<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Corona De Logu &#187; indipendenza</title> <atom:link href="http://www.coronadelogu.com/tag/indipendenza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.coronadelogu.com</link> <description> </description> <lastBuildDate>Fri, 18 Jun 2010 10:26:49 +0000</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>Per fortuna arrivano loro!</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/04/14/per-fortuna-arrivano-loro/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/04/14/per-fortuna-arrivano-loro/#comments</comments> <pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[autonomia]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1109</guid> <description><![CDATA[ La Lega Nord, partito sbarcato ambiziosamente anche in Sardegna, lamenta per voce del suo rappresentante sull&#8217;Isola, tale Fabrizio Pirina, la preferenza data dalla coalizione di centrodestra al PsdAz, per le prossime elezioni provinciali. «Faccio anche a nome del ministro Zaia» avrebbe detto Pirina «i complimenti al presidente Cappellacci. Ma come fa a scegliere il Psd’Az al [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://sardegna.blogosfere.it/images/lega%20nord-thumb.jpg" alt="" width="250" height="282" /></p><p style="text-align: justify;">La Lega Nord, partito sbarcato ambiziosamente anche in Sardegna, lamenta per voce del suo rappresentante sull&#8217;Isola, tale Fabrizio Pirina, la preferenza data dalla coalizione di centrodestra al PsdAz, per le prossime elezioni provinciali.</p><p style="text-align: justify;">«Faccio anche a nome del ministro Zaia» avrebbe detto Pirina «i complimenti al presidente Cappellacci. Ma come fa a scegliere il Psd’Az al posto della Lega, che con il Pdl è alleata dappertutto e che ha salvato il Pdl e il governo Berlusconi alle ultime elezioni?». Così riportano <a href="http://www.rassegnanuoro.it/rassegna_leggi.asp?ID=76676"  rel="external">le cronache</a>.</p><p style="text-align: justify;">Pirina, nella sua esternazione, prosegue in questi termini: «[...]è già stato riferito tutto a Bossi e lui ne parlerà a Berlusconi, la valutazione sarà fatta <strong>in tavoli molto più importanti di quelli della Sardegna</strong>». Ma cerca anche di rassicurarci: «la Lega non presenta proprie liste per fare conquista ma per <strong>dare una mano a noi sardi</strong>».<br /> Eh, dovremmo proprio ringraziare. Altro che puzza sotto il naso!</p><p style="text-align: justify;">La denuncia è chiara: la Lega conta di più del PsdAz, a livello italiano. Ossia, il livello a cui si decidono le sorti dei sardi. Altro che illusioni autonomiste e neo-autonomiste. Questo si chiama parlar chiaro!</p><p style="text-align: justify;"><span id="more-1109"></span>Ma ciò che preme sottolineare è altro. Questa vicenda esplicita chiaramente quale sia il ruolo e la considerazione della Sardegna in Italia. Un luogo sottomesso, una <em>provincia</em>, nel senso giuridico romano del termine, le cui sorti dipendono da decisioni altrui. Una popolazione minorata, bisognosa di tutela e sostegno.</p><p style="text-align: justify;">Che sia un sardo a farsene portatore non può meravigliarci più di tanto. Lo stesso presidente della Regione Autonoma, non molto tempo fa, diceva chiaro e tondo a un suo interlocutore italico che il vero problema della Sardegna siamo noi sardi. Non sarà questo il motivo di un eventuale attrito con la Lega. Né con il governo italiano. Figuriamoci! Le magagne nascono nei giochi di potere, nelle alchimie da sottogoverno proconsolare, che stanno molto a cuore ai rappresentanti dei partiti italiani in Sardegna e ai loro alleati autonomisti.</p><p style="text-align: justify;">Cosa significhi questo in termini di soddisfazione degli interessi collettivi e dei bisogni dei sardi è abbastanza evidente, si spera, da non dover essere spiegato.</p><p style="text-align: justify;">O forse no. Forse invece c&#8217;è molto bisogno di spiegazioni, di articolare una discorso critico radicale che faccia alzare questa nebbia fitta (come in Padania?) di non-senso e ottundimento spirituale.</p><p style="text-align: justify;">&#8220;Nessuno può farvi sentire inferiori senza il vostro consenso&#8221;, diceva Eleanore Roosevelt. Mi piace questa massima e la ripropongo spesso. Il nostro problema, però, è che tale consenso l&#8217;abbiamo dato a suo tempo e non ce lo siamo ancora ripreso!</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1109" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/04/14/per-fortuna-arrivano-loro/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;indipendenza oltre i miti nazionalistici</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/02/01/lindipendenza-oltre-i-miti-nazionalistici/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/02/01/lindipendenza-oltre-i-miti-nazionalistici/#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Feb 2010 21:07:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Angelo Morittu</dc:creator> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[Miti]]></category> <category><![CDATA[Nazionalismo]]></category> <category><![CDATA[Unità d'Italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/2010/02/01/lindipendenza-oltre-i-miti-nazionalistici/</guid> <description><![CDATA[Il Manifesto Sardo, sito dell&#8217;Associazione LUIGI PINTOR,  affronta e analizza i miti più o meno fasulli della storia sarda, ma in occasione del 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia è opportuno guardare meglio anche dentro i miti fondanti la nazione italiana. È appassionante il filone di ricerca documentale intrapreso da questo sito sui miti antichi e moderni di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.manifestosardo.org/?p=2462"  rel="external"><img src="http://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2010/01/nazionalismo.jpg" width="200px" align="left" hspace="8px"></a><a href="http://www.manifestosardo.org"  rel="external">Il Manifesto Sardo</a>, sito dell&#8217;Associazione LUIGI PINTOR,  affronta e analizza i miti più o meno fasulli della storia sarda, ma in occasione del 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia è opportuno guardare meglio anche dentro i miti fondanti la nazione italiana.</p><p align="justify">È appassionante il filone di ricerca documentale intrapreso da questo sito sui miti antichi e moderni di Sardegna, è uno sforzo che apprezzo e condivido poiché sono convinto che la mitizzazione di uomini ed esperienze del passato in funzione di esaltazione nazionalistica oltre che essere inutile e dannosa, confligge con l’onestà intellettuale e con la libertà di pensiero.</p><p><span id="more-1072"></span></p><p align="justify">Per molti anni ci siamo vergognati delle famigerate “Carte di Arborea” e quella esperienza ancora brucia, ma se contestualizziamo quel fatto nell’epoca risorgimentale e delle nascenti nazioni d’Europa, lungi dal giustificarlo si inserisce perfettamente nelle tendenze intellettuali ottocentesche.<br /> Ogni grande nazione ha attinto al suo patrimonio leggendario e mitologico spesso con faciloneria quando non con cialtroneria, per rimanere in Italia il mito della Roma imperiale è stato riutilizzato grottescamente nella creazione del Regno d’Italia ad opera dei Savoia, ma ormai nessuno ha più proposto di demolire il Vittoriano o cambiare l’Inno Nazionale, solo per citare gli imperituri “monumenti” di quella mistificazione.<br /> Le false Carte d’Arborea unite alla mitizzazione della corte arborense, sono stati un tentativo piuttosto goffo ed innocente di riacquistare una dignità nazionale svilita e corrotta dai lunghi secoli della dominazione spagnola e piemontese, operazione sicuramente più ingenua rispetto al ricorrente e frusto mito di Atlantis che invece possiede connotati esclusivamente commerciali. Chi ha vissuto con orrore l’esaltazione nazionalistica italiana culminata con l’epopea coloniale e sfociata poi nel fascismo e nelle leggi razziali prova un ovvio rigetto per ogni, sia pur larvata, istanza nazionalistica a base etnica.</p><p align="justify">Tale in un certo senso è stato anche il “Sardismo”, una strana ed equivoca forma dicotomica di esaltazione-depressione razziale dove il grande valore di lealtà guerresca dei sardi si sottometteva ad un’ altra nazione riconoscendogli maggiore civiltà e potenza, fino a pretendere l’ammissione della loro “piccola nazione”, fallita nonché abortiva, come compensazione del sangue versato nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. Di quella tragica esperienza purtroppo ci rimane appioppato il vessillo dei Quattro Mori, che come noto altro non è che la bandiera di guerra di quei reggimenti e prima ancora delle casate estere regnanti in Sardegna.</p><p align="justify">Conseguentemente anche la rinnovata ventata indipendentista in Sardegna viene vista con diffidenza e perplessità, non solo da chi viene da fuori, come ha fatto lo scrittore <a href="http://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2010/02/Ferracuti_IRS1.pdf"  rel="external">Angelo Ferracuti in un articolo</a> piuttosto confusionario apparso il 9 gennaio 2010 sul Manifesto , ma anche dalla stragrande maggioranza dei sardi.<br /> Eppure basterebbe poco per capire che le istanze di liberazione o di indipendenza non sempre e non necessariamente devono appoggiarsi al becero nazionalismo che abbiamo finora conosciuto, nello specifico i sardi dovranno convincersi, e quale migliore occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che loro sono “Nazione vera” senza se e senza ma e magari senza bisogno di esaltarsi per improbabili età dell’oro. Sarà quindi nell’avvicinarci al 2011 che assisteremo alla celebrazione dei fasti nazionalistici italiani, verranno infiocchettati i Savoia e Garibaldi, le Forze Armate e la Protezione Civile, la Nazionale e la Ferrari, la cucina  e la moda Made in Italy, passando per i moderni Padri della Repubblica: Andreotti, Craxi e Berlusconi, ma anche il fascismo e il passato coloniale ci verranno elaborati e serviti in formulazioni moralmente accettabili, poiché ci racconteranno che bisogna pur sempre “contestualizzare”, d’altronde siamo o no: “Italiani Brava Gente”?<br /> In quanto a falsi miti, la nostra “Grande” Patria adottiva e non a caso “Terra d’Inventori”, non la batte nessuno, e forse scopriremo allora che il nazionalismo è quella stupida e vacua forma di esaltazione umana che porta ad escludere quanti non dimostrino di appartenere etnicamente e sociologicamente ad una ben determinata comunità.<br /> Ergo l’indipendenza della Sardegna non è un mito svanito ed effimero come magari certi suoi “eroi”, tutti gli abitanti, sardi e non sardi, hanno il diritto di disporre del proprio destino senza più dipendere dalla mitica, ma sempre più lontana e corrotta, “Caput Mundi”.<br /> Mi premuro quindi di tranquillizzare quanti si preoccupano dei nazionalismi veri e di facciata che in Sardegna possiamo e dobbiamo aspirare ad una forma di indipendenza dall’Italia pulita da ogni forma di nazionalismo, in modo inclusivo e non escludente; è una scommessa importante e inedita, che specialmente chi ha un background laico, libertario e di sinistra non può non apprezzare.</p><p><a href="http://www.manifestosardo.org" rel="external"><img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/manifestosardo.jpg"></a></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1072" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/02/01/lindipendenza-oltre-i-miti-nazionalistici/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>La storia siamo noi</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/01/09/la-storia-siamo-noi/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/01/09/la-storia-siamo-noi/#comments</comments> <pubDate>Sat, 09 Jan 2010 09:19:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[autonomia]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1061</guid> <description><![CDATA[Una classe politica votata alla mediazione col potere centrale, a protezione di privilegi suoi e altrui. Le risorse del territorio appaltate o cedute al controllo forestiero, per lo più di natura parassitaria e speculatrice. Disagio sociale, inadeguatezza dei salari al costo della vita e costante ricatto occupazionale come garanzia di condizioni lavorative scadenti. Controllo dell&#8217;informazione [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1064" class="wp-caption alignleft" style="width: 150px"><img class="size-full wp-image-1064" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2010/01/camillo_bellieni1.jpg" alt="Camillo Bellieni" width="140" height="182" /><p class="wp-caption-text">Camillo Bellieni</p></div><p>Una classe politica votata alla mediazione col potere centrale, a protezione di privilegi suoi e altrui. Le risorse del territorio appaltate o cedute al controllo forestiero, per lo più di natura parassitaria e speculatrice. Disagio sociale, inadeguatezza dei salari al costo della vita e costante ricatto occupazionale come garanzia di condizioni lavorative scadenti. Controllo dell&#8217;informazione e repressione del dissenso. Diffuso sentimento popolare di stanchezza e desiderio di affrancamento politico.</p><p>Questa era la situazione della Sardegna cento anni fa. Somiglia tanto a quella attuale.</p><p><span id="more-1061"></span>Le ragioni di tale somiglianza risiedono sia nella congiuntura, sia nei nodi strutturali del nostro rapporto con l&#8217;Italia, tutti ancora irrisolti.<br /> Sappiamo come andò allora. Il sentimento popolare, che nelle manifestazioni di piazza così come nelle chiacchiere da bettola si traduceva nel motto &#8220;a fora sos continentales&#8221;, trovò una formalizzazione più precisa in seguito all&#8217;esperienza dei sardi nelle trincee della Grande Guerra. La definitiva presa di coscienza della propria diversità culturale e storica richiedeva uno sbocco politico. Il quale fu offerto dalla trasformazione del partito dei reduci nel Partito sardo d&#8217;azione. Era il 1921.</p><p>Allora si giocò una partita decisiva, per la nostra sorte collettiva. Benché la base dello stesso PSdAz fosse largamente sensibile all&#8217;idea del distacco dallo stato italiano (allora si chiamava, in senso spregiativo, &#8220;separatismo&#8221;) i suoi dirigenti (Camillo Bellieni in primis e Emilio Lussu a rimorchio) fecero di tutto per convogliare quelle energie spontanee entro l&#8217;alveo artificioso e complicato (come spiegava lo stesso Bellieni) dell&#8217;autonomismo. Mentre nel parlamento italiano si ventilava la possibilità che la Sardegna seguisse la sorte che in quegli stessi mesi aveva portato l&#8217;Irlanda a ottenere un primo riconoscimento di sovranità, lo stesso E. Lussu, alla Camera dei deputati, si premurava di tuonare contro ogni possibile fraintendimento separatista, difendendo l&#8217;idea di una Sardegna fedele allo stato italiano, disponibile a qualsiasi sacrificio a patto di ottenere più attenzioni e più sostegno.</p><p>Si trattò, come oggi è evidente, di un clamoroso abbaglio politico, le cui conseguenze abbiamo pagato fino ad oggi. Le premesse storiche erano di tutt&#8217;altro segno, ma qui entra in gioco quell&#8217;elemento non controllabile delle vicende umane per cui una necessità storica non è affatto detto che trovi compimento nei termini che sembrano più scontati o probabili sul momento.</p><p>Ma oggi? Oggi &#8211; a fronte di una situazione in qualche modo analoga a quella di cento anni fa, con la differenza fondamentale, forse, di una fase declinante della civiltà in cui siamo immersi e di cui facciamo parte &#8211; quali sbocchi si profilano alla nostra crisi economica, morale e spirituale?</p><p>Difendere l&#8217;autonomia come ricetta vincente in un mondo ipercomplesso e assai più dinamico di cento e di sessanta anni fa, più che miope sembra proprio irrealistico. Ma chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e assumersi la responsabilità storica di proporre un orizzonte teorico e pragmatico che risponda alle esigenze profonde della nostra collettività?</p><div id="attachment_1069" class="wp-caption alignright" style="width: 131px"><img class="size-full wp-image-1069" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2010/01/sedda2.jpg" alt="Franciscu Sedda" width="121" height="185" /><p class="wp-caption-text">Franciscu Sedda</p></div><p>Io credo che, a uno sguardo puro, onesto, non possa bastare come risposta l&#8217;apparato partitico italiano che domina (per lo più per conto terzi) la nostra terra. È di nuovo maturo il tempo per cui ci assumiamo direttamente il carico della nostra sorte, senza recriminazioni, senza piagnistei poco edificanti, senza attese di salvezza dall&#8217;esterno o dall&#8217;alto. Serve un altro Partito sardo? Forse sì, un partito che sia nazionale e contemporaneamente non vincolato a interessi alieni o particolaristici, ma nemmeno che si appesantisca da solo con la zavorra della subalternità all&#8217;Italia.</p><p>Aguzziamo la vista: forse <a href="http://www.irs.sr/domo/Article.aspx?a=1460"  rel="external">qualcosa</a> in questa direzione si muove, forse è già nata una nuova consapevolezza che si va declinando in termini politici. Non sarà maggioritaria, ma sta facendo passi enormi verso quella quota di consenso e partecipazione attiva che farà massa critica, che darà uno scossone all&#8217;inerzia storica fin qui apparentemente irremovibile.</p><p>Per parafrasare uno dei politici più sopravvalutati del Secolo breve (ma dotato di acume retorico), non chiediamoci cosa può fare la Sardegna per noi, chiediamoci invece cosa possiamo fare noi per la Sardegna. E diamoci una mossa.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1061" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/01/09/la-storia-siamo-noi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>La battaglia di Sanluri</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/09/11/la-battaglia-di-sanluri/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/09/11/la-battaglia-di-sanluri/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 Sep 2009 19:43:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Manuel</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[battaglia di Sanluri]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=980</guid> <description><![CDATA[Breve storyboard animato (by Ruggero Soru) su un&#8217;evento storico-politico della Sardegna, mai apparso nei libri di storia. ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span>Breve storyboard animato (by </span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=5INOEh3ymXU"  rel="external">Ruggero Soru</a><span>) su un&#8217;evento storico-politico della Sardegna, mai apparso nei libri di storia.</span></p> <br /><img src="http://www.coronadelogu.com//wp-content/uploads/sa-battalla-de-seddori.png" alt="media" /><br /> [Guarda il post per visualizzare il video] <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=980" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/09/11/la-battaglia-di-sanluri/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>30</slash:comments> </item> <item><title>Letteratura e indipendenza (parte 1)</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/09/10/letteratura-e-indipendenza-parte-1/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/09/10/letteratura-e-indipendenza-parte-1/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 Sep 2009 12:25:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[letteratura]]></category> <category><![CDATA[Paolo Maninchedda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=974</guid> <description><![CDATA[Riporto la prima parte di una sbobinatura ripulita di una interessante conversazione tenuta da Paolo Maninchedda con alcuni suoi allievi nella campagna di Antonio e Tetta Succu vicino a Bosa. L&#8217;ho presa da qui. Un amico romanziere mi ha comunicato di non voler più scrivere. Il motivo? “O scrivi un romanzo capace di rappresentare il [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p><p><img class="alignleft" title="immagine di Zusepe Ruju" src="http://www.uptiki.com/images/di1x89xnaw4jv234omoc.jpg" alt="immagine di Zusepe Ruju" width="392" height="300" /></p><p><em>Riporto la prima parte di una sbobinatura ripulita di una interessante conversazione tenuta da Paolo Maninchedda con alcuni suoi allievi nella campagna di Antonio e Tetta Succu vicino a Bosa. <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=2130"title="Sardegna e libertà"   rel="external">L&#8217;ho presa da qui</a>.</em></p><p>Un amico romanziere mi ha comunicato di non voler più scrivere. Il motivo? “O scrivi un romanzo capace di rappresentare il mondo, o non serve scrivere”. In parole povere, il mio amico, che è sardo, dice che o uno scrittore ha veramente qualcosa da dire oppure scivola a inventare storie come un cantastorie ma poi, prima o poi, comincia a stancarsi, a soffrire o di un senso di vacuità o di quell’insopportabile eccesso di cinismo che può catturare i commercianti che credono troppo nel proprio mestiere.<span id="more-974"></span><br /> Faccio degli esempi di grandi romanzi con l’ambizione riuscita di fornire una visione del mondo dilettando il lettore con una storia appassionante. Faccio nomi scegliendo tra i più noti e limitati all’Italia, in modo da chiarire bene ciò che intendo dire. In Italia: I promessi sposi, Mastro don Gesualdo, Il Gattopardo, Il giorno della civetta, Il nome della rosa.<br /> In Sardegna, io non trovo né la Deledda né il suo iniziale modello Enrico Costa, capaci di grandi costruzioni simboliche, cioè capaci di quelle grandi architetture mentali che sono i romanzi, dotandole di strutture ideologiche, simboliche, emotive e fantastiche che un romanzo deve avere. La differenza fu che la Deledda fu più capace di intuire lo spirito con cui l’Europa guardava e guarda alla Sardegna. Capì che l’Europa che si stava meccanizzando, l’Europa bellica e industriale (come l’attuale Europa tecnologica e virtuale) cercava nell’arcaico il legame con l’autenticità perduta, il rapporto col corpo, con la natura, con la primordialità delle passioni. La Deledda soddisfò questa esigenza salottiera della borghesissima e violentissima Europa dei primi del Novecento; lo fece più in virtù di un fervido intuito, di una forte capacità di risposta al pubblico, non certo per una personale capacità di elaborazione teorica. Respirò gli umori dei pittori della secessione, senza però saperne condividere il perimetro ideologico. In fin dei conti, l’erede migliore di questa attitudine deleddiana, capace di soddisfare l’esigenza di primitivo come surrogato dell’esigenza dell’autentico che percorre da sempre l’Europa, specie dopo la Controriforma e dopo le due ondate iper razionalistiche dei cascami dell’Illuminismo e del Positivismo, è oggi Niffoi. Carne, corpo, sangue, morte, maschi e femmine prima che uomini e donne, magia e destino, sono tutti elementi che il professore di Orani sa maneggiare in modo eccellente. Ma si tratta pur sempre e solo di prodotti letterari, che si vendono e si comprano, privi (programmaticamente privi, perché Niffoi, volendo, saprebbe scrivere un romanzo importante, ma sa altrettanto bene che avrebbe difficoltà a pubblicarlo e probabilmente non sarebbe capito dai più) di una pretesa di visione di Dio, del mondo, delle cose e degli uomini. Questi testi, accompagnano il mondo senza modificarlo. Invece la letteratura, la musica e il cinema hanno una grande potenzialità riformista rispetto alla realtà. Il mio Diaspora ha il difetto opposto: troppo ideologico e troppo poco narrativo.<br /> Gramsci fu uno dei pochissimi (a mio avviso l’unico, ma non sono un esperto attrezzato del marxismo) a capire che la letteratura non è lo specchio dei rapporti economici e sociali di una data società. Anzi, lui considerava poco intelligenti coloro che avevano una visione così elementare della storia.Per esempio, pochi sono consapevoli che una delle radici della laicità, ossia il diritto di ciascuno a un percorso individuale e libero verso la felicità (o “compimento di sé che dir si voglia) ha un’antichissima radice letteraria e solo letteraria. Credo si capisca dove voglio andare a parare: la causa dell’indipendenza e dell’autogoverno della Sardegna ha bisogno di una letteratura, di un cinema, di una musica e di un teatro che abbiano grandi ambizioni culturali. Ora, il problema dell’arte in Sardegna consiste nelle modalità estetiche di assimilazione della modernità. Mi spiego. La modernità è arrivata in Sardegna, ma la mentalità comune, e la stessa cultura degli alfabetizzati, la sente come accessoria e aggiuntiva rispetto al sapere tradizionale. Ora, il problema non è dato da che cosa sia la modernità, ma da che cosa sia questo sapere tradizionale, quella che enfaticamente è chiamata la cultura sarda. Non vorrei essere frainteso: la cultura sarda esiste eccome, ma comunemente, non in alcune e ristrettissime élite, essa è un coacervo acritico di abitudini, linguaggi, approcci, privi di sistematicità e non filtrati da alcuna criticità. C’è stata una fase di vaglio critico molto proficua: Miele amaro di Cambosu è un grande tentativo di sintesi di cronaca e letteratura che Peppino Fiori ammirò e, a mio avviso, invidiò (per cui, ovviamente, criticò) Cambosu. Però, proprio i libri migliori di Fiori (che io farei studiare nelle scuole), Baroni in laguna, La vita di Antonio Gramsci e Il cavaliere dei rossomori, fanno un tentativo analogo, riuscitissimo, ma privi della fusione dell’intensità del reportage con la potenza evocativa, sia razionale che emozionale, della fantasia e dell’arte. Al contrario, il Ballo a tre passi di Salvatore Mereu riesce ad avere una fortissima carica simbolica, una profondità poetica notevole, ma nessuna lettura modificativa della realtà (dai suoi film emerge chiaramente che a Mereu non importa un fico secco della politica, ed è veramente fortunato ad avere questa libertà, non la capisce e un po’ la teme, come tutti gli artisti). Non a caso, quando prende il romanzo di Giuseppe Fiori Sonetaula e lo trasferisce in pellicola, si nota uno scarto tra il linguaggio cinematografico, molto lirico e estetizzante, e la materia, quella di un romanzetto ideologico, a tesi, che non è l’opera migliore di Fiori (la cosa peggiore sono i dialoghi, forzati anche nel libro). Per certi versi, un libro adatto alla trasposizione lirica che ne saprebbe fare Mereu, è Alivertu, scritto da Mario Puddu quando ancora faceva il pastore e sostanzialmente un’opera imperfetta e incompiuta, aperta dunque a compimenti a piacere; Mereu ne farebbe un capolavoro consolatorio, ma lo priverebbe, perché la violenza del mondo lo spaventa e non sa interpretarla, in un’opera rassicurante e assolutamente inutile per la Sardegna. Mereu, però, è utile per parlare di una generazione di artisti formato esportazione. Prima di tutto una domanda: il successo di un sardo è il successo della Sardegna? Il successo significa solo che una persona ha saputo ben coniugare talento, intelligenza e circostanze. La logica del testimonial (affidare la propria immagine ad un’altra immagine di successo) funziona, e non sempre, per le merci, ma non funziona per i popoli. Neanche il cosiddetto marketing territoriale ha effetti sicuri dai testimonial. Viceversa, dire: “Siamo grandi” perché uno è diventato grande, è assimilabile ai processi di identificazione innocui (sul piano civile) che stanno dietro il tifo calcistico o i clubs dei fan dei gruppi musicali. Il formato esportazione è per noi rilevante nella misura in cui è sintesi cosciente di tradizione e modernità. Alcune sintesi si sono registrate in campo musicale. L’apripista è stato Piero Marras, ma oggi Tazenda e Elena Ledda sono certamente interpreti e non epigoni di questa sintesi. Tuttavia, se si ascoltano tre brani quali Sa ‘oghe ‘e Maria di Marras, Tres mamas di Elena Ledda e Pane Caente dei Tazenda (quest’ultima una canzone fortemente niffoiana senza la visione cupa della sessualità che ha Niffoi) si scopre che Mereu non è solo: l’assenza di una visione aggiornata delle ambizioni civili della Sardegna, produce una prevalenza dell’aspetto lirico (e religioso), suggestivo ed emotivo, rispetto a quello civile. Non a caso gran parte, non tutti, di questi artisti hanno guardato a Soru come ad una grande speranza. Soru è stato nell’esperienza dell’autonomia il presidente che più ha trasmesso il senso di una sovranità dei sardi (il limite, rilevante e per me insuperabile, è stato concepirsi come sovrano). Per cui, agli occhi degli artisti, lui era la strada breve per colmare quell’assenza di pensiero di sintesi del futuro civile della Sardegna di cui parlavo, e che non può essere rappresentata dai cascami del post-colonialismo di matrice marxista che ancora capita di leggere e sentire nelle parole e negli scritti di qualche sessantenne peter pan del sessantotto. Ma quell’assenza di pensiero non può più essere colmato dall’estetica dell’eroe solitario (altra tentazione demoniaca che ha funestato l’esperienza Soru). Nella modernità vince la squadra, non il capitano solitario (cosa non compresa dagli intellettuali deboli nel cuore che si innamorano degli uomini forti). L’assenza di un collante credibile per la Sardegna è la radice della scrittura di Marcello Fois. Nulla è nel titolo e nel contenuto la migliore rappresentazione di una sintesi tra il vuoto dell’esistenza dei singoli e il vuoto del senso di esistere di una società. Questo intreccio mortale è palpabile a Nuoro, che Fois conosce (o conosceva) benissimo. Poi Fois si è professionalizzato e ha fatto l’apripista di Niffoi e degli altri, che in ultima analisi, perché meno tormentati di lui, l’hanno sorpassato negli scaffali e nei market (alcuni scritti minori di Fois, però, hanno robustezza ideologica, ma nenacche lui sembra crederci molto). Il nulla sta sotto anche L’oro di Fraus di Giulio Angioni. Chiunque legga Angioni (che quando scrive in sardo è molto più autentico e profondo che in italiano) avverte esattamente la percezione del vuoto storico e esistenziale raccontato da un autore con molte letture. Dopo quel primo libro (per molti versi acerbo e con una tensione innovativa nel linguaggio un po’ fredda e accademica), anche lui ha concesso molto allo scaffale, magari avvertendo tra le righe il lettore, di non prenderlo troppo sul serio. Ora, il problema della modernità della Sardegna è esattamente quello posto da questi due autori (posto da questi due, per tutti): la sua apparente o sostanziale insensatezza. Qui sta un punto decisivo: Gramsci, che è stato il più grande intellettuale sardo del Novecento (Lussu è stato il più grande comandante, aveva un talento militare insuperabile), è riuscito a leggere il suo tempo in modo profondo, solido. Non aveva una visione panica, confua, emotiva o estetizzante del presente. Era un uomo solido con un pensiero robusto. Dopo di lui non c’è stato un intellettuale di pari levatura. Però c’è stato un letterato che, scrivendosi il suo percorso nella carne, era giunto ad una sintesi di grande maturità. Si tratta di Sergio Atzeni. (continua…)</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=974" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/09/10/letteratura-e-indipendenza-parte-1/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Stiamo uccidendo per voi</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/07/27/stiamo-uccidendo-per-voi/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/07/27/stiamo-uccidendo-per-voi/#comments</comments> <pubDate>Mon, 27 Jul 2009 14:36:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Angelo Morittu</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Frattini]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[nazione]]></category> <category><![CDATA[ronde]]></category> <category><![CDATA[terrorismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=925</guid> <description><![CDATA[ Domenica 26 luglio è apparso un articolo estivo di Ilvo Diamanti, che dopo lunghi mesi passati a scrivere sulle solite amenità, spalanca la finestra sul suo vano scala ammuffito e si pone questo bel domandone: &#8220;Esiste l&#8217;Italia? E, soprattutto, è una nazione?&#8220;. Dopo una serie di banalità e numeri sui particolarismi territoriali italici, per chiudere [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-926" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/07/iveco1-150x111.jpg" alt="iveco" width="150" /><br /> Domenica 26 luglio è apparso un <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/mappe/paese-leghe/paese-leghe.html"title="Il paese delle leghe e la nazione impossibile di Ilvo Diamanti"  rel="external">articolo estivo</a> di Ilvo Diamanti, che dopo lunghi mesi passati a scrivere sulle solite amenità, spalanca la finestra sul suo vano scala ammuffito e si pone questo bel domandone: &#8220;<em>Esiste l&#8217;Italia? E, soprattutto, è una nazione?</em>&#8220;. Dopo una serie di banalità e numeri sui particolarismi territoriali italici, per chiudere il suo pezzo, si risponde che: &#8220;<em>probabilmente l&#8217;Italia non esiste, ma bisognerebbe (ri)costruirla, &#8230; per legittima difesa</em>&#8220;.</p><p><span id="more-925"></span><br /> Intanto non si capisce da dove arrivino le minacce che dovrebbero scatenare questa urgente legittima difesa, le ipotesi non espresse dal valente politofago, evidentemente per motivi di spazio, sono due e ovviamente solo due: quella interna e quella esterna.<br /> Escludiamo subito la minaccia esterna poiché non esistono odori su complotti orditi da altri stati per favorire lo smembramento d&#8217;Italia, rimane retoricamente attiva l&#8217;ipotesi interna.<br /> A questo punto invece di aspettare che questa mente sopraffina ci distilli la prossima puntata delle sue profumatissime analisi, pare abbastanza scontato che lui affiderebbe la ricostruzione italica ad una nuova classe dirigente illuminata e magari a nuovi Garibaldi, Mazzini e perché no anche ad un nuovo papa con spiccato accento fiorentino e ad una formidabile nazionale di calcio che vinca giocando sul serio e non coi soliti catenacci. È invece molto meno scontato che il nostro mancato premio Pulitzer per la fuffa riesca a dirci &#8220;come fare&#8221;, il tragitto casa lavoro è troppo breve e frenetico affinché possa immaginare che il suo auspicio dovrebbe passare per una sanguinosa guerra civile e terminare con un grande incendio finale.<br /> Probabilmente ci fermeremo alla farsa, alle scaramucce tra guardie mascherate, in trepidante attesa che torni in patria l&#8217;esercito che si sta facendo le ossa e i muscoli all&#8217;estero.<br /> Bossi lo vorrebbe subito in Italia, per La Russa invece non è ancora sufficiente l&#8217;ammasso di carne e sangue, il generale che comanda i nostri guerrieri, invece non ricorda o non vuole rivelare quante persone hanno assassinato nella loro missione di pace all&#8217;estero, e tutto sommato dice che: &#8220;non è importante saperlo&#8221;, l&#8217;importante è &#8220;stabilizzare&#8221; magari a colpi e bombe di Mangusta, di Lince e di Tornado, non c&#8217;è nulla di più stabile e sicuro di un terrorista morto, e se anche non fosse un terrorista, beh, la perfezione non esiste, ma abbiate pazienza stiamo lavorando per la vostra sicurezza e anche per quella di Calderoli.<br /> Cosa c&#8217;entri l&#8217;italica sicurezza con l&#8217;Afghanistan lo scopriranno forse i nostri eredi, noi contemporanei sappiamo benissimo che gli italiani sanno farsi male da soli senza attendere le ferocissime orde dei talebani, ma è inutile ricorrere alla dietrologia, e poco importa se applichiamo fuori dai confini nazionali la pena di morte aborrita in patria, confortiamoci quindi col ministro Frattini che ci informa che partecipare a queste operazioni di genocidio in cooperativa è un ottimo biglietto da visita da esibire nei loro gaudiosi meeting internazionali.<br /> Ma poi quante storie quante lacrime per qualche soldato che rimpatriamo in lattina, quando ormai anche i fedeli servitori dello stato ammettono, senza le ipocrisie del loro datore di lavoro, che il loro sacrificio estremo è un banalissimo incidente sul lavoro, cadere da un ponteggio o saltare su una mina non è poi così tanto differente, e l&#8217;esportazione della democrazia non è tanto diversa dall&#8217;esportare Ferrari o Brunello sia pur taroccato. Diciamocelo chiaro gli afghani, e prima ancora tanti altri popoli cosiddetti &#8220;incivili&#8221; si sono accorti che la democrazia che stanno ricevendo è merce un pò avariata, spara, scoppia, e fà un sacco di morti, è pur vero che arriva con qualche carico di latte, farina e caramelle, ma cosa se ne fanno, se poi restano senza casa e senza parenti e amici con cui dividere tutto il ben di dio che gli mandiamo.<br /> E noi, bon vivants de mierda, ci stupiamo che questa sottospecie di uomini, dopo che ci sacrifichiamo per loro, ci odi, dipenderà forse dal fatto che oltreché ignoranti sono pure islamici?</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=925" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/07/27/stiamo-uccidendo-per-voi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>600 anni fa, oggi</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/06/30/600-anni-battaglia-sanluri/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/06/30/600-anni-battaglia-sanluri/#comments</comments> <pubDate>Tue, 30 Jun 2009 11:25:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[anniversario]]></category> <category><![CDATA[battaglia di Sanluri]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[storia dei sardi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=895</guid> <description><![CDATA[ Era una domenica, il 30 giugno di seicento anni fa. Un giorno ignorato dai libri di storia. Un giorno fatale. In storiografia non è lecito né utile spiegare tutto sulla base del mero avvenimento, ma un singolo avvenimento può essere simbolicamente significativo. Oltre, naturalmente, a costituire uno spartiacque, un &#8220;prima di&#8221; e un &#8220;dopo di&#8221;, che [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-896" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/06/albero-deradicato1.jpeg" alt="albero deradicato" width="92" height="127" /></p><div>Era una domenica, il 30 giugno di seicento anni fa. Un giorno ignorato dai libri di storia. Un giorno fatale.<br /> In storiografia non è lecito né utile spiegare tutto sulla base del mero avvenimento, ma un singolo avvenimento può essere simbolicamente significativo. Oltre, naturalmente, a costituire uno spartiacque, un &#8220;prima di&#8221; e un &#8220;dopo di&#8221;, che senza di esso non ci sarebbero stati.<br /> Ci sono avvenimenti di questo tipo, singolarità del processo storico che riassumono antefatti complessi e dispiegano significati nel futuro. La Battaglia di Sanluri (<em>sa Batalla de Seddori</em>) è uno di questi. <span id="more-895"></span>In una assolata domenica di fine giugno, con i fuochi delle feste di prima estate ancora caldi e decenni di guerra alle spalle, si arrivò alla resa dei conti tra due eserciti, due sovrani, due popoli. Non era più la classica guerra feudale. Forse non lo era mai stata. Era lo scontro per la vita e per l&#8217;esistenza come soggetto storico tra sardi (la <em>naciò sardesca</em> delle fonti iberiche, <em>sa republica sardisca</em> della <em>Carta de Logu</em>) e i catalani, popolo egemone del potente regno di Aragona.<br /> Comunque si fosse arrivati a quel momento decisivo, ormai non contava più. Quel che era certo era che chi fosse uscito vincitore da quel &#8220;giudizio di Dio&#8221; avrebbe ottenuto l&#8217;intera posta in palio: il dominio sulla Sardegna.<br /> Migliaia di sardi, mal comandati (quasi solo da stranieri), al seguito di un sovrano imbelle e poco amato, scesero in campo contro uno degli eserciti più forti dell&#8217;epoca, guidato dal grande condottiero Pedro Torrelles e dal re di Sicilia e infante d&#8217;Aragona Martino il Giovane. L&#8217;epistolario tra i comandi catalani e il re  d&#8217;Aragona, Martino il Vecchio, rende bene l&#8217;attesa e la preoccupazione per uno scontro dall&#8217;esito per nulla scontato. Era da decenni che i sardi sconfiggevano, a volte clamorosamente (come nel 1368, a S. Anna, presso Oristano, o nel 1391, sotto la reggenza di Eleonora), gli eserciti catalani. La guerra era stata una causa di indebolimento finanziario e di perdita di prestigio internazionale per la casa dei conti-re barcellonesi e per la Catalogna. Un&#8217;altra sconfitta avrebbe decretato una sentenza storica difficilmente appellabile. I sardi, dal canto loro, arrivavano alla prova decisiva estenuati da decenni di conflitto, dall&#8217;imperversare della peste nera e dalla crisi economica generale che, insieme al resto, colpiva l&#8217;isola in quegli anni.<br /> L&#8217;esito dello scontro è ben noto (o dovrebbe esserlo). Dalle parti di Sanluri, oltre a <em>su Bruncu de sa Batalla</em> (il poggio della battaglia), esiste un luogo dal nome inquietante: <em>s&#8217;Occidroxiu</em>, il Macello. Lì venne stroncata l&#8217;ultima resistenza di quel che restava dell&#8217;esercito dei sardi, mentre Guglielmo di Narbona, <em>zuighe</em> arborense, immeritevole erede e successore di Mariano IV ed Eleonora, scappava con i suoi cavalieri francesi verso il castello di Monreale.<br /> La sconfitta fu disastrosa. Eppure, non sarebbe lecito attribuire ad essa tutto ciò che ne seguì. La storia ha percorsi che spesso rispondono a logiche diverse da quelle della forza pura e semplice e l&#8217;inerzia dei processi profondi ha la meglio sul singolo evento. I catalani alla fine ottennero quel che volevano non con la forza delle armi, ma per tradimento (conquista di Oristano) e per compravendita (del titolo e del territorio da Guglielmo di Narbona). Ma anche la stagione della potenza catalana era finita. Proprio nel momento del massimo trionfo, l&#8217;ultimo erede della casata barcellonese, Martino il Giovane, morì a Castel di Calari (l&#8217;attuale Cagliari) meno di un mese dopo la battaglia di Sanluri. Un fatto che, a dispetto della vittoria conseguita, ebbe conseguenze drammatiche per la Catalogna e il suo ruolo politico. Fino ai giorni nostri. Una nemesi che, purtroppo, può consolare ben poco gli sconfitti di allora. Noi.</div><div></div><div>La memoria di questi eventi, ben viva in Catalogna, è stata a lungo rimossa in Sardegna. Nessun libro di storia, tra quelli su cui i sardi per generazioni hanno studiato, li riporta. Troppo difficili da incastrare nell&#8217;arrangiato collage della storia d&#8217;Italia. Troppo forti, dal punto di vista simbolico, per non aver anche potenziali (e &#8220;pericolosi&#8221;) esiti politici.<br /> Quanti di noi celebreranno oggi la memoria di quell&#8217;episodio di seicento anni fa? Quanti sapranno attribuirgli il giusto significato? Pochi, temo.<br /> Nell&#8217;opuscolo che presenta le commemorazioni di questi giorni, prodotto dalla <a href="http://www.prolocosanluri.it/"  rel="external">pro loco di Sanluri</a>, a pag. 7 c&#8217;è la dimostrazione di quanto ancora venga tradito, consapevolmente o inconsapevolmente, il senso di un passato ingombrante. &#8220;Dove morirono la Catalogna e la Sardegna e nacque l&#8217;Italia&#8221; si dice testualmente. L&#8217;Italia! Cosa mai avrà a che fare un&#8217;espressione geografica aliena con un fatto del 1409 riguardante sardi e catalani è un mistero che varrebbe la pena di chiarire. L&#8217;Italia, intesa come stato e come comunità nazionale, non solo allora non esisteva, ma nemmeno era nella mente di alcuno. Quell&#8217;evento, quei decenni di conflitto, i processi culturali e politici che li avevano prodotti, avevano un loro senso, una loro portata simbolica, cause ed effetti che solo la compulsiva applicazione di una ideologia può denotare come la premessa storica dell&#8217;Italia.<br /> Allora eravamo sardi, la nazione sarda, che lottava per la propria libertà (per la &#8220;liberazione della patria&#8221;, recitava la campana bronzea di Ugone III, fusa nel 1382), per la propria dignità. Questo prima ancora che tali processi di identificazione prendessero piede nella modernità europea.</div><p>E allora ricordare oggi quell&#8217;evento e quell&#8217;epoca non dev&#8217;essere la stanca commemorazione di una sconfitta, da &#8220;nazione fallita&#8221;, ma deve essere la riconciliazione con un passato in cui eravamo sovrani, eravamo un &#8220;noi&#8221; che si confrontava con le altre collettività umane come soggetto attivo della propria storia. Deve essere la base per guardare al futuro con uno sguardo diverso, libero, aperto. Da consapevoli abitatori di questa terra preziosa, eredi di una storia grande della cui altezza dovremo mostrarci degni.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=895" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/06/30/600-anni-battaglia-sanluri/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Vietato ricordare</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/06/28/vietato-ricordare/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/06/28/vietato-ricordare/#comments</comments> <pubDate>Sun, 28 Jun 2009 12:30:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Manuel</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[censura]]></category> <category><![CDATA[diritto all'oblio]]></category> <category><![CDATA[disegno di legge 2455]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[internet]]></category> <category><![CDATA[libertà]]></category> <category><![CDATA[obbligo di rettifica]]></category> <category><![CDATA[On. Lussana]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=885</guid> <description><![CDATA[Riporto qui un articolo che aiuterà a capire lo &#8220;&#8221;stato dell&#8217;arte&#8221;" (sì occorrono molte virgolette) sulle leggi italiane in materia &#8220;Internet&#8221; che stanno passando nel più subdolo dei silenzi mediatici. Siamo tutti abituati ormai a informarci e informare, scrivere e leggere opinioni e notizie sui mezzi messi a disposizione sul web: bene prepariamoci a un [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-893" title="Vietato ricordare" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/06/obliobymanuel.png" alt="Vietato ricordare" width="150" height="105" />Riporto qui un articolo che aiuterà a capire lo &#8220;&#8221;stato dell&#8217;arte&#8221;" (sì occorrono molte virgolette) sulle leggi italiane in materia &#8220;Internet&#8221; che stanno passando nel più subdolo dei silenzi mediatici. Siamo tutti abituati ormai a informarci e informare, scrivere e leggere opinioni e notizie sui mezzi messi a disposizione sul web: bene prepariamoci a un pò di disobbedienza civile se vogliamo conservare un pò di indipendenza, libertà e onestà perché no.<span id="more-885"></span></p><p>Roma &#8211; La Rete ha la memoria troppo lunga! È questo il presupposto dal quale muove il <a href="http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/33723.htm"  rel="external">disegno di legge n. 2455</a> recante &#8220;Nuove disposizioni per la tutela del diritto all&#8217;oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale&#8221; presentato lo scorso 20 maggio dall&#8217;<a href="http://www.camera.it/cartellecomuni/leg16/include/contenitore_dati.asp?tipopagina=&amp;deputato=d300448&amp;source=%2Fdeputatism%2F240%2Fdocumentoxml.asp&amp;position=Deputati\La%20Scheda%20Personale&amp;Pagina=Deputati/Composizione/SchedeDeputati/SchedeDeputati.asp%3Fdeputato=d300448"  rel="external">On. Lussana alla Camera dei Deputati</a>.  [ndr, sic che vergogna una conterranea mia... ]</p><p>Il tema del diritto all&#8217;oblio in Internet &#8211; e, benché l&#8217;estensore del disegno di legge sembri dimenticarsene, fuori da Internet &#8211; costituisce un tema delicato e complesso sul quale si sono già succedute numerose decisioni &#8211; non sempre condivisibili &#8211; dei Giudici e del Garante per il trattamento dei dati personali e la riservatezza. Si sbaglierebbe, perciò &#8211; benché la tentazione sia forte &#8211; a liquidare l&#8217;iniziativa dell&#8217;On. Lussana in poche battute, semplicemente, come l&#8217;ennesimo tentativo di limitare la libertà di informazione in Rete e, in ogni caso, come un&#8217;iniziativa anacronistica ed inattuabile. Conviene, invece, andare con ordine e cominciare dal contenuto del disegno di legge.</p><p>Il primo comma dell&#8217;art. 1 mira &#8211; le parole sono tratte dalla relazione di accompagnamento al disegno di legge &#8211; a far sì &#8220;<em>che, decorso un lasso temporale, variabile a seconda della gravità del reato, e salvo che risulti il consenso scritto dell&#8217;interessato, non possano più essere diffusi o mantenuti immagini o dati, anche giudiziari, che consentano, direttamente o indirettamente, l&#8217;identificazione della persona già indagata o imputata, sulle pagine Internet liberamente accessibili dagli utenti oppure attraverso i motori di ricerca esterni al sito web sorgente</em>&#8220;.</p><p>Il secondo ed il terzo comma della medesima previsione, rincarano, poi, la dose fissando il principio secondo il quale le immagini ed i dati di cui al comma 1, devono essere definitivamente rimossi da tutte &#8220;<em>le pagine Internet</em>&#8221; quando, &#8220;<em>sia trascorso un anno dal momento in cui è stata pronunciata sentenza di non luogo a procedere, decreto di archiviazione o sia intervenuta sentenza definitiva di proscioglimento, anche a seguito di revisione</em>&#8221; o &#8220;<em>due anni se è intervenuta o se è stata dichiarata una causa di estinzione del reato o della pena</em>&#8220;.<br /> L&#8217;art. 2, dal canto suo, riconosce all&#8217;interessato il diritto di richiedere la rimozione delle immagini e dei dati di cui all&#8217;art. 1 dapprima direttamente &#8220;<em>ai siti Internet ed ai motori di ricerca</em>&#8221; e, quindi, al Garante per il trattamento dei dati personali e la riservatezza, prevedendo, altresì, che l&#8217;eventuale inadempimento da parte del destinatario della richiesta al provvedimento del Garante può costare a quest&#8217;ultimo una sanzione da 5.000 a 100.000 euro.</p><p>La portata di tali prime due previsioni del DDL Lussana è mitigata dal contenuto dell&#8217;art. 3 che prevede una serie di ipotesi in presenza delle quali gli artt. 1 e 2 non trovano applicazione: (a) il trattamento dei dati per ragioni di giustizia da parte degli uffici giudiziari, del CSM e del Ministero della Giustizia; (b) la conservazione sui siti Internet dei dati e delle immagini per finalità di ricerca storica o di approfondimento giornalistico, anche in assenza di consenso dell&#8217;interessato, purché risulti un oggettivo e rilevante interesse pubblico, sempreché il trattamento avvenga nel rispetto della dignità personale, della pertinenza e veridicità delle notizie, nonché del diritto all&#8217;identità; (c) limitatamente &#8211; chissà perché &#8211; alle previsioni di cui agli artt. 1 e 2, il trattamento di dati relativi a chi i) è stato condannato con sentenza definitiva alla pena dell&#8217;ergastolo; ii) è stato condannato per genocidio, terrorismo internazionale o strage, indipendentemente dalla pena in concreto inflitta; ii) esercita o ha esercitato alte cariche pubbliche, anche elettive, in caso di condanna per reati commessi nell&#8217;esercizio delle proprie funzioni, allorché sussista un meritevole interesse pubblico alla conoscenza dei fatti.</p><p>L&#8217;art. 4, stabilisce poi che &#8220;<em>L&#8217;esercizio della tutela prevista ai sensi della presente legge non pregiudica il diritto dell&#8217;interessato e dei suoi eredi o del convivente a ottenere il risarcimento del danno, anche morale, derivante dalla violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2</em>&#8220;. L&#8217;art.5, infine, contiene tutta una serie di interventi &#8211; invero di dubbia utilità e scarso pregio sotto il profilo della tecnica della normazione &#8211; al codice privacy, evidentemente necessari secondo l&#8217;estensore del disegno di legge per coordinare la nuova legge con il codice privacy stesso.<br /> Sin qui i fatti. Veniamo ora alle perplessità e ai dubbi.</p><p>Mi riesce, innanzitutto, difficile condividere l&#8217;idea secondo la quale le potenzialità di uno strumento tecnologico come Internet idoneo ad ampliare le concrete possibilità di accesso all&#8217;informazione e al patrimonio storico dell&#8217;umanità possano essere limitate ex lege. È innegabile che Internet agevoli l&#8217;accesso alle informazioni e ne perpetui il ciclo di vita ma viene tuttavia da chiedersi se ciò giustifichi una nuova &#8220;norma anti-memoria&#8221; o dovrebbe piuttosto imporre una più profonda riflessione sul significato e sul senso della nozione di identità personale e di diritto all&#8217;oblio nel secolo della Rete.</p><p>E se attraverso naturali dinamiche di evoluzione darwiniana della specie, domani sviluppassimo capacità mnemoniche maggiori di quelle di cui disponevano i nostri antenati? Sarebbe opportuno ed auspicabile un intervento normativo volto ad imporci di dimenticare in fretta o, almeno, tanto in fretta quanto i nostri nonni?</p><p>È sulla base di queste considerazioni che trovo preoccupante la volontà del legislatore di ordinare alla Rete di ricordare di meno e meno a lungo esigendo dai motori di ricerca e da tutti i siti Internet &#8211; o per dirla meglio di quanto non si faccia nel disegno di legge &#8211; dai gestori dei motori di ricerca e dai titolari dei siti Internet, rispettivamente, di sospendere l&#8217;indicizzazione di taluni contenuti e di rimuoverli dal web.</p><p>I dubbi sollevati dall&#8217;iniziativa legislativa dell&#8217;On. Lussana, tuttavia, non finiscono qui e sono, anzi, destinati ad amplificarsi se si passa ad esaminare il modo in cui si è ritenuto di garantire il diritto all&#8217;oblio in Rete.<br /> Cominciamo dal principio.</p><p>Non credo abbia senso scrivere una nuova legge &#8220;ad personam&#8221; contro l&#8217;informazione in Rete senza preoccuparsi di affrontare e risolvere prima &#8211; a livello generale &#8211; il problema del diritto all&#8217;oblio che, allo stato, non può ritenersi aver raggiunto nell&#8217;elaborazione giurisprudenziale alcun approdo sicuro. La Rete è solo l&#8217;ultima delle presunte minacce al diritto all&#8217;oblio ma dello stesso tema, prima di Internet, si è già discusso &#8211; e si continuerà a discutere &#8211; anche in relazione alla televisione, al cinema, al teatro, ai giornali e persino ai romanzi.<br /> Perché, dunque, una legge solo per la Rete?<br /> Ma c&#8217;è di più.</p><p>Nell&#8217;accezione tradizionale, infatti, la lesione del diritto all&#8217;oblio viene in rilievo laddove si ripropongano, a distanza di anni, fatti di cronaca ormai superati e lontani nel tempo nell&#8217;ambito di film, romanzi, pièce teatrali o trasmissioni televisive. Il problema affrontato dalla nuova iniziativa legislativa dell&#8217;On. Lussana è, tuttavia, un altro e concerne non già la riproposizione di fatti del passato ma, piuttosto, l&#8217;accessibilità via Internet di immagini e dati pubblicati in un preciso momento storico perché relativi alla cronaca o all&#8217;attualità di quel tempo. Esportata fuori dalla Rete, quindi, la ratio del DDL sarebbe quella non già di impedire, ad esempio, la realizzazione di un film sui delitti del mostro di Firenze ma, piuttosto, di vietare alle biblioteche e agli archivi storici pubblici e privati di consentire al pubblico l&#8217;accesso ad ogni giornale, rivista o romanzo relativo ai quei fatti. Senza con ciò voler attribuire un giudizio positivo o piuttosto negativo alla nuova iniziativa legislativa occorre, tuttavia, prendere atto che <em>si tratta di una limitazione e compressione forte della c.d. libertà ad essere informati le cui radici affondano nello stesso art. 21 della Costituzione</em>.<br /> Allo stesso modo è innegabile che il contenuto del DDL minaccia di far sì che la storia che le generazioni che verranno potranno leggere sarà solo quella che i suoi protagonisti vorranno sia tramandata ai posteri.</p><p>Ma torniamo alla Rete.<br /> Il disegno di legge &#8211; secondo una pessima abitudine che va, sfortunatamente, consolidandosi di giorno in giorno &#8211; impone a chi fa informazione in Rete in maniera professionale e a chiunque gestisca un semplice blog o altro sito Internet &#8220;amatoriale&#8221; eguali obblighi ed analoghe responsabilità a garanzia dell&#8217;altrui diritto all&#8217;oblio. Ai sensi dei commi 2 e 3 dell&#8217;art. 1 del DDL, pertanto, il gestore di un blog, ad esempio, dovrà preoccuparsi di procedere alla rimozione di immagini e dati relativi ad una persona quando &#8220;<em>sia trascorso un anno dal momento in cui è stata pronunciata sentenza di non luogo a procedere, decreto di archiviazione o sia intervenuta sentenza definitiva di proscioglimento, anche a seguito di revisione</em>&#8221; o &#8220;<em>due anni se è intervenuta o se è stata dichiarata una causa di estinzione del reato o della pena</em>&#8220;. Il mancato adempimento a tale obbligo può dar luogo, ai sensi di quanto disposto all&#8217;art. 4, a pesanti responsabilità risarcitorie, al coinvolgimento in procedimenti dinanzi al Garante per la privacy e a sanzioni fino a 100 mila euro.</p><p>Tra <a href="http://punto-informatico.it/2641517/PI/Commenti/chiuso-rettifica.aspx"  rel="external"><strong>obblighi di rettifica</strong></a>, condanne per stampa clandestina, sequestri e la nuova iniziativa a tutela dell&#8217;altrui diritto all&#8217;oblio la voglia di dire la propria in Rete diventa ogni giorno di più un lusso che in pochi possono o potranno permettersi con un&#8217;evidente e preoccupante compressione della libertà di manifestazione del pensiero.</p><p>Si sarebbe, tuttavia, poco obiettivi se non si ricordasse che le esclusioni dall&#8217;ambito di applicabilità delle nuove norme individuate all&#8217;art. 3 valgono, in astratto, a mitigare in maniera importante il principio di prevalenza del diritto all&#8217;oblio sulla libertà all&#8217;informazione ma, ad un tempo, occorre riconoscere che la vaghezza, l&#8217;indeterminatezza e l&#8217;ambiguità delle deroghe ai divieti ed agli obblighi che la legge mira ad introdurre sono tali da far sì che &#8211; specie i gestori di siti Internet non professionali &#8211; si vedranno spesso costretti a rimuovere cautelativamente immagini e dati al solo fine di non rischiare richieste risarcitorie o sanzioni a molti zeri anche laddove l&#8217;art. 3 consentirebbe loro di non intervenire.</p><p><em>Ci sarebbe molto di più da dire su un&#8217;iniziativa che non può e non deve passare in sordina, non perché il diritto all&#8217;oblio non meriti tutela ma, piuttosto, perché non si può correre il rischio che per tutelare il diritto all&#8217;oblio si privino i nostri figli della storia e si limiti &#8211; una volta di più &#8211; la libertà di informazione nello spazio telematico, ultimo baluardo di libertà in un Paese nel quale l&#8217;indipendenza dei media tradizionali fa registrare giudizi peggiori ogni anno che passa, a prescindere dal colore politico degli abitanti del Palazzo</em>.</p><p>Si potrebbe, ad esempio, discutere del senso di dettare una disciplina nazionale in relazione ad un fenomeno globale come la &#8220;memoria della Rete&#8221;, della possibilità per una legge italiana di obbligare il gestore di un motore di ricerca straniero all&#8217;adempimento di un obbligo tanto stringente quale quello ipotizzato nel DDL e, ancora, di chi debba occuparsi di individuare le decine di migliaia di pagine web attraverso le quali una medesima informazione è diffusa al pubblico o, comunque, resa accessibile.<br /> Per ora mi fermo qui, nella consapevolezza di non aver detto tutto ma, ad un tempo, con la speranza di aver almeno aperto un dibattito che, forse, sarebbe stato utile ed opportuno sviluppare prima di assumere un&#8217;iniziativa legislativa tanto dirompente per gli equilibri dell&#8217;ecosistema telematico.</p><p><strong>Guido Scorza</strong><br /> <a href="http://www.politicheinnovazione.eu/"  rel="external">www.politicheinnovazione.eu</a><br /> <a href="http://www.guidoscorza.it/"  rel="external">Il blog di G.S. </a></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=885" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/06/28/vietato-ricordare/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Indipendenza, unico orizzonte logico per la Sardegna</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/08/indipendenza-orizzonte-logico/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/03/08/indipendenza-orizzonte-logico/#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Mar 2009 11:00:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Angelo Morittu</dc:creator> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[partiti italiani]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=534</guid> <description><![CDATA[ Durante l&#8217;ultima campagna elettorale per le regionali si è parlato spesso di Sardi, &#8220;sardosità&#8221;, autonomia, indipendenza, ma i risultati non sono stati molto diversi da quelli delle altre volte: solita gente, soliti intrighi, solite clientele, solite manovre. Il movimento indipendentista cresce, cresce di poco, pochissimo, ma alla fine sta passando il concetto che parlare di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-535" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/bossi01.jpg" alt="Bossi agli italiani" width="150" /></p><p>Durante l&#8217;ultima campagna elettorale per le regionali si è parlato spesso di Sardi, &#8220;sardosità&#8221;, autonomia, indipendenza, ma i risultati non sono stati molto diversi da quelli delle altre volte: solita gente, soliti intrighi, solite clientele, solite manovre. Il movimento indipendentista cresce, cresce di poco, pochissimo, ma alla fine sta passando il concetto che parlare di indipendenza per la Sardegna non è roba da disadattati e bombaroli ma sta lentamente conquistando la coscienza della gente &#8220;normale&#8221;.</p><p><span id="more-534"></span></p><p>Personalmente credo sia arrivato il momento di invocare l&#8217;indipendenza della Sardegna per necessità se non per legittima difesa della nostra sopravvivenza.<br /> Eviterò di parlare di Sardi in quanto etnia, ma è indubbio che, mentre tutti gli abitanti considerino nel loro inconscio la Sardegna una nazione con tutti gli attributi territoriali, culturali, antropologici e storici, ben pochi sono propensi ad ammettere che il processo di assimilazione nello stato italiano è stato fortuito, inconsapevole e ad oggi in gran parte irrimediabilmente fallito.<br /> Non è questione di nazionalismo, per quanto mi riguarda, non mi interessa quale che sia la nazionalità sul passaporto e tanto meno esaltare l&#8217;appartenenza ad un popolo sardo più o meno valoroso coi suoi miti più o meno fasulli.<br /> <img style="margin-top: 10px;" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/veltroni_franceschini02.jpg" alt="Democratici" width="300" height="197" align="right" />L&#8217;aspetto che dovrebbe essere chiaro a tutti e che mai come in questi tempi la nostra isola è una lontana provincia del sub-impero italiano in decadente implosione, nonostante la continuità territoriale e culturale il gap economico e sociale rispetto ai paesi civili sta diventando sempre più grande. È da sempre che i nostri politici vengono nominati da apparati esterni al territorio, ma anche quando emergono autonomamente non trovano di meglio che trasferirsi in continente e restarci, nessuno ormai si ricorda della Sardegna se non come substrato e retroterra folcloristico della Costa Smeralda.<br /> Ogni persona finora estranea a qualunque ideale sardista e tanto meno indipendentista (tale mi considero), ma mediamente dotata di capacità logiche, capirà che non c&#8217;è alcuna speranza, non dico di rinascita ma neppure di sopravvivenza, a rimanere attaccati all&#8217;Italia; si obietterà che è anacronistico rendersi indipendenti in un mondo sempre più globalizzato, ma, se riflettiamo un pò, è viceversa l&#8217;unico sistema per garantire un futuro ai nostri figli senza obbligarli ad andarsene.<br /> Tra qualche settimana si voterà per le europee, quando mai si è farfugliato di Sardegna in quel palazzo, quanti rappresentati abbiamo mai espresso?<br /> Mi risulta che quando si doveva decidere se attribuire una qualche rappresentate alla Sardegna, gli stessi nostri (dis)onorevoli si sono volpescamente defilati, chissà perché.<img class="size-full wp-image-537" style="margin-top: 10px;" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/themastellas03.jpg" alt="La famiglia Mastella" width="300" height="175" />L&#8217;abbiamo capito o no che dopo tangentopoli, e l&#8217;ingresso di qualche pervenuto, la classe politica e affaristica italiana si è blindata nel palazzo e nei gangli vitali dello stato predisponendo tutti quei dispositivi che le permetteranno di governare e saccheggiare risorse senza più alcuna remora, pudore e timore.<br /> Basta sfogliare non dico i giornali ma perlomeno il gossip per sapere che i prossimi leader politici saranno i figli e i figliocci di Berlusconi, Bossi, Rutelli, D&#8217;Alema, Cossiga, Craxi, Pisanu e Mastella, la moglie di Mastella, il figlio di Mastella e il cane di Mastella (citaz. D. Sepe).<br /> Non credo sia Di Pietro ad incarnare le speranze di una sinistra ormai dissolta, mentre è ormai perduta la carica iniziale del Partito Democratico nonostante siano finalmente terminate le americanate da cinematografo di Veltroni, per non parlare del partito dei famigli di Berlusconi pubblicamente cementati dal delirio del potere ma pronti ad azzannarsi come lupi nei retrobottega dei palazzi.<br /> Credo che ormai non possiamo più permetterci di aspettare le decisioni prese a 300 km di distanza e con anni luce di ritardo, possiamo e abbiamo l&#8217;obbligo di preparare un futuro migliore per i nostri figli, solo noi possiamo farlo, non possiamo più delegare alla solita classe politica che pensa solo al proprio mantenimento.</p><p>L&#8217;unico orizzonte logico è l&#8217;indipendenza, se siamo in grado di pensarla possiamo realizzarla, se rifiutiamo anche solo l&#8217;idea subiremo le idee degli altri, i nostri posteri ci giudicheranno.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=534" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/03/08/indipendenza-orizzonte-logico/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>94</slash:comments> </item> <item><title>Cagliari città-stato</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/01/cagliari-citta-stato/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/03/01/cagliari-citta-stato/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 Mar 2009 18:22:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Angelo Morittu</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Cagliari]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[limba sarda]]></category> <category><![CDATA[nazione]]></category> <category><![CDATA[Regione Sardegna]]></category> <category><![CDATA[sardismo]]></category> <category><![CDATA[servi]]></category> <category><![CDATA[Soru]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=310</guid> <description><![CDATA[Ai tempi di Andreotti le bizzarrie governative venivano varate a ferragosto, ma per Berlusconi va benissimo anche il carnevale. Tra frizzi, lazzi e barzellette, ci ha parlato del mangime forzato ai moribondi, di ronde da passeggio, dello sciopero virtuale e financo di centrali nucleari. I sardi in festa hanno giubilato in piazza Renato-Cancioffali al ritmo della [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-309" title="sardinia a s'imbressu" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/sardegnadown2-198x300.gif" alt="sardegnadown2" width="119" height="180" />Ai tempi di Andreotti le bizzarrie governative venivano varate a ferragosto, ma per Berlusconi va benissimo anche il carnevale. Tra frizzi, lazzi e barzellette, ci ha parlato del mangime forzato ai moribondi, di ronde da passeggio, dello sciopero virtuale e financo di centrali nucleari.<br /> I sardi in festa hanno giubilato in piazza Renato-Cancioffali al ritmo della ratantira, davvero un brutto scherzo di carnevale per tanti Soriani sull&#8217;orlo di una crisi di nervi.<br /> Ma davanti agli choc, l&#8217;homo sapiens-sapiens fin dalla notte dei tempi ha imparato a resistere, mettendo in atto tre strategie.<span id="more-310"></span></p><ol><li>Si sdraia sotto un riparo e aspetta che passi la nottata e/o il cadavere del nemico, magari sballandosi con sostanze psicotrope.</li><li>Se ne va alla ricerca di una rupe sufficentemente alta e vi si getta anima e corpo.</li><li>Ragiona sulla sua misera condizione ed elabora uno o più progetti di riscatto.</li></ol><p>Orbene, la nostra morale cristiana, unita alla paura del dolore e all&#8217;alto costo dei narcotici, ci impone di passare senz&#8217;altro alla soluzione del terzo tipo.</p><p>Analizzando la concentrazione di potere politico, amministrativo, economico e mediatico, è evidente che Cagliari rappresenta la testa della Sardegna, la <em>corona de logu</em>, diremmo per restare in tema.<br /> Ma Cagliari è stata ed è una città-stato, un&#8217;isola nell&#8217;isola, da quasi mille anni controllata da signori e potentati esterni, spesso a carico o in conflitto col resto della Sardegna. Una testa con buona parte del corpo atrofizzato, che spesso non sente più suo, a cui rifiuta l&#8217;ingresso di sangue fresco che potrebbe dargli nuovi virgulti vitali preferendo piuttosto rimanere attaccata artificialmente alle macchine.<br /> Fuor di metafora, è quello che è successo a Soru e in passato ai sardisti, il primo rigettato e i secondi fagocitati dall&#8217;ameba cagliaritana.<br /> La macchina del potere non ammette deragliamenti, tutto deve rimanere nelle sue rotaie, è ammessa la dependance affaristica terranovese, ma l&#8217;entità sarda non deve esistere, disturba (ho scritto entità non nazione).<br /> Disturba il velluto di Soru, disturba la lingua sarda, disturba il pacifismo da straccioni, l&#8217;ecologismo terzomondista e anche quel certo modo anarchico di tenere la schiena dritta.<br /> La sarditudine, intesa come roba da sardi in solitudine, è aborrita dal rampantismo d&#8217;accatto della classe dirigente regionale, non funziona, è anti-moderna, è ammessa solo in determinate occasioni festaiole come ebbi a scrivere su <a href="http://www.altravoce.net"  rel="external">Altravoce</a> e sul <a href="http://michelamurgia.altervista.org"  rel="external">blog di Michela</a>.</p><p>È auspicabile un riequilibrio dello strapotere cagliaritano, magari spostando il Consiglio Regionale ad Oristano. Sarebbe un operazione dall&#8217;alto valore simbolico ma anche economico che darebbe un sicuro impulso alle zone interne, un messaggio di vicinanza alle/delle istituzioni e di speranza nel futuro. Sarebbe anche uno stimolo alla creazione di infrastrutture veramente utili, altroché Betile, Tuvixeddu e nuovo stadio, la Sardegna ha bisogno di collegamenti veloci e sicuri, ha bisogno di ferrovie moderne e non solo di rami da dissecare e poi recidere, si darebbe sfogo anche ai costruttori che invece di buttare cemento sulle coste potrebbero creare nuovi posti di lavoro in funzione della Sardegna, e non delle solite signorie continentali che hanno già stabilito come, dove e di cosa abbiamo bisogno per vivere e ce lo mandano a dire tramite i nostri capataz arroccati in su casteddu &#8216;e Callari.<br /> Obama per reagire alla crisi ha annunciato un grande piano di opere pubbliche: ponti, strade, edifici;<br /> la stessa cosa farà l&#8217;Italia, miliardi per l&#8217;expo di Milano, la TAV, il ponte di Messina, le centrali nucleari, mentre per la Sardegna, dopo la tre-giorni Maddalenina, le solite cosette a Cagliari e nuovi lunapark per vacanzieri.</p><p>Bisogna pensare qualcosa di veramente importante, una cesura netta col passato, l&#8217;alternativa è sparire, sparire dentro Cagliari, dentro Olbia, Roma, Milano, Torino, Bologna, Sucorrunannudesavurca e ricoprirci di verguensa per il nostro fatalismo da eterni sottomessi.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=310" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/03/01/cagliari-citta-stato/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using disk
Page Caching using disk (user agent is rejected)
Database Caching 17/35 queries in 0.590 seconds using disk

Served from: www.coronadelogu.com @ 2010-07-31 07:06:34 -->