feb 23 2009
Lo stato delle anime
A dieci giorni suonati dalle elezioni sarde, quando tutte le riflessioni che contano sono state fatte, questa potrebbe non aggiungere niente. La sento però necessaria per me, perché per quanto sia stata forte l’iniziale tentazione di elaborare il risultato come un macroscopico caso di ipnosi collettiva, non può essere sufficiente a spiegare fino in fondo che cosa è accaduto sull’isola del tesoro. Sgombro l’equivoco per i vincitori: non ci sarà alcun “ci siamo sbagliati” alla fine di questa riflessione; per quanto possa sembrare difficile da comprendere a chi ha deciso che entrare ad ogni costo sarebbe stato l’unico parametro delle sue scelte, esistono anche opzioni che mantengono intatto il loro senso, che si vinca o che si perda. Mai come ora sono stata convinta che il metro della democrazia non possa essere la maggioranza, ma le condizioni di conoscenza e consapevolezza in cui quella maggioranza si determina; e sul fatto che in Sardegna mancassero, sfido chiunque a smentirlo. Anche per questo, tentare di far passare questa sconfitta come un dato politico è una operazione spudorata che possono cercare di fare solo i vecchi marpioni del PD sardo, quelli per i quali la maggiore sconfitta sarebbe stata vincere con Soru, e che oggi rilasciano interviste accorate per spiegare politicamente la (sua) debacle. Continua “Lo stato delle anime”



