feb 25 2009
Sulla lingua sarda (su ventu survat innuve cheret)
Marco Carta, il ragazzo sardo che trionfa a Sanremo, la lingua sarda che manifesta un suo codice, una sua musicalità. Ma è davvero così? Che distanza esiste, per dire un paradosso, tra il “pruite non cantas ancora rusignolu” di mossiana memoria – che è un Ottocento sardo, ma non solo - e sa melodia e melodias cartiane e tazendiane? Potrebbe risultare un problema inutile – Carta e i Tazenda piacciano al mercato che sa come imporli ed è giusto che sia così – se non fosse che è forse opportuno domandarsi se dentro questo sardo- sanremese noi ci riconosciamo oppure no.
Se sia giusto accettare il mercato oppure contestarlo senza per questo contrapporgli balli e tenores riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità da salvaguardare. Continua “Sulla lingua sarda (su ventu survat innuve cheret)”


Sdoganato a Sanremo da Marco Carta e i Tazenda, il sardo assurge alla dignità di lingua. Ciò che non era riuscito ad assemblee di accademici, leggi europee e regionali di salvaguardia, resistenti testi letterari e poetici, è riuscito in una sola notte al sistema della comunicazione basica e popolare. Molto intuitivi su “ciò-che-va-oggi”, i nostri eroi hanno conquistato posizioni che a nessun intellettuale sarebbero mai state concesse.
