<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Corona De Logu &#187; Bruno Murgia</title> <atom:link href="http://www.coronadelogu.com/tag/bruno-murgia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.coronadelogu.com</link> <description> </description> <lastBuildDate>Fri, 18 Jun 2010 10:26:49 +0000</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>L&#8217;industria secondo la destra sarda</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/04/01/lindustria-secondo-la-destra-sarda/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/04/01/lindustria-secondo-la-destra-sarda/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Apr 2010 06:58:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Bruno Murgia]]></category> <category><![CDATA[cwf italia spa]]></category> <category><![CDATA[equipolymers]]></category> <category><![CDATA[paolo clivati]]></category> <category><![CDATA[Paolo Maninchedda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1088</guid> <description><![CDATA[ Questo articolo -postato sul mio sito il 23 marzo scorso &#8211; è il primo di una  serie di interrogazioni civili in forma di post-it che voglio porre in  vista delle prossime elezioni provinciali in Sardegna. L&#8217;articolo comprende anche il successivo carteggio pubblico con l&#8217;onorevole Bruno Murgia. L’industria sarda è morta e anche un [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><div style="text-align: left;"><img class="alignleft" src="http://img338.imageshack.us/img338/6600/postclivati.gif" alt=" " width="150" height="165" /></div><p><em>Questo articolo -postato sul mio sito il 23 marzo scorso &#8211; è il primo di una  serie di interrogazioni civili in forma di post-it che voglio porre in  vista delle prossime elezioni provinciali in Sardegna. L&#8217;articolo comprende anche il successivo carteggio pubblico con l&#8217;onorevole Bruno Murgia.</em></p><hr /><em> </em></div><div>L’industria sarda è morta e anche un cieco  vedrebbe che la sola strada realistica per creare sviluppo futuro è la  bonifica dei luoghi inquinati; ma i politici sardi, fatti salvi quelli  di iRS, da quell&#8217;orecchio proprio non ci sentono.<span id="more-1088"></span> Il diversivo creato  per Alcoa non ha fatto che rimandare il problema della sua chiusura al  mese di agosto, e della Vinyls si parla di nuovo solo grazie alla  disperazione creativa dell’<a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/"  rel="external">isola dei  cassintegrati</a>, che hanno saputo riportare su di sé l’attenzione dei  mezzi di informazione. La grancassa mediatica del governo regionale  insiste invece a ripetere che <a href="http://piergiorgiomassidda.blogspot.com/2010/03/crisi-risolte-per-lopposizione-il.html"  rel="external">grazie ai miracoli delle sue politiche</a> l’industria  sarda adesso si salverà. In ordine di tempo l’ultimo caso  strumentalizzato a vantaggio della campagna elettorale provinciale è  quello di Equipolymers, un’industria nella piana di Ottana che produce  paraxilene, un derivato petrolchimico di cui sono composte le fibre  sintetiche. L’accordo di cui tutti si dicono soddisfatti vede come  salvatori della traballante Equipolymers il thailandese Aloke Lohia,  amministratore delegato di Indorama, e Paolo Clivati, rampollo della  famiglia milanese che gestisce la centrale elettrica di Ottana Energia.</div><p align="left">Io ho delle perplessità, non solo perché conosco bene la  parabola imprenditoriale di Paolo Clivati, ma soprattutto perché non so  spiegarmi l’assenza di memoria storica dei politici locali – nello  specifico<a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=2367"  rel="external"> Paolo Maninchedda</a> e <a href="http://www.brunomurgia.it/2010/03/19/la-situazione-equipolymers/"  rel="external">Bruno Murgia</a> &#8211; che si sono prestati a sostenere  politicamente l’accordo. Essendo convinta che sarà la memoria a  salvarci, non certo gli imprenditori milanesi, a questo giro scelgo di  appendere un post-it proprio su quel Paolo Clivati che oggi viene  osannato dai giornali locali come un fuoriclasse della trattativa  industriale.</p><p>E dunque chi è questo Paolo Clivati? E&#8217; l’unico figlio maschio di quel   Giovanni Clivati che negli anni 90 acquistò un terreno a Cirras, nel   comune di Santa Giusta, per costruirci uno stabilimento che avrebbe   dovuto produrre il cosiddetto carbone liquido, o cwf, un combustibile   stimato come adatto a bruciare al posto dei tradizionali olii minerali.   Lo stabilimento che Paolo avrebbe presto ereditato sorse con il  vantaggio di <a href="http://www.guritel.it/cgi-free/db2www/indispol/messaggio.mac/messaggio?tipoatto=DELIBERAZIONE&amp;estremi=&amp;titolo=Ammissione%20%20della%20%20societa%27%20%20CWF%20%20Italia%20S.p.a.,%20stabilimento%20di%20S.%20Giusta,%20alle%20agevolazioni%20finanziarie%20previste%20dall%27art.%201,%20comma%20%203,%20del%20%20%20decreto-legge%20%20%2022%20%20%20ottobre%20%201992,%20%20n.%20%20415,%20%20convertito,%20%20con%20modificazioni,%20dalla%20legge%2019%20dicembre%201992,%20n.%20488.&amp;giorno=27&amp;mese=07&amp;anno=1994&amp;serie=ARTI"  rel="external">forti agevolazioni statali</a>, ma prima che entrasse   in attività gli accadde un’altra curiosa benedizione: il cwf che avrebbe   dovuto esservi prodotto, e di cui i Clivati casualmente detenevano il   brevetto esclusivo per tutta l’Europa, con un espediente lessicale fu   inserito nell’<a href="http://www.educambiente.tv/Cip6.html"  rel="external">elenco  delle fonti assimilate a quelle rinnovabili</a> per la produzione di  energia elettrica, con il risultato che per ogni  kw prodotto con quel  combustibile lo Stato avrebbe pagato quattro volte  tanto rispetto alle produzioni da fossili.</p><div><img title="Giovanni Marras  racconta una barzelletta a Silvio Berlusconi" src="http://giovannimarras.com/dati/ContentManager/images/Istantanee/Giovanni-Marras-foto-B.jpg" alt="Giovanni Marras con Silvio Berlusconi" hspace="5" vspace="3" width="200" height="133" align="left" />Come sia potuto  accadere che una  soluzione chimica con il 95% di carbone passasse per  fonte rinnovabile  potrebbe forse spiegarlo <a href="http://www.giovannimarras.it/"  rel="external">l&#8217;on. Giovanni  Marras</a>, allora deputato forzista di  Arborea e membro della commissione che si è occupata di quella materia,  nonché amico  intimo di Giovanni Clivati e suo grande sponsor politico.  Ritengo che  dovrebbe saperlo, dato che <a href="http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/bollet/200601/0119/pdf/01.pdf"  rel="external">fu lui a proporne l&#8217;inserimento</a>, e in <a href="http://www.italgas.it/resources/finanziaria2006emendamenticommissionevcameracommi22.pdf"  rel="external">più circostanze</a>. Naturalmente questo non ha nessun  collegamento con la  misteriosa selezione di assunzioni che poi si  verificarono nello stabilimento di Cirras, quasi tutte riguardanti  cittadini di Arborea. Io al caso ci credo veramente.</div><div>Comunque, una  volta ottenuta  quella straordinaria agevolazione economica, la CWF  Italia decise di  sfruttarla in prima persona, facendo sorgere accanto allo  stabilimento  per la produzione del cwf anche una centrale elettrica, che nei piani  della famiglia Clivati  avrebbe dovuto sia funzionare con il  combustibile prodotto in loco, sia  fungere da impianto dimostrativo per  altre centrali che avessero voluto  convertirsi al cwf.<br /> Ma qualcosa  deve essere andato storto in questo  geniale piano industriale, perché  la centrale non entrò mai in funzione,  gli impianti che dovevano  produrre il cwf per farla funzionare non  andarono mai a regime, e la  trentina di operai che erano stati assunti  dopo apposito corso di  formazione finanziato (anche quello) dalla  regione persero il posto. A  quel punto della loro parabola sarda, i  Clivati avevano ricevuto oltre  venti milioni di euro di finanziamenti  pubblici per aprire una fabbrica  che non aveva mai funzionato.</div><div><img src="http://www.rena.edu.ve/SegundaEtapa/ciencias/imagenes/industria.gif" alt=" " width="150" height="135" align="left" />Si  aprì una doverosa  indagine della Guardia di Finanza, al termine della  quale Giovanni  Clivati, in qualità di amministratore delegato, fu  rimandato a <a href="http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_54_20070112090223.pdf"  rel="external">processo per truffa aggravata ai danni dello Stato</a>,   processo per quanto ne so ancora in corso. Accanto a quel procedimento   la CWF dovette gestire anche le conseguenze dell’impatto ambientale   dell’attività di avviamento della centrale, con denunce che andavano   dall’ipotesi di scarico chimico a mare all’accusa di <a href="http://www.aslsassari.it/documenti/1_45_20081016092004.pdf"  rel="external">discarica abusiva di rifiuti speciali</a>.<br /> Ce n’era   abbastanza per dubitare della capacità, se non proprio dell’onestà, di   questi imprenditori venuti dal nord, e infatti quando Paolo Clivati,  nel frattempo subentrato all&#8217;anziano genitore, si  fece avanti per  acquisire anche la centrale termoelettrica di Ottana in fallimento, il  dubbio qualcuno se lo pose per davvero. Il consigliere  Dedoni fece  infatti una interrogazione all&#8217;allora assessore regionale  all&#8217;industria  Rau, chiedendo se c&#8217;era da fidarsi. <a href="http://consiglio.regione.sardegna.it/xiiilegislatura/Interrogaz.R.S/RS315A.asp"  rel="external">La chiarissima risposta dell&#8217;assessore Rau</a> è   sintetizzata da questa conclusione:</div><p align="left">&#8220;<em>In  base alle informazioni  assunte ed ai fatti riscontrati, siamo indotti  ad avere talune  perplessità in ordine all&#8217;effettiva esperienza  imprenditoriale del  Gruppo Clivati.</em>&#8220;</p><p>&#8220;Talune  perplessità&#8221; era il minimo che si potesse avere davanti a tanta  creatività industriale, ed era solo il 2005, appena cinque anni fa; ma   l&#8217;assessore Rau nel frattempo cambiò linea d&#8217;azione senza dare  spiegazioni, suscitando l&#8217;inquietudine dei sindacati, che ancora nel  2007<a href="http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_54_20070112090223.pdf"  rel="external"> si chiedevano se fosse davvero il caso</a>, date le  premesse, di far sedere i Clivati al tavolo delle delicate  trattative  regionali con le aziende in crisi dell&#8217;area Ottana. Nonostante queste  perplessità, solo due anni dopo, cioè oggi, Paolo Clivati viene  presentato in modo  bipartisan come l&#8217;ancora di salvezza della  Equipolymers, e i politici  locali in assetto elettorale lo  sponsorizzano come impreditore  affidabile, mettendogli di fatto in mano  altri fiumi di denaro pubblico e  la corona di mirto del salvatore  della patria.</p><p><img title="Ugo, un giorno tutto  questo sarà mio." src="http://quotidianonet.ilsole24ore.com/politica/2009/05/06/173387/images/178039-SICUREZZ.JPG" alt="Ugo, un giorno tutto questo sarà mio." hspace="5" vspace="3" width="160" height="140" align="left" />Scajola si dice  soddisfatto, Cappellacci anche di più, tanto  più che non ha nemmeno dovuto aver a che fare con <a href="http://www.unita.it/news/italia/95215/il_governatore_della_sardegna_i_sardi_un_problema"  rel="external">i sardi che tanto lo infastidiscono</a>. Io invece mi  domando, e dovremmo farlo in molti, se  davvero l&#8217;unica risposta che i  politici sardi &#8211; e nello specifico quelli del nuorese &#8211; sanno dare alla   crisi occupazione sia quella di foraggiare con immotivata fiducia  soggetti  che hanno già i curricula pieni di impianti falliti e fermi.  Impianti che non erano retoriche cattedrali nel deserto, ma castelli di  sabbia che il deserto lo hanno creato sfaldandosi.</p><p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br /> <a href="http://www.brunomurgia.it/2010/03/23/salvare-il-salvabile-una-risposta-a-michela-murgia/"  rel="external"><strong><span style="text-decoration: underline;">Salvare il salvabile (una risposta a Michela  Murgia)</span></strong></a></p><div> <em>Come ho spiegato  tante volte, io vedo il futuro economico della Sardegna – quello che  chiamiamo ambiziosamente lo Sviluppo – in maniera molto diversa dalla  realtà che abbiamo davanti, ma proprio perchè abbiamo a che fare con la  realtà, ho fatto mio il motto “salviamo il salvabile” e cerchiamo di  voltare pagina.<br /> Soprattutto in riferimento allo stato dell’industria  in Sardegna. La crisi ha definitivamente dato una mazzata a molti  progetti sbagliati. Ci sono settori, come la petrolchimica, che sono in  crisi da decenni e che si trascinano tra false promesse, presunti  miracoli e delusioni profonde. Nel frattempo l’Isola ha conosciuto una  seconda, drammatica ondata di emigrazione causa lavoro (o meglio:  disoccupazione), che ha impoverito tutti. Il lato maledettamente ironico  è che molti giovani impiegati nel petrolchimico sono emigrati nei poli  continentali, attirati da una falsa stabilità che non si è mai  concretizzata. Al loro ritorno hanno trovato un deserto.<br /> Per questo  non capisco lo stupore dell’amica Michela Murgia che non sa spiegarsi il  fatto che io mi sia impegnato per mandare avanti un accordo che  letteralmente salvasse il salvabile, al di là delle storie personali  coinvolte nella vicenda. Io ho un’idea ben chiara della Sardegna di  domani: vedo l’unico sviluppo, l’unico progresso derivare da un connubio  tra turismo, ecosostenibilità, alta tecnologia, ricerca universitaria,  energie rinnovabili e artigianato di qualità. Non mi piace l’industria  pesante e penso che la chimica abbia prodotto sufficienti danni  ambientali ed economici (in termini di falso sviluppo e strade  sbagliate, difficili da percorrere all’inverso) per poter essere  definitivamente archiviata, ma fatte salve tutte queste eccezioni  abbiamo l’obbligo, da politici, di trovare soluzioni e salvare posti di  lavoro, anche se siamo costretti a ripiegare, a fare le cose in fretta, a  smentire parzialmente la nostra visione futura.<br /> La storia delle  grandi imprese che vengono da fuori e piazzano impianti in Sardegna la  conosciamo tutti: è difficile trovare qualcuno che non abbia ricevuto  pesanti finanziamenti e proprio per questo dico che la politica deve  farsi interprete del rendiconto. Io ti ho dato tanto, tu devi  restituire. Le altre questioni, conosciute o meno, fanno parte del  contorno. Il primo piatto riguarda sempre la sorte di tanti posti di  lavoro.</em></div><div><hr />Caro Bruno, ti ringrazio per questa risposta, e  capisco anche che il  criterio che hai seguito in questa operazione è  stato quello  dell’urgenza.<br /> Ma in fondo non è sempre quello  dell’urgenza, il criterio?<br /> Non è vero che c’è sempre una piazza, un  padre di famiglia, venti  minatori sotto terra, un’isola di  cassintegrati con cui scendere a  patti?<br /> Ci sarà sempre una urgenza  -occupazionale, economica, elettorale – che  costringerà a scegliere tra  il cerotto e la cura. Fino a quando  continuerete a scegliere il  cerotto, il malato non guarirà mai, resterà  debole e bisognoso, e forse  a qualcuno è proprio così che piace, perché  passare per l’uomo della  provvidenza poi alla fine è anche bello,  appaga. Ma certe ferite perché  risanino occorre avere il coraggio di  inciderle, o dovremmo solo  attendere la prossima fase di infezione acuta  per tornare a dire che si  salverà il salvabile.<br /> Giustamente tu dici che: “Ci sono settori,  come la petrolchimica, che  sono in crisi da decenni e che si trascinano  tra false promesse,  presunti miracoli e delusioni profonde”. Questa  però mi pare esattamente  una di queste, quindi a maggior ragione ho il  dovere di chiederti  perché la sostieni, la legittimi e addirittura la  porti sulle pagine dei  giornali come la vittoria dell’anno… è una  vittoria di Pirro, e infatti  qui affermi che si è salvato il salvabile.  A prezzo di cosa sarei  curiosa di saperlo.<br /> Finché nessuno farà la  scelta politica di dire: “signori, non è questa  la strada, adesso si  cambia direzione”, il salvabile continuerà ad  essere l’alibi buono per  ogni stagione, soprattutto per quella  elettorale.<br /> Ti abbraccio<br /> Michela</div> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1088" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/04/01/lindustria-secondo-la-destra-sarda/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A chi serve la cultura</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 Mar 2009 18:01:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Bruno Murgia]]></category> <category><![CDATA[intellettuali]]></category> <category><![CDATA[Lucia Baire]]></category> <category><![CDATA[Regione Sardegna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=580</guid> <description><![CDATA[(il cartello si trova all&#8217;ingresso del mio palazzo) Mi ha sempre incuriosito il modo in cui la politica si rapporta alla cultura, e ora che la signora Lucia Baire è stata nominata come assessore regionale preposto, la mia curiosità si rinnova. Non è una domanda disinteressata: nel mondo in cui mi piacerebbe vivere, la politica dovrebbe [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-581" title="foto0056" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/foto0056-150x150.jpg" alt="foto0056" width="150" height="150" /><em>(il cartello si trova all&#8217;ingresso del mio palazzo)</em></p><p>Mi ha sempre incuriosito il modo in cui la politica si rapporta alla cultura, e ora che la signora Lucia Baire è stata nominata come assessore regionale preposto, la mia curiosità si rinnova. Non è una domanda disinteressata: nel mondo in cui mi piacerebbe vivere, la politica dovrebbe rispettosamente temerla, la cultura. Dovrebbe percepirla come un’autorità morale, una sorta di quarto potere, necessario e indipendente al pari di quello legislativo, esecutivo o giudiziario.<span id="more-580"></span></p><p>Da un certo punto di vista la cultura è stato davvero un oggetto maneggiato con cautela dalla politica. Tutti i sistemi di potere, anche quelli dittatoriali, hanno cercato di accattivarsi gli intellettuali, quando non di usarli, e restano tutt’oggi ben contenti quando riescono a farsene legittimare. È meno difficile di quel che sembra, perché quello che comunemente si intende per mondo culturale non è affatto un sistema indipendente. A molti operatori per portare avanti i loro progetti servono i soldi di cui la politica dispone, e non a caso la mappa dei finanziamenti sotto tutte le legislature ha ricalcato in gran parte quella delle simpatie politiche, dimostrando, casomai ce ne fosse bisogno, che il potere ha la tendenza a sostenere la cultura non in quanto produttrice di strumenti di democrazia, ma come <em>dècor du regime</em>.</p><p>Sul <a href="http://www.brunomurgia.it/2009/02/13/la-destra-e-la-cultura/"  rel="external">blog del deputato PdL Bruno Murgia</a> durante la campagna elettorale lessi una cosa in merito che mi lasciò a bocca aperta; ve la riporto, perché è rivelatoria di come un certo mondo politico vede la cultura:<br /> “ <em>A destra </em>[n.d.r. sulla cultura]<em> il percorso da fare è comunque più tortuoso, perché a differenza degli eredi della grande tradizione comunista italiana, si è persa l’idea della <strong>cultura come generatrice di consenso democratico</strong>. Una peculiarità che era propria della visione di Gramsci, ma anche della visione di Mussolini e Gentile, impegnati da sempre a far passare una dimensione culturale della rivoluzione fascista.</em>”</p><p>Senza entrare nel merito della fondatezza dell’accostamento storico, la definizione resta preoccupante per tutti coloro che lavorano nella cultura intendendola come generatrice non di <em>consenso</em> (quella è la propaganda), ma di <strong>consapevolezza democratica</strong> (e quindi anche e soprattutto di <em>dissenso</em>). Una visione strumentale che personalmente mi auguro non sia condivisa dal nuovo assessore, e la domanda gliela porrei volentieri.</p><p>Agli operatori culturali a ogni titolo possibile resta un altro quesito, che qui dentro non possiamo permetterci di non fare. Se per molti di noi la possibilità di operare è serva del finanziamento pubblico, cioè in definitiva del potere politico, per quali altre strade può passare il mestiere/servizio del fare cultura che non vuole vendersi, né subire ricatti?</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=580" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/03/11/a-chi-serve-la-cultura/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>46</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using disk
Page Caching using disk (user agent is rejected)
Database Caching 15/28 queries in 1.233 seconds using disk

Served from: www.coronadelogu.com @ 2010-07-31 07:00:15 -->