<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Corona De Logu &#187; Miti</title> <atom:link href="http://www.coronadelogu.com/tag/miti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.coronadelogu.com</link> <description> </description> <lastBuildDate>Fri, 18 Jun 2010 10:26:49 +0000</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>Shardainos</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/04/23/shardainos/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/04/23/shardainos/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Apr 2010 13:40:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Angelo Morittu</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Fantarcheologia]]></category> <category><![CDATA[Miti]]></category> <category><![CDATA[Popoli del Mare]]></category> <category><![CDATA[Satira]]></category> <category><![CDATA[Shardana]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1116</guid> <description><![CDATA[Oggi l'epopea Shardana è in pieno delirio espansivo e compulsivo, non più e non solo provetti navigatori e audaci predoni in terraferma ma, come il prezzemolo, presenti in tutte le fasi salienti della Civiltà Umana.]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2010/04/poleddu.jpg" rel="external"><img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2010/04/poleddu.jpg" alt="poleddu" width="190" class="alignleft size-full wp-image-1117" /></a><p align="justify">A giudicare dalle loro straordinarie quanto misconosciute imprese gli antichi Shardana sarebbero dunque l&#8217;anello mancante tra l&#8217;Homo Sapiens <em>Tnts</em> e l&#8217;Homo Sapiens Sapiens <em>Shrdn</em> (<em>Puru Omine Sardu Selezionadu Bassu</em>).<br /> Tempo fa conversavo amabilmente con un amico sull&#8217;origine della bandiera sarda dei quattro mori, quando questi, molto sicuro di se, mi informò che già sulla celeberrima stele di Nora era presente il nostro beneamato vessillo moro-crociato. Per quanto fossimo entrambi totalmente ignoranti sulle scritture antiche osservammo per ore la foto della stele ma non riuscimmo a trovare traccia del glorioso stemma, l&#8217;epigrafia non è roba per tonti.<br /> Dopo alcuni mesi tornando sull&#8217;argomento chiarimmo l&#8217;equivoco: non trattavasi della stele di Nora ma di quella di Nola, praticamente sconosciuta ai più, dove un inequivocabile guerriero Shardana sventola una bandiera con croce blu in campo bianco e quattro scarabocchi neri nei cantoni.<br /> Ma chi sono questi Shardana? La prima volta che ne lessi fu sulla “Storia della Sardegna” di tziu Mundeddu Carta-Raspi in termini tutto sommato plausibili sia pur con notevoli interrogativi aperti dallo stesso autore.<span id="more-1116"></span><br /> Oggi l&#8217;epopea Shardana è in pieno delirio espansivo e compulsivo, non più e non solo provetti navigatori e audaci predoni in terraferma ma, come il prezzemolo, presenti in tutte le fasi salienti della Civiltà Umana.<br /> Tutto sembrerebbe iniziare quando Abramo, il papà nobile di tutti gli Ebrei, abbandona la mitica UR capitale sumera in disgrazia, ma in verità non si capisce se i Shardana sono della stessa etnia del vecchio o semplici accompagnatori prezzolati e opportunamente circoncisi. Da allora questi Shardana che, più che popoli di mare, erano barcaioli d&#8217;acqua dolce infestano i mari di mezzo mondo, o meglio di tutto il mondo conosciuto: dalle coste del Libano, in Libia, a Marsiglia e oltre le Colonne d&#8217;Ercole in Gran Bretagna e Scandinavia e finanche in Marocco, Senegal e Zimbabwe.<br /> Ma dove potevano approdare i nostri eroi se non nella Sardegna Felix? All&#8217;inizio, prudentemente, venivano indicati solo come fondatori di alcune fiorentissime città-stato costiere, mentre il resto dell&#8217;isola era popolato dai nuragici costruttori di torri in pietra.<br /> Le recenti acquisizioni, invece, sembrerebbero indicare nei Shardana non solo gli infaticabili costruttori dei nuraghi, ma anche delle “pajare” pugliesi, passando per i grandi templi ebraici, i murazzi di Cnosso fino ad arrivare al Grande Zimbabwe africano. Le loro officine meccaniche forgiavano a ritmi indiavolati armi metalliche di tutti i tipi: asce semplici e doppie, lance, spade, pugnali e comodi coltelli a serramanico, e corna acuminate da avvitare sugli elmi in bronzo massiccio.<br /> Insomma tutta la storia inizia con i Shardana ben conosciuti anche dagli egizi che li assoldano come truppe d&#8217;elite, e come tali naturalmente portate anche a complotti, congiure e colpi di stato.<br /> E fu così, imprevedibilmente, che i nostri terribili guerrieri si offrirono come scorta armata al popolo d&#8217;Israele schiavo in Egitto quando, con Mosè in capo, decise di fuggire alla ricerca della Terra Promessa, questo reparto militare così indomito, sfuggito a terribili cataclismi, un paio di diluvi universali e pure ad un metorite di dimensioni assurde, assistette quindi anche al prodigio della rottura delle acque del Mar Rosso.<br /> Il vagabondaggio sulle dune del Sinai durò quarant&#8217;anni, davvero un brutto contrappasso per un popolo che in mare non perdeva mai la bussola, abituato a menar le mani ridotto alla stretta convivenza con un popolo errante in un perenne recitar di salmi e preghiere. Nel frattempo, in Sardegna,  costruivano nuragoni sempre più grandi, mentre in Grecia fecondavano le fanciulle doriche che partorivano la civiltà greca, in Turchia distruggevano Troia e saccheggiavano immense ricchezze dalle miniere sudafricane, non prima di averle circondate con possenti fortificazioni in pietra per difendersi dagli indigeni di colore.<br /> Nel tempo libero, nemmeno a dirlo, praticavano il loro sport preferito consistente nello straziare moltitudini di esseri umani con orrido sa(r)dismo e grandissime risate sardoniche. I meno abili con le armi scolpivano statue nella tenera roccia del Sinis, tingevano drappi, tessevano il bisso e cantavano stornelli a tenore.<br /> Reduci di guerra e pensionati tenevano costosissimi master di commercio navale e scrittura creativa ai Fenici, popolo mollusco ma assai danaroso.<br /> Non è dato sapere perché, se tutto il mondo è di origine Shardana, la loro eredità sia terminata tutta in Sardegna, dobbiamo esserne fieri e orgogliosi, siamo o no il popolo più costantemente resistente al mondo?</p><p>[*] Nella foto un magnifico esemplare di Shardainu la poderosa cavalcatura Shardana</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1116" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/04/23/shardainos/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;indipendenza oltre i miti nazionalistici</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/02/01/lindipendenza-oltre-i-miti-nazionalistici/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/02/01/lindipendenza-oltre-i-miti-nazionalistici/#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Feb 2010 21:07:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Angelo Morittu</dc:creator> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[Miti]]></category> <category><![CDATA[Nazionalismo]]></category> <category><![CDATA[Unità d'Italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/2010/02/01/lindipendenza-oltre-i-miti-nazionalistici/</guid> <description><![CDATA[Il Manifesto Sardo, sito dell&#8217;Associazione LUIGI PINTOR,  affronta e analizza i miti più o meno fasulli della storia sarda, ma in occasione del 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia è opportuno guardare meglio anche dentro i miti fondanti la nazione italiana. È appassionante il filone di ricerca documentale intrapreso da questo sito sui miti antichi e moderni di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.manifestosardo.org/?p=2462"  rel="external"><img src="http://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2010/01/nazionalismo.jpg" width="200px" align="left" hspace="8px"></a><a href="http://www.manifestosardo.org"  rel="external">Il Manifesto Sardo</a>, sito dell&#8217;Associazione LUIGI PINTOR,  affronta e analizza i miti più o meno fasulli della storia sarda, ma in occasione del 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia è opportuno guardare meglio anche dentro i miti fondanti la nazione italiana.</p><p align="justify">È appassionante il filone di ricerca documentale intrapreso da questo sito sui miti antichi e moderni di Sardegna, è uno sforzo che apprezzo e condivido poiché sono convinto che la mitizzazione di uomini ed esperienze del passato in funzione di esaltazione nazionalistica oltre che essere inutile e dannosa, confligge con l’onestà intellettuale e con la libertà di pensiero.</p><p><span id="more-1072"></span></p><p align="justify">Per molti anni ci siamo vergognati delle famigerate “Carte di Arborea” e quella esperienza ancora brucia, ma se contestualizziamo quel fatto nell’epoca risorgimentale e delle nascenti nazioni d’Europa, lungi dal giustificarlo si inserisce perfettamente nelle tendenze intellettuali ottocentesche.<br /> Ogni grande nazione ha attinto al suo patrimonio leggendario e mitologico spesso con faciloneria quando non con cialtroneria, per rimanere in Italia il mito della Roma imperiale è stato riutilizzato grottescamente nella creazione del Regno d’Italia ad opera dei Savoia, ma ormai nessuno ha più proposto di demolire il Vittoriano o cambiare l’Inno Nazionale, solo per citare gli imperituri “monumenti” di quella mistificazione.<br /> Le false Carte d’Arborea unite alla mitizzazione della corte arborense, sono stati un tentativo piuttosto goffo ed innocente di riacquistare una dignità nazionale svilita e corrotta dai lunghi secoli della dominazione spagnola e piemontese, operazione sicuramente più ingenua rispetto al ricorrente e frusto mito di Atlantis che invece possiede connotati esclusivamente commerciali. Chi ha vissuto con orrore l’esaltazione nazionalistica italiana culminata con l’epopea coloniale e sfociata poi nel fascismo e nelle leggi razziali prova un ovvio rigetto per ogni, sia pur larvata, istanza nazionalistica a base etnica.</p><p align="justify">Tale in un certo senso è stato anche il “Sardismo”, una strana ed equivoca forma dicotomica di esaltazione-depressione razziale dove il grande valore di lealtà guerresca dei sardi si sottometteva ad un’ altra nazione riconoscendogli maggiore civiltà e potenza, fino a pretendere l’ammissione della loro “piccola nazione”, fallita nonché abortiva, come compensazione del sangue versato nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. Di quella tragica esperienza purtroppo ci rimane appioppato il vessillo dei Quattro Mori, che come noto altro non è che la bandiera di guerra di quei reggimenti e prima ancora delle casate estere regnanti in Sardegna.</p><p align="justify">Conseguentemente anche la rinnovata ventata indipendentista in Sardegna viene vista con diffidenza e perplessità, non solo da chi viene da fuori, come ha fatto lo scrittore <a href="http://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2010/02/Ferracuti_IRS1.pdf"  rel="external">Angelo Ferracuti in un articolo</a> piuttosto confusionario apparso il 9 gennaio 2010 sul Manifesto , ma anche dalla stragrande maggioranza dei sardi.<br /> Eppure basterebbe poco per capire che le istanze di liberazione o di indipendenza non sempre e non necessariamente devono appoggiarsi al becero nazionalismo che abbiamo finora conosciuto, nello specifico i sardi dovranno convincersi, e quale migliore occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che loro sono “Nazione vera” senza se e senza ma e magari senza bisogno di esaltarsi per improbabili età dell’oro. Sarà quindi nell’avvicinarci al 2011 che assisteremo alla celebrazione dei fasti nazionalistici italiani, verranno infiocchettati i Savoia e Garibaldi, le Forze Armate e la Protezione Civile, la Nazionale e la Ferrari, la cucina  e la moda Made in Italy, passando per i moderni Padri della Repubblica: Andreotti, Craxi e Berlusconi, ma anche il fascismo e il passato coloniale ci verranno elaborati e serviti in formulazioni moralmente accettabili, poiché ci racconteranno che bisogna pur sempre “contestualizzare”, d’altronde siamo o no: “Italiani Brava Gente”?<br /> In quanto a falsi miti, la nostra “Grande” Patria adottiva e non a caso “Terra d’Inventori”, non la batte nessuno, e forse scopriremo allora che il nazionalismo è quella stupida e vacua forma di esaltazione umana che porta ad escludere quanti non dimostrino di appartenere etnicamente e sociologicamente ad una ben determinata comunità.<br /> Ergo l’indipendenza della Sardegna non è un mito svanito ed effimero come magari certi suoi “eroi”, tutti gli abitanti, sardi e non sardi, hanno il diritto di disporre del proprio destino senza più dipendere dalla mitica, ma sempre più lontana e corrotta, “Caput Mundi”.<br /> Mi premuro quindi di tranquillizzare quanti si preoccupano dei nazionalismi veri e di facciata che in Sardegna possiamo e dobbiamo aspirare ad una forma di indipendenza dall’Italia pulita da ogni forma di nazionalismo, in modo inclusivo e non escludente; è una scommessa importante e inedita, che specialmente chi ha un background laico, libertario e di sinistra non può non apprezzare.</p><p><a href="http://www.manifestosardo.org" rel="external"><img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/manifestosardo.jpg"></a></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1072" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/02/01/lindipendenza-oltre-i-miti-nazionalistici/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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