<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Corona De Logu &#187; babbu mortu</title> <atom:link href="http://www.coronadelogu.com/tag/babbu-mortu/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.coronadelogu.com</link> <description> </description> <lastBuildDate>Fri, 18 Jun 2010 10:26:49 +0000</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>Habeas Porcus</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/26/habeas-porcus/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/03/26/habeas-porcus/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Mar 2009 10:03:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Dettori</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[babbu mortu]]></category> <category><![CDATA[complesso di inferiorità]]></category> <category><![CDATA[immigrazione]]></category> <category><![CDATA[servi]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=771</guid> <description><![CDATA[Cerca una maglia rotta nella rete che ci  stringe, tu balza fuori, fuggi! “Io non ho perso contro Berlusconi, ma contro le sue televisioni, contro la Rai di Berlusconi, contro i giornali di Berlusconi…”. Così Renato Soru in una ultima  lunga intervista rilasciata a Paolo Madron a pagina 11 de Il Sole 24 Ore di domenica 22 [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-778" title="pesce-rosso-744051" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/pesce-rosso-744051-150x150.jpg" alt="pesce-rosso-744051" width="150" height="150" />Cerca una maglia rotta nella rete<br /> che ci  stringe, tu balza fuori, fuggi!</em></p><p style="text-align: left;">“Io non ho perso contro Berlusconi, ma contro le sue televisioni, contro la Rai di Berlusconi, contro i giornali di Berlusconi…”. Così Renato Soru in una ultima  lunga intervista rilasciata a Paolo Madron a pagina 11 de<em> Il Sole 24 Ore</em> di domenica 22 marzo 09. <span id="more-771"></span>E ancora: il clientelismo, il rigore dei bilanci che comporta perdita dei consensi, lo stretto legame tra Berlusconi e una parte importante della Curia eccetera. Non una sola parola, mosca, sulla sorda deleteria palese infingardaggine dei cattopapisti del Pd che ha finito col mietergli l’erba sotto i piedi. E forse un altrettanto diplomatico silenzio anche sulla sordità dei cosiddetti sardi-di-dentro, degli eterni “stanziali”, a una diversa idea di Sardegna, a un processo di cambiamento e un progetto di rinnovamento della polica che finalmente superasse incancrenite assuefazioni all’elemosina e all’assistenzialismo. Che bloccasse le voglie, le bulimie  edificatorie dei bottegai e dei devoti al cemento armato. Che infine facesse criticamente i conti con le nebulose identitarie di residuali carnevalate folcloristiche: da “piccole patrie” della petulanza e della separatezza. Non siamo granché diversi dagli altri. Siamo continuamente esposti, corriamo ogni giorno il rischio di rassomigliare e tradurre in sardo il folklore celtico dei “lumbard”.<br /> Dopo la mazzata di febbraio, continuo a farmi sempre più persuaso che la presunta “costante resistenziale” sarda inventata dal nostro patriarca di Barumini – falso credita et ementita -, finisca sempre col risolversi, salvo eccezioni, in un rosario di servitù volontarie, così protervamente perseguite dai nostri “sardi-di-dentro”. Quanto meno dalla maggioranza di essi: tzerakkos sémper, petitores de Gonare. Perché questa volta non è tanto e soltanto Soru ad essere stato sconfitto: è stata sconfitta la Sardegna. Un “progetto” comunitario, una alternativa di vita che oltre-passava la sua persona.<br /> La posta in gioco – e questa volta ci giocavamo proprio tutto, quanto meno quel poco che ancora  restava da salvare – non era semplicemente, come si dice, “alta”.<br /> Era totale.<br /> Ne andava del nostro futuro.<br /> Della vita stessa.<br /> Ciò non ostante, ha stravinto e tripudiato in ogni senso, in lungo e in largo, la resa incondizionata al peggio: all’individualismo, alla cultura del virtuale, al becerume, all’estetica del brutto. Con maggioranze bulgare. E la scommessa è andata persa forse a sempre. Battuta dagli stessi sardi, aperti sempre e soltanto al nulla: un ennesimo ulteriore bottino di cui andare giustamente orgogliosi. Riportiamo a casa le spoglie: le nostre.<br /> Non che il nostro “governatore” mi sia mai stato tanto con-geniale, né che mai abbia pensato di scodinzolargli dietro negli anni in cui è stato sugli altari… Già nel lontanissimo 2003 – “alle  origini”: in tempi non sospetti – la sua improvvisa “apparizione” in scena non mi aveva sconvolto più di tanto.  In una rivistina cenere da tempo, Nuoro oggi, sogghignavo: “<em>Tra annunzi e smentite, dalla dolina di Tiscali, si annunzia l’avvento di un ennesimo &#8211; diverso? &#8211; imprenditore-di-successo incarnatosi miracolosamente in terra sarda: Renato Soru. Il quale  fa sapere allo stremato popolo delle spiagge d’agosto che, se si candida, presenterà un suo menù ai cristalli liquidi. Non trascura, come si addice a un “homo novus” di accusare i vecchi partiti e, subito dopo, secondo rito, smentire. Restiamo pur sempre sul classico, o no?</em>” La notizia: ventotto agosto duemilatre &#8230;</p><p style="text-align: left;">Avvenne, poi, che quei vecchi partiti allora accusati finirono per diventare i suoi peggiori alleati. In politica, succede. E va a finire che a pagarla cara si sia un po’ tutti.<br /> E tuttavia e non-ostante-tutto, questa volta mi ero rassegnato ad aderire al manifesto per Soru promosso dai “sardi-di-fuori” – la parola emigrati pare sia tabù da tempo –: confidando che quanto meno il Sardus Pater ci potesse assistere.  E per quanto potesse valere la firma di un sardo-di-fuori senza diritto di voto lo avevo firmato.<br /> Questa volta  non avevamo scelta. Per quanto sia questo non avere scelta che sempre ci tormenta: costretti, sempre, all’hic-Rhodus-hic-salta… Dover schierarsi, sempre, contro qualcuno o qualcosa, piuttosto che per qualcuno o qualcosa che non sia soltanto il male minore. Essere persuasi che, finalmente, si è imparata la lezione dagli anni delle svendite e dello sfacelo di tutto. Che un altro vento possa infine levarsi.<br /> Ma a freddamente considerare che Soru era stato messo appena avant’ieri in crisi e in condizioni di dimettersi precisamente dalle ottuse burocrazie e dagli inciuci cementificatorio-sviluppisti di uno dei “vecchi partiti” da lui diffidati, transustaziato in un  se-dicente Partito democratico, con il quale ora e dopo dovrà arrangiarsi a convivere e coesistere per quanto a collo storto – fino a quando? -, le riserve e i  dubbi da metodici finivano coll’avviarsi all’iperbole.<br /> Abbagliavano i costi che  già abbiamo dovuto pagare in disagio sociale, malessere, disgregazione, vita mortificata, delinquenza minorile, alcolismo e droghe, depressioni, psicosi e schizofrenie… I nostri paesi non più distinguibili da anonime e anomiche periferie urbane.  I nostri “centri” tutto un fiorire di cliniche psichiatriche e demenza… Le nostre vere “eccellenze” continuando ad accadere, potenziate, nel quotidiano: le catastrofi.<br /> Eppure, ancora una volta, oggi, si preferisce parlare d’altro, delle nostre altre punte di eccellenza: salsicce di Irgoli e tappeti di Nule, sarti di Orani e vellutini di Orune, vini e cantine sociali di ognidove, oreficerie e coralli e  filigrane. Modiste e modisti del “made in Sardinia” a rivestire gli ignudi  di Tokyo…<br /> Poco mi ha persuaso, né oggi né mai, questa cieca “visione” biecamente economicista del  nostro“travaglio” di sardi: siamo anche noi, come tutti, alle solite “sordide forme giudaiche”. Produzione e mercato. Industria e derivati hanno ben scavato per una Sardegna berlusconizzata. Fascinati dai “sardi che si fanno onore nel mondo”. Dai “salvati”.<br /> E i sommersi?&#8230;<br /> Rivoluzioni dell’apparire e falsa coscienza: il nostro <em>habeas corpus</em> aggiornato  riproposto e immiserito in un più pertinente e connotativo <em>habeas porcus</em>…<br /> Si ha una bella voglia di continuare a raccontare e raccontarci fole con patetiche “dies de ssa Sardigna”, uniti e solidali tra noi soltanto quando si trattava di farci massacrare su fronti di guerre che mai ci riguardavano. Mai siamo stati uniti, solidali. Il “forza paris!” lo abbiamo scoperto, praticato e gridato, suppongo, soltanto in quelle occasioni: i mattatoi della storia. Del resto, non abbiamo anche fatto di un cartaginese il nostro eroe nazionale e di una ispanica la nostra eroina?</p><p style="text-align: left;">Né mai ci siamo amati, tollerati, quanto meno sopportati a vicenda. Mi ritornato alcuni versi di una lunga poesia di Auden, 1° settembre 1939 : …” <em>non c’è una cosa chiamata Stato /e nessuno esiste da solo; / la fame non lascia scelta / al cittadino né alla polizia; / dobbiamo amarci l’un l’altro o morire</em><br /> (We must love one another or die)… Dove quel “must” suona più costrizione, aut-aut ineluttabile, che non dovere: siamo costretti ad amarci non-ostante-tutto se non vogliamo morire. Sempre, per quanto ne so, abbiamo scelto per la disfatta e la morte.<br /> Così, ancora una volta, ancora oggi, finisco con il convincermi sempre più che la nostra pulsione più vera e profonda sia da sempre quella di dividerci e sbranarci a vicenda. La pulsione a predisporci di volta in volta a nuovi, ma sempre identici servaggi, ammanettandoci con le nostre stesse mani, invocando un padrone che “pensi” a noi e per noi, ci assista e risolva i nostri problemi: “zio Silvio, pensaci tu”!&#8230; Così gemeva, grottesca, la supplica inalberata nei cartelli dei licenziati alla Euroallumina: di ben altro pelo, gli operai francesi non questuano, si incazzano, sequestrando il manager. Una tragedia, la nostra, avviata a risolversi sempre in miserere e farsa. Sos kervéddos a ss’ammàssu, si dice dalle mie parti. Eccome ci penserà, zio Silvio. Tranquilli. Mansueti. E morti.…<br /> Si è finito col fare della nostra terra una miserabile appendice di Arcore, un proconsolato del piccolo bonaparte di palazzo Grazioli. Poi, ovviamente, come da sempre è sardo costume, ci si lamenterà, frignando sul colonialismo, sul nemico-che-viene-dal mare. Ma chi altro, se non noi, gli ha da sempre spalancato le porte. E siamo ancora una volta noi stessi ad averlo stolidamente invocato, favorito, forzando i cardini dall’interno, smantellando le mura. Come ancora si può, com’è ancora possibile  questo autolesionismo, questo masochismo da manuale… Invocando la frusta. Ancora, più frusta ancora, ancora non ci basta. Tutto ciò è avvilente: quel che mi resta di buon senso, di ragionevolezza, vi si ribella.<br /> Il cavallo col nemico in pancia  ancora una volta  è stato volontaria-mente introdotto dentro le mura: non attenderà la notte…<br /> Ci aveva ben saputo leggere dentro e segnare a fuoco, come la schiena di un bue, Carlo V o chi per lui  con quell’inconfutabile “locos y male unidos” che ancora oggi ci marca. Siamo melanconici e tristi, geneticamente: ora, finalmente, impareremo e cominceremo a ridere di gusto. Non col ghigno sardonico di una volta. Come vorrebbe Gavino Sanna e il suo nuovo datore di lavoro… Cantava a suo tempo Jannacci: “sempre allegri bisogna stare / ché il nostro pianto fa male al re / fa male al ricco e al cardinale”… eccetera.<br /> Mi domando ora, infine, in che consista il tanto strombettato “rinascimento sardo” e, se mai sia esistito, quale incidenza abbia avuto sulle nostre coscienze. Sulle folle, o masse che dir si voglia. Artisti e scrittori, continuano a “creare”, diciamo così, ciascuno pro-domo-sua, senza peraltro trascurare di accoltellarsi a vicenda.  Rilassante e appagante esercizio mentale di maldicenza e sprezzo praticato con coscienza anche dal “Club-degli-onesti”: la nostra cleresia. I chierici devoti, votati al Verbo  …<br /> Sono 22 anni che Paolo Fresu suona le trombe della resurrezione ai berchiddesi – chissà che non si sveglino! &#8211; i quali, per quanto li riguarda, continuano a dormire e a ingrassare con le loro cantine di fermentino. Fottendosene degli appuntamenti alle canicole d’agosto come delle fanfare del mondo che gli entra in casa. Vidisticredìsti: Il 60,5%  dei dormienti della caverna, dei suoi concittadini-quasi-galluresi, sogna di una paradisiaca Arcore sarda e appena un 36,0% si risveglia sulla dura terra di sempre. Col culo per terra.<br /> Quanto alle altre “fucine” di cultura, poesia e prosa, Séneghe la spunta di un punto e così Asuni eccetera. Un po’ meglio Gavoi. Domanda: davvero siamo ri-nati? E trombe, “noir”, poesia ri-svegliano qualcuno da letargie millenarie? Giobbe è ancora lì a domandarselo senza possibile risposta. Ciosì, l’arcano dei nostri presunti e disastrati rinascimenti, del loro incidere o lasciare traccia appena visibile sul suolo, si disvela in tutta la sua triste miserabilità..,.<br /> Ma è tutta la “Gaddùra” ad acclamare napoleone-il-piccolo con maggioranze bulgare. E del resto, questi bottegai, kustos lottráios, quando parlano di noi, quasi un residuato, non ci chiamano “li sàldi”? Loro, gli alieni: de palas de galéra…<br /> Lo spagnolesco “locos y male unidos” è l’equivalente della nostra millenaria sapienza: “kéntu kòncas, kéntu berríttas… E il forza paris pressoché sempre ritradotto con  kataúnu a kóntu suo.<br /> Così, questa volta, i socialisti di casa non diversa-mente dai loro sbiaditi “compagni”del “continente”, chiedono garanzia di cadréghe. Non ottenendole, deliberano di navigare a vista, solitari e finali, in “balia” del nulla. Gli indipendentisti di variegato pelo, ma di identica prosopopea e protervia sedicente identitaria, decidono di salmodiare per proprio conto in mutrioso antagonismo col popolo della Repubblica-dello Scoglio. Fedeli come non mai alla memoria del loro padre fondatore, più bendati e ciechi che mai, i neo Moro-Azzurri, miserabili epigoni di un Pisdaz d’altri tempi, consegnano bandiera e ceneri del cavaliere dei rossomori al mausoleo e ai marmi di Arcore….<br /> In questa mirabile e stravagante “coincidentia oppositorum”, il verdetto del ”popolo sardo” è quanto meno promettente per il prossimo inverno di tutti i nostri scontenti. Ecco qua il requiem:<br /> - L’Ogliastra delle basi all’uranio impoverito reclama e vota auspicando tanti agnelli a tre teste. Insoddisfatta e rancorosa che continuino a nascerle appena e soltanto con due. E si augura un vigoroso incremento di linfomi infantili e di qualsivoglia famiglia di tumori. Liquidi o solidi che siano. Andranno bene comunque.<br /> - Si associano, festanti, le zone industriali del Capo di sotto, di mezzo e di sopra: non ancora del tutto soddisfatte di miasmi e pestificazioni di ogni sorta. L’operaio-.in-tuta, dimenticati i gambali, con le ciminiere dell’avvenire allo stoppino, nell’impossibilita di tornare indietro o emigrare come ai bei tempi di una volta, si abbandona fiducioso alla divina provvidenza del Cavaliere fulàno. Presagisce, fiuta già la fine del topo in trappola.<br /> - Quanto ai Comuni della costa, che vi nasca o tramonti il sole, quelli ancora commestibili e rosicchiabili dal dente delle ruspe, hanno anch’essi un loro sogno: di colate di cementi e calcestruzzi come redenzione e finale liberazione da una vaga memoria di indigenze e male arie. Sognano il turista-da-fottere. Il varo dell’ultimo “piano casa” gli chiuderà sia pure la sola vista del mare. Ma tante botteghe fioriranno<br /> -  Solitaria, anch’essa qua e là già corrosa, la provincia di Nuoro: un’enclave ormai minacciata dagli sfaceli. I “micciùrri” di Oliena, disperse nel vento le ceneri dei Melis dopo averne abraso anche la memoria, sono già ai piedi dell’Ortobene… Fino  a quando durerà questo No, questo residuale rifiuto allo sfacelo? – “Dammi tempo che ti buco”- , disse alla pietra il verme.<br /> Per chiudere in bellezza, mi soccorre un aforisma di Kleist che parrebbe raccontare anche di noi. Demostene alle repubbliche greche: Se per conservarvi aveste fatto soltanto la metà di quanto faceste per distruggervi, sareste ancora liberi e felici.<br /> Non gli abbiamo dato retta / Non lo abbiamo ascoltato.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=771" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/03/26/habeas-porcus/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Tre metri cubi sopra il cielo</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/13/tre-metri-cubi-sopra-il-cielo/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/03/13/tre-metri-cubi-sopra-il-cielo/#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Mar 2009 13:42:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Manuel</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[ambiente]]></category> <category><![CDATA[babbu mortu]]></category> <category><![CDATA[Cappellacci]]></category> <category><![CDATA[cemento]]></category> <category><![CDATA[edilizia]]></category> <category><![CDATA[lago di Como]]></category> <category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=614</guid> <description><![CDATA[Sono andato a fare una passeggiata sul lago di Como, proprio quel ramo di lago che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti. In realtà di interrotto c&#8217;è tutto, le colline sono letteralmente coperte di case e palazzi, ovunque si vedono le gru che ancora costruiscono. Alcuni &#8220;cubi&#8221; che sarebbero case (obrobri) sono [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Ugo e Silvio tre metri cubi sopra il cielo" src="http://uomonero.blog.tiscali.it/resized/gallery/uid_11f51509eef.580.0.jpg" alt="" width="125" height="188" />Sono andato a fare una passeggiata sul lago di Como, proprio <em>quel ramo di lago che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti</em>.<br /> In realtà di interrotto c&#8217;è tutto, le colline sono letteralmente coperte di case e palazzi, ovunque si vedono le gru che ancora costruiscono. Alcuni &#8220;cubi&#8221; che sarebbero case (obrobri) sono appoggiate vista lago e vendute a prezzi altissimi.<br /> <span id="more-614"></span>La cosa difficile da credere è che la gente di qui è convinta che tutto questo sia bello, che sia un bel paesaggio, e te lo mostra con orgoglio.</p><p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-691 alignnone" title="quel ramo del lago di como che volge a mezzogiorno" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/14032009024-300x225.jpg" alt="quel ramo del lago di como che volge a mezzogiorno" width="300" height="225" /></p><p>Ma a chi occorrono tutte queste nuove case se siamo in calo demografico e gli extracomunitari non contribuiscono di certo abbastanza ad acquisti di questo livello? La risposta semplice che mi ha dato mia zia è stata &#8220;i russi miliardari&#8221;, ma sono davvero <a href="http://www.edilportale.com/news/2009/03/10/lavori-pubblici/edilizia-il-governo-annuncia-l-aumento-delle-cubature_14291_11.html"  rel="external">tutti disposti a vendere tutto</a> pur di avere <a href="http://www.edilportale.com/edilnews/sondaggio.asp?r=vedi-risultati&amp;idsond=1"  rel="external"><em>le palanche</em> subito</a>? E&#8217; questo che accadrà anche alla Sardegna? Cambieranno non solo il profilo delle coste, ma anche la percezione di quello che è bello?</p> [Guarda il post per visualizzare il video] <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=614" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/03/13/tre-metri-cubi-sopra-il-cielo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Colonizzatori</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/02/28/287/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/02/28/287/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Feb 2009 10:45:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Bruno Olivieri</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[babbu mortu]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/2009/02/28/287/</guid> <description><![CDATA[ ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-286" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/02/colonizzatori.jpg" alt="colonizzatori" width="350" height="350" /></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=287" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/02/28/287/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Troppo bello anche per parlarne</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/02/26/troppo-bello-anche-per-parlarne/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/02/26/troppo-bello-anche-per-parlarne/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Feb 2009 09:39:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Tore Cubeddu</dc:creator> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[babbu mortu]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[Mongiu]]></category> <category><![CDATA[Paolo Zucca]]></category> <category><![CDATA[Soru]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=224</guid> <description><![CDATA[Dopo i discorsi sul &#8220;babbo morto&#8221; volevo proporre un nuovo argomento di discussione. Premetto: non voglio aprire una discussione sulla scritta in maiuscoletto che sottotitola il quotidiano sardo più influente, ca no mi illudo e ca seo seneghesu e su diretore chi dd&#8217;eus zau no fiat indipendente meda, in tempos&#8230;   ma, visto che mi occupo di cinema, vorrei sottolineare come [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-227" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/02/cinemaindipendentesardo-150x150.jpg" alt="cinemaindipendentesardo" width="150" height="150" />Dopo i discorsi sul &#8220;babbo morto&#8221; volevo proporre un nuovo argomento di discussione. Premetto: non voglio aprire una discussione sulla scritta in maiuscoletto che sottotitola il quotidiano sardo più influente, ca no mi illudo e ca seo seneghesu e su diretore chi dd&#8217;eus zau no fiat indipendente meda, in tempos&#8230;  <span id="more-224"></span></p><p>ma, visto che mi occupo di cinema, vorrei sottolineare come certi eventi, in ambito culturale, passino inosservati semplicemente perchè non si ha un amico nei 3 giornali sardi maggiori.</p><p>Dopo lo strano caso di Benjamin Button ecco allora lo strano caso di Paolo Zucca, bravissimo regista oristanese che va a vincere Clermont Ferrand, regalando al cinema sardo il premio più importante dopo quello di Mereu a Venezia e custos giornales sardos nde chistionant in 4 rigas. Potzo iscrìere comente dd&#8217;iu a nàrrere? Allai ca custa est una cosa chi mi faet incazzae comente una bèstia.</p><p>In passato Enrico Pau arrivò tra i primi 75 selezionati e ne parlarono come fosse una delle conquiste maggiori dopo il Congo Belga (per il Belgio, naturalmente). Niente contro Enrico, anzi, però mi dispiace molto che dei giovani bravi, che riescono ad uscire dal provincialismo (e torramus a sa chistione de su &#8220;babbu mortu&#8221;) vengano ignorati e spesso esclusi da certi circuiti culturali. Forse toccano meccanismi e privilegi consolidati. Soru e sa Mongiu, candu depiant discùtere de cinema tzirriant semper a Cabiddu, Columbu, Pau, Piztianti e Mereu. Ma chie ddu narat oe (e a boghe arta) ca ddi at pitzinnos chi nche sunt colados a in antis dae tempus?</p><p>Vi riporto il comunicato stampa del premio:</p><p><strong>“L’Arbitro”</strong> <em>di Paolo Zucca, prodotto dall’Istituto Etnografico della Sardegna, vince il Premio della Giuria a Clermont-Ferrand</em></p><p><em>Il Festival Internazionale del Cortometraggio di Clermont-Ferrand, giunto alla sua 31a edizione, è la più importante competizione europea, nonché tra le più importanti al mondo, dedicata specificamente al corto. Su migliaia di film brevi provenienti da tutto il mondo, sono stati ammessi alla Competizione Internazionale 75 (settantacinque) lavori, tra finzione, animazione e documentari. Caratteristica saliente del Festival è quella di offrire una panoramica a 360 gradi della migliore produzione internazionale dell’ultimo anno: dalla Malesia agli Stati Uniti, dall’Africa equatoriale al Nord Europa.</em></p><p><em><strong>“L’Arbitro” </strong>era l’unico corto Italiano in concorso insieme a “L’Estraneo”, prodotto in Italia dall’argentino Fabian Ribezzo.</em></p><p><em><strong>“L’Arbitro”</strong>, scritto e diretto da Paolo Zucca, si è aggiudicato uno dei tre premi principali: Il Prix Special du Jury, che consiste in un trofeo (il Vergingétorix) e in una dotazione economica di 4.000 (quattromila) Euro. La giuria è composta da cinque registi di conclamata esperienza provenienti da Marocco, Cina, Inghilterra, Macedonia e Paesi Bassi.</em></p><p><em><strong>L’Arbitro</strong> è uno dei tre progetti vincitori dell’edizione 2006 (la quarta) del concorso AViSa &#8211; Antropologia Visuale in Sardegna, annualmente promosso dall’Istituto Superiore Etnografico della Sardegna. È un cortometraggio della durata di 15 minuti girato per la sua gran parte in Sardegna, a Bonarcado, in provincia di Oristano e narra dei destini di due ‘ladroni’, le cui sorti si intrecciano tra le pietre e la polvere di un disastrato campo di calcio in occasione di un surreale derby calcistico di infima categoria. Uno dei due ladroni è un arbitro professionista, declassato per punizione nell’inferno calcistico della Sardegna interna, l’altro è un occasionale ladruncolo di agnelli, che si troverà a fare i conti con un suo compagno di squadra nel corso della partita. Il vero protagonista del film è però la folla scatenata dei tifosi, un gruppo compatto di volti e di corpi della Sardegna profonda, un ‘entità’ furiosa che palpita e agisce all’unisono, una compagine incontrollabile e capace di tutto.  Tra gli attori principali Luca Pusceddu, che interpreta il ruolo dell’arbitro, Gilberto Idonea (Le Conseguenze dell’Amore, Màlena) attore catanese nei panni del cinico capo della casta arbitrale, Franco Fais, mimo professionista allievo di Marcel Marceau, Alessandro Biolla nei panni di un improbabile ‘pibe de oro’ paesano, Enrico Sassu, che interpreta uno sprovveduto ladruncolo di agnelli, Teresa Matta e Giorgio Franco Zucca, entrambi attori teatrali di lungo corso. La gran parte degli attori non professionisti, in tutto più di un centinaio, sono stati reclutati dal regista a Bonarcado e nei paesi limitrofi, uno a uno, casa per casa. Solo grazie alla loro impagabile generosità è stato possibile realizzare questo piccolo e ambizioso ‘kolossal’.</em></p><p><em><strong>Paolo Zucca</strong>, regista oristanese di trentacinque anni, ha già partecipato con alcuni suoi precedenti lavori a competizioni internazionali di grande rilievo. Finalista al Young Director’s Award di Cannes e al Globo d’Oro della Stampa Estera in Italia, ha co-sceneggiato nel 2003 il lungometraggio di Interesse Culturale Nazionale “Gli Angeli di Borsellino”. Attualmente lavora come regista pubblicitario e prepara il suo primo lungometraggio.</em></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=224" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/02/26/troppo-bello-anche-per-parlarne/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>27</slash:comments> </item> <item><title>Lo spazio dell&#8217;ascolto è anche quello dell&#8217;autocritica</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/02/24/lo-spazio-dell%e2%80%99ascolto-e-anche-quello-dell%e2%80%99autocritica/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/02/24/lo-spazio-dell%e2%80%99ascolto-e-anche-quello-dell%e2%80%99autocritica/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Feb 2009 17:55:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonello Zanda</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[babbu mortu]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Mongiu]]></category> <category><![CDATA[Regione Sardegna]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=107</guid> <description><![CDATA[È bello avere, per disporre e squadernare parole per gli appunti-disappunti degli altri, questo spazio fisico e virtuale insieme in cui parlarsi… per una sinistra che da tempo ha perso la capacità di parlarsi perché tutta tesa a difendere roccaforti ideologiche e pratiche decisionistiche come fossero riti necessari per sacrifici ancora più necessari. Una sinistra [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp"><dl id="attachment_111" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><dt class="wp-caption-dt"><img class="size-thumbnail wp-image-111" title="dialogo" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/02/20080711_dialogo-150x150.gif" alt="dialogo" width="150" height="150" /></dt></dl></div><p>È bello avere, per disporre e squadernare parole per gli appunti-disappunti degli altri, questo spazio fisico e virtuale insieme in cui parlarsi… per una sinistra che da tempo ha perso la capacità di parlarsi perché tutta tesa a difendere roccaforti ideologiche e pratiche decisionistiche come fossero riti necessari per sacrifici ancora più necessari. Una sinistra che ha perso il senso dell&#8217;utopia, del non luogo come spazio della ricerca e del confronto, e in questo andar ciecamente per le sue mille direzioni indiscutibili ha perso il senso dell&#8217;orientamento travolgendo ogni ostacolo. Quanto mi hanno infastidito i fedelissimi soriani della prima e ancor di più quelli dell’ultima ora, oltre agli opportunisti di sempre, tutti impegnati a spianare la strada e a magnificare le gesta del leader maximo, yes-wo/men incapaci di vedere il disastro che stava compiendosi intorno&#8230; che stavano compiendo&#8230; che stavamo lasciando compiersi.<span id="more-107"></span>Nessuno che abbia provato a dire: abbiamo sbagliato qualcosa?! Dirselo e ripeterselo era necessario prima e anche durante tutta la campagna elettorale: perché pur essendo uno che ha sofferto intensamente, e nel mio piccolo anche personalmente, lo stile dell’imprenditore prestato alla politica (un prestito che non prevedeva &#8211; non nascondiamocelo &#8211; cambi d’abito), ho inseguito chi aveva scelto di non votare o di annullare il voto proprio per discutere degli errori, per parlare, per pensare una soluzione, per convincerli che gli errori era possibile correggerli.</p><p>Difficile, ma loro sono stati pronti e disposti a discutere e a ragionare molto più di quelli che hanno difeso il castello delle verità incrollabili, che invece spingevano come trattori sull’acceleratore dell’apocalisse imminente dicendo: “ma vi rendete conto di cosa succederà se vincerà il nano”? E come possiamo non renderci conto di ciò: forse non siamo cittadini di questa Italia governata da chi non è uguale agli altri davanti alla legge?</p><p>Ma anche noi che abbiamo visto tutto, che sapevamo e temevamo e temiamo il consolidamento di interessi nefasti per noi e ancor più per coloro che verranno dopo di noi, noi sappiamo anche che ci sono tante ragioni dietro la disfatta, e la maggior parte di queste non ha come protagonisti i disfattisti.</p><p>Possiamo parlare delle mutazioni antropologiche, della crisi ideologica, della congiuntura economica, della situazione storica, della complessità sociologica, delle ulcere dei partiti, del clientelismo, dell&#8217;ignoranza, ecc.: sono tante e tutte importanti le ragioni che si possono trovare e che si devono analizzare, ma niente deve impedire di guardare criticamente anche al passato recente, a uno stile di governo accompagnato dall’incapacità di ascoltare e di dialogare e che con la tecnica dell’intimidazione ha fatto strage del capitale umano che aveva portato il centrosinistra alla vittoria cinque anni fa.</p><p>La cosa che più mi risulta sconcertante è che questa incapacità di parlare persiste proprio in quel presidente che ha girato la Sardegna per dire e recitare il rosario delle “benefatte” &#8211; perché questo era necessario. Ma oggi, oggi che non è il nostro presidente ma è soltanto un rappresentante in consiglio regionale, cosa è che lo spinge a non provare a recitare anche il rosario delle malefatte? Certo lo so che qualcuno ancora accecato dalla vittoria di allora e dalla sconfitta di oggi sentenzierà che non ci sono state malefatte!</p><p>Ma vogliamo forse fare come gli struzzi? Ci vogliamo dimenticare di come è stata gestita per esempio la politica culturale nell’ultima amministrazione? Oppure pensiamo che il pane duro come un manganello prodotto e menato maldestramente dall’assessore Mongiu sia solo farina del suo sacco? Credo insomma che questo spazio sia importante proprio per riprendere a parlare e a ragionare, per cercare non tanto orizzonti ma processi condivisi.</p><p>Il paradiso non è dietro l’angolo e la democrazia è il progetto più difficile da costruire. È il senso del nostro operare politico quotidiano. L’unica resistenza che ci dobbiamo permettere &#8211; lo diceva bene Enzo Biagi &#8211; è quella di agire democraticamente e in questo modo fare bene il proprio lavoro: così non solo si resiste, ma si progetta un’alternativa.</p><p>Chi ha perso &#8211; il presidente e la coalizione tutta &#8211; non ha prodotto democrazia e non ha fatto bene il proprio lavoro: questo bisogna dirselo prima di tutto, per un dovere di autocritica che ha chi lavora tutti i giorni per far crescere la coscienza civile e democratica di tutti, prima di entrare in profondità per capire e prima di riprendere il lavoro di ricostruzione. Lavorare in questo orizzonte vuol dire che il consenso non solo bisogna guadagnarselo &#8211; vincendo le elezioni, per esempio &#8211; ma bisogna anche conservarlo operando democraticamente per tutti, per quelli che stanno dalla tua parte e anche per gli altri.</p><p>Dopo l’esperienza di questi ultimi cinque anni, che sono stati gli anni di maggiore sofferenza per quella Cineteca sarda dove svolgo il mio lavoro, che in 45 anni ha costruito con spirito democratico il suo sapere (il saper fare e anche il saper sapere) e il corpo di conoscenze che appartengono a tutti i sardi (la memoria storica audiovisiva permanente della Sardegna), una parola come “democrazia” che sembrava assimilata e scontata si è imposta alla mia attenzione con tutta la sua urgenza e importanza.</p><p>È una parola che in un certo senso è stata svuotata e sostituita da duri ma fragili corpi: gli obiettivi al posto delle regole, la determinazione al posto del dialogo, la decisione al posto della condivisione. Tutte operazioni più facili e immediate, ma che hanno incrinato la possibilità di ritrovarsi nella dimensione sociale e collettiva, in cui anche la voce più sottile e impercepibile riesce ad essere ascoltata.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=107" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/02/24/lo-spazio-dell%e2%80%99ascolto-e-anche-quello-dell%e2%80%99autocritica/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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