<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Corona De Logu &#187; informazione</title> <atom:link href="http://www.coronadelogu.com/tag/informazione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.coronadelogu.com</link> <description> </description> <lastBuildDate>Fri, 18 Jun 2010 10:26:49 +0000</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>La scuola alle porte del 2010. Il ministro Gelmini a Ballarò, la &#8220;riforma&#8221; scolastica e la sorte dei precari.</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/12/27/la-scuola-alle-porte-del-2010-il-ministro-gelmini-a-ballaro-la-riforma-scolastica-e-la-sorte-dei-precari/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/12/27/la-scuola-alle-porte-del-2010-il-ministro-gelmini-a-ballaro-la-riforma-scolastica-e-la-sorte-dei-precari/#comments</comments> <pubDate>Sun, 27 Dec 2009 14:51:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Cristian Ribichesu</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Floris]]></category> <category><![CDATA[Fois]]></category> <category><![CDATA[Gelmini]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Scuola sarda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1044</guid> <description><![CDATA[Seguo spesso la trasmissione televisiva Ballarò, condotta dal giornalista Floris. Anche questo martedì 15/12, e con rammarico ho visto che l’attuale Ministro all&#8217;Istruzione sembra lontana dal contesto scolastico. Sarà un mio limite, ma credo di non sbagliare. Io penso che il punto non stia nel fatto che i finanziamenti della Scuola venissero usati, alla vigilia [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Seguo spesso la trasmissione televisiva Ballarò, condotta dal giornalista Floris. Anche questo martedì 15/12, e con rammarico ho visto che l’attuale Ministro all&#8217;Istruzione sembra lontana dal contesto scolastico. Sarà un mio limite, ma credo di non sbagliare. Io penso che il punto non stia nel fatto che i finanziamenti della Scuola venissero usati, alla vigilia dell&#8217;insediamento di questo Governo, per il 98% per pagare stipendi, come affermato dal ministro Gelmini, ma che negli anni progressivamente lo Stato abbia ridotto i finanziamenti nell&#8217;istruzione e, per forza di cose, alla fine siano rimasti in piedi solo le voci degli stipendi (togli anche quelle e chiudi le scuole!) .  <span id="more-1044"></span>Certamente le colpe devono essere distribuite nel tempo, tanto che l&#8217;Italia per il finanziamento di questo settore, fondamentale per lo Stato e per la vita dei cittadini, è ben sotto la media, per PIL, dei paesi OCSE. E si consideri che circa un sesto del personale docente ogni anno è rappresentato da personale precario, precario per risparmiare sui costi della stabilizzazione, assunto a settembre e licenziato a giugno o agosto, … e per anni.</p><p>Voglio aggiungere anche che quei sistemi di ammortizzazione sociale annunciati dal Ministro, con tanta enfasi, ancora non sono operanti, dato che molti docenti non hanno neanche ricevuto il pagamento del tfr dello scorso anno, il pagamento delle ferie non godute e, lavorando quest&#8217;anno per poche ore, hanno perso la disoccupazione di 800 euro per lavorare per poche centinaia di euro, e magari a parecchie decine di chilometri da casa e pagati non sempre puntualmente anche per quelle poche centinaia di euro (non si immagini tanto, 300, 400, 500 euro). Immaginatevi il Natale di molti docenti precari, che ancora, anche per passione e senso del dovere, continuano a lavorare per le supplenze preparandosi tutti i giorni e acquistando continuamente e personalmente libri e materiali didattici. La convenzione con l&#8217;INPS, poi, per il momento non è ancora funzionante, e parlo di quella convenzione che avrebbe dovuto assicurare un reddito minimo per i precari che avessero lavorato per poche centinaia di euro, con una formula di completamento tra stipendio a tempo determinato e disoccupazione (legge Salva-precari). Rimango allibito, inoltre, davanti all&#8217;affermazione del Ministro all&#8217;Istruzione di voler migliorare la Scuola con una nuova formazione dei docenti, dato che i docenti preparati e qualificati esistono e da anni lavorano come precari in mezzo a mille difficoltà. La scuola media, inoltre, con la cancellazione delle ore a disposizione, ogni qualvolta si assenti per un giorno un docente, vede spesso la divisione degli alunni di una classe in altre differenti, sovraffollandole. Contemporaneamente, sempre alle scuole medie, secondarie di primo grado, si è negata la possibilità di lezioni individualizzate per quegli alunni con problematiche particolari che, generalmente, venivano seguiti proprio dai docenti che avevano ore a disposizione. Insomma, ritornando a Ballarò, in pochi minuti, purtroppo perché la puntata ha visto una variazione per la discussione dell&#8217;aggressione al Capo del Governo (la scaletta prevedeva la tematica principale sulla Scuola), comunque in pochi minuti si è negato il fatto che la &#8220;riforma&#8221; Gelmini sia data essenzialmente da un enorme taglio a carico del personale scolastico precario. Triste sentir dire da parte del Ministro che i lavoratori a tempo determinato non devono pretendere nulla in merito alla stabilizzazione.</p><p>Triste e scorretto, moralmente e politicamente.</p><p>Tra l&#8217;altro, se si dovesse ragionare così come afferma il Ministro, non dovrebbero pretendere niente quelle centinaia di migliaia di lavoratori a tempo determinato che lavorano in vari settori del pubblico, nazionale, regionale e locale, e che avendo superato &#8220;solo&#8221; una selezione o un concorso richiedono giustamente l&#8217;inserimento lavorativo indeterminato. E scrivo &#8220;solo&#8221; non per sminuirne l&#8217;importanza, ma perché gli specializzati docenti precari hanno superato un corso-concorso con selezione e esame di Stato ben articolato. Ormai uno scippo.</p><p>I paragoni del ministro Gelmini, poi, come chiedere se si pensa che aumentando gli investimenti nell&#8217;Istruzione questa possa migliorare, lasciano il tempo che trovano, perché sarebbe come dire che un auto non va solo con la benzina, ma non va solo con l&#8217;autista o solo con le ruote. Semplicemente un sistema per funzionare deve avere a disposizione tutte le risorse che lo completano organicamente, risorse umane, finanziarie, organizzative e strutturali. E intanto molti docenti precari, supplenti, come scritto, stanno lavorando in previsione di uno stipendio il cui pagamento viene posticipato nel tempo, perché in molte scuole mancano le risorse finanziarie per pagare supplenti, materiali e sussidi didattici, e le manutenzioni spesso sono carenti, troppo.</p><p>In ragione di tutto ciò il Governo, proprio vedendo la riduzione progressiva dei finanziamenti per l&#8217;Istruzione, avrebbe dovuto aumentare le risorse per la Scuola, non diminuirle facendo breccia nei problemi esistenti e creando una voragine.</p><p>Questo di seguito è quello che penso, con alcuni dati certificati e certificabili.</p><p>Se esiste un aspetto che ci caratterizza come persone è la socializzazione, la capacità di molti di fermarsi per strada quando s’incontra un conoscente o un amico e scambiare quattro parole, anche per parlare del più o del meno. Ovviamente queste riflessioni a voce alta spesso difettano della correttezza scientifica, ma molte volte sono più pregnanti e più aderenti alla realtà di quanto possa essere la visione data dai media, dai politici o dagli studiosi di statistica in merito alla vita dei cittadini. Molte volte, però, le persone non interessate direttamente da una particolare realtà del Paese, non coinvolte da certe problematiche, parlano di determinati argomenti in base alle informazioni che hanno acquisito dall’ambiente, e alla fine, dal confronto fra le opinioni dei più, fra quelli direttamente coinvolti da certe dinamiche sociali e quelli estranei o solo spettatori, fra i politici e fra i mezzi dell’informazione, sembra di assistere all’esistenza di più Italie.</p><p>Un argomento discusso, ma forse non adeguatamente in proporzione all’importanza, almeno dallo scorso anno, è il funzionamento del nostro sistema scolastico e il suo cambiamento. Infatti, che la scuola italiana soffra più problemi è noto, ma la soluzione intrapresa per il suo miglioramento è certamente criticabile. Il tutto, come molti ben sanno, si è risolto in una drastica riduzione di personale, con un taglio di 42.104 docenti e 15.167 collaboratori scolastici (1.928 docenti e 591 collaboratori scolastici in meno per la Sardegna nel 2009/2010), per un totale di 52.171 posti di lavoro in meno in Italia per il corrente anno scolastico, che ammontano a 131.900 se considerati i tagli di tre anni consecutivi, e a fronte di un aumento di 37.441 alunni nel 2009 rispetto al 2008, “stipati” in classi che sono diminuite di 3.826 unità. I finanziamenti per l’Istruzione, poi, sono diminuiti nel tempo, dato che per il 2009 si è registrata una riduzione del 45,77% rispetto al 2001, e del 21,66% rispetto al 2008, e così l’investimento pubblico per questa voce risulta inferiore alla media dei paesi Ocse in proporzione al Pil.</p><p>Proprio uno dei capitoli di spesa che maggiormente risentirà dei tagli della “riforma” è quello riguardante i docenti precari, che nello scorso anno scolastico erano 130.835, cioè il 15,66% dei docenti della scuola italiana. Negli anni, nonostante le esigenze di personale, il precariato scolastico è aumentato, poiché si è scelto di usufruire del lavoro di questi docenti risparmiando sulla stabilizzazione, tanto che dei 130.835 precari in servizio nel 2008/2009 ne sono stati licenziati 110.553 alla fine delle attività didattiche. Perciò sembra che ora si voglia diminuire il precariato non stabilizzando e allontanando sempre più dal ruolo i docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento provinciali, le stesse da cui si attinge per l’assunzione a tempo indeterminato e determinato.</p><p>E allora non si può che rimanere allibiti davanti ai commenti di cittadini che, estranei al mondo scolastico, ma tempestati dalle informazioni non sempre corrette, credono che si stia operando nel miglior modo possibile per il progresso della Scuola, addirittura pensando che si voglia perfezionare tutta la categoria dei docenti con l’istituzione di “innovativi” corsi di formazione per futuri insegnanti neo-laureati, come riferito dal Ministro all’Istruzione questo settembre, mentre si vogliono tagliare 133.000 precari (più di 80.000 insegnanti) che già hanno superato concorsi o scuole di specializzazione Siss, e negli “addetti ai lavori” sorgono spontaneamente dei dubbi riguardanti questo “nuovo” percorso formativo.</p><p>Infatti la scuola di specializzazione Siss viene chiusa e si passa al tre anni più due della laurea specialistica più un anno di specializzazione con tirocinio, che corrispondono a sei anni di studio e pratica, come nel vecchio sistema della laurea quadriennale con gli ulteriori due anni di studio e pratica della scuola Siss. È bene ricordare che le scuole Siss, dopo un esame di ammissione iniziale, si esplicavano in due anni di studio, superamento di esami di psicologia, pedagogia, legislazione scolastica, laboratori, studio dei sistemi di valutazione scolastica, didattica delle materie d’insegnamento, 300 ore di tirocinio, la realizzazione di una tesi e un’ultima interrogazione con una commissione di docenti universitari e delle scuole pubbliche. E per il nuovo percorso di formazione docenti nulla dovrebbe cambiare (forse le ore di tirocinio, 450, da quanto annunciato, ma ristrette in un unico anno, a discapito degli studi di didattica, contro le 300 della Siss). Semplicemente, il sistema universitario è stato allungato di un anno e perciò si vuole adeguare il sistema di formazione degli insegnanti riducendolo di uno. Ma allora come si può parlare di formazione di nuovi docenti se vogliono tagliare quelli che fanno parte delle graduatorie ad esaurimento, molti dei quali hanno frequentato le Siss? E poi, come si può pensare che questa nuova selezione programmata possa essere più meritoria e finalizzata all’inserimento in ruolo se già le Siss erano numero chiuso, e previo il superamento di un esame di ammissione, per assumere nel rispetto della turnazione? I nuovi corsi di formazione potrebbero o potranno apportare delle migliorie, ma non si può pensare di non assumere chi fa parte delle graduatorie ad esaurimento e che già ha affrontato un percorso lungo di formazione professionale: laurea; concorsi e/o specializzazione con selezione; ulteriori corsi di perfezionamento; anni di lavoro precario, anche coprendo 200 chilometri al giorno, e continua formazione in itinere.</p><p>Certamente se si vuole migliorare il livello qualitativo dell’apprendimento sarebbe opportuno diminuire il numero massimo degli alunni per classe. Così, mentre tutti i Paesi OCSE vengono richiamati a investire maggiormente nell’Istruzione, mentre lo studio recente del settembre 2009 della Banca d’Italia, “I rendimenti dell&#8217;istruzione&#8221;, evidenzia i vantaggi economici dati da un maggior finanziamento del sistema scolastico, in Italia si prosegue con i tagli e si diramano informazioni che non sempre rappresentano la realtà, ponendo i cittadini davanti al binomio concettuale della positività o negatività di questa “riforma” scolastica. Inevitabilmente, nella realtà dei fatti, quella nota a molti che nella scuola ci lavorano, vi è solo una risposta, quella negativa.</p><p>Nell’ultimo romanzo, Stirpe, lo scrittore sardo Marcello Fois scrive storie verosimili, o forse vere. Fois scrive di uomini, delle guerre mondiali, scrive sull’amore e sul dolore, e scrive di famiglie, dell’ingiustizia e del destino, e fa bellissime similitudini e metafore, riguardanti il mestiere del fabbro, la lavorazione dei metalli e la forgiatura, dei metalli e delle persone insieme, e cita la storia di Giobbe. E allora, rubando la licenza di questo scrittore, oggi i precari della scuola stanno subendo questa “forgiatura”, e speriamo che la tecnica utilizzata o il battere del martello non siano scorretti o troppo insistenti, altrimenti il metallo si fila, e poi è facile che s’infranga e alla fine si spezzi.</p><p>Cristian Ribichesu</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1044" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/12/27/la-scuola-alle-porte-del-2010-il-ministro-gelmini-a-ballaro-la-riforma-scolastica-e-la-sorte-dei-precari/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Sciopero e libertà d&#8217;informazione</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/07/14/sciopero-e-liberta-dinformazione/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/07/14/sciopero-e-liberta-dinformazione/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Jul 2009 07:28:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Manuel</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Editoria]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[censura]]></category> <category><![CDATA[DDL Alfano]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[internet]]></category> <category><![CDATA[libertà]]></category> <category><![CDATA[sciopero blog]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=912</guid> <description><![CDATA[In Italia, una politica &#8220;vecchia&#8221; vuole impedire la libertà d&#8217;informazione attraverso giornali, siti internet e blog. Mi piacerebbe poter scrivere che CoronaDeLogu.com aderisce alla giornata per la libertà d&#8217;informazione ma non ne sono sicuro e non ne sono voce collettiva. Personalmente concordo con l&#8217;opione espressa da Attivissimo e con questo post di Michela Murgia in merito. 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Perché uno sciopero in più o un Berlusconi in meno non sono sufficienti, però sono un inizio&#8230; <span id="more-912"></span></p><p style="text-align: left;"><p style="text-align: left;"><a href="http://dirittoallarete.ning.com/"  rel="external"><img class="aligncenter" style="border: 0pt none;" src="http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/146135/SCIOPEROBLOG14LUGLIO.jpg" border="0" alt="" width="425" height="461" /></a><br /> <span style="font-size: medium;"><strong> </strong></span>&#8220;Rumoroso silenzio&#8221; in Internet e sit in con bavaglio in piazza Navona a Roma (ore 19)</p><p>Per la prima volta nella storia della Rete i blog entrano in sciopero.<br /> Il 14 luglio, una giornata di rumoroso silenzio dei blog italiani contro il disegno di legge Alfano, i cui effetti sarebbero quelli di imbavagliare l&#8217;informazione in Rete.<br /> Il cosiddetto obbligo di rettifica, pensato sessant&#8217;anni fa per la stampa, se imposto a tutti i blog (anche amatoriali) e con le pesanti sanzioni pecuniarie previste, metterebbe di fatto un silenziatore alle conversazioni on line e alla libera espressione in Internet.</p><p>Oggi dunque, invece dei consueti post, i blog italiani metteranno on line solo il logo della protesta, con un link al manifesto per il Diritto alla Rete: http://dirittoallarete.ning.com. Sul network verrà pubblicato inoltre uno slideshow di tuti i blogger imbavagliati che hanno aderito.</p><p>L&#8217;iniziativa prevede anche un incontro-sit in piazza Navona a Roma, alle ore 19 di martedì 14 luglio, e un simbolico imbavagliamento sia dei blogger presenti sia della statua simbolo della libertà di espressione, quella del Pasquino.</p><p>Hanno aderito all&#8217;iniziativa blogger di ogni area politica (ma anche non politici) ed esponenti di diversi partiti e associazioni.</p><p>Tra gli altri: Ignazio Marino, Vincenzo Vita, Mario Adinolfi e Francesco Verducci (Pd); Antonio Di Pietro (Idv): Pietro Folena (Partito della Sinistra Europea); Amici di Beppe Grillo di Roma, Calabria e Taranto; Articolo 21; Sinistra e Libertà; Per il Bene Comune; Partito Liberale Italiano (PLI).</p><p>Hanno aderito a titolo personale anche Giuseppe Civati, Sergio Ferrentino, Massimo Mantellini, Alessandro Robecchi, Claudio Sabelli Fioretti, Ivan Scalfarotto, Luca Sofri, Marco Travaglio e Vittorio Zambardino.</p><p>Anche alcuni parlamentari della maggioranza (come Antonio Palmieri e Bruno Murgia), seppur non verranno in piazza, hanno espresso la loro contrarietà alla norma imbavaglia-Rete presente nel ddl Alfano.</p><p>Sarà in piazza Navona anche il professor Derrick de Kerckhove, guru della Rete e docente all’Università di Toronto. Verrà infine annunciata la costituzione della “Consulta permanente per il Diritto alla Rete”: avrà l’obiettivo di aprire un tavolo di confronto tra il mondo della Rete e la politica, che tenga conto della libertà di espressione e di informazione, e soprattutto delle necessità di chi la Rete la vive ogni giorno come utente e cittadino.</p><p style="text-align: left;"><a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/"  rel="external">Alessandro Gilioli</a><br /> <a href="http://www.enzodifrennablog.it/"  rel="external">Enzo Di Frenna</a><br /> <a href="http://www.guidoscorza.it/"  rel="external">Guido Scorza</a></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=912" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/07/14/sciopero-e-liberta-dinformazione/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Vietato ricordare</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/06/28/vietato-ricordare/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/06/28/vietato-ricordare/#comments</comments> <pubDate>Sun, 28 Jun 2009 12:30:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Manuel</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[censura]]></category> <category><![CDATA[diritto all'oblio]]></category> <category><![CDATA[disegno di legge 2455]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[internet]]></category> <category><![CDATA[libertà]]></category> <category><![CDATA[obbligo di rettifica]]></category> <category><![CDATA[On. Lussana]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=885</guid> <description><![CDATA[Riporto qui un articolo che aiuterà a capire lo &#8220;&#8221;stato dell&#8217;arte&#8221;" (sì occorrono molte virgolette) sulle leggi italiane in materia &#8220;Internet&#8221; che stanno passando nel più subdolo dei silenzi mediatici. Siamo tutti abituati ormai a informarci e informare, scrivere e leggere opinioni e notizie sui mezzi messi a disposizione sul web: bene prepariamoci a un [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-893" title="Vietato ricordare" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/06/obliobymanuel.png" alt="Vietato ricordare" width="150" height="105" />Riporto qui un articolo che aiuterà a capire lo &#8220;&#8221;stato dell&#8217;arte&#8221;" (sì occorrono molte virgolette) sulle leggi italiane in materia &#8220;Internet&#8221; che stanno passando nel più subdolo dei silenzi mediatici. Siamo tutti abituati ormai a informarci e informare, scrivere e leggere opinioni e notizie sui mezzi messi a disposizione sul web: bene prepariamoci a un pò di disobbedienza civile se vogliamo conservare un pò di indipendenza, libertà e onestà perché no.<span id="more-885"></span></p><p>Roma &#8211; La Rete ha la memoria troppo lunga! È questo il presupposto dal quale muove il <a href="http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/33723.htm"  rel="external">disegno di legge n. 2455</a> recante &#8220;Nuove disposizioni per la tutela del diritto all&#8217;oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale&#8221; presentato lo scorso 20 maggio dall&#8217;<a href="http://www.camera.it/cartellecomuni/leg16/include/contenitore_dati.asp?tipopagina=&amp;deputato=d300448&amp;source=%2Fdeputatism%2F240%2Fdocumentoxml.asp&amp;position=Deputati\La%20Scheda%20Personale&amp;Pagina=Deputati/Composizione/SchedeDeputati/SchedeDeputati.asp%3Fdeputato=d300448"  rel="external">On. Lussana alla Camera dei Deputati</a>.  [ndr, sic che vergogna una conterranea mia... ]</p><p>Il tema del diritto all&#8217;oblio in Internet &#8211; e, benché l&#8217;estensore del disegno di legge sembri dimenticarsene, fuori da Internet &#8211; costituisce un tema delicato e complesso sul quale si sono già succedute numerose decisioni &#8211; non sempre condivisibili &#8211; dei Giudici e del Garante per il trattamento dei dati personali e la riservatezza. Si sbaglierebbe, perciò &#8211; benché la tentazione sia forte &#8211; a liquidare l&#8217;iniziativa dell&#8217;On. Lussana in poche battute, semplicemente, come l&#8217;ennesimo tentativo di limitare la libertà di informazione in Rete e, in ogni caso, come un&#8217;iniziativa anacronistica ed inattuabile. Conviene, invece, andare con ordine e cominciare dal contenuto del disegno di legge.</p><p>Il primo comma dell&#8217;art. 1 mira &#8211; le parole sono tratte dalla relazione di accompagnamento al disegno di legge &#8211; a far sì &#8220;<em>che, decorso un lasso temporale, variabile a seconda della gravità del reato, e salvo che risulti il consenso scritto dell&#8217;interessato, non possano più essere diffusi o mantenuti immagini o dati, anche giudiziari, che consentano, direttamente o indirettamente, l&#8217;identificazione della persona già indagata o imputata, sulle pagine Internet liberamente accessibili dagli utenti oppure attraverso i motori di ricerca esterni al sito web sorgente</em>&#8220;.</p><p>Il secondo ed il terzo comma della medesima previsione, rincarano, poi, la dose fissando il principio secondo il quale le immagini ed i dati di cui al comma 1, devono essere definitivamente rimossi da tutte &#8220;<em>le pagine Internet</em>&#8221; quando, &#8220;<em>sia trascorso un anno dal momento in cui è stata pronunciata sentenza di non luogo a procedere, decreto di archiviazione o sia intervenuta sentenza definitiva di proscioglimento, anche a seguito di revisione</em>&#8221; o &#8220;<em>due anni se è intervenuta o se è stata dichiarata una causa di estinzione del reato o della pena</em>&#8220;.<br /> L&#8217;art. 2, dal canto suo, riconosce all&#8217;interessato il diritto di richiedere la rimozione delle immagini e dei dati di cui all&#8217;art. 1 dapprima direttamente &#8220;<em>ai siti Internet ed ai motori di ricerca</em>&#8221; e, quindi, al Garante per il trattamento dei dati personali e la riservatezza, prevedendo, altresì, che l&#8217;eventuale inadempimento da parte del destinatario della richiesta al provvedimento del Garante può costare a quest&#8217;ultimo una sanzione da 5.000 a 100.000 euro.</p><p>La portata di tali prime due previsioni del DDL Lussana è mitigata dal contenuto dell&#8217;art. 3 che prevede una serie di ipotesi in presenza delle quali gli artt. 1 e 2 non trovano applicazione: (a) il trattamento dei dati per ragioni di giustizia da parte degli uffici giudiziari, del CSM e del Ministero della Giustizia; (b) la conservazione sui siti Internet dei dati e delle immagini per finalità di ricerca storica o di approfondimento giornalistico, anche in assenza di consenso dell&#8217;interessato, purché risulti un oggettivo e rilevante interesse pubblico, sempreché il trattamento avvenga nel rispetto della dignità personale, della pertinenza e veridicità delle notizie, nonché del diritto all&#8217;identità; (c) limitatamente &#8211; chissà perché &#8211; alle previsioni di cui agli artt. 1 e 2, il trattamento di dati relativi a chi i) è stato condannato con sentenza definitiva alla pena dell&#8217;ergastolo; ii) è stato condannato per genocidio, terrorismo internazionale o strage, indipendentemente dalla pena in concreto inflitta; ii) esercita o ha esercitato alte cariche pubbliche, anche elettive, in caso di condanna per reati commessi nell&#8217;esercizio delle proprie funzioni, allorché sussista un meritevole interesse pubblico alla conoscenza dei fatti.</p><p>L&#8217;art. 4, stabilisce poi che &#8220;<em>L&#8217;esercizio della tutela prevista ai sensi della presente legge non pregiudica il diritto dell&#8217;interessato e dei suoi eredi o del convivente a ottenere il risarcimento del danno, anche morale, derivante dalla violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2</em>&#8220;. L&#8217;art.5, infine, contiene tutta una serie di interventi &#8211; invero di dubbia utilità e scarso pregio sotto il profilo della tecnica della normazione &#8211; al codice privacy, evidentemente necessari secondo l&#8217;estensore del disegno di legge per coordinare la nuova legge con il codice privacy stesso.<br /> Sin qui i fatti. Veniamo ora alle perplessità e ai dubbi.</p><p>Mi riesce, innanzitutto, difficile condividere l&#8217;idea secondo la quale le potenzialità di uno strumento tecnologico come Internet idoneo ad ampliare le concrete possibilità di accesso all&#8217;informazione e al patrimonio storico dell&#8217;umanità possano essere limitate ex lege. È innegabile che Internet agevoli l&#8217;accesso alle informazioni e ne perpetui il ciclo di vita ma viene tuttavia da chiedersi se ciò giustifichi una nuova &#8220;norma anti-memoria&#8221; o dovrebbe piuttosto imporre una più profonda riflessione sul significato e sul senso della nozione di identità personale e di diritto all&#8217;oblio nel secolo della Rete.</p><p>E se attraverso naturali dinamiche di evoluzione darwiniana della specie, domani sviluppassimo capacità mnemoniche maggiori di quelle di cui disponevano i nostri antenati? Sarebbe opportuno ed auspicabile un intervento normativo volto ad imporci di dimenticare in fretta o, almeno, tanto in fretta quanto i nostri nonni?</p><p>È sulla base di queste considerazioni che trovo preoccupante la volontà del legislatore di ordinare alla Rete di ricordare di meno e meno a lungo esigendo dai motori di ricerca e da tutti i siti Internet &#8211; o per dirla meglio di quanto non si faccia nel disegno di legge &#8211; dai gestori dei motori di ricerca e dai titolari dei siti Internet, rispettivamente, di sospendere l&#8217;indicizzazione di taluni contenuti e di rimuoverli dal web.</p><p>I dubbi sollevati dall&#8217;iniziativa legislativa dell&#8217;On. Lussana, tuttavia, non finiscono qui e sono, anzi, destinati ad amplificarsi se si passa ad esaminare il modo in cui si è ritenuto di garantire il diritto all&#8217;oblio in Rete.<br /> Cominciamo dal principio.</p><p>Non credo abbia senso scrivere una nuova legge &#8220;ad personam&#8221; contro l&#8217;informazione in Rete senza preoccuparsi di affrontare e risolvere prima &#8211; a livello generale &#8211; il problema del diritto all&#8217;oblio che, allo stato, non può ritenersi aver raggiunto nell&#8217;elaborazione giurisprudenziale alcun approdo sicuro. La Rete è solo l&#8217;ultima delle presunte minacce al diritto all&#8217;oblio ma dello stesso tema, prima di Internet, si è già discusso &#8211; e si continuerà a discutere &#8211; anche in relazione alla televisione, al cinema, al teatro, ai giornali e persino ai romanzi.<br /> Perché, dunque, una legge solo per la Rete?<br /> Ma c&#8217;è di più.</p><p>Nell&#8217;accezione tradizionale, infatti, la lesione del diritto all&#8217;oblio viene in rilievo laddove si ripropongano, a distanza di anni, fatti di cronaca ormai superati e lontani nel tempo nell&#8217;ambito di film, romanzi, pièce teatrali o trasmissioni televisive. Il problema affrontato dalla nuova iniziativa legislativa dell&#8217;On. Lussana è, tuttavia, un altro e concerne non già la riproposizione di fatti del passato ma, piuttosto, l&#8217;accessibilità via Internet di immagini e dati pubblicati in un preciso momento storico perché relativi alla cronaca o all&#8217;attualità di quel tempo. Esportata fuori dalla Rete, quindi, la ratio del DDL sarebbe quella non già di impedire, ad esempio, la realizzazione di un film sui delitti del mostro di Firenze ma, piuttosto, di vietare alle biblioteche e agli archivi storici pubblici e privati di consentire al pubblico l&#8217;accesso ad ogni giornale, rivista o romanzo relativo ai quei fatti. Senza con ciò voler attribuire un giudizio positivo o piuttosto negativo alla nuova iniziativa legislativa occorre, tuttavia, prendere atto che <em>si tratta di una limitazione e compressione forte della c.d. libertà ad essere informati le cui radici affondano nello stesso art. 21 della Costituzione</em>.<br /> Allo stesso modo è innegabile che il contenuto del DDL minaccia di far sì che la storia che le generazioni che verranno potranno leggere sarà solo quella che i suoi protagonisti vorranno sia tramandata ai posteri.</p><p>Ma torniamo alla Rete.<br /> Il disegno di legge &#8211; secondo una pessima abitudine che va, sfortunatamente, consolidandosi di giorno in giorno &#8211; impone a chi fa informazione in Rete in maniera professionale e a chiunque gestisca un semplice blog o altro sito Internet &#8220;amatoriale&#8221; eguali obblighi ed analoghe responsabilità a garanzia dell&#8217;altrui diritto all&#8217;oblio. Ai sensi dei commi 2 e 3 dell&#8217;art. 1 del DDL, pertanto, il gestore di un blog, ad esempio, dovrà preoccuparsi di procedere alla rimozione di immagini e dati relativi ad una persona quando &#8220;<em>sia trascorso un anno dal momento in cui è stata pronunciata sentenza di non luogo a procedere, decreto di archiviazione o sia intervenuta sentenza definitiva di proscioglimento, anche a seguito di revisione</em>&#8221; o &#8220;<em>due anni se è intervenuta o se è stata dichiarata una causa di estinzione del reato o della pena</em>&#8220;. Il mancato adempimento a tale obbligo può dar luogo, ai sensi di quanto disposto all&#8217;art. 4, a pesanti responsabilità risarcitorie, al coinvolgimento in procedimenti dinanzi al Garante per la privacy e a sanzioni fino a 100 mila euro.</p><p>Tra <a href="http://punto-informatico.it/2641517/PI/Commenti/chiuso-rettifica.aspx"  rel="external"><strong>obblighi di rettifica</strong></a>, condanne per stampa clandestina, sequestri e la nuova iniziativa a tutela dell&#8217;altrui diritto all&#8217;oblio la voglia di dire la propria in Rete diventa ogni giorno di più un lusso che in pochi possono o potranno permettersi con un&#8217;evidente e preoccupante compressione della libertà di manifestazione del pensiero.</p><p>Si sarebbe, tuttavia, poco obiettivi se non si ricordasse che le esclusioni dall&#8217;ambito di applicabilità delle nuove norme individuate all&#8217;art. 3 valgono, in astratto, a mitigare in maniera importante il principio di prevalenza del diritto all&#8217;oblio sulla libertà all&#8217;informazione ma, ad un tempo, occorre riconoscere che la vaghezza, l&#8217;indeterminatezza e l&#8217;ambiguità delle deroghe ai divieti ed agli obblighi che la legge mira ad introdurre sono tali da far sì che &#8211; specie i gestori di siti Internet non professionali &#8211; si vedranno spesso costretti a rimuovere cautelativamente immagini e dati al solo fine di non rischiare richieste risarcitorie o sanzioni a molti zeri anche laddove l&#8217;art. 3 consentirebbe loro di non intervenire.</p><p><em>Ci sarebbe molto di più da dire su un&#8217;iniziativa che non può e non deve passare in sordina, non perché il diritto all&#8217;oblio non meriti tutela ma, piuttosto, perché non si può correre il rischio che per tutelare il diritto all&#8217;oblio si privino i nostri figli della storia e si limiti &#8211; una volta di più &#8211; la libertà di informazione nello spazio telematico, ultimo baluardo di libertà in un Paese nel quale l&#8217;indipendenza dei media tradizionali fa registrare giudizi peggiori ogni anno che passa, a prescindere dal colore politico degli abitanti del Palazzo</em>.</p><p>Si potrebbe, ad esempio, discutere del senso di dettare una disciplina nazionale in relazione ad un fenomeno globale come la &#8220;memoria della Rete&#8221;, della possibilità per una legge italiana di obbligare il gestore di un motore di ricerca straniero all&#8217;adempimento di un obbligo tanto stringente quale quello ipotizzato nel DDL e, ancora, di chi debba occuparsi di individuare le decine di migliaia di pagine web attraverso le quali una medesima informazione è diffusa al pubblico o, comunque, resa accessibile.<br /> Per ora mi fermo qui, nella consapevolezza di non aver detto tutto ma, ad un tempo, con la speranza di aver almeno aperto un dibattito che, forse, sarebbe stato utile ed opportuno sviluppare prima di assumere un&#8217;iniziativa legislativa tanto dirompente per gli equilibri dell&#8217;ecosistema telematico.</p><p><strong>Guido Scorza</strong><br /> <a href="http://www.politicheinnovazione.eu/"  rel="external">www.politicheinnovazione.eu</a><br /> <a href="http://www.guidoscorza.it/"  rel="external">Il blog di G.S. </a></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=885" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/06/28/vietato-ricordare/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Quanto ci si può fidare dei giornali in Sardegna?</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/24/quanto-ci-si-puo-fidare-dei-media-in-sardegna/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/03/24/quanto-ci-si-puo-fidare-dei-media-in-sardegna/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Mar 2009 11:26:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Michele Fioraso</dc:creator> <category><![CDATA[Editoria]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[giornali]]></category> <category><![CDATA[giornalisti]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[stampa]]></category> <category><![CDATA[televisione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=746</guid> <description><![CDATA[Immagini sparse dagli ultimi mesi. Un giornalista di Videolina  quasi si unisce in diretta al carosello dei festeggiamenti nella sede di Ugo Cappellacci («Cosa vuole dire a Renato Soru, presidente? Cosa gli diciamo, eh?»). Una sua collega - elegantissima, brillante, mai troppo imparziale - atterra in Consiglio regionale grazie al munifico listino del centrodestra. Un altro collega della stessa tv, grande esperto di calcio, si ritrova capo ufficio stampa della Regione. L'Unione sarda dedica pagine e pagine a Berlusconi e alla sistematica distruzione di Renato Soru durante l'ultima campagna elettorale.]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp"><dl><dt><img class="size-full wp-image-751" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/corona_1.jpg" alt="I giornali affondano" width="200" height="150" /></dt></dl></div><p>Immagini sparse dagli ultimi mesi. Un giornalista di Videolina  quasi si unisce in diretta al carosello dei festeggiamenti nella sede di Ugo Cappellacci («Cosa vuole dire a Renato Soru, presidente? Cosa gli diciamo, eh?»). Una sua collega &#8211; elegantissima, brillante, mai troppo imparziale &#8211; atterra in Consiglio regionale grazie al munifico listino del centrodestra. <span id="more-746"></span></p><p>Un altro collega della stessa tv, grande esperto di calcio, si ritrova &#8211; così sembra &#8211; capo ufficio stampa della Regione. L&#8217;Unione sarda dedica pagine e pagine a Berlusconi e alla sistematica distruzione di Renato Soru durante l&#8217;ultima campagna elettorale. Due interviste dell&#8217;Unione a Cappellacci subito dopo l&#8217;elezione e all&#8217;esordio in Consiglio regionale (interviste a Soru nei 5 anni precedenti: zero). La linea ondivaga della Nuova Sardegna prima e durante la campagna elettorale: un po&#8217; di qua, un po&#8217; di là, adesso che è iniziata la legislatura decisamente di qua con modi anche inappropriati (un fondo al vetriolo del notista politico sulla nuova giunta “venduto” come pezzo di cronaca). Il Sardegna che ondeggia a seconda di chi scrive, Altra Voce – il quotidiano on line di Giorgio Melis – ormai incasellato come house organ del leader di Sanluri (anzi, più soriano di Soru stesso).</p><p>Forse mischio pere e mele (giornalisti e informazione), ma il problema di fondo rimane: ci si può fidare dei media sardi e di quello che scrivono? Il dilemma non riguarda solo la politica: si pensi al recente caso di cronaca del giovane morto d&#8217;infarto nel parcheggio del Sant&#8217;Elia presentato con tutti gli stilemi dello scandalo a luci rosse o al dramma dell&#8217;Eurallumina messo oggi a pagina 2 e il giorno dopo a pagina 40 dall&#8217;Unione. O, andando indietro di un paio d&#8217;anni, alla bufala del vecchino ladro nel supermercato inesistente, lanciata dall&#8217;Unione e smascherata dal Sardegna.</p><p>I giornali sono buoni solo per involgere il pesce o leggere i necrologi? I telegiornali servono ormai solo a vedere i gol del Cagliari? Fare il giornalista ormai è solo un modo come un altro per farsi amici potenti e ambire di essere cooptati nella casta? Insomma, in Sardegna più che nel resto d&#8217;Italia, l&#8217;informazione – intesa come servizio al lettore e non strumento di difesa e promozione di interessi economici più o meno palesi – è morta?</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=746" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/03/24/quanto-ci-si-puo-fidare-dei-media-in-sardegna/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>14</slash:comments> </item> <item><title>Lo scontro tra i media</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/18/lo-scontro-tra-i-media/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/03/18/lo-scontro-tra-i-media/#comments</comments> <pubDate>Wed, 18 Mar 2009 13:24:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Maccioni</dc:creator> <category><![CDATA[Editoria]]></category> <category><![CDATA[giornali]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[stampa]]></category> <category><![CDATA[web 2.0]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=733</guid> <description><![CDATA[Uno strumento di discussione e di dibattito come Corona De Logu è un regalo figlio di questo tempo. Non credo sia nato semplicemente perché la carta costa. Anche se un media che continua a riflettere su se stesso può sembrare odioso (come una puntata televisiva pomeridiana sugli ultimi pettegolezzi dello star system), mi pare che [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-741" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/ans1-150x150.jpg" alt="ans1" width="150" height="150" />Uno strumento di discussione e di dibattito come <strong>Corona De Logu</strong> è un regalo figlio di questo tempo. Non credo sia nato semplicemente perché la carta costa. Anche se un media che continua a riflettere su se stesso può sembrare odioso (come una puntata televisiva pomeridiana sugli ultimi pettegolezzi dello star system), <strong>mi pare che ci sia un problema</strong> sul quale sia necessario intervenire. Le proposte di regolamentazione della rete sono punta di una lancia che tenta di punzecchiare, verso un fantasioso e inattuale <strong>allineamento mediatico</strong>, mentre tutto è ancora in corso d’opera.<span id="more-733"></span> Credo però che la questione debba essere affrontata più sul lato culturale che su quello politico. Con un po’ di pazienza si può cercare di capire.</p><p class="MsoNormal"><a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/03/18/vedove-e-avvoltoi/" rel="external">Le recenti considerazioni</a> di <strong>Alessandro Gilioli</strong> rendono bene l’idea. La sua breve analisi, infatti, se da una parte riconosce la capacità della rete <strong>nell’aggregazione delle notizie</strong> prodotte da qualunque altro media (in quel caso, in senso specifico, dai giornali), non pone però l’accento sulla <strong>partecipazione attiva</strong> del fruitore di turno: il fruitore che diviene liberamente capace di <a href="http://benecomune.net/news.interna.php?notizia=715" rel="external">scegliere, commentare, diffondere, smontare, criticare</a>. Sul web il confine tra informazione, comunicazione e relazione ha contorni davvero sfumati rispetto ai media precedenti. Gilioli critica piuttosto <a href="http://www.beppegrillo.it/2009/03/buone_notizie_d.html" rel="external">il tono festante</a> di <strong>Beppe Grillo</strong>, che annunciava la prossima morte della carta stampata, quotidiana o periodica che sia; ripropone comunque un problema davvero cruciale, rischiando magari di cadere nella classica dicotomia rappresentata dai vecchi e nuovi supporti: <strong>la sopravvivenza degli operatori professionali della comunicazione</strong>. Perché nessuno al momento, come si capisce bene, ha la soluzione in tasca.</p><p class="MsoNormal">Il fatto è che, la questione, è del resto largamente dibattuta a livello internazionale: il riproporre l’immagine stereotipata di Grillo, ogni santissima volta, nonostante sia stato inserito nella classifica dei 25 blogger più influenti del pianeta, orientando il dibattito come se si trattasse di una questione personale, limita sicuramente una <strong>presa di coscienza</strong> più onesta, cauta ed efficace.</p><p class="MsoNormal">A differenza dei comuni scontri tra “partiti”, <strong>Luca De Biase</strong> crede che la crisi in corso (anche economica, in fondo, nella misura in cui coinvolge la sopravvivenza della stampa più o meno assistita) <a href="http://blog.debiase.com/2009/03/senza-giornalisti.html" rel="external">porterà i suoi frutti</a>. I giornali, in un momento epocale come questo, <strong>mentre gli annunci di chiusura e di migrazione in rete si susseguono</strong> di mese in mese, avrebbero nel futuro che li aspetta diverse opzioni: potranno diventare entertainment, o puri contenitori pubblicitari, o puri mezzi di propaganda, o strumenti <strong>al servizio della comunità che ha bisogno di informazione</strong>, oppure sparire. Sostanzialmente, le varie opzioni, al momento sembrerebbero tutte già ben rappresentate in Italia. Allo stesso modo, secondo De Biase, i giornalisti sopravvivranno solo se si concentreranno sul mestiere di fare informazione <strong>per il pubblico</strong>. Solo se il pubblico riuscirà a capirli, potremmo aggiungere, a comprendere il loro ruolo di mediazione e non di filtraggio, in un&#8217;epoca dove l’accessibilità della rete abbatte <strong>il muro dei media</strong>, dove chi agisce è allo stesso tempo in grado di “produrre” la notizia. Sopravvivranno solo se il loro ruolo sarà un ruolo di <strong>responsabile e attuale</strong> mediazione e non di <strong>semplice</strong> filtraggio; se avremo tutti due lire per sostenerli.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=733" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/03/18/lo-scontro-tra-i-media/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>12</slash:comments> </item> <item><title>Troppo bello anche per parlarne</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/02/26/troppo-bello-anche-per-parlarne/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/02/26/troppo-bello-anche-per-parlarne/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Feb 2009 09:39:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Tore Cubeddu</dc:creator> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[babbu mortu]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[Mongiu]]></category> <category><![CDATA[Paolo Zucca]]></category> <category><![CDATA[Soru]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=224</guid> <description><![CDATA[Dopo i discorsi sul &#8220;babbo morto&#8221; volevo proporre un nuovo argomento di discussione. Premetto: non voglio aprire una discussione sulla scritta in maiuscoletto che sottotitola il quotidiano sardo più influente, ca no mi illudo e ca seo seneghesu e su diretore chi dd&#8217;eus zau no fiat indipendente meda, in tempos&#8230;   ma, visto che mi occupo di cinema, vorrei sottolineare come [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-227" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/02/cinemaindipendentesardo-150x150.jpg" alt="cinemaindipendentesardo" width="150" height="150" />Dopo i discorsi sul &#8220;babbo morto&#8221; volevo proporre un nuovo argomento di discussione. Premetto: non voglio aprire una discussione sulla scritta in maiuscoletto che sottotitola il quotidiano sardo più influente, ca no mi illudo e ca seo seneghesu e su diretore chi dd&#8217;eus zau no fiat indipendente meda, in tempos&#8230;  <span id="more-224"></span></p><p>ma, visto che mi occupo di cinema, vorrei sottolineare come certi eventi, in ambito culturale, passino inosservati semplicemente perchè non si ha un amico nei 3 giornali sardi maggiori.</p><p>Dopo lo strano caso di Benjamin Button ecco allora lo strano caso di Paolo Zucca, bravissimo regista oristanese che va a vincere Clermont Ferrand, regalando al cinema sardo il premio più importante dopo quello di Mereu a Venezia e custos giornales sardos nde chistionant in 4 rigas. Potzo iscrìere comente dd&#8217;iu a nàrrere? Allai ca custa est una cosa chi mi faet incazzae comente una bèstia.</p><p>In passato Enrico Pau arrivò tra i primi 75 selezionati e ne parlarono come fosse una delle conquiste maggiori dopo il Congo Belga (per il Belgio, naturalmente). Niente contro Enrico, anzi, però mi dispiace molto che dei giovani bravi, che riescono ad uscire dal provincialismo (e torramus a sa chistione de su &#8220;babbu mortu&#8221;) vengano ignorati e spesso esclusi da certi circuiti culturali. Forse toccano meccanismi e privilegi consolidati. Soru e sa Mongiu, candu depiant discùtere de cinema tzirriant semper a Cabiddu, Columbu, Pau, Piztianti e Mereu. Ma chie ddu narat oe (e a boghe arta) ca ddi at pitzinnos chi nche sunt colados a in antis dae tempus?</p><p>Vi riporto il comunicato stampa del premio:</p><p><strong>“L’Arbitro”</strong> <em>di Paolo Zucca, prodotto dall’Istituto Etnografico della Sardegna, vince il Premio della Giuria a Clermont-Ferrand</em></p><p><em>Il Festival Internazionale del Cortometraggio di Clermont-Ferrand, giunto alla sua 31a edizione, è la più importante competizione europea, nonché tra le più importanti al mondo, dedicata specificamente al corto. Su migliaia di film brevi provenienti da tutto il mondo, sono stati ammessi alla Competizione Internazionale 75 (settantacinque) lavori, tra finzione, animazione e documentari. Caratteristica saliente del Festival è quella di offrire una panoramica a 360 gradi della migliore produzione internazionale dell’ultimo anno: dalla Malesia agli Stati Uniti, dall’Africa equatoriale al Nord Europa.</em></p><p><em><strong>“L’Arbitro” </strong>era l’unico corto Italiano in concorso insieme a “L’Estraneo”, prodotto in Italia dall’argentino Fabian Ribezzo.</em></p><p><em><strong>“L’Arbitro”</strong>, scritto e diretto da Paolo Zucca, si è aggiudicato uno dei tre premi principali: Il Prix Special du Jury, che consiste in un trofeo (il Vergingétorix) e in una dotazione economica di 4.000 (quattromila) Euro. La giuria è composta da cinque registi di conclamata esperienza provenienti da Marocco, Cina, Inghilterra, Macedonia e Paesi Bassi.</em></p><p><em><strong>L’Arbitro</strong> è uno dei tre progetti vincitori dell’edizione 2006 (la quarta) del concorso AViSa &#8211; Antropologia Visuale in Sardegna, annualmente promosso dall’Istituto Superiore Etnografico della Sardegna. È un cortometraggio della durata di 15 minuti girato per la sua gran parte in Sardegna, a Bonarcado, in provincia di Oristano e narra dei destini di due ‘ladroni’, le cui sorti si intrecciano tra le pietre e la polvere di un disastrato campo di calcio in occasione di un surreale derby calcistico di infima categoria. Uno dei due ladroni è un arbitro professionista, declassato per punizione nell’inferno calcistico della Sardegna interna, l’altro è un occasionale ladruncolo di agnelli, che si troverà a fare i conti con un suo compagno di squadra nel corso della partita. Il vero protagonista del film è però la folla scatenata dei tifosi, un gruppo compatto di volti e di corpi della Sardegna profonda, un ‘entità’ furiosa che palpita e agisce all’unisono, una compagine incontrollabile e capace di tutto.  Tra gli attori principali Luca Pusceddu, che interpreta il ruolo dell’arbitro, Gilberto Idonea (Le Conseguenze dell’Amore, Màlena) attore catanese nei panni del cinico capo della casta arbitrale, Franco Fais, mimo professionista allievo di Marcel Marceau, Alessandro Biolla nei panni di un improbabile ‘pibe de oro’ paesano, Enrico Sassu, che interpreta uno sprovveduto ladruncolo di agnelli, Teresa Matta e Giorgio Franco Zucca, entrambi attori teatrali di lungo corso. La gran parte degli attori non professionisti, in tutto più di un centinaio, sono stati reclutati dal regista a Bonarcado e nei paesi limitrofi, uno a uno, casa per casa. Solo grazie alla loro impagabile generosità è stato possibile realizzare questo piccolo e ambizioso ‘kolossal’.</em></p><p><em><strong>Paolo Zucca</strong>, regista oristanese di trentacinque anni, ha già partecipato con alcuni suoi precedenti lavori a competizioni internazionali di grande rilievo. Finalista al Young Director’s Award di Cannes e al Globo d’Oro della Stampa Estera in Italia, ha co-sceneggiato nel 2003 il lungometraggio di Interesse Culturale Nazionale “Gli Angeli di Borsellino”. Attualmente lavora come regista pubblicitario e prepara il suo primo lungometraggio.</em></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=224" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/02/26/troppo-bello-anche-per-parlarne/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>27</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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