<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Corona De Logu &#187; Sardegna</title> <atom:link href="http://www.coronadelogu.com/tag/sardegna/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.coronadelogu.com</link> <description> </description> <lastBuildDate>Fri, 18 Jun 2010 10:26:49 +0000</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>Test Invalsi? Prima le priorità &#8230;</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/06/18/test-invalsi-prima-le-priorita/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/06/18/test-invalsi-prima-le-priorita/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Jun 2010 10:17:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Cristian Ribichesu</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[abbandono scolastico]]></category> <category><![CDATA[docenti]]></category> <category><![CDATA[Gelmini]]></category> <category><![CDATA[Invalsi]]></category> <category><![CDATA[Italia]]></category> <category><![CDATA[politica sarda]]></category> <category><![CDATA[riforma della scuola]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Scuola sarda]]></category> <category><![CDATA[società]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1176</guid> <description><![CDATA[Test Invalsi? Prima le priorità … Ieri sono rientrato a casa dopo nove ore di correzione di farraginosi test Invalsi, e con schede per la correzione dei punteggi ancora più complicate, dove le risposte alle domande dovevano essere suddivise in due blocchi differenti, e senza un ordine preciso, dato che le domande del tipo A, B [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2010/06/Io-amo-la-scuola-pubblica.jpg" rel="external"><img class="alignleft size-full wp-image-1175" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2010/06/Io-amo-la-scuola-pubblica.jpg" alt="" width="130" height="130" /></a>Test Invalsi? Prima le priorità …<br /> Ieri sono rientrato a casa dopo nove ore di correzione di farraginosi test Invalsi, e con schede per la correzione dei punteggi ancora più complicate, dove le risposte alle domande dovevano essere suddivise in due blocchi differenti, e senza un ordine preciso, dato che le domande del tipo A, B e C, per dire della prova di Italiano, in successione fornivano risposte da inserire, in ordine differente da domanda a domanda, in due blocchi A o B, cui si attribuivano due tipologie di valutazione differente, da 0 a 30 per il blocco A e da 0 a 20 per il blocco B, per un totale di 50 punti da aggiungere ai punti dei due blocchi A e B di Matematica, e la cui somma andava riportata in decimi. Il tutto attraverso una correzione manuale su test con caselle piccolissime, che per una macchina a lettura ottica vanno bene, ma per delle persone che ne devono controllare tra le 20 e le 30 schede per classe, con più di 100 risposte totali, tra Italiano e Matematica, per scheda/alunno, fanno tra le 2000 o 3000 risposte da verificare come giuste, corrette o non valide, e da riportare tutte in schede dove, incolonnate, si arrivava alla somma dei punteggi totali dei blocchi. Quello che forse non si sa, infatti, è che sono i docenti a segnare tutte le caselline delle griglie da inviare al Ministero, attraverso il controllo della correttezza o meno delle risposte degli alunni da fascicoli somministrati al momento della prova, e inoltre, perché, quando piove male, piove sempre sul bagnato, dovendo, sempre gli stessi docenti, riportare i punti trascritti nelle griglie per la correzione ottica, in un&#8217;altra griglia per una valutazione interna alle scuole. Un lavoro che in alcune scuole ha tenuto gli insegnanti impegnati anche per dieci ore di seguito, in base al numero degli alunni, alle classi e agli insegnanti a disposizione, per la serie, produciamo manovalanza culturale sempre più burocratizzata e spendiamo milioni per test ridicoli rispetto all&#8217;impoverimento della scuola. E perché questo?<span id="more-1176"></span> Perché aumentando il numero degli alunni per classe e togliendo le ore a disposizione dei docenti, con classi sovraffollate e la perdita di centinaia di ore di lezione, come avvenuto quest’anno, e come avverrà anche il prossimo con questo sistema di scuola, le rilevazioni di questi test non sono l’aspetto prioritario per il miglioramento dei livelli di apprendimento degli alunni. Gli insegnanti ieri sono stati utilizzati per svolgere un lavoro che non gli compete, una tipologia di lavoro che, infatti, in altri contesti della formazione viene svolta unicamente dalle macchine che compiono la visione ottica. Per cui mi chiedo se non sarebbe stato giusto compilare schede, da parte degli alunni, da spedire direttamente al Ministero per un’unica correzione, quella telematica. Invece questa ulteriore correzione delle schede nelle scuole, prima dell’invio al Ministero, come un antico lavoro da amanuensi (e non per la nobiltà di quel mestiere, ma per la difficoltà con cui veniva eseguito, tra lettere piccole e piccolissime), con risposte differenti per valutazione, tra blocco A e blocco B, è stata solo un ulteriore sopruso nei confronti dei docenti. Se vogliamo dare una patina di serietà all&#8217;Invalsi, lasciamo che sia solo l&#8217;Invalsi a correggere telematicamente le schede, anziché operare un&#8217;autocorrezione pesante per i docenti, e passibile di poca oggettività, per attribuire una percentuale di valore da queste prove all&#8217;esame di terza media, e non si sa se per uniformare il voto dell’esame con le rilevazioni ministeriali o cosa. Nelle scuole la valutazione degli alunni per gli esami, con prove scritte e orali ben più importanti del solo test Invalsi, esistono. Il test Invalsi dovrebbe servire solo per le indagini nazionali e regionali, ma non ha senso valutarne una percentuale, e perciò farlo correggere manualmente dai docenti, per fornire alle singole istituzioni scolastiche delle percentuali da attribuire al voto d’esame, percentuali che poi cambiano da scuola a scuola in base a quanto deliberato dai singoli Collegi dei docenti su tale prova. Test Invalsi e le prove degli esami sono verifiche ben differenti! Inoltre, per fare un esempio sulle incongruenze del test Invalsi, o diciamo sulle incongruenze di una sua correzione manuale, avendo presenti i blocchi delle risposte per Italiano e Matematica, teoricamente le domande di una parte avevano una valutazione simile nella sua parte, ma differenti da quelle dell’altra. Tranne, poi, per le, ulteriore complicazione, domande raggruppate in sottogruppi all’interno dei gruppi A, B e C, per le quali esisteva un’attribuzione di voto ulteriore, sbagliata se con un errore in sottogruppi da tre, corretta se l’errore era solo uno in sottogruppi da cinque domande e corretta se gli errori erano solo due in un sottogruppo ancora più numeroso. Però all’interno di questo blocchi, A e B, almeno quelli che venivano individuati come punti avevano lo stesso valore, e in base alla difficoltà della domanda. Niente di più falso, invece, dato che per Italiano, per fare un esempio, le ultime due domande del test Invalsi della classe terza della scuola secondaria di primo grado, terza media, vertevano sull&#8217;uso dei pronomi relativi, avevano lo stesso grado di difficoltà, erano infatti suddivise in domanda a e b per la stessa parte di brano analizzata, ma venivano inserite una nel blocco A, con una valutazione da 0 a 30, e l&#8217;altra nel blocco B, con una valutazione da 0 a 20. Assurdo, due valutazioni diverse per due domande simili e della stessa difficoltà.</p><p style="text-align: justify">Allora, prima il Ministero, per una scuola migliore, diminuisca il numero massimo degli alunni per classe, anche facendo classi di soli 20 alunni, restituisca le 2 o 3 ore a disposizione dei docenti, per le sostituzioni improvvise o per seguire in modo individualizzato gli alunni con particolari problematiche, che non mancano mai, sblocchi il turnover riducendo la media età dei docenti italiani, attingendo dalle graduatorie ad esaurimento, e dia ai docenti uno stipendio in linea con quello degli altri colleghi europei, per una giusta considerazione socio-economica, poi, alla fine, faccia pure test per le giuste indagini sul sistema scolastico.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1176" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/06/18/test-invalsi-prima-le-priorita/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>La storia siamo noi</title><link>http://www.coronadelogu.com/2010/01/09/la-storia-siamo-noi/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2010/01/09/la-storia-siamo-noi/#comments</comments> <pubDate>Sat, 09 Jan 2010 09:19:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[autonomia]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1061</guid> <description><![CDATA[Una classe politica votata alla mediazione col potere centrale, a protezione di privilegi suoi e altrui. Le risorse del territorio appaltate o cedute al controllo forestiero, per lo più di natura parassitaria e speculatrice. Disagio sociale, inadeguatezza dei salari al costo della vita e costante ricatto occupazionale come garanzia di condizioni lavorative scadenti. Controllo dell&#8217;informazione [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1064" class="wp-caption alignleft" style="width: 150px"><img class="size-full wp-image-1064" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2010/01/camillo_bellieni1.jpg" alt="Camillo Bellieni" width="140" height="182" /><p class="wp-caption-text">Camillo Bellieni</p></div><p>Una classe politica votata alla mediazione col potere centrale, a protezione di privilegi suoi e altrui. Le risorse del territorio appaltate o cedute al controllo forestiero, per lo più di natura parassitaria e speculatrice. Disagio sociale, inadeguatezza dei salari al costo della vita e costante ricatto occupazionale come garanzia di condizioni lavorative scadenti. Controllo dell&#8217;informazione e repressione del dissenso. Diffuso sentimento popolare di stanchezza e desiderio di affrancamento politico.</p><p>Questa era la situazione della Sardegna cento anni fa. Somiglia tanto a quella attuale.</p><p><span id="more-1061"></span>Le ragioni di tale somiglianza risiedono sia nella congiuntura, sia nei nodi strutturali del nostro rapporto con l&#8217;Italia, tutti ancora irrisolti.<br /> Sappiamo come andò allora. Il sentimento popolare, che nelle manifestazioni di piazza così come nelle chiacchiere da bettola si traduceva nel motto &#8220;a fora sos continentales&#8221;, trovò una formalizzazione più precisa in seguito all&#8217;esperienza dei sardi nelle trincee della Grande Guerra. La definitiva presa di coscienza della propria diversità culturale e storica richiedeva uno sbocco politico. Il quale fu offerto dalla trasformazione del partito dei reduci nel Partito sardo d&#8217;azione. Era il 1921.</p><p>Allora si giocò una partita decisiva, per la nostra sorte collettiva. Benché la base dello stesso PSdAz fosse largamente sensibile all&#8217;idea del distacco dallo stato italiano (allora si chiamava, in senso spregiativo, &#8220;separatismo&#8221;) i suoi dirigenti (Camillo Bellieni in primis e Emilio Lussu a rimorchio) fecero di tutto per convogliare quelle energie spontanee entro l&#8217;alveo artificioso e complicato (come spiegava lo stesso Bellieni) dell&#8217;autonomismo. Mentre nel parlamento italiano si ventilava la possibilità che la Sardegna seguisse la sorte che in quegli stessi mesi aveva portato l&#8217;Irlanda a ottenere un primo riconoscimento di sovranità, lo stesso E. Lussu, alla Camera dei deputati, si premurava di tuonare contro ogni possibile fraintendimento separatista, difendendo l&#8217;idea di una Sardegna fedele allo stato italiano, disponibile a qualsiasi sacrificio a patto di ottenere più attenzioni e più sostegno.</p><p>Si trattò, come oggi è evidente, di un clamoroso abbaglio politico, le cui conseguenze abbiamo pagato fino ad oggi. Le premesse storiche erano di tutt&#8217;altro segno, ma qui entra in gioco quell&#8217;elemento non controllabile delle vicende umane per cui una necessità storica non è affatto detto che trovi compimento nei termini che sembrano più scontati o probabili sul momento.</p><p>Ma oggi? Oggi &#8211; a fronte di una situazione in qualche modo analoga a quella di cento anni fa, con la differenza fondamentale, forse, di una fase declinante della civiltà in cui siamo immersi e di cui facciamo parte &#8211; quali sbocchi si profilano alla nostra crisi economica, morale e spirituale?</p><p>Difendere l&#8217;autonomia come ricetta vincente in un mondo ipercomplesso e assai più dinamico di cento e di sessanta anni fa, più che miope sembra proprio irrealistico. Ma chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e assumersi la responsabilità storica di proporre un orizzonte teorico e pragmatico che risponda alle esigenze profonde della nostra collettività?</p><div id="attachment_1069" class="wp-caption alignright" style="width: 131px"><img class="size-full wp-image-1069" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2010/01/sedda2.jpg" alt="Franciscu Sedda" width="121" height="185" /><p class="wp-caption-text">Franciscu Sedda</p></div><p>Io credo che, a uno sguardo puro, onesto, non possa bastare come risposta l&#8217;apparato partitico italiano che domina (per lo più per conto terzi) la nostra terra. È di nuovo maturo il tempo per cui ci assumiamo direttamente il carico della nostra sorte, senza recriminazioni, senza piagnistei poco edificanti, senza attese di salvezza dall&#8217;esterno o dall&#8217;alto. Serve un altro Partito sardo? Forse sì, un partito che sia nazionale e contemporaneamente non vincolato a interessi alieni o particolaristici, ma nemmeno che si appesantisca da solo con la zavorra della subalternità all&#8217;Italia.</p><p>Aguzziamo la vista: forse <a href="http://www.irs.sr/domo/Article.aspx?a=1460"  rel="external">qualcosa</a> in questa direzione si muove, forse è già nata una nuova consapevolezza che si va declinando in termini politici. Non sarà maggioritaria, ma sta facendo passi enormi verso quella quota di consenso e partecipazione attiva che farà massa critica, che darà uno scossone all&#8217;inerzia storica fin qui apparentemente irremovibile.</p><p>Per parafrasare uno dei politici più sopravvalutati del Secolo breve (ma dotato di acume retorico), non chiediamoci cosa può fare la Sardegna per noi, chiediamoci invece cosa possiamo fare noi per la Sardegna. E diamoci una mossa.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1061" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2010/01/09/la-storia-siamo-noi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Sinfonia Sardegna e opera I Shardana</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/12/06/sinfonia-sardegna-e-opera-i-shardana/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/12/06/sinfonia-sardegna-e-opera-i-shardana/#comments</comments> <pubDate>Sun, 06 Dec 2009 22:43:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Giuanne Masala</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Musica]]></category> <category><![CDATA[Ennio Porrino]]></category> <category><![CDATA[I Shardana]]></category> <category><![CDATA[opera]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category> <category><![CDATA[sinfonia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1018</guid> <description><![CDATA[Credo sia doveroso mettere al corrente i lettori della Corona de Logu su 2 date importanti del febbraio del 2010 riguardanti la sinfonia SARDEGNA e l&#8217;opera lirica I SHARDANA di Ennio Porrino, entrambe sconosciute e messe in programma al Teatro Lirico di Cagliari in occasione del centenario della nascita di Ennio Porrino. Purtroppo l&#8217;opera I [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Credo sia doveroso mettere al corrente i lettori della Corona de Logu su 2 date importanti del febbraio del 2010 riguardanti la sinfonia SARDEGNA e l&#8217;opera lirica I SHARDANA di Ennio Porrino, entrambe sconosciute e messe in programma al Teatro Lirico di Cagliari in occasione del centenario della nascita di Ennio Porrino. Purtroppo l&#8217;opera I SHARDANA andrà in scena relegata nella stagione corcertistica e non nella stagione lirica e verrà eseguita soltanto 2 volte anziché sette come solitamente accade a Cagliari per le opere liriche.</p><p><span id="more-1018"></span>Ma voglio lasciare adesso le polemiche; che riprenderemo al momento opportuno; ricordo solo le parole di Leopold Stokowski su SARDEGNA e di Felix Karlinger su I SHARDANA</p><p>&#8220;Caro Signor Porrino, da quando diressi la Vostra Sardegna sono stato terribilmente occupato per il mio lavoro. Ho sempre desiderato scrivervi, ma non volevo scrivervi di premura con molte altre cose in mente. Oggi finalmente sono, per quanto sempre occupato, abbastanza quieto. Secondo la mia opinione la vostra Sardegna è una grande musica e nello stesso tempo una intensa espressione del sentimento della vera vita di Sardegna. Sebbene non sia mai stato là, mi pare di conoscere il paese e sono impaziente di poterci andare. Il vostro &#8220;poema sinfonico&#8221; esprime molto eloquentemente il sentimento e la vita, talvolta violentemente agitata. Altre volte la gaiezza di una festa o la danza all’aperto. Fui profondamente impressionato dalla qualità primitiva improvvisamente riscontrata a pagina 14 e 15 dello spartito e dall’agitazione che comincia a pagina 26. La pace pastorale che comincia a pagina 29 è un contrasto magnifico con quanto precede. A pagina 42/47 ho avuto soltanto le viole che suonavano con il solo basso e flauto. Questo sembrò dare un bilancio perfetto e chiarezza. Il suono delle campane lontane alla fine fu molto tranquillo. L’insieme è eseguito con poesia e l’atmosfera romantica di un’isola antica. L’orchestra, il pubblico ed io eravamo tutti commossi profondamente per la forza emotiva del pezzo […] (Leopold Stowowski, 5 gennaio 1950)</p><p>&#8220;Se Monaco avesse la fortuna di venir cantata da opere come queste, sono certo che nei festival operistici della mia città sarebbe loro riservato ogni anno il posto d&#8217;onore&#8221;, scriveva, a proposito de I Shardana Felix Karlinger nel 1960 a Monaco di Baviera. E in Sardegna la si rappresenta ogni 50 anni!</p><p>Ma ecco le date delle due grandi serate musicali:</p><p>venerdì 12 febbraio 2010, ore 20.30 e sabato 13 febbraio 2010, ore 19.00</p><p>SARDEGNA poema sinfonico di Ennio Porrino</p><p>e una settimana dopo:</p><p>venerdì 19 febbraio 2010, ore 20.30 e domenica 21 febbraio 2010, ore 19.00</p><p>I SHARDANA<br /> dramma musicale in tre atti esecuzione in forma di concerto. E per adesso godiamoci la nostra scenografia dalla prima assoluta dell&#8217;opera del 21 marzo 1959 al Teatro San Carlo di Napoli. Un regalo di Natale a tutti i lettori della Corona de Logu</p><p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="play" value="false" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/B-rs3Y4r9kI" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/B-rs3Y4r9kI" play="false"></embed></object></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1018" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/12/06/sinfonia-sardegna-e-opera-i-shardana/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Crisi, crisi delle mie brame&#8230;</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/11/24/crisi-crisi-delle-mie-brame/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/11/24/crisi-crisi-delle-mie-brame/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Nov 2009 11:26:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=993</guid> <description><![CDATA[ Crisi, etimologicamente parlando, non è una parola dall&#8217;accezione prettamente negativa. Indica un momento o uno stato in cui esistono almeno due possibilità. Ha la stessa radice di crinale, di critica, ecc. Eppure è un termine ormai entrato nell&#8217;uso e profondamente radicato nell&#8217;immaginario collettivo come sinonimo di problemi, solitamente grossi. Un vero feticcio mediatico, in gran [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-994" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/11/250px-Mendicanti.jpg" alt="250px-Mendicanti" width="250" height="245" /></p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Crisi, etimologicamente parlando, non è una parola dall&#8217;accezione prettamente negativa. Indica un momento o uno stato in cui esistono almeno due possibilità. Ha la stessa radice di crinale, di critica, ecc. Eppure è un termine ormai entrato nell&#8217;uso e profondamente radicato nell&#8217;immaginario collettivo come sinonimo di problemi, solitamente grossi. Un vero feticcio mediatico, in gran spolvero di questi tempi.</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">In Sardegna non riscuote grande successo, solo per la circostanza che noi &#8211; fortunati che siamo! &#8211; in crisi siamo sempre stati. Intere generazioni si sono consumate dentro la nostra perenne crisi. Si nasce e si vive per tutta la vita entro questo strano orizzonte precario ma in apparenza così evidente.<span id="more-993"></span></p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Ma sappiamo veramente cosa diavolo sia questa crisi? Qualcuno si è mai preso la briga di indagarne le radici materiali, politiche, storiche? Possiede un referente concreto questo lessema, o si tratta di un puro segno, una formula retorica, un trucco da neo-lingua?</p><p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Be&#8217;, per farci un&#8217;idea, prenderei in considerazione le vicende del comparto industriale sardo, di stretta attualità proprio in questo periodo. Leggiamo qui di seguito una rapida sintesi della situazione (tratta dal giornale <strong>Il Fatto quotidiano</strong> di oggi, 24 novembre 2009):</p><p style="margin-bottom: 0cm"><p style="margin-bottom: 0cm"><em><strong>Da Alcoa a Porto Torres, proteste estreme degli operai </strong></em></p><p style="margin-bottom: 0cm"><em>di Gigi Furini </em></p><p><em>Una nave fermata mentre sta per scaricare carbone, un&#8217;auto data alle fiamme, la centrale Enel bloccata. Sale la tensione a Portovesme, un sindacalista ammette: &#8220;Sta succedendo quello che temevamo. Non riusciamo più a controllare gli operai&#8221;. Sono parole di Roberto Ballocco, rappresentante della Rrb dell&#8217;Alcoa.</em></p><p><em>Il blitz degli operai è scattato nella notte fra domenica e lunedì. I lavoratori si sono trovati al porto di Portovesme e hanno impedito che da una nave si scaricasse carbone per la vicina centrale Enel. Quindi hanno discusso con un dirigente e alle 2,30 se ne sono andati. Poco dopo un&#8217;auto è stata data alle fiamme. I lavoratori, con le loro famiglie e i sindaci della zona, partono domani per Roma dove giovedì ci sarà l&#8217;incontro decisivo con il ministro Scajola. In ballo ci sono 100 milioni di euro di energia elettrica, la differenza fra il prezzo a tariffa piena e quanto Alcoa è disposta a spendere. Toccherà al governo fare il primo passo. Alcoa, il gigante dell&#8217;alluminio, per l&#8217;impianto di Portovesme dovrebbe spendere 500 mila euro di corrente al giorno, una cifra che manderebbe in rosso i conti. L&#8217;altroieri l&#8217;Autorità per l&#8217;energia e il gas ha approvato due delibere che consentono alle aziende energivore (come Alcoa) di acquistare quote di corrente elettrica all&#8217;estero. </em></p><p><em>(&#8230;)Dall&#8217;alluminio alla chimica. Sempre in Sardegna, a Porto Torres, sono in sciopero della fame i 101 lavoratori della Vinyls (produzione di pvc) messi in cassa integrazione straordinaria. Un gruppo di operai è anche asserragliato su un terrazzo al sesto piano dell&#8217;impianto. </em></p><p align="justify">Niente male come situazione. Ma non nuova, in Sardegna. È almeno dai tempi dello sciagurato primo Piano di Rinascita (<a href="http://www.italgiure.giustizia.it/nir/lexs/1962/lexs_194872.html"  rel="external">L. 588 del 1962</a>), che si ripropongono situazioni analoghe. Grosse industrie, di solito molto inquinanti e/o pericolose, in cerca di aree disponibili ad accoglierle, spudorate speculazioni, soldi pubblici che si volatilizzano e poi chiusure e drammi sociali. Ma qualcuno che ci guadagna c&#8217;è sempre.</p><p align="justify">a) Intanto le aziende, per lo più appartenenti a grosse società multinazionali, spesso con sedi fiscali esterne all&#8217;Isola. Possono impiantare qualsiasi schifezza, anche la più obsolescente, di quelle che un paese civile, dinamico, proiettato verso il futuro in modo propositivo e consapevole, non accetterebbe mai di veder sorgere entro i propri confini. Ma la Sardegna evidentemente non corrisponde alla descrizione, perciò, va be&#8217;, si sa, siamo poveri e maledetti e comunque siamo ospitali, ecc. ecc.</p><p align="justify">b) Ci guadagna poi tutto l&#8217;apparato politico/clientelare, che da Roma arriva fino a Cagliari e da lì si ramifica capillarmente su tutto il territorio isolano, con le sue articolazioni nei potentati locali e nei sindacati (ebbene sì): per questo apparato la crisi è la <em>conditio sine qua non </em>della sua stessa esistenza. Il ricatto occupazionale è l&#8217;arma vincente, sempre e comunque: che si tratti di speculazioni immobiliari o industriali o energetiche, poco importa.</p><p align="justify">c) Traggono lauti introiti da tale situazione anche le società fornitrici di energia, che poi alla fine sarebbe fondamentalmente una e in regime di monopolio. Benché la Sardegna produca annualmente più energia di quanta ne consumi (fonte <a href="http://www.terna.it/SearchResults.aspx?Search=0BqI%2f103rHyTzcV7c9t%2bzztJR87%2fnaigmRCxpm6Y6pIa8lsGimNqK%2ff4SctiPfmIecpOzXx8pnMo4ke1UjgfIA%3d%3d&amp;SearchEngine=SE_HMB&amp;SearchWhere=1001"  rel="external">Terna</a>), per una serie misteriosa di concause deve sobbarcarsi un costo energetico superiore almeno del 30% (ma spesso di più) rispetto a quello medio italiano. E lasciamo stare i paragoni col resto d&#8217;Europa. È uno di quei misteri insolubili che avvolgono come un incantesimo il nostro familiare e consolatorio stato di precarietà.</p><p align="justify">A occhio e croce manca qualche voce all&#8217;elenco, perché è sicuro che ci siano anche altri soggetti interessati al vortice incontrollato di denaro &#8211; per lo più pubblico, ripetiamolo, ossia anche nostro &#8211; che fa girare questo meccanismo assurdo.</p><p align="justify">Ora, dice, i lavoratori sono sul piede di guerra. Già pochi giorni fa, a Roma, hanno ricevuto un&#8217;accoglienza poco amichevole dalle forze dell&#8217;ordine. Il paradosso è che quei lavoratori erano lì a pietire aiuto proprio da quelli stessi che li hanno fatti manganellare.</p><p align="justify">Ancora oggi bisogna leggere (non senza una montante sensazione di nausea) le dichiarazioni di alcuni esponenti politici sardi. Annichiliti da una situazione che vorrebbero controllare a proprio vantaggio ma che minaccia di oltrepassare le loro capacità intellettive, non sanno fare altro che starsene rintanati da qualche parte e tirar fuori il capoccione giusto per il tempo necessario a emettere uno slogan. Uno di loro, tale Luciano Uras, leader di quella che dovrebbe essere la sinistra politica isolana, pare che abbia tuonato contro il governo italiano. Per dire che cosa? Che deve scucirci l&#8217;elemosina, giacché tutte le forze politiche democratiche e autonomiste sarde sono dalla parte dei lavoratori (fonte, <a href="http://www.ilgiornaledisardegna.it/"  rel="external">IlSardegna</a> di oggi, 24 novembre 2009). Il governo &#8220;amico&#8221; del miglior presidente del consiglio della storia italiana si è subitaneamente riunito in seduta straordinaria, atterrito da cotanta minacciosa dichiarazione. Ma fatemi il santo favore!</p><p align="justify">Insomma, cosa sarebbe questa crisi di cui tanto si ciancia? Cos&#8217;è che vogliamo veramente, in Sardegna? Fatemi capire bene: stiamo lottando perché le cose rimangano così com&#8217;erano fino a ieri? Be&#8217;, se è così, non riesco veramente ad essere indulgente e nemmeno molto partecipe con le situazioni, pure spiacevoli e in qualche caso drammatiche, dei lavoratori. Non è più tempo di lagne e di piagnistei. Non è più tempo di fare gli accattoni del sistema economico dominante, le ultime ruote del carro, le pedine sacrificabili, che pregano per rimanere tali. E non sarà certo qualcun altro all&#8217;infuori di noi a trarci da questo pasticcio. Non si può pretendere che le aziende, le grandi società per azioni il cui scopo è il profitto, si facciano carico dei nostri problemi di subalternità economica, culturale e politica. Non possiamo aspettarci che il mostruoso coacervo di interessi clientelari e parassitari che sono la politica e il sindacato in Sardegna chiuda da sé i rubinetti che lo alimentano. E non possiamo sperare che venga in nostro soccorso l&#8217;apparato di potere che domina l&#8217;Italia, in tutt&#8217;altre faccende affaccendato. E nemmeno quello che gli si sostituirà entro breve, anch&#8217;esso con i suoi scopi e i suoi disegni ben lontani dalle necessità e i problemi dei sardi. I quali, in tale contesto, se non mutano le premesse e le loro stesse aspettative, sono condannati a restare semplici oggetti di decisioni altrui, meri strumenti della storia.</p><p align="justify">Se non lo capiamo, se nemmeno la situazione per certi versi grottesca di questi giorni &#8211; con i vertici aziendali in apparente combutta con sindacati e amministratori locali a spingere avanti i lavoratori perché la situazione assuma contorni preoccupanti per il Palazzo, in modo che sia costretto a mettere mano al portafogli -, se nemmeno questo paradosso mortificante che ci spinge a pretendere di essere mantenuti in cattività riesce a offrirci un&#8217;occasione di resipiscenza, lo stimolo per un sussulto di dignità, be&#8217;, allora abbiamo poco da parlare di crisi. Qui non c&#8217;è possibilità alternativa che tenga: si tratta di una condizione di sottomissione cui non vogliamo sottrarci e cui vogliamo condannare i nostri figli. E la responsabilità, cari miei, non sarà di qualcun altro.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=993" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/11/24/crisi-crisi-delle-mie-brame/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Elogio degli EffediBi</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/04/26/elogio-degli-effedibi/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/04/26/elogio-degli-effedibi/#comments</comments> <pubDate>Sun, 26 Apr 2009 20:48:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Angelo Morittu</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Abruzzo]]></category> <category><![CDATA[G8]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=840</guid> <description><![CDATA[ Fidz&#8217;e bagassa (figlio di pu***na) è una graziosa locuzione sarda molto più lieve e ammiccante del corrispondente termine italiano, sta ad indicare simpaticamente la scaltrezza adottata per ottenere qualcosa. Uso questo termine col massimo rispetto e simpatia verso chi esercita, volente o nolente, il mestiere più antico del mondo; tuttavia è notorio, ma non [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/04/cettolaqualunque.jpg" alt="cettolaqualunque" width="150" height="125" class="alignleft size-full wp-image-844" /> Fidz&#8217;e bagassa (figlio di pu***na) è una graziosa locuzione sarda molto più lieve e ammiccante del corrispondente termine italiano, sta ad indicare simpaticamente la scaltrezza adottata per ottenere qualcosa. Uso questo termine col massimo rispetto e simpatia verso chi esercita, volente o nolente, il mestiere più antico del mondo; tuttavia è notorio, ma non scontato, che chi viene allevato in un ambiente moralmente disinvolto probabilmente lo sarà in tutte quelle circostanze dove è necessario darsi da fare per farsi rispettare, ricorrendo a qualche piccolo o grande sotterfugio per raggiungere il proprio scopo più o meno lecito.<span id="more-840"></span><br /> Anche tra figli di bagassa vige tuttavia un codice d&#8217;onore, ove cavallerescamente, se ci si scontra con uno ancora più figlio di bagassa bisogna riconoscergli almeno l&#8217;onore delle armi.<br /> Normalmente i figli di bagassa vivono, non per colpa loro, negli ambienti più degradati della società ma non è più infrequente che le loro disfide abbiamo per agone le cosiddette istituzioni democratiche.<br /> Nello scontro generazionale e antropologico tra città e campagna che si sta consumando anche in Sardegna il concetto moderno di figlio di bagassa vince di gran lunga su quello ben più frusto e superato di balente. Anzi il concetto stesso di balentia si è oltremodo sbagassato, evidentemente per adattarsi ai tempi moderni e alle mode del momento.<br /> Orbene cos&#8217;è stato lo scontro, pardon la scaramuccia, sul G8 maddalenino se non una disfida tra figli di bagassa?<br /> Tutti i nostri politici o almeno quelli che contano, hanno accettato senza troppi drammi lo spostamento del vertice in Abruzzo, ma chiedendo a gran voce <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=1557" rel="external">almeno I SOLDI</a>!<br /> Per chi, prono, accetta sul proprio corpo il godimento altrui, normalmente il denaro è una soddisfacente occasione di rivincita, poco importano le modalità con cui ci si rapporta, anche eventuali lacerazioni più o meno violente possono essere cicatrizzate con una congrua somma di denaro.<br /> Dobbiamo essere davvero fieri dei nostri politici figli di bagassa, che in uno slancio di <a href="http://www.ilpopolodellaliberta.it/notizie/arc_15546.htm" rel="external">generosa solidarietà</a> acconsentono che il meeting degli otto supereroi si tenga in Abruzzo, non solo per dimostrare vicinanza mediatica verso chi ha perso tutto ma anche per utilizzare colà una montagna di euro, salvo poi rivendicare nel retrobottega che sui soldi si stava scherzando e che quelli devono assolutamente restare in Sardegna.<br /> Evidentemente chi ha fatto la dura scuola della strada, conosce benissimo i <a href="http://www.ilpopolodellaliberta.it/notizie/arc_15534.htm" rel="external">trucchi con le carte da gioco</a>, ma ignora totalmente quel banalissimo concetto scolastico del “<em>niente si crea e niente si distrugge, ma tutto si trasforma</em>”; per coloro che non hanno abbastanza riccioli sullo stomaco, la selezione naturale provvederà alla progressiva estinzione sociale.<br /> Purtroppo il mio sacco gastrico ha una peluria piuttosto scarsa ergo non vedo grandi fortune nella mente dei rivendicazionisti mercenari, quelli che si atteggiano a vincenti figli di bagassa sono ben più tristi figli di madre ignota, non sanno chi sono, cosa vogliono e quanto valgono, sempre alla mercé di qualche sordido lenone.<br /> Da quel che si legge in questi giorni sui vari blog e giornali c&#8217;è un tanta gente debole di stomaco ma non di rognoni che ha deciso di dire basta, basta sopratutto con quell&#8217;area di centro-sinistra che ormai sbandata non trova di meglio che <a href="http://www.dariofranceschini.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&amp;sid=11&amp;doc=4529" rel="external">rincorrere la locomotiva di destra</a>, sperando che qualcosa la faccia rallentare in modo da poterne almeno agguantare i respingenti di coda, molti non andranno più a votare, qualcuno <a href="http://www.renatosoru.it/j/x/83?s=4&amp;v=9&amp;c=366&amp;id=7364&amp;va=x" rel="external">si impegnerà per l&#8217;indipendenza</a> della Sardegna.<br /> Resteranno i visionari e i tradizionalisti, quelli che vivono del dolce ricordo letterario di un Italia che non è mai esistita e mai esisterà.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=840" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/04/26/elogio-degli-effedibi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Conosciamo noi stessi?</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/25/conosciamo-noi-stessi/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/03/25/conosciamo-noi-stessi/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Mar 2009 10:27:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Omar Onnis</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category> <category><![CDATA[storia dei sardi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=762</guid> <description><![CDATA[Pare che sull&#8217;architrave del tempio di Apollo, a Delfi, fosse scolpito l&#8217;ammonimento: “Conosci te stesso!”. Socrate ne trasse un comandamento che poi impartiva convinto a destra e a manca. Infatti, fu condannato a morte. Ma lui stesso parlava anche di un daimon, uno spirito, un pensiero autonomo, che ognuno porta dentro di sé. Qualcosa di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-medium wp-image-763" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/mafalda_e_conosci_te_stesso1-300x297.jpg" alt="mafalda_e_conosci_te_stesso1" width="237" height="222" />Pare che sull&#8217;architrave del tempio di Apollo, a Delfi, fosse scolpito l&#8217;ammonimento: “Conosci te stesso!”. Socrate ne trasse un comandamento che poi impartiva convinto a destra e a manca. Infatti, fu condannato a morte. Ma lui stesso parlava anche di un <em>daimon</em>, uno spirito, un pensiero autonomo, che ognuno porta dentro di sé. Qualcosa di indipendente dalla nostra volontà, anzi, di solito prevalente su di essa.<br /> <span id="more-762"></span></p><p style="margin-bottom: 0cm;">Ma la Modernità non è passata invano, e oggi possiamo ritenere di avere le idee un po&#8217; più chiare su cosa possa significare (o non significare) conoscere sé stessi. In particolare, sappiamo che molto di quello che fa parte dell&#8217;universo di segni che popolano e articolano la nostra personalità e la nostra capacità di interpretazione del mondo, benché apparentemente nostro, è invece il frutto del silente metabolismo che ci fa assimilare simboli e narrazioni prodotti fuori di noi. In gran parte, nel proprio interesse, dal sistema egemonico di turno. Fenomeno tanto più vero, quanto più incide su personalità non strutturate o strutturate in modo auto-contraddittorio. Come quelle della maggior parte di noi sardi.</p><p style="margin-bottom: 0cm;">Cosa conosciamo, dunque, di noi stessi? Intendo dire di un “noi stessi” collettivo, storico. Be&#8217;, a quanto pare ben poco. Siamo una terra “senza storia”, ci insegnano da tempo immemorabile. Ossia, non è che non sappiamo nulla, è che proprio non c&#8217;è nulla da sapere. Naturalmente, questa è una totale idiozia.</p><p style="margin-bottom: 0cm;">Dove sta la magagna, dunque? Intanto, ad una banale ricerca statistica sui libri di testo scolastici e sui testi storici di più ampia diffusione editi in Italia, risulta la quasi totale assenza della Sardegna, o una sua presenza incidentale, insignificante e strumentale. Oppure, qualche notizia falsa (cfr. VILLARI R., <em>Storia medievale</em>, Roma-Bari, Laterza, 1969 e succ. edizz., p.  221: “1016: i Pisani conquistano la Sardegna”). Esito sorprendente, ma riconducibile alla necessità di omologare le vicende, altrimenti eterogenee e incommensurabili, di popoli, culture, ordinamenti giuridici diversi, che un incidente della storia ha radunato sotto l&#8217;etichetta posticcia di Regno d&#8217;Italia prima e di Repubblica Italiana poi. In un simile contesto, è naturale che vicende non riconducibili a eventi e processi almeno paragonabili, né ricomprese in un ambito geografico comune, dovessero essere espunte e ridotte di rilevanza.</p><p style="margin-bottom: 0cm;">La controprova di tale operazione la si ha confrontando le notizie relative alla lunga guerra tra i sardi e i catalani, gli uni sotto le insegne dell&#8217;Arborea, gli altri sotto quelle del regno di Aragona, che condussero alla perdita dell&#8217;indipendenza politica dell&#8217;Isola da una parte e all&#8217;estinzione della casa regnante catalana dall&#8217;altra, con conseguenze politiche per la Catalogna di cui ancora oggi osserviamo gli esiti di lunghissimo periodo. Una vicenda durata un&#8217;ottantina d&#8217;anni, col coinvolgimento diretto di una delle grandi potenze europee  del XIV secolo e, a vari livelli, di tutte la altre. Tra le quali il regno giudicale di Arborea, per forza economica e militare, non era certo la più peregrina. Ora, di questa vicenda non si trova traccia non solo e non tanto in alcun testo storico scolastico, ma anche nella maggior parte delle trattazioni storiche monografiche o enciclopediche italiane dedicate al periodo in questione. Al contrario, è ben nota e studiata dagli storici catalani e trova un certo spazio e risalto in testi storici pubblicati in Spagna. Così come non risulta in alcun manuale storico italiano la vicenda rivoluzionaria sarda (comunque la si interpreti) degli anni 1794-1802. Mentre ampio risalto ha (chissà perché, vista la sua minor portata politica, il suo radicale fallimento e la sua effimera durata), la Rivoluzione napoletana del 1799. Ma questi sono solo due esempi. Quel che conta veramente è che la storia dei sardi non è stata mai raccontata se non in parte e in funzione della storia di qualcun altro, che fossero i cartaginesi, i romani, i bizantini, gli spagnoli e i piemontesi in Sardegna, oppure gli italiani.</p><p style="margin-bottom: 0cm;">Già, gli italiani&#8230; Ma come, non siamo italiani anche noi? si chiederà qualcuno. Un&#8217;altra caratteristica della povera e negletta storia sarda è appunto questo luogo comune, assurto ormai al rango di dogma: la Sardegna come terra dominata, sconfitta, sin dai secoli dei secoli. E tuttavia tale luogo comune, magicamente, viene meno alla chetichella allorché si passa a considerare la storia contemporanea. Si passa dalla dominazione piemontese all&#8217;unità italiana e per incanto da sardi dominati ci ritroviamo italiani anche noi. Italiani “speciali”, però. Infatti, doppiata la boa del Novecento, da ultima ruota del carro italico (un po&#8217; sgangherato di suo già in partenza), ci ritroviamo incredibilmente eroi di guerra, dopo la carneficina del primo conflitto mondiale (da razza congenitamente delinquente a stirpe valorosa il passo non è breve!), e poi, dopo il secondo, regione autonoma, a “statuto speciale”, appunto. Sempre italiani, beninteso. Magari portatori di una “identità” forte, da “tutelare” (come l&#8217;orbettino), ma fondamentalmente figli di una “nazione fallita” (Lussu, 1951). Degli esseri inferiori, insomma. Un popolo <em>minus habens</em>, incapace di intendere e di volere, bisognoso di sostegno, di piani di rinascita, di contentini demagogici accordati in cambio dell&#8217;accettazione di un ruolo subalterno e neo-coloniale (lo scudetto del Cagliari, vinto grazie ai soldi di Moratti, mentre si metteva su il più grande polo petrolchimico del Mediterraneo, devastando una intera fetta di costa e avvelenandola per sempre): <em>panem</em> (posti di lavoro) <em>et circenses</em> (un po&#8217; di spasso domenicale allo stadio), e tutto fila liscio, per gli italiani speciali.</p><p style="margin-bottom: 0cm;">Ma si sa come va la storia: c&#8217;è quella cosa strana che si chiama eterogenesi dei fini, che non si capisce bene cosa sia, ma fa sì che mentre agisci per uno scopo, ne ottieni un altro (o anche un altro) non sempre compatibile col primo. Per forza di cose, l&#8217;aumento della scolarizzazione e il maggiore accesso alle università, oltre alla copertura capillare dei mass media, espongono i sardi per la prima volta al contatto diretto con strumenti di conoscenza e di critica mai prima posseduti, almeno a un tale livello di diffusione. Qualcuno comincia a farsi delle domande, si genera una certa curiosità su questa terra così misconosciuta prima di tutto dai suoi stessi abitanti. Quell&#8217;identità così monolitica e apparentemente immobile, costruitaci addosso come un sarcofago, comincia a scricchiolare. Benché il sistema di disinformazione e di deprivazione storica sia sempre all&#8217;opera (servirebbe una bella indagine sull&#8217;operato delle sovrintendenze archeologiche in Sardegna negli ultimi sessant&#8217;anni, ad esempio), qualche voce dissonante si fa largo e prende la ribalta. Un Michelangelo Pira, un Sergio Atzeni&#8230; Voci isolate, in gran parte inascoltate, certo, e profondamente incomprese, per lo più. E spente prematuramente, anche. Ma sono segnali che qualcosa si muove.</p><p style="margin-bottom: 0cm;">Ora, come insegnano gli storici, vincere un&#8217;inerzia plurisecolare e mutare di segno un intero universo simbolico, un immaginario collettivo radicato e giustificato da tutti i media dominanti, non è facile, né rapido, né indolore. Oggi a che punto siamo? Possiamo dire di conoscere noi stessi? Possiamo girare il nostro sguardo all&#8217;indietro e riconoscerci? E abbiamo uno sguardo nostro da proiettare nel futuro? In gran parte la risposta deve essere ancora “no”. Sappiamo ancora poco di noi, nessuno ci insegna a scuola da dove veniamo, quale sia la genealogia del nostro presente. Troppo eversiva la verità, per un popolo prigioniero di una “identità forte” come la nostra. Quell&#8217;identità che altro non è se non una congerie di cliché ideati da altri come strumento di dominio. Con la nostra stessa complicità, beninteso  (almeno, di quella parte di noi che ha da guadagnare dalla situazione di subalternità ereditata).</p><p style="margin-bottom: 0cm;">Dunque, che fare? Cercare di squarciare il velo di Maya e affrontare una volta per tutte, come soggetto storico, le nostre vicende, ciò che ci ha portato ad essere ciò che siamo? Oppure rimanere più comodamente inconsapevoli e omologati, passivi verso chiunque voglia dirci la sua sul nostro conto e abbia il potere per imporci la sua visione? La rivolta dell&#8217;oggetto preconizzata da Michelangelo Pira non c&#8217;è ancora stata. Ma chi doveva avviarla forse si è distratto, non ha colto i segnali, o, se li ha colti, li ha trovati pericolosi (per sé più che altro, per la propria confortevole posizione politica, professionale, intellettuale e sociale). Non sarebbe invece il caso, finalmente, oggi che ne abbiamo la possibilità, di riprendere in mano la nostra narrazione, sottraendola alle arti malefiche degli stregoni televisivocratici e dei loro ascari? C&#8217;è qualcuno che se la sente di provarci, o dobbiamo rassegnarci alla passività di un destino subalterno e marginale?</p><p style="margin-bottom: 0cm;">L&#8217;emancipazione storica costa, ma potrebbe essere un prezzo che vale la pena di pagare. Se non per noi, almeno per chi ci seguirà.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=762" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/03/25/conosciamo-noi-stessi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Indipendenza, unico orizzonte logico per la Sardegna</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/08/indipendenza-orizzonte-logico/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/03/08/indipendenza-orizzonte-logico/#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Mar 2009 11:00:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Angelo Morittu</dc:creator> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[partiti italiani]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=534</guid> <description><![CDATA[ Durante l&#8217;ultima campagna elettorale per le regionali si è parlato spesso di Sardi, &#8220;sardosità&#8221;, autonomia, indipendenza, ma i risultati non sono stati molto diversi da quelli delle altre volte: solita gente, soliti intrighi, solite clientele, solite manovre. Il movimento indipendentista cresce, cresce di poco, pochissimo, ma alla fine sta passando il concetto che parlare di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-535" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/bossi01.jpg" alt="Bossi agli italiani" width="150" /></p><p>Durante l&#8217;ultima campagna elettorale per le regionali si è parlato spesso di Sardi, &#8220;sardosità&#8221;, autonomia, indipendenza, ma i risultati non sono stati molto diversi da quelli delle altre volte: solita gente, soliti intrighi, solite clientele, solite manovre. Il movimento indipendentista cresce, cresce di poco, pochissimo, ma alla fine sta passando il concetto che parlare di indipendenza per la Sardegna non è roba da disadattati e bombaroli ma sta lentamente conquistando la coscienza della gente &#8220;normale&#8221;.</p><p><span id="more-534"></span></p><p>Personalmente credo sia arrivato il momento di invocare l&#8217;indipendenza della Sardegna per necessità se non per legittima difesa della nostra sopravvivenza.<br /> Eviterò di parlare di Sardi in quanto etnia, ma è indubbio che, mentre tutti gli abitanti considerino nel loro inconscio la Sardegna una nazione con tutti gli attributi territoriali, culturali, antropologici e storici, ben pochi sono propensi ad ammettere che il processo di assimilazione nello stato italiano è stato fortuito, inconsapevole e ad oggi in gran parte irrimediabilmente fallito.<br /> Non è questione di nazionalismo, per quanto mi riguarda, non mi interessa quale che sia la nazionalità sul passaporto e tanto meno esaltare l&#8217;appartenenza ad un popolo sardo più o meno valoroso coi suoi miti più o meno fasulli.<br /> <img style="margin-top: 10px;" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/veltroni_franceschini02.jpg" alt="Democratici" width="300" height="197" align="right" />L&#8217;aspetto che dovrebbe essere chiaro a tutti e che mai come in questi tempi la nostra isola è una lontana provincia del sub-impero italiano in decadente implosione, nonostante la continuità territoriale e culturale il gap economico e sociale rispetto ai paesi civili sta diventando sempre più grande. È da sempre che i nostri politici vengono nominati da apparati esterni al territorio, ma anche quando emergono autonomamente non trovano di meglio che trasferirsi in continente e restarci, nessuno ormai si ricorda della Sardegna se non come substrato e retroterra folcloristico della Costa Smeralda.<br /> Ogni persona finora estranea a qualunque ideale sardista e tanto meno indipendentista (tale mi considero), ma mediamente dotata di capacità logiche, capirà che non c&#8217;è alcuna speranza, non dico di rinascita ma neppure di sopravvivenza, a rimanere attaccati all&#8217;Italia; si obietterà che è anacronistico rendersi indipendenti in un mondo sempre più globalizzato, ma, se riflettiamo un pò, è viceversa l&#8217;unico sistema per garantire un futuro ai nostri figli senza obbligarli ad andarsene.<br /> Tra qualche settimana si voterà per le europee, quando mai si è farfugliato di Sardegna in quel palazzo, quanti rappresentati abbiamo mai espresso?<br /> Mi risulta che quando si doveva decidere se attribuire una qualche rappresentate alla Sardegna, gli stessi nostri (dis)onorevoli si sono volpescamente defilati, chissà perché.<img class="size-full wp-image-537" style="margin-top: 10px;" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/themastellas03.jpg" alt="La famiglia Mastella" width="300" height="175" />L&#8217;abbiamo capito o no che dopo tangentopoli, e l&#8217;ingresso di qualche pervenuto, la classe politica e affaristica italiana si è blindata nel palazzo e nei gangli vitali dello stato predisponendo tutti quei dispositivi che le permetteranno di governare e saccheggiare risorse senza più alcuna remora, pudore e timore.<br /> Basta sfogliare non dico i giornali ma perlomeno il gossip per sapere che i prossimi leader politici saranno i figli e i figliocci di Berlusconi, Bossi, Rutelli, D&#8217;Alema, Cossiga, Craxi, Pisanu e Mastella, la moglie di Mastella, il figlio di Mastella e il cane di Mastella (citaz. D. Sepe).<br /> Non credo sia Di Pietro ad incarnare le speranze di una sinistra ormai dissolta, mentre è ormai perduta la carica iniziale del Partito Democratico nonostante siano finalmente terminate le americanate da cinematografo di Veltroni, per non parlare del partito dei famigli di Berlusconi pubblicamente cementati dal delirio del potere ma pronti ad azzannarsi come lupi nei retrobottega dei palazzi.<br /> Credo che ormai non possiamo più permetterci di aspettare le decisioni prese a 300 km di distanza e con anni luce di ritardo, possiamo e abbiamo l&#8217;obbligo di preparare un futuro migliore per i nostri figli, solo noi possiamo farlo, non possiamo più delegare alla solita classe politica che pensa solo al proprio mantenimento.</p><p>L&#8217;unico orizzonte logico è l&#8217;indipendenza, se siamo in grado di pensarla possiamo realizzarla, se rifiutiamo anche solo l&#8217;idea subiremo le idee degli altri, i nostri posteri ci giudicheranno.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=534" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/03/08/indipendenza-orizzonte-logico/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>94</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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