutela dei segni distintivi delle Forze armate e costituzione della società «Difesa Servizi Spa». I loghi e i simboli militari, come si vedrà, sono però una specie di grottesca foglia di fico, che non riesce però a nascondere la reale portata dell’operazione. Gian Piero Scanu, in commissione Difesa, capisce che c’è qualcosa che non va. Prima di tutto, la denervazione del sistema amministrativo e burocratico delle forze armate. Ma sarebbe più giusto parlare di processo di spoliazione delle competenze e delle autonomie amministrative dell’apparato della Difesa. Dice il senatore del Pd: «È apparso subito evidente il tentativo di privatizzare una parte importante della pubblica amministrazione come quella militare. Per questo, come gruppo, abbiamo chiesto una serie di audizioni in commissione: vertici militari, rappresentanti della logistica e della struttura amministrativa della Difesa, ma anche rappresentanti della Corte dei Conti e dell’Authority per la concorrenza. Inutile dire che quasi tutte le nostre richieste sono state cassate. Eppure, il regolamento del Senato prevede che le richieste di audizione debbano essere accolte, almeno che non vengano considerate ostruzionistiche. Mi chiedo cosa ci sia di ostruzionistico nel sentire, per dire, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri! È però importante riferire subito la riflessione politica che facemmo in quella prima fase: se si privatizza questo pezzo importante di pubblica amministrazione, è evidente che si apre la strada per privatizzare altri settori come la scuola, la giustizia e la sanità». C’è un’altra anomalia che colpisce Scanu e poi il segretario generale della Funzione pubblica della Cgil, Carlo Podda: il consiglio d’amministrazione della società Difesa Servizi Spa è nominato dal ministro della Difesa e, nel disegno di legge firmato La Russa, Tremonti e Scajola, non sono previsti tempi o scadenze di mandato. Il primo emendamento. Fino a questo momento, dunque, nessuno parla di produzione di energia nelle aree del demanio militare e, meno che mai, di centrali nucleari. Ma a maggio ecco i primi segnali: il senatore del Pdl Valter Zanetta propone infatti di inserire un articolo 2-bis al disegno di legge nel quale, guarda caso, al primo comma si legge che la Difesa «può affidare in concessione o in locazione o utilizzare direttamente i siti militari, le infrastrutture e i beni del demanio militare» con la finalità «di installare impianti energetici». «Ci siamo allora accorti &#8211; dice Gian Piero Scanu &#8211; che dietro Difesa servizi Spa c’era ben altro. Non solo, dunque, la possibilità di gestire un volume d’affari che abbiamo quantificato in 3-5 miliardi di euro, ma soprattutto il tentativo di introdurre surrettiziamente una strada per arrivare alla creazione di centrali nucleari nel demanio militare». E infatti, il 14 maggio di quest’anno, Scanu insieme ai senatori Pegorer e Della Seta, presenta un’interrogazione ai ministri della Difesa, dell’Ambiente e per i Rapporti con le Regioni. Dopo aver analizzato i testi dei disegni di legge 1195 e 1373, chiede chiarezza. Si legge infatti nell’interrogazione: «Dal combinato disposto delle disposizioni contenute nei suddetti disegni di legge, emerge un quadro per cui una società di diritto privato, costituita su affidamento diretto del ministero della Difesa, potrebbe gestire in aree del demanio militare, quindi sottratte a qualsiasi possibilità di controllo da parte degli organi amministrativi e delle istituzioni locali, impianti energetici, ovvero centrali nucleari o termovalorizzatori». Lievitano i dubbi. Dunque, il re è nudo. Il percorso è stato disegnato, ma manca ancora la società che dovrebbe gestire il processo. Cioé la Difesa Servizi Spa. Cominciano inevitabilmente a lievitare i dubbi. Prima di tutto appare evidente l’esautoramento totale degli enti e delle comunità locali e delle istituzioni da ogni diritto e possibilità di informazione e di controllo sull’attività e le modalità di gestione degli impianti. Istituzioni e società civile rischiano di restare fuori dai fili spinati che delimitano le aree militari, perché salterebbero tutti gli ostacoli, impedimenti, regole e garanzie previste dalla normativa ordinaria: <strong>basterebbe una delibera del consiglio d’amministrazione della Difesa Servizi Spa per costruire un termovalorizzatore. Ma anche una centrale nucleare.</strong> Per non parlare, poi, del scorie radioattive. Il problema del loro stoccaggio sarebbe estremamente semplificato. Nei giorni scorsi, ecco il blitz. <strong>Nella maratona per la Finanziaria, rispunta l’emendamento per istituire la società Difesa Servizi Spa. In un primo momento viene considerato non ammissibile, ma, intorno alla mezzanotte, viene riproposto e approvato.</strong> C’è tensione all’interno della stessa maggioranza: per il metodo e per la sostanza dell’iniziativa. Tanto che lo stesso presidente Carlo Cantoni (Pdl) decide di astenersi. L’altro ieri, Gian Piero Scanu presenta una nuova formulazione del disegno di legge che istituisce la Difesa Servizi Spa. Prima di tutto propone un’agenzia e non una società per azioni. Al posto del consiglio d’amministrazione c’è un comitato direttivo nel quale hanno un ruolo i responsabili amministrativi e logistici delle forze armate. Il direttore non è nominato dal ministro, ma è il capo di stato maggiore della Difesa. Ma è nell’articolo 4 del disegno di legge targato Pd che si fa la differenza. Di più: in caso di bocciatura si avrebbe l’implicita ammissione che esiste il progetto per costruire termovalorizzatori e centrali nucleari nelle aree del demanio militare. Scanu scrive infatti che «si possono affidare in concessione o in locazione, per un periodo non superiore a venti anni siti del demanio militare&#8230; con la finalità di installarvi impianti energetici esclusivamente alimentati da fonti rinnovabili». Mercoledì pomeriggio la proposta viene bocciata. È la prova che non si vogliono impianti per produrre energia da fonti rinnovabili. Si vuole cioé altro. E quest’altro sono i termovalorizzatori e le centrali nucleari. Il secondo blitz. Ma non è finita qui. Ieri, con un secondo colpo di mano, viene affidata alla nascente società Difesa Servizi Spa anche la gestione del patrimonio immobiliare della Difesa. Dice Carlo Podda, segretario della Funzione pubblica della Cgil: «Un vero e proprio blitz, un provvedimento che aveva affrontato un lungo iter in commissione, era stato inserito nottetempo in un emendamento al testo della Finanziaria presentato in commissione Bilancio alla Camera due settimane fa, in barba ad ogni principio democratico. Oggi il progetto torna alla sua forma originaria, aggiungendo alle funzioni della società la gestione degli immobili, oltre alle competenze esclusive in tema di acquisizione di beni e servizi, esautorando di fatto la Consip». Tagliente il giudizio politico di Scanu: «Ora è chiaro, vogliono solo avere le mani libere per le centrali nucleari e per la gestione di un’enorme fetta di potere quantificabile in un giro d’affari di circa cinque miliardi di euro». <strong>Il senatore del Pd non lo dice, ma la regione con il maggiore carico di demanio militare è la Sardegna</strong>. </em></span></span></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=1025" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/12/15/prove-tecniche-di-militarizzazione-nucleare/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>22</slash:comments> </item> <item><title>Sinfonia Sardegna e opera I Shardana</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/12/06/sinfonia-sardegna-e-opera-i-shardana/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/12/06/sinfonia-sardegna-e-opera-i-shardana/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 Dec 2009 22:43:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Giuanne Masala</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Musica]]></category> <category><![CDATA[Ennio Porrino]]></category> <category><![CDATA[I Shardana]]></category> <category><![CDATA[opera]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category> <category><![CDATA[sinfonia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1018</guid> <description><![CDATA[Credo sia doveroso mettere al corrente i lettori della Corona de Logu su 2 date importanti del febbraio del 2010 riguardanti la sinfonia SARDEGNA e l&#8217;opera lirica I SHARDANA di Ennio Porrino, entrambe sconosciute e messe in programma al Teatro Lirico di Cagliari in occasione del centenario della nascita di Ennio Porrino. Purtroppo l&#8217;opera I [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Credo sia doveroso mettere al corrente i lettori della Corona de Logu su 2 date importanti del febbraio del 2010 riguardanti la sinfonia SARDEGNA e l&#8217;opera lirica I SHARDANA di Ennio Porrino, entrambe sconosciute e messe in programma al Teatro Lirico di Cagliari in occasione del centenario della nascita di Ennio Porrino. Purtroppo l&#8217;opera I SHARDANA andrà in scena relegata nella stagione corcertistica e non nella stagione lirica e verrà eseguita soltanto 2 volte anziché sette come solitamente accade a Cagliari per le opere liriche.</p><p><span id="more-1018"></span>Ma voglio lasciare adesso le polemiche; che riprenderemo al momento opportuno; ricordo solo le parole di Leopold Stokowski su SARDEGNA e di Felix Karlinger su I SHARDANA</p><p>&#8220;Caro Signor Porrino, da quando diressi la Vostra Sardegna sono stato terribilmente occupato per il mio lavoro. Ho sempre desiderato scrivervi, ma non volevo scrivervi di premura con molte altre cose in mente. Oggi finalmente sono, per quanto sempre occupato, abbastanza quieto. Secondo la mia opinione la vostra Sardegna è una grande musica e nello stesso tempo una intensa espressione del sentimento della vera vita di Sardegna. Sebbene non sia mai stato là, mi pare di conoscere il paese e sono impaziente di poterci andare. Il vostro &#8220;poema sinfonico&#8221; esprime molto eloquentemente il sentimento e la vita, talvolta violentemente agitata. Altre volte la gaiezza di una festa o la danza all’aperto. Fui profondamente impressionato dalla qualità primitiva improvvisamente riscontrata a pagina 14 e 15 dello spartito e dall’agitazione che comincia a pagina 26. La pace pastorale che comincia a pagina 29 è un contrasto magnifico con quanto precede. A pagina 42/47 ho avuto soltanto le viole che suonavano con il solo basso e flauto. Questo sembrò dare un bilancio perfetto e chiarezza. Il suono delle campane lontane alla fine fu molto tranquillo. L’insieme è eseguito con poesia e l’atmosfera romantica di un’isola antica. L’orchestra, il pubblico ed io eravamo tutti commossi profondamente per la forza emotiva del pezzo […] (Leopold Stowowski, 5 gennaio 1950)</p><p>&#8220;Se Monaco avesse la fortuna di venir cantata da opere come queste, sono certo che nei festival operistici della mia città sarebbe loro riservato ogni anno il posto d&#8217;onore&#8221;, scriveva, a proposito de I Shardana Felix Karlinger nel 1960 a Monaco di Baviera. E in Sardegna la si rappresenta ogni 50 anni!</p><p>Ma ecco le date delle due grandi serate musicali:</p><p>venerdì 12 febbraio 2010, ore 20.30 e sabato 13 febbraio 2010, ore 19.00</p><p>SARDEGNA poema sinfonico di Ennio Porrino</p><p>e una settimana dopo:</p><p>venerdì 19 febbraio 2010, ore 20.30 e domenica 21 febbraio 2010, ore 19.00</p><p>I SHARDANA<br /> dramma musicale in tre atti esecuzione in forma di concerto. E per adesso godiamoci la nostra scenografia dalla prima assoluta dell&#8217;opera del 21 marzo 1959 al Teatro San Carlo di Napoli. Un regalo di Natale a tutti i lettori della Corona de Logu</p><p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="play" value="false" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/B-rs3Y4r9kI" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/B-rs3Y4r9kI" play="false"></embed></object></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=1018" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/12/06/sinfonia-sardegna-e-opera-i-shardana/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Letargo di classe</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/12/02/letargo-di-classe/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/12/02/letargo-di-classe/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 Dec 2009 10:05:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Angelo Morittu</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[intellettuali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1002</guid> <description><![CDATA[ Prendendo spunto dalla malcelata delusione di alcuni utenti sulla scarsa partecipazione dei migliori intellettuali sardi sulle pagine di coronadelogu.com, sinceramente non credo sia un gran problema, ossia i siti di discussione possono nascere o morire come qualsiasi altra iniziativa umana, oggi, che vanno per la maggiore facebook e altri social network, i blog e [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/12/riccio-in-letargo.jpg" alt="riccio in letargo" width="240" height="180" class="alignleft size-full wp-image-1003" /> Prendendo spunto dalla malcelata delusione di alcuni utenti sulla scarsa partecipazione dei migliori intellettuali sardi sulle pagine di coronadelogu.com, sinceramente non credo sia un gran problema, ossia i siti di discussione possono nascere o morire come qualsiasi altra iniziativa umana, oggi, che vanno per la maggiore facebook e altri social network, i blog e i forum hanno generalmente perduto parecchio appeal.<br /> Voglio pensare che molti di coloro che sembravano inizialmente interessati ad un nuovo spazio assolutamente libero, indipendente e non moderato, poi, non abbiamo potuto usarlo per scarsa o nulla dimestichezza col mezzo oppure perché troppo impegnati nella produzione e nella promozione dei propri lavori; ad ogni modo la loro diserzione internettara non è in nessun caso preoccupante e tanto meno condannabile.<span id="more-1002"></span><br /> Tuttavia il problema esiste, eccome, se osserviamo come in tempi di totale sbando economico e sociale della società sarda la sua “intelligenza” sia totalmente assente dal dibattito pubblico “tradizionale”, giusto per non usare il termine tanto fico “mainstream”, chiarisco che per intelligenza sarda non voglio intendere l&#8217;accezione etnica ma più estensivamente comprendere tutti coloro che hanno avuto o hanno a che fare con la Sardegna in campo artistico o letterario e che dovrebbero avere un minimo di interesse sociale e civile verso questo territorio.</p><p>Ebbene dove sono costoro? Cosa fanno? Perché non sentono un minimo di responsabilità sociale che il loro ruolo imporrebbe? Addirittura anche le grandi imprese (evidentemente non italiane) oggi si sentono in dovere di riscoprire il senso sociale del loro esistere, perché mai quella classe intelligente che solo qualche mese fa sembrava coagularsi attorno all&#8217;ex-presidente Soru in via di dipartita, oggi non ha più nulla da offrire se non qualche nuovo prodotto in vendita? Può bastare? Certo che no!</p><p>Eppure dovrebbe essere naturale per chi non considera il proprio territorio-habitat un mero piano calpestabile, ovvero non stare al mondo solo perché c&#8217;è posto come diciamo in vernacolo, impegnarsi per mantenerlo il più vivo, ospitale e bello possibile.<br /> Faccio un nome per tutti, sperando di non offendere l&#8217;interessato che apprezzo tanto sul piano artistico, ma, che fine ha fatto Paolo Fresu? Venne nominato coordinatore da Veltroni per dare un segnale di rinnovamento alla classe politica e civile sarda, puntando evidentemente sul prestigio del personaggio sardo più famoso e conosciuto al mondo, secondo solo ad Antonio Gramsci.<br /> Dunque non mi pare di ricordare una sola dichiarazione politica in seguito a quella nomina che non fosse di generico appoggio al partito democratico, pur non essendo un fan del PD credo che da quella nomina tutti i sardi, non solo i piddini, si aspettassero qualcosa di più della semplice comparsata.</p><p>Ovviamente non c&#8217;è il solo Fresu, anzi se il letargo riguardasse una sola persona magari assorta in mille impegni personali o professionali, la sua assenza non verrebbe neppure notata, purtroppo il problema è ben più generale, un vero letargo di gruppo.<br /> Eppure i motivi per suscitare non dico una rivoluzione, ma almeno una sommossa o un piccolo tumulto di coscienza non mancherebbero, non dico che prima di Cappellacci le cose andassero a gonfie vele, ma come non vedere che dopo l&#8217;intronazione di questo lacchè berlusconiano le condizioni della nostra isoletta stiano peggiorando sempre più?<br /> Cos&#8217;hanno da suggerire i nostri intellettuali  contro il sacco delle coste, contro la chiusura delle scuole, contro le mille promesse non mantenute, i monumenti abbandonati, l&#8217;eolico selvaggio, le fabbriche che chiudono e via elencando? Credo siano consapevoli che la loro voce probabilmente verrebbe ascoltata da chi ora sta guidando la Sardegna verso il baratro, il loro tranquillo conformismo, non è pertanto un semplice peccato da omissione, ma,  appunto per il ruolo che ricoprono, un&#8217;autentica complicità di un delitto del quale un giorno non troppo lontano dovranno pentirsi.</p><p>Voglio sperare che il travagliato e ineluttabile aborto della Unità d&#8217;Italia risvegli la coscienza di coloro che, non oberati dai tristi problemi della sussistenza, possono e devono finalmente occuparsi un po&#8217; del destino della Sardegna e dei suoi abitanti.</p><p>Confidando nel sense of humour dei nostri artisti,  e, parafrasando la celeberrima gag di Gassman coi lavoratori,<br /> mi permetto di lanciare loro un incitazione tipicamente sardignola:<em> intellettuales&#8230;. pruhh!</em></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=1002" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/12/02/letargo-di-classe/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>27</slash:comments> </item> <item><title>Crisi, crisi delle mie brame&#8230;</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/11/24/crisi-crisi-delle-mie-brame/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/11/24/crisi-crisi-delle-mie-brame/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Nov 2009 11:26:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=993</guid> <description><![CDATA[ Crisi, etimologicamente parlando, non è una parola dall&#8217;accezione prettamente negativa. Indica un momento o uno stato in cui esistono almeno due possibilità. Ha la stessa radice di crinale, di critica, ecc. Eppure è un termine ormai entrato nell&#8217;uso e profondamente radicato nell&#8217;immaginario collettivo come sinonimo di problemi, solitamente grossi. Un vero feticcio mediatico, in gran [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-994" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/11/250px-Mendicanti.jpg" alt="250px-Mendicanti" width="250" height="245" /></p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Crisi, etimologicamente parlando, non è una parola dall&#8217;accezione prettamente negativa. Indica un momento o uno stato in cui esistono almeno due possibilità. Ha la stessa radice di crinale, di critica, ecc. Eppure è un termine ormai entrato nell&#8217;uso e profondamente radicato nell&#8217;immaginario collettivo come sinonimo di problemi, solitamente grossi. Un vero feticcio mediatico, in gran spolvero di questi tempi.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">In Sardegna non riscuote grande successo, solo per la circostanza che noi &#8211; fortunati che siamo! &#8211; in crisi siamo sempre stati. Intere generazioni si sono consumate dentro la nostra perenne crisi. Si nasce e si vive per tutta la vita entro questo strano orizzonte precario ma in apparenza così evidente.<span id="more-993"></span></p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Ma sappiamo veramente cosa diavolo sia questa crisi? Qualcuno si è mai preso la briga di indagarne le radici materiali, politiche, storiche? Possiede un referente concreto questo lessema, o si tratta di un puro segno, una formula retorica, un trucco da neo-lingua?</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Be&#8217;, per farci un&#8217;idea, prenderei in considerazione le vicende del comparto industriale sardo, di stretta attualità proprio in questo periodo. Leggiamo qui di seguito una rapida sintesi della situazione (tratta dal giornale <strong>Il Fatto quotidiano</strong> di oggi, 24 novembre 2009):</p><p style="margin-bottom: 0cm"><p style="margin-bottom: 0cm"><em><strong>Da Alcoa a Porto Torres, proteste estreme degli operai </strong></em></p><p style="margin-bottom: 0cm"><em>di Gigi Furini </em></p><p><em>Una nave fermata mentre sta per scaricare carbone, un&#8217;auto data alle fiamme, la centrale Enel bloccata. Sale la tensione a Portovesme, un sindacalista ammette: &#8220;Sta succedendo quello che temevamo. Non riusciamo più a controllare gli operai&#8221;. Sono parole di Roberto Ballocco, rappresentante della Rrb dell&#8217;Alcoa.</em></p><p><em>Il blitz degli operai è scattato nella notte fra domenica e lunedì. I lavoratori si sono trovati al porto di Portovesme e hanno impedito che da una nave si scaricasse carbone per la vicina centrale Enel. Quindi hanno discusso con un dirigente e alle 2,30 se ne sono andati. Poco dopo un&#8217;auto è stata data alle fiamme. I lavoratori, con le loro famiglie e i sindaci della zona, partono domani per Roma dove giovedì ci sarà l&#8217;incontro decisivo con il ministro Scajola. In ballo ci sono 100 milioni di euro di energia elettrica, la differenza fra il prezzo a tariffa piena e quanto Alcoa è disposta a spendere. Toccherà al governo fare il primo passo. Alcoa, il gigante dell&#8217;alluminio, per l&#8217;impianto di Portovesme dovrebbe spendere 500 mila euro di corrente al giorno, una cifra che manderebbe in rosso i conti. L&#8217;altroieri l&#8217;Autorità per l&#8217;energia e il gas ha approvato due delibere che consentono alle aziende energivore (come Alcoa) di acquistare quote di corrente elettrica all&#8217;estero. </em></p><p><em>(&#8230;)Dall&#8217;alluminio alla chimica. Sempre in Sardegna, a Porto Torres, sono in sciopero della fame i 101 lavoratori della Vinyls (produzione di pvc) messi in cassa integrazione straordinaria. Un gruppo di operai è anche asserragliato su un terrazzo al sesto piano dell&#8217;impianto. </em></p><p align="justify">Niente male come situazione. Ma non nuova, in Sardegna. È almeno dai tempi dello sciagurato primo Piano di Rinascita (<a href="http://www.italgiure.giustizia.it/nir/lexs/1962/lexs_194872.html"  rel="external">L. 588 del 1962</a>), che si ripropongono situazioni analoghe. Grosse industrie, di solito molto inquinanti e/o pericolose, in cerca di aree disponibili ad accoglierle, spudorate speculazioni, soldi pubblici che si volatilizzano e poi chiusure e drammi sociali. Ma qualcuno che ci guadagna c&#8217;è sempre.</p><p align="justify">a) Intanto le aziende, per lo più appartenenti a grosse società multinazionali, spesso con sedi fiscali esterne all&#8217;Isola. Possono impiantare qualsiasi schifezza, anche la più obsolescente, di quelle che un paese civile, dinamico, proiettato verso il futuro in modo propositivo e consapevole, non accetterebbe mai di veder sorgere entro i propri confini. Ma la Sardegna evidentemente non corrisponde alla descrizione, perciò, va be&#8217;, si sa, siamo poveri e maledetti e comunque siamo ospitali, ecc. ecc.</p><p align="justify">b) Ci guadagna poi tutto l&#8217;apparato politico/clientelare, che da Roma arriva fino a Cagliari e da lì si ramifica capillarmente su tutto il territorio isolano, con le sue articolazioni nei potentati locali e nei sindacati (ebbene sì): per questo apparato la crisi è la <em>conditio sine qua non </em>della sua stessa esistenza. Il ricatto occupazionale è l&#8217;arma vincente, sempre e comunque: che si tratti di speculazioni immobiliari o industriali o energetiche, poco importa.</p><p align="justify">c) Traggono lauti introiti da tale situazione anche le società fornitrici di energia, che poi alla fine sarebbe fondamentalmente una e in regime di monopolio. Benché la Sardegna produca annualmente più energia di quanta ne consumi (fonte <a href="http://www.terna.it/SearchResults.aspx?Search=0BqI%2f103rHyTzcV7c9t%2bzztJR87%2fnaigmRCxpm6Y6pIa8lsGimNqK%2ff4SctiPfmIecpOzXx8pnMo4ke1UjgfIA%3d%3d&amp;SearchEngine=SE_HMB&amp;SearchWhere=1001"  rel="external">Terna</a>), per una serie misteriosa di concause deve sobbarcarsi un costo energetico superiore almeno del 30% (ma spesso di più) rispetto a quello medio italiano. E lasciamo stare i paragoni col resto d&#8217;Europa. È uno di quei misteri insolubili che avvolgono come un incantesimo il nostro familiare e consolatorio stato di precarietà.</p><p align="justify">A occhio e croce manca qualche voce all&#8217;elenco, perché è sicuro che ci siano anche altri soggetti interessati al vortice incontrollato di denaro &#8211; per lo più pubblico, ripetiamolo, ossia anche nostro &#8211; che fa girare questo meccanismo assurdo.</p><p align="justify">Ora, dice, i lavoratori sono sul piede di guerra. Già pochi giorni fa, a Roma, hanno ricevuto un&#8217;accoglienza poco amichevole dalle forze dell&#8217;ordine. Il paradosso è che quei lavoratori erano lì a pietire aiuto proprio da quelli stessi che li hanno fatti manganellare.</p><p align="justify">Ancora oggi bisogna leggere (non senza una montante sensazione di nausea) le dichiarazioni di alcuni esponenti politici sardi. Annichiliti da una situazione che vorrebbero controllare a proprio vantaggio ma che minaccia di oltrepassare le loro capacità intellettive, non sanno fare altro che starsene rintanati da qualche parte e tirar fuori il capoccione giusto per il tempo necessario a emettere uno slogan. Uno di loro, tale Luciano Uras, leader di quella che dovrebbe essere la sinistra politica isolana, pare che abbia tuonato contro il governo italiano. Per dire che cosa? Che deve scucirci l&#8217;elemosina, giacché tutte le forze politiche democratiche e autonomiste sarde sono dalla parte dei lavoratori (fonte, <a href="http://www.ilgiornaledisardegna.it/"  rel="external">IlSardegna</a> di oggi, 24 novembre 2009). Il governo &#8220;amico&#8221; del miglior presidente del consiglio della storia italiana si è subitaneamente riunito in seduta straordinaria, atterrito da cotanta minacciosa dichiarazione. Ma fatemi il santo favore!</p><p align="justify">Insomma, cosa sarebbe questa crisi di cui tanto si ciancia? Cos&#8217;è che vogliamo veramente, in Sardegna? Fatemi capire bene: stiamo lottando perché le cose rimangano così com&#8217;erano fino a ieri? Be&#8217;, se è così, non riesco veramente ad essere indulgente e nemmeno molto partecipe con le situazioni, pure spiacevoli e in qualche caso drammatiche, dei lavoratori. Non è più tempo di lagne e di piagnistei. Non è più tempo di fare gli accattoni del sistema economico dominante, le ultime ruote del carro, le pedine sacrificabili, che pregano per rimanere tali. E non sarà certo qualcun altro all&#8217;infuori di noi a trarci da questo pasticcio. Non si può pretendere che le aziende, le grandi società per azioni il cui scopo è il profitto, si facciano carico dei nostri problemi di subalternità economica, culturale e politica. Non possiamo aspettarci che il mostruoso coacervo di interessi clientelari e parassitari che sono la politica e il sindacato in Sardegna chiuda da sé i rubinetti che lo alimentano. E non possiamo sperare che venga in nostro soccorso l&#8217;apparato di potere che domina l&#8217;Italia, in tutt&#8217;altre faccende affaccendato. E nemmeno quello che gli si sostituirà entro breve, anch&#8217;esso con i suoi scopi e i suoi disegni ben lontani dalle necessità e i problemi dei sardi. I quali, in tale contesto, se non mutano le premesse e le loro stesse aspettative, sono condannati a restare semplici oggetti di decisioni altrui, meri strumenti della storia.</p><p align="justify">Se non lo capiamo, se nemmeno la situazione per certi versi grottesca di questi giorni &#8211; con i vertici aziendali in apparente combutta con sindacati e amministratori locali a spingere avanti i lavoratori perché la situazione assuma contorni preoccupanti per il Palazzo, in modo che sia costretto a mettere mano al portafogli -, se nemmeno questo paradosso mortificante che ci spinge a pretendere di essere mantenuti in cattività riesce a offrirci un&#8217;occasione di resipiscenza, lo stimolo per un sussulto di dignità, be&#8217;, allora abbiamo poco da parlare di crisi. Qui non c&#8217;è possibilità alternativa che tenga: si tratta di una condizione di sottomissione cui non vogliamo sottrarci e cui vogliamo condannare i nostri figli. E la responsabilità, cari miei, non sarà di qualcun altro.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=993" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/11/24/crisi-crisi-delle-mie-brame/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Inni nazionali e storia patria</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/10/05/inni-nazionali-e-storia-patria/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/10/05/inni-nazionali-e-storia-patria/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Oct 2009 14:19:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[fratelli d'italia]]></category> <category><![CDATA[inni nazionali]]></category> <category><![CDATA[mameli]]></category> <category><![CDATA[storia]]></category> <category><![CDATA[storia dei sardi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=988</guid> <description><![CDATA[ Interessante intervento di Carlo Loiodice su Carmilla OnLine, a proposito di inni nazionali e loro connotazioni. Interessante per più motivi. Intanto fornisce alcune note storiche e interpretative di questo strano fenomeno  culturale/politico degli inni nazionali. Poi inquadra la fattispecie più specifica dell&#8217;inno nazionale italiano. Ma per noi sardi l&#8217;articolo offre un ulteriore livello di lettura. Si noterà [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><div id="attachment_989" class="wp-caption alignleft" style="width: 180px"><img class="size-full wp-image-989" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/10/stemma_savoia.gif" alt="Stemma del Regno di Sardegna sabaudo" width="170" height="187" /><p class="wp-caption-text">Stemma del Regno di Sardegna sabaudo</p></div><p>Interessante intervento di Carlo Loiodice su <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2009/10/003200.html"  rel="external">Carmilla OnLine</a>, a proposito di inni nazionali e loro connotazioni.</p><p align="justify">Interessante per più motivi. Intanto fornisce alcune note storiche e interpretative di questo strano fenomeno  culturale/politico degli inni nazionali. Poi inquadra la fattispecie più specifica dell&#8217;inno nazionale italiano.</p><p align="justify">Ma per noi sardi l&#8217;articolo offre un ulteriore livello di lettura. Si noterà infatti che in nessun modo e a nessun proposito viene citata la Sardegna. Persino quando Loiodice accenna alla numerazione dinastica di Vittorio Emanuele II parla di &#8220;regno precedente&#8221;, senza menzionarlo (a quanto pare questo rimane una sorta di tabù). Vengono dimenticati poi due elementi che pure nel discorso cadevano a fagiolo. Si cita ad esempio la nota (e sempre un po&#8217; sopravvalutata, come da costume storiografico italico) Rivoluzione Napoletana del 1799, ma ovviamente non si ricorda nemmeno succintamente la rivoluzione sarda degli anni 1794-1796. Dico ovviamente, perché si tratta di un evento storico difficilmente inquadrabile in una storia nazionale italiana propriamente detta, sia per scenario, sia per ragioni politiche. Nondimeno, essendo un episodio della storia europea dai significati ben più corposi di quelli della rivoluzione partenopea, una menzione magari ci poteva scappare. Ma va be&#8217;, sappiamo come vanno questo genere di cose e quali ne siano le cause, perciò non staremo certo qui a recriminare. Un po&#8217; meno giustificabile risulta invece il mancato riferimento all&#8217;inno di quel &#8220;regno precedente&#8221; da cui pure Loiodice sembra far discendere, per continuità se non altro dinastica, il Regno d&#8217;Italia. Cita vari inni più o meno coevi (compreso naturalmente quello di Mameli/Novaro) ma non <em>S&#8217;Hymnu sardu nationale</em> (meglio noto come &#8220;<em>Cunservet Deus su Re</em>&#8220;) di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Angius"  rel="external">V. Angius</a>. Ma anche qui, a pensarci, l&#8217;aggettivo &#8220;<em>nationale</em>&#8221; era riferito alla Sardegna, non certo all&#8217;Italia. Il che, se messo in evidenza, avrebbe condotto il discorso lontano e costretto a una riflessione e a spiegazioni ulteriori: troppo complicato e inedito, per poterselo concedere, effettivamente.</p><p align="justify">Non mancherà chi vedrà in tutto ciò una ferita all&#8217;orgoglio identitario sardo, sempre così suscettibile, quando non siano in gioco questioni sostanziali. A me invece sembra che faccia giustizia di una certa posizione ideologica, sviluppatasi in seno a una ricostruzione storiografica che porta in calce il nome del prof. Francesco Cesare Casula e piuttosto amata in ambiente sardista e autonomista (col beneplacito del presidente emerito della repubblica italiana, F. Cossiga), posizione ideologica secondo la quale i sardi sarebbero i più italiani degli italiani e la nostra storia dovrebbe avere un posto di rigurado nella storiografia italiana, perché un certo giorno di quasi sette secoli fa i catalani fondarono presso l&#8217;attuale Cagliari il Regno di Sardegna, futuro Regno d&#8217;Italia. Lasciamo pure perdere le obiezioni (e anche il sorriso amaro) che una tale ricostruzione genera in qualsisi spirito onesto, non obnubilato da patologici complessi di inferiorità; quel che risulta evidente, in questo caso, è quanta poca accoglienza trovino in Italia tali tesi, e non presso ambienti intellettuali nazionalisti a oltranza. E forse è meglio così: di motivi per coprirci di ridicolo, soprattutto grazie ai nostri esimi rappresentanti istituzionali, ne stiamo fornendo già troppi!</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=988" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/10/05/inni-nazionali-e-storia-patria/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>La battaglia di Sanluri</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/09/11/la-battaglia-di-sanluri/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/09/11/la-battaglia-di-sanluri/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 Sep 2009 19:43:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Manuel</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[battaglia di Sanluri]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=980</guid> <description><![CDATA[Breve storyboard animato (by Ruggero Soru) su un&#8217;evento storico-politico della Sardegna, mai apparso nei libri di storia. ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span>Breve storyboard animato (by </span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=5INOEh3ymXU"  rel="external">Ruggero Soru</a><span>) su un&#8217;evento storico-politico della Sardegna, mai apparso nei libri di storia.</span></p> <br /><img src="http://www.coronadelogu.com//wp-content/uploads/sa-battalla-de-seddori.png" alt="media" /><br /> [Guarda il post per visualizzare il video] <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=980" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/09/11/la-battaglia-di-sanluri/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>30</slash:comments> </item> <item><title>Letteratura e indipendenza (parte 1)</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/09/10/letteratura-e-indipendenza-parte-1/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/09/10/letteratura-e-indipendenza-parte-1/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 Sep 2009 12:25:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[letteratura]]></category> <category><![CDATA[Paolo Maninchedda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=974</guid> <description><![CDATA[Riporto la prima parte di una sbobinatura ripulita di una interessante conversazione tenuta da Paolo Maninchedda con alcuni suoi allievi nella campagna di Antonio e Tetta Succu vicino a Bosa. L&#8217;ho presa da qui. Un amico romanziere mi ha comunicato di non voler più scrivere. Il motivo? “O scrivi un romanzo capace di rappresentare il [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p><p><img class="alignleft" title="immagine di Zusepe Ruju" src="http://www.uptiki.com/images/di1x89xnaw4jv234omoc.jpg" alt="immagine di Zusepe Ruju" width="392" height="300" /></p><p><em>Riporto la prima parte di una sbobinatura ripulita di una interessante conversazione tenuta da Paolo Maninchedda con alcuni suoi allievi nella campagna di Antonio e Tetta Succu vicino a Bosa. <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=2130"title="Sardegna e libertà"   rel="external">L&#8217;ho presa da qui</a>.</em></p><p>Un amico romanziere mi ha comunicato di non voler più scrivere. Il motivo? “O scrivi un romanzo capace di rappresentare il mondo, o non serve scrivere”. In parole povere, il mio amico, che è sardo, dice che o uno scrittore ha veramente qualcosa da dire oppure scivola a inventare storie come un cantastorie ma poi, prima o poi, comincia a stancarsi, a soffrire o di un senso di vacuità o di quell’insopportabile eccesso di cinismo che può catturare i commercianti che credono troppo nel proprio mestiere.<span id="more-974"></span><br /> Faccio degli esempi di grandi romanzi con l’ambizione riuscita di fornire una visione del mondo dilettando il lettore con una storia appassionante. Faccio nomi scegliendo tra i più noti e limitati all’Italia, in modo da chiarire bene ciò che intendo dire. In Italia: I promessi sposi, Mastro don Gesualdo, Il Gattopardo, Il giorno della civetta, Il nome della rosa.<br /> In Sardegna, io non trovo né la Deledda né il suo iniziale modello Enrico Costa, capaci di grandi costruzioni simboliche, cioè capaci di quelle grandi architetture mentali che sono i romanzi, dotandole di strutture ideologiche, simboliche, emotive e fantastiche che un romanzo deve avere. La differenza fu che la Deledda fu più capace di intuire lo spirito con cui l’Europa guardava e guarda alla Sardegna. Capì che l’Europa che si stava meccanizzando, l’Europa bellica e industriale (come l’attuale Europa tecnologica e virtuale) cercava nell’arcaico il legame con l’autenticità perduta, il rapporto col corpo, con la natura, con la primordialità delle passioni. La Deledda soddisfò questa esigenza salottiera della borghesissima e violentissima Europa dei primi del Novecento; lo fece più in virtù di un fervido intuito, di una forte capacità di risposta al pubblico, non certo per una personale capacità di elaborazione teorica. Respirò gli umori dei pittori della secessione, senza però saperne condividere il perimetro ideologico. In fin dei conti, l’erede migliore di questa attitudine deleddiana, capace di soddisfare l’esigenza di primitivo come surrogato dell’esigenza dell’autentico che percorre da sempre l’Europa, specie dopo la Controriforma e dopo le due ondate iper razionalistiche dei cascami dell’Illuminismo e del Positivismo, è oggi Niffoi. Carne, corpo, sangue, morte, maschi e femmine prima che uomini e donne, magia e destino, sono tutti elementi che il professore di Orani sa maneggiare in modo eccellente. Ma si tratta pur sempre e solo di prodotti letterari, che si vendono e si comprano, privi (programmaticamente privi, perché Niffoi, volendo, saprebbe scrivere un romanzo importante, ma sa altrettanto bene che avrebbe difficoltà a pubblicarlo e probabilmente non sarebbe capito dai più) di una pretesa di visione di Dio, del mondo, delle cose e degli uomini. Questi testi, accompagnano il mondo senza modificarlo. Invece la letteratura, la musica e il cinema hanno una grande potenzialità riformista rispetto alla realtà. Il mio Diaspora ha il difetto opposto: troppo ideologico e troppo poco narrativo.<br /> Gramsci fu uno dei pochissimi (a mio avviso l’unico, ma non sono un esperto attrezzato del marxismo) a capire che la letteratura non è lo specchio dei rapporti economici e sociali di una data società. Anzi, lui considerava poco intelligenti coloro che avevano una visione così elementare della storia.Per esempio, pochi sono consapevoli che una delle radici della laicità, ossia il diritto di ciascuno a un percorso individuale e libero verso la felicità (o “compimento di sé che dir si voglia) ha un’antichissima radice letteraria e solo letteraria. Credo si capisca dove voglio andare a parare: la causa dell’indipendenza e dell’autogoverno della Sardegna ha bisogno di una letteratura, di un cinema, di una musica e di un teatro che abbiano grandi ambizioni culturali. Ora, il problema dell’arte in Sardegna consiste nelle modalità estetiche di assimilazione della modernità. Mi spiego. La modernità è arrivata in Sardegna, ma la mentalità comune, e la stessa cultura degli alfabetizzati, la sente come accessoria e aggiuntiva rispetto al sapere tradizionale. Ora, il problema non è dato da che cosa sia la modernità, ma da che cosa sia questo sapere tradizionale, quella che enfaticamente è chiamata la cultura sarda. Non vorrei essere frainteso: la cultura sarda esiste eccome, ma comunemente, non in alcune e ristrettissime élite, essa è un coacervo acritico di abitudini, linguaggi, approcci, privi di sistematicità e non filtrati da alcuna criticità. C’è stata una fase di vaglio critico molto proficua: Miele amaro di Cambosu è un grande tentativo di sintesi di cronaca e letteratura che Peppino Fiori ammirò e, a mio avviso, invidiò (per cui, ovviamente, criticò) Cambosu. Però, proprio i libri migliori di Fiori (che io farei studiare nelle scuole), Baroni in laguna, La vita di Antonio Gramsci e Il cavaliere dei rossomori, fanno un tentativo analogo, riuscitissimo, ma privi della fusione dell’intensità del reportage con la potenza evocativa, sia razionale che emozionale, della fantasia e dell’arte. Al contrario, il Ballo a tre passi di Salvatore Mereu riesce ad avere una fortissima carica simbolica, una profondità poetica notevole, ma nessuna lettura modificativa della realtà (dai suoi film emerge chiaramente che a Mereu non importa un fico secco della politica, ed è veramente fortunato ad avere questa libertà, non la capisce e un po’ la teme, come tutti gli artisti). Non a caso, quando prende il romanzo di Giuseppe Fiori Sonetaula e lo trasferisce in pellicola, si nota uno scarto tra il linguaggio cinematografico, molto lirico e estetizzante, e la materia, quella di un romanzetto ideologico, a tesi, che non è l’opera migliore di Fiori (la cosa peggiore sono i dialoghi, forzati anche nel libro). Per certi versi, un libro adatto alla trasposizione lirica che ne saprebbe fare Mereu, è Alivertu, scritto da Mario Puddu quando ancora faceva il pastore e sostanzialmente un’opera imperfetta e incompiuta, aperta dunque a compimenti a piacere; Mereu ne farebbe un capolavoro consolatorio, ma lo priverebbe, perché la violenza del mondo lo spaventa e non sa interpretarla, in un’opera rassicurante e assolutamente inutile per la Sardegna. Mereu, però, è utile per parlare di una generazione di artisti formato esportazione. Prima di tutto una domanda: il successo di un sardo è il successo della Sardegna? Il successo significa solo che una persona ha saputo ben coniugare talento, intelligenza e circostanze. La logica del testimonial (affidare la propria immagine ad un’altra immagine di successo) funziona, e non sempre, per le merci, ma non funziona per i popoli. Neanche il cosiddetto marketing territoriale ha effetti sicuri dai testimonial. Viceversa, dire: “Siamo grandi” perché uno è diventato grande, è assimilabile ai processi di identificazione innocui (sul piano civile) che stanno dietro il tifo calcistico o i clubs dei fan dei gruppi musicali. Il formato esportazione è per noi rilevante nella misura in cui è sintesi cosciente di tradizione e modernità. Alcune sintesi si sono registrate in campo musicale. L’apripista è stato Piero Marras, ma oggi Tazenda e Elena Ledda sono certamente interpreti e non epigoni di questa sintesi. Tuttavia, se si ascoltano tre brani quali Sa ‘oghe ‘e Maria di Marras, Tres mamas di Elena Ledda e Pane Caente dei Tazenda (quest’ultima una canzone fortemente niffoiana senza la visione cupa della sessualità che ha Niffoi) si scopre che Mereu non è solo: l’assenza di una visione aggiornata delle ambizioni civili della Sardegna, produce una prevalenza dell’aspetto lirico (e religioso), suggestivo ed emotivo, rispetto a quello civile. Non a caso gran parte, non tutti, di questi artisti hanno guardato a Soru come ad una grande speranza. Soru è stato nell’esperienza dell’autonomia il presidente che più ha trasmesso il senso di una sovranità dei sardi (il limite, rilevante e per me insuperabile, è stato concepirsi come sovrano). Per cui, agli occhi degli artisti, lui era la strada breve per colmare quell’assenza di pensiero di sintesi del futuro civile della Sardegna di cui parlavo, e che non può essere rappresentata dai cascami del post-colonialismo di matrice marxista che ancora capita di leggere e sentire nelle parole e negli scritti di qualche sessantenne peter pan del sessantotto. Ma quell’assenza di pensiero non può più essere colmato dall’estetica dell’eroe solitario (altra tentazione demoniaca che ha funestato l’esperienza Soru). Nella modernità vince la squadra, non il capitano solitario (cosa non compresa dagli intellettuali deboli nel cuore che si innamorano degli uomini forti). L’assenza di un collante credibile per la Sardegna è la radice della scrittura di Marcello Fois. Nulla è nel titolo e nel contenuto la migliore rappresentazione di una sintesi tra il vuoto dell’esistenza dei singoli e il vuoto del senso di esistere di una società. Questo intreccio mortale è palpabile a Nuoro, che Fois conosce (o conosceva) benissimo. Poi Fois si è professionalizzato e ha fatto l’apripista di Niffoi e degli altri, che in ultima analisi, perché meno tormentati di lui, l’hanno sorpassato negli scaffali e nei market (alcuni scritti minori di Fois, però, hanno robustezza ideologica, ma nenacche lui sembra crederci molto). Il nulla sta sotto anche L’oro di Fraus di Giulio Angioni. Chiunque legga Angioni (che quando scrive in sardo è molto più autentico e profondo che in italiano) avverte esattamente la percezione del vuoto storico e esistenziale raccontato da un autore con molte letture. Dopo quel primo libro (per molti versi acerbo e con una tensione innovativa nel linguaggio un po’ fredda e accademica), anche lui ha concesso molto allo scaffale, magari avvertendo tra le righe il lettore, di non prenderlo troppo sul serio. Ora, il problema della modernità della Sardegna è esattamente quello posto da questi due autori (posto da questi due, per tutti): la sua apparente o sostanziale insensatezza. Qui sta un punto decisivo: Gramsci, che è stato il più grande intellettuale sardo del Novecento (Lussu è stato il più grande comandante, aveva un talento militare insuperabile), è riuscito a leggere il suo tempo in modo profondo, solido. Non aveva una visione panica, confua, emotiva o estetizzante del presente. Era un uomo solido con un pensiero robusto. Dopo di lui non c’è stato un intellettuale di pari levatura. Però c’è stato un letterato che, scrivendosi il suo percorso nella carne, era giunto ad una sintesi di grande maturità. Si tratta di Sergio Atzeni. (continua…)</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=974" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/09/10/letteratura-e-indipendenza-parte-1/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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