<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Corona De Logu &#187; servi</title> <atom:link href="http://www.coronadelogu.com/tag/servi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.coronadelogu.com</link> <description> </description> <lastBuildDate>Fri, 18 Jun 2010 10:26:49 +0000</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>Prove tecniche di militarizzazione nucleare</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/12/15/prove-tecniche-di-militarizzazione-nucleare/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/12/15/prove-tecniche-di-militarizzazione-nucleare/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 Dec 2009 11:32:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Michela Murgia</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[ambiente]]></category> <category><![CDATA[energia]]></category> <category><![CDATA[La Russa]]></category> <category><![CDATA[Maroni]]></category> <category><![CDATA[nucleare]]></category> <category><![CDATA[Regione Sardegna]]></category> <category><![CDATA[Scajola]]></category> <category><![CDATA[servi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=1025</guid> <description><![CDATA[L&#8217;articolo che riporto è di Pietro Mannironi ed è uscito sulla Nuova Sardegna, praticamente ignorato, circa un mese fa. 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Lo posto perché le voci sul progetto di installazione in Sardegna di una centrale si susseguono anche da fonti autorevoli (l&#8217;ultima è lo studio dell&#8217;Enel <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200912articoli/50192girata.asp"  rel="external">reso noto dai verdi</a> la settimana scorsa, che indica Oristano tra i siti probabili) e altrettanto puntuali giungono <a href="http://piergiorgiomassidda.blogspot.com/2009/12/nucleare-in-sardegna-pronti-dire-no-ma.html"  rel="external">le smentite</a>, a cui però &#8211; e dal pezzo di Mannironi capirete bene perché &#8211; ci sono ottimi motivi per non credere ciecamente, tantopiù se sono in buona fede: quando il gioco si fa duro, le decisioni non le prendono di sicuro i nostri parlamentari e senatori.<span id="more-1025"></span></p><p><span id="content"><span id="dixerit_player">La Nuova Sardegna 13.11.2009<em><br /> Le ragioni del metodo possono svelare le ragioni della sostanza politica. Nel senso che nei percorsi tortuosi, a volte carsici, dell’evoluzione di un processo legislativo si possono intravedere riserve mentali, timori per una trasparenza che può essere valutata pericolosa e, sicuramente, rinunce colpevoli al confronto aperto. Il tutto in nome del cinico assunto del fine che giustifica i mezzi. È questa la premessa possibile di quello che, se confermato, potrebbe essere considerato un vero e proprio colpo di mano per imporre la “rivoluzione nucleare” nel nostro Paese. Più che di sospetti, si tratta di segnali forti e inquietanti di un ritorno all’atomo seguendo un percorso non condiviso, strisciante, e carico di ambiguità. E cioé, creando una “blindatura” intorno alle centrali, immunizzandole da ogni possibile conflitto o contenzioso: mettendole le stellette. Insomma, costruendole in aree del demanio militare. Un sistema che imbavaglierebbe il comprensibile dissenso, sia istituzionale che popolare, creando una scorciatoia nella quale non sono contemplate polemiche, mediazioni, e accordi. Il grimaldello dell’operazione. Ad accorgersi di questa strategia occulta di avvicinamento al nucleare sono stati il senatore del Partito democratico Gian Piero Scanu e il segretario nazionale della Funzione pubblica della Cgil, Carlo Podda. I due hanno anche identificato il “grimaldello” dell’operazione: la società Difesa Servizi spa. Si tratta di una società a esclusivo capitale pubblico (appena un milione di euro) che, almeno secondo le intenzioni dichiarate, dovrebbe soprattutto commercializzare i loghi delle forze armate e portare così qualche euro nelle casse della Difesa. Ma anche, almeno secondo le intenzioni dei proponenti, gestire in modo privatistico servizi, commesse, acquisti e vendite per conto della Difesa. Insomma, quello che nel governo viene chiamato «un impulso dinamico ed efficiente per svecchiare l’amministrazione militare». Ma non è proprio così. Tutto comincia con il disegno di legge numero 1373, firmato dai ministri Ignazio La Russa (Difesa), Giulio Tremonti (Economia e Finanza) e Claudio Scajola (Sviluppo economico) e presentato alla presidenza del Senato il 10 febbraio di quest’anno. L’intestazione è davvero minimale: Misure a tutela dei segni distintivi delle Forze armate e costituzione della società «Difesa Servizi Spa». I loghi e i simboli militari, come si vedrà, sono però una specie di grottesca foglia di fico, che non riesce però a nascondere la reale portata dell’operazione. Gian Piero Scanu, in commissione Difesa, capisce che c’è qualcosa che non va. Prima di tutto, la denervazione del sistema amministrativo e burocratico delle forze armate. Ma sarebbe più giusto parlare di processo di spoliazione delle competenze e delle autonomie amministrative dell’apparato della Difesa. Dice il senatore del Pd: «È apparso subito evidente il tentativo di privatizzare una parte importante della pubblica amministrazione come quella militare. Per questo, come gruppo, abbiamo chiesto una serie di audizioni in commissione: vertici militari, rappresentanti della logistica e della struttura amministrativa della Difesa, ma anche rappresentanti della Corte dei Conti e dell’Authority per la concorrenza. Inutile dire che quasi tutte le nostre richieste sono state cassate. Eppure, il regolamento del Senato prevede che le richieste di audizione debbano essere accolte, almeno che non vengano considerate ostruzionistiche. Mi chiedo cosa ci sia di ostruzionistico nel sentire, per dire, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri! È però importante riferire subito la riflessione politica che facemmo in quella prima fase: se si privatizza questo pezzo importante di pubblica amministrazione, è evidente che si apre la strada per privatizzare altri settori come la scuola, la giustizia e la sanità». C’è un’altra anomalia che colpisce Scanu e poi il segretario generale della Funzione pubblica della Cgil, Carlo Podda: il consiglio d’amministrazione della società Difesa Servizi Spa è nominato dal ministro della Difesa e, nel disegno di legge firmato La Russa, Tremonti e Scajola, non sono previsti tempi o scadenze di mandato. Il primo emendamento. Fino a questo momento, dunque, nessuno parla di produzione di energia nelle aree del demanio militare e, meno che mai, di centrali nucleari. Ma a maggio ecco i primi segnali: il senatore del Pdl Valter Zanetta propone infatti di inserire un articolo 2-bis al disegno di legge nel quale, guarda caso, al primo comma si legge che la Difesa «può affidare in concessione o in locazione o utilizzare direttamente i siti militari, le infrastrutture e i beni del demanio militare» con la finalità «di installare impianti energetici». «Ci siamo allora accorti &#8211; dice Gian Piero Scanu &#8211; che dietro Difesa servizi Spa c’era ben altro. Non solo, dunque, la possibilità di gestire un volume d’affari che abbiamo quantificato in 3-5 miliardi di euro, ma soprattutto il tentativo di introdurre surrettiziamente una strada per arrivare alla creazione di centrali nucleari nel demanio militare». E infatti, il 14 maggio di quest’anno, Scanu insieme ai senatori Pegorer e Della Seta, presenta un’interrogazione ai ministri della Difesa, dell’Ambiente e per i Rapporti con le Regioni. Dopo aver analizzato i testi dei disegni di legge 1195 e 1373, chiede chiarezza. Si legge infatti nell’interrogazione: «Dal combinato disposto delle disposizioni contenute nei suddetti disegni di legge, emerge un quadro per cui una società di diritto privato, costituita su affidamento diretto del ministero della Difesa, potrebbe gestire in aree del demanio militare, quindi sottratte a qualsiasi possibilità di controllo da parte degli organi amministrativi e delle istituzioni locali, impianti energetici, ovvero centrali nucleari o termovalorizzatori». Lievitano i dubbi. Dunque, il re è nudo. Il percorso è stato disegnato, ma manca ancora la società che dovrebbe gestire il processo. Cioé la Difesa Servizi Spa. Cominciano inevitabilmente a lievitare i dubbi. Prima di tutto appare evidente l’esautoramento totale degli enti e delle comunità locali e delle istituzioni da ogni diritto e possibilità di informazione e di controllo sull’attività e le modalità di gestione degli impianti. Istituzioni e società civile rischiano di restare fuori dai fili spinati che delimitano le aree militari, perché salterebbero tutti gli ostacoli, impedimenti, regole e garanzie previste dalla normativa ordinaria: <strong>basterebbe una delibera del consiglio d’amministrazione della Difesa Servizi Spa per costruire un termovalorizzatore. Ma anche una centrale nucleare.</strong> Per non parlare, poi, del scorie radioattive. Il problema del loro stoccaggio sarebbe estremamente semplificato. Nei giorni scorsi, ecco il blitz. <strong>Nella maratona per la Finanziaria, rispunta l’emendamento per istituire la società Difesa Servizi Spa. In un primo momento viene considerato non ammissibile, ma, intorno alla mezzanotte, viene riproposto e approvato.</strong> C’è tensione all’interno della stessa maggioranza: per il metodo e per la sostanza dell’iniziativa. Tanto che lo stesso presidente Carlo Cantoni (Pdl) decide di astenersi. L’altro ieri, Gian Piero Scanu presenta una nuova formulazione del disegno di legge che istituisce la Difesa Servizi Spa. Prima di tutto propone un’agenzia e non una società per azioni. Al posto del consiglio d’amministrazione c’è un comitato direttivo nel quale hanno un ruolo i responsabili amministrativi e logistici delle forze armate. Il direttore non è nominato dal ministro, ma è il capo di stato maggiore della Difesa. Ma è nell’articolo 4 del disegno di legge targato Pd che si fa la differenza. Di più: in caso di bocciatura si avrebbe l’implicita ammissione che esiste il progetto per costruire termovalorizzatori e centrali nucleari nelle aree del demanio militare. Scanu scrive infatti che «si possono affidare in concessione o in locazione, per un periodo non superiore a venti anni siti del demanio militare&#8230; con la finalità di installarvi impianti energetici esclusivamente alimentati da fonti rinnovabili». Mercoledì pomeriggio la proposta viene bocciata. È la prova che non si vogliono impianti per produrre energia da fonti rinnovabili. Si vuole cioé altro. E quest’altro sono i termovalorizzatori e le centrali nucleari. Il secondo blitz. Ma non è finita qui. Ieri, con un secondo colpo di mano, viene affidata alla nascente società Difesa Servizi Spa anche la gestione del patrimonio immobiliare della Difesa. Dice Carlo Podda, segretario della Funzione pubblica della Cgil: «Un vero e proprio blitz, un provvedimento che aveva affrontato un lungo iter in commissione, era stato inserito nottetempo in un emendamento al testo della Finanziaria presentato in commissione Bilancio alla Camera due settimane fa, in barba ad ogni principio democratico. Oggi il progetto torna alla sua forma originaria, aggiungendo alle funzioni della società la gestione degli immobili, oltre alle competenze esclusive in tema di acquisizione di beni e servizi, esautorando di fatto la Consip». Tagliente il giudizio politico di Scanu: «Ora è chiaro, vogliono solo avere le mani libere per le centrali nucleari e per la gestione di un’enorme fetta di potere quantificabile in un giro d’affari di circa cinque miliardi di euro». <strong>Il senatore del Pd non lo dice, ma la regione con il maggiore carico di demanio militare è la Sardegna</strong>. </em></span></span></p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1025" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/12/15/prove-tecniche-di-militarizzazione-nucleare/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>22</slash:comments> </item> <item><title>Habeas Porcus</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/26/habeas-porcus/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/03/26/habeas-porcus/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Mar 2009 10:03:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Dettori</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[babbu mortu]]></category> <category><![CDATA[complesso di inferiorità]]></category> <category><![CDATA[immigrazione]]></category> <category><![CDATA[servi]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=771</guid> <description><![CDATA[Cerca una maglia rotta nella rete che ci  stringe, tu balza fuori, fuggi! “Io non ho perso contro Berlusconi, ma contro le sue televisioni, contro la Rai di Berlusconi, contro i giornali di Berlusconi…”. Così Renato Soru in una ultima  lunga intervista rilasciata a Paolo Madron a pagina 11 de Il Sole 24 Ore di domenica 22 [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-778" title="pesce-rosso-744051" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/pesce-rosso-744051-150x150.jpg" alt="pesce-rosso-744051" width="150" height="150" />Cerca una maglia rotta nella rete<br /> che ci  stringe, tu balza fuori, fuggi!</em></p><p style="text-align: left;">“Io non ho perso contro Berlusconi, ma contro le sue televisioni, contro la Rai di Berlusconi, contro i giornali di Berlusconi…”. Così Renato Soru in una ultima  lunga intervista rilasciata a Paolo Madron a pagina 11 de<em> Il Sole 24 Ore</em> di domenica 22 marzo 09. <span id="more-771"></span>E ancora: il clientelismo, il rigore dei bilanci che comporta perdita dei consensi, lo stretto legame tra Berlusconi e una parte importante della Curia eccetera. Non una sola parola, mosca, sulla sorda deleteria palese infingardaggine dei cattopapisti del Pd che ha finito col mietergli l’erba sotto i piedi. E forse un altrettanto diplomatico silenzio anche sulla sordità dei cosiddetti sardi-di-dentro, degli eterni “stanziali”, a una diversa idea di Sardegna, a un processo di cambiamento e un progetto di rinnovamento della polica che finalmente superasse incancrenite assuefazioni all’elemosina e all’assistenzialismo. Che bloccasse le voglie, le bulimie  edificatorie dei bottegai e dei devoti al cemento armato. Che infine facesse criticamente i conti con le nebulose identitarie di residuali carnevalate folcloristiche: da “piccole patrie” della petulanza e della separatezza. Non siamo granché diversi dagli altri. Siamo continuamente esposti, corriamo ogni giorno il rischio di rassomigliare e tradurre in sardo il folklore celtico dei “lumbard”.<br /> Dopo la mazzata di febbraio, continuo a farmi sempre più persuaso che la presunta “costante resistenziale” sarda inventata dal nostro patriarca di Barumini – falso credita et ementita -, finisca sempre col risolversi, salvo eccezioni, in un rosario di servitù volontarie, così protervamente perseguite dai nostri “sardi-di-dentro”. Quanto meno dalla maggioranza di essi: tzerakkos sémper, petitores de Gonare. Perché questa volta non è tanto e soltanto Soru ad essere stato sconfitto: è stata sconfitta la Sardegna. Un “progetto” comunitario, una alternativa di vita che oltre-passava la sua persona.<br /> La posta in gioco – e questa volta ci giocavamo proprio tutto, quanto meno quel poco che ancora  restava da salvare – non era semplicemente, come si dice, “alta”.<br /> Era totale.<br /> Ne andava del nostro futuro.<br /> Della vita stessa.<br /> Ciò non ostante, ha stravinto e tripudiato in ogni senso, in lungo e in largo, la resa incondizionata al peggio: all’individualismo, alla cultura del virtuale, al becerume, all’estetica del brutto. Con maggioranze bulgare. E la scommessa è andata persa forse a sempre. Battuta dagli stessi sardi, aperti sempre e soltanto al nulla: un ennesimo ulteriore bottino di cui andare giustamente orgogliosi. Riportiamo a casa le spoglie: le nostre.<br /> Non che il nostro “governatore” mi sia mai stato tanto con-geniale, né che mai abbia pensato di scodinzolargli dietro negli anni in cui è stato sugli altari… Già nel lontanissimo 2003 – “alle  origini”: in tempi non sospetti – la sua improvvisa “apparizione” in scena non mi aveva sconvolto più di tanto.  In una rivistina cenere da tempo, Nuoro oggi, sogghignavo: “<em>Tra annunzi e smentite, dalla dolina di Tiscali, si annunzia l’avvento di un ennesimo &#8211; diverso? &#8211; imprenditore-di-successo incarnatosi miracolosamente in terra sarda: Renato Soru. Il quale  fa sapere allo stremato popolo delle spiagge d’agosto che, se si candida, presenterà un suo menù ai cristalli liquidi. Non trascura, come si addice a un “homo novus” di accusare i vecchi partiti e, subito dopo, secondo rito, smentire. Restiamo pur sempre sul classico, o no?</em>” La notizia: ventotto agosto duemilatre &#8230;</p><p style="text-align: left;">Avvenne, poi, che quei vecchi partiti allora accusati finirono per diventare i suoi peggiori alleati. In politica, succede. E va a finire che a pagarla cara si sia un po’ tutti.<br /> E tuttavia e non-ostante-tutto, questa volta mi ero rassegnato ad aderire al manifesto per Soru promosso dai “sardi-di-fuori” – la parola emigrati pare sia tabù da tempo –: confidando che quanto meno il Sardus Pater ci potesse assistere.  E per quanto potesse valere la firma di un sardo-di-fuori senza diritto di voto lo avevo firmato.<br /> Questa volta  non avevamo scelta. Per quanto sia questo non avere scelta che sempre ci tormenta: costretti, sempre, all’hic-Rhodus-hic-salta… Dover schierarsi, sempre, contro qualcuno o qualcosa, piuttosto che per qualcuno o qualcosa che non sia soltanto il male minore. Essere persuasi che, finalmente, si è imparata la lezione dagli anni delle svendite e dello sfacelo di tutto. Che un altro vento possa infine levarsi.<br /> Ma a freddamente considerare che Soru era stato messo appena avant’ieri in crisi e in condizioni di dimettersi precisamente dalle ottuse burocrazie e dagli inciuci cementificatorio-sviluppisti di uno dei “vecchi partiti” da lui diffidati, transustaziato in un  se-dicente Partito democratico, con il quale ora e dopo dovrà arrangiarsi a convivere e coesistere per quanto a collo storto – fino a quando? -, le riserve e i  dubbi da metodici finivano coll’avviarsi all’iperbole.<br /> Abbagliavano i costi che  già abbiamo dovuto pagare in disagio sociale, malessere, disgregazione, vita mortificata, delinquenza minorile, alcolismo e droghe, depressioni, psicosi e schizofrenie… I nostri paesi non più distinguibili da anonime e anomiche periferie urbane.  I nostri “centri” tutto un fiorire di cliniche psichiatriche e demenza… Le nostre vere “eccellenze” continuando ad accadere, potenziate, nel quotidiano: le catastrofi.<br /> Eppure, ancora una volta, oggi, si preferisce parlare d’altro, delle nostre altre punte di eccellenza: salsicce di Irgoli e tappeti di Nule, sarti di Orani e vellutini di Orune, vini e cantine sociali di ognidove, oreficerie e coralli e  filigrane. Modiste e modisti del “made in Sardinia” a rivestire gli ignudi  di Tokyo…<br /> Poco mi ha persuaso, né oggi né mai, questa cieca “visione” biecamente economicista del  nostro“travaglio” di sardi: siamo anche noi, come tutti, alle solite “sordide forme giudaiche”. Produzione e mercato. Industria e derivati hanno ben scavato per una Sardegna berlusconizzata. Fascinati dai “sardi che si fanno onore nel mondo”. Dai “salvati”.<br /> E i sommersi?&#8230;<br /> Rivoluzioni dell’apparire e falsa coscienza: il nostro <em>habeas corpus</em> aggiornato  riproposto e immiserito in un più pertinente e connotativo <em>habeas porcus</em>…<br /> Si ha una bella voglia di continuare a raccontare e raccontarci fole con patetiche “dies de ssa Sardigna”, uniti e solidali tra noi soltanto quando si trattava di farci massacrare su fronti di guerre che mai ci riguardavano. Mai siamo stati uniti, solidali. Il “forza paris!” lo abbiamo scoperto, praticato e gridato, suppongo, soltanto in quelle occasioni: i mattatoi della storia. Del resto, non abbiamo anche fatto di un cartaginese il nostro eroe nazionale e di una ispanica la nostra eroina?</p><p style="text-align: left;">Né mai ci siamo amati, tollerati, quanto meno sopportati a vicenda. Mi ritornato alcuni versi di una lunga poesia di Auden, 1° settembre 1939 : …” <em>non c’è una cosa chiamata Stato /e nessuno esiste da solo; / la fame non lascia scelta / al cittadino né alla polizia; / dobbiamo amarci l’un l’altro o morire</em><br /> (We must love one another or die)… Dove quel “must” suona più costrizione, aut-aut ineluttabile, che non dovere: siamo costretti ad amarci non-ostante-tutto se non vogliamo morire. Sempre, per quanto ne so, abbiamo scelto per la disfatta e la morte.<br /> Così, ancora una volta, ancora oggi, finisco con il convincermi sempre più che la nostra pulsione più vera e profonda sia da sempre quella di dividerci e sbranarci a vicenda. La pulsione a predisporci di volta in volta a nuovi, ma sempre identici servaggi, ammanettandoci con le nostre stesse mani, invocando un padrone che “pensi” a noi e per noi, ci assista e risolva i nostri problemi: “zio Silvio, pensaci tu”!&#8230; Così gemeva, grottesca, la supplica inalberata nei cartelli dei licenziati alla Euroallumina: di ben altro pelo, gli operai francesi non questuano, si incazzano, sequestrando il manager. Una tragedia, la nostra, avviata a risolversi sempre in miserere e farsa. Sos kervéddos a ss’ammàssu, si dice dalle mie parti. Eccome ci penserà, zio Silvio. Tranquilli. Mansueti. E morti.…<br /> Si è finito col fare della nostra terra una miserabile appendice di Arcore, un proconsolato del piccolo bonaparte di palazzo Grazioli. Poi, ovviamente, come da sempre è sardo costume, ci si lamenterà, frignando sul colonialismo, sul nemico-che-viene-dal mare. Ma chi altro, se non noi, gli ha da sempre spalancato le porte. E siamo ancora una volta noi stessi ad averlo stolidamente invocato, favorito, forzando i cardini dall’interno, smantellando le mura. Come ancora si può, com’è ancora possibile  questo autolesionismo, questo masochismo da manuale… Invocando la frusta. Ancora, più frusta ancora, ancora non ci basta. Tutto ciò è avvilente: quel che mi resta di buon senso, di ragionevolezza, vi si ribella.<br /> Il cavallo col nemico in pancia  ancora una volta  è stato volontaria-mente introdotto dentro le mura: non attenderà la notte…<br /> Ci aveva ben saputo leggere dentro e segnare a fuoco, come la schiena di un bue, Carlo V o chi per lui  con quell’inconfutabile “locos y male unidos” che ancora oggi ci marca. Siamo melanconici e tristi, geneticamente: ora, finalmente, impareremo e cominceremo a ridere di gusto. Non col ghigno sardonico di una volta. Come vorrebbe Gavino Sanna e il suo nuovo datore di lavoro… Cantava a suo tempo Jannacci: “sempre allegri bisogna stare / ché il nostro pianto fa male al re / fa male al ricco e al cardinale”… eccetera.<br /> Mi domando ora, infine, in che consista il tanto strombettato “rinascimento sardo” e, se mai sia esistito, quale incidenza abbia avuto sulle nostre coscienze. Sulle folle, o masse che dir si voglia. Artisti e scrittori, continuano a “creare”, diciamo così, ciascuno pro-domo-sua, senza peraltro trascurare di accoltellarsi a vicenda.  Rilassante e appagante esercizio mentale di maldicenza e sprezzo praticato con coscienza anche dal “Club-degli-onesti”: la nostra cleresia. I chierici devoti, votati al Verbo  …<br /> Sono 22 anni che Paolo Fresu suona le trombe della resurrezione ai berchiddesi – chissà che non si sveglino! &#8211; i quali, per quanto li riguarda, continuano a dormire e a ingrassare con le loro cantine di fermentino. Fottendosene degli appuntamenti alle canicole d’agosto come delle fanfare del mondo che gli entra in casa. Vidisticredìsti: Il 60,5%  dei dormienti della caverna, dei suoi concittadini-quasi-galluresi, sogna di una paradisiaca Arcore sarda e appena un 36,0% si risveglia sulla dura terra di sempre. Col culo per terra.<br /> Quanto alle altre “fucine” di cultura, poesia e prosa, Séneghe la spunta di un punto e così Asuni eccetera. Un po’ meglio Gavoi. Domanda: davvero siamo ri-nati? E trombe, “noir”, poesia ri-svegliano qualcuno da letargie millenarie? Giobbe è ancora lì a domandarselo senza possibile risposta. Ciosì, l’arcano dei nostri presunti e disastrati rinascimenti, del loro incidere o lasciare traccia appena visibile sul suolo, si disvela in tutta la sua triste miserabilità..,.<br /> Ma è tutta la “Gaddùra” ad acclamare napoleone-il-piccolo con maggioranze bulgare. E del resto, questi bottegai, kustos lottráios, quando parlano di noi, quasi un residuato, non ci chiamano “li sàldi”? Loro, gli alieni: de palas de galéra…<br /> Lo spagnolesco “locos y male unidos” è l’equivalente della nostra millenaria sapienza: “kéntu kòncas, kéntu berríttas… E il forza paris pressoché sempre ritradotto con  kataúnu a kóntu suo.<br /> Così, questa volta, i socialisti di casa non diversa-mente dai loro sbiaditi “compagni”del “continente”, chiedono garanzia di cadréghe. Non ottenendole, deliberano di navigare a vista, solitari e finali, in “balia” del nulla. Gli indipendentisti di variegato pelo, ma di identica prosopopea e protervia sedicente identitaria, decidono di salmodiare per proprio conto in mutrioso antagonismo col popolo della Repubblica-dello Scoglio. Fedeli come non mai alla memoria del loro padre fondatore, più bendati e ciechi che mai, i neo Moro-Azzurri, miserabili epigoni di un Pisdaz d’altri tempi, consegnano bandiera e ceneri del cavaliere dei rossomori al mausoleo e ai marmi di Arcore….<br /> In questa mirabile e stravagante “coincidentia oppositorum”, il verdetto del ”popolo sardo” è quanto meno promettente per il prossimo inverno di tutti i nostri scontenti. Ecco qua il requiem:<br /> - L’Ogliastra delle basi all’uranio impoverito reclama e vota auspicando tanti agnelli a tre teste. Insoddisfatta e rancorosa che continuino a nascerle appena e soltanto con due. E si augura un vigoroso incremento di linfomi infantili e di qualsivoglia famiglia di tumori. Liquidi o solidi che siano. Andranno bene comunque.<br /> - Si associano, festanti, le zone industriali del Capo di sotto, di mezzo e di sopra: non ancora del tutto soddisfatte di miasmi e pestificazioni di ogni sorta. L’operaio-.in-tuta, dimenticati i gambali, con le ciminiere dell’avvenire allo stoppino, nell’impossibilita di tornare indietro o emigrare come ai bei tempi di una volta, si abbandona fiducioso alla divina provvidenza del Cavaliere fulàno. Presagisce, fiuta già la fine del topo in trappola.<br /> - Quanto ai Comuni della costa, che vi nasca o tramonti il sole, quelli ancora commestibili e rosicchiabili dal dente delle ruspe, hanno anch’essi un loro sogno: di colate di cementi e calcestruzzi come redenzione e finale liberazione da una vaga memoria di indigenze e male arie. Sognano il turista-da-fottere. Il varo dell’ultimo “piano casa” gli chiuderà sia pure la sola vista del mare. Ma tante botteghe fioriranno<br /> -  Solitaria, anch’essa qua e là già corrosa, la provincia di Nuoro: un’enclave ormai minacciata dagli sfaceli. I “micciùrri” di Oliena, disperse nel vento le ceneri dei Melis dopo averne abraso anche la memoria, sono già ai piedi dell’Ortobene… Fino  a quando durerà questo No, questo residuale rifiuto allo sfacelo? – “Dammi tempo che ti buco”- , disse alla pietra il verme.<br /> Per chiudere in bellezza, mi soccorre un aforisma di Kleist che parrebbe raccontare anche di noi. Demostene alle repubbliche greche: Se per conservarvi aveste fatto soltanto la metà di quanto faceste per distruggervi, sareste ancora liberi e felici.<br /> Non gli abbiamo dato retta / Non lo abbiamo ascoltato.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=771" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/03/26/habeas-porcus/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Cagliari città-stato</title><link>http://www.coronadelogu.com/2009/03/01/cagliari-citta-stato/</link> <comments>http://www.coronadelogu.com/2009/03/01/cagliari-citta-stato/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 Mar 2009 18:22:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Angelo Morittu</dc:creator> <category><![CDATA[Mala tempora currunt]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Cagliari]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[limba sarda]]></category> <category><![CDATA[nazione]]></category> <category><![CDATA[Regione Sardegna]]></category> <category><![CDATA[sardismo]]></category> <category><![CDATA[servi]]></category> <category><![CDATA[Soru]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.coronadelogu.com/?p=310</guid> <description><![CDATA[Ai tempi di Andreotti le bizzarrie governative venivano varate a ferragosto, ma per Berlusconi va benissimo anche il carnevale. Tra frizzi, lazzi e barzellette, ci ha parlato del mangime forzato ai moribondi, di ronde da passeggio, dello sciopero virtuale e financo di centrali nucleari. I sardi in festa hanno giubilato in piazza Renato-Cancioffali al ritmo della [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-309" title="sardinia a s'imbressu" src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/uploads/2009/03/sardegnadown2-198x300.gif" alt="sardegnadown2" width="119" height="180" />Ai tempi di Andreotti le bizzarrie governative venivano varate a ferragosto, ma per Berlusconi va benissimo anche il carnevale. Tra frizzi, lazzi e barzellette, ci ha parlato del mangime forzato ai moribondi, di ronde da passeggio, dello sciopero virtuale e financo di centrali nucleari.<br /> I sardi in festa hanno giubilato in piazza Renato-Cancioffali al ritmo della ratantira, davvero un brutto scherzo di carnevale per tanti Soriani sull&#8217;orlo di una crisi di nervi.<br /> Ma davanti agli choc, l&#8217;homo sapiens-sapiens fin dalla notte dei tempi ha imparato a resistere, mettendo in atto tre strategie.<span id="more-310"></span></p><ol><li>Si sdraia sotto un riparo e aspetta che passi la nottata e/o il cadavere del nemico, magari sballandosi con sostanze psicotrope.</li><li>Se ne va alla ricerca di una rupe sufficentemente alta e vi si getta anima e corpo.</li><li>Ragiona sulla sua misera condizione ed elabora uno o più progetti di riscatto.</li></ol><p>Orbene, la nostra morale cristiana, unita alla paura del dolore e all&#8217;alto costo dei narcotici, ci impone di passare senz&#8217;altro alla soluzione del terzo tipo.</p><p>Analizzando la concentrazione di potere politico, amministrativo, economico e mediatico, è evidente che Cagliari rappresenta la testa della Sardegna, la <em>corona de logu</em>, diremmo per restare in tema.<br /> Ma Cagliari è stata ed è una città-stato, un&#8217;isola nell&#8217;isola, da quasi mille anni controllata da signori e potentati esterni, spesso a carico o in conflitto col resto della Sardegna. Una testa con buona parte del corpo atrofizzato, che spesso non sente più suo, a cui rifiuta l&#8217;ingresso di sangue fresco che potrebbe dargli nuovi virgulti vitali preferendo piuttosto rimanere attaccata artificialmente alle macchine.<br /> Fuor di metafora, è quello che è successo a Soru e in passato ai sardisti, il primo rigettato e i secondi fagocitati dall&#8217;ameba cagliaritana.<br /> La macchina del potere non ammette deragliamenti, tutto deve rimanere nelle sue rotaie, è ammessa la dependance affaristica terranovese, ma l&#8217;entità sarda non deve esistere, disturba (ho scritto entità non nazione).<br /> Disturba il velluto di Soru, disturba la lingua sarda, disturba il pacifismo da straccioni, l&#8217;ecologismo terzomondista e anche quel certo modo anarchico di tenere la schiena dritta.<br /> La sarditudine, intesa come roba da sardi in solitudine, è aborrita dal rampantismo d&#8217;accatto della classe dirigente regionale, non funziona, è anti-moderna, è ammessa solo in determinate occasioni festaiole come ebbi a scrivere su <a href="http://www.altravoce.net"  rel="external">Altravoce</a> e sul <a href="http://michelamurgia.altervista.org"  rel="external">blog di Michela</a>.</p><p>È auspicabile un riequilibrio dello strapotere cagliaritano, magari spostando il Consiglio Regionale ad Oristano. Sarebbe un operazione dall&#8217;alto valore simbolico ma anche economico che darebbe un sicuro impulso alle zone interne, un messaggio di vicinanza alle/delle istituzioni e di speranza nel futuro. Sarebbe anche uno stimolo alla creazione di infrastrutture veramente utili, altroché Betile, Tuvixeddu e nuovo stadio, la Sardegna ha bisogno di collegamenti veloci e sicuri, ha bisogno di ferrovie moderne e non solo di rami da dissecare e poi recidere, si darebbe sfogo anche ai costruttori che invece di buttare cemento sulle coste potrebbero creare nuovi posti di lavoro in funzione della Sardegna, e non delle solite signorie continentali che hanno già stabilito come, dove e di cosa abbiamo bisogno per vivere e ce lo mandano a dire tramite i nostri capataz arroccati in su casteddu &#8216;e Callari.<br /> Obama per reagire alla crisi ha annunciato un grande piano di opere pubbliche: ponti, strade, edifici;<br /> la stessa cosa farà l&#8217;Italia, miliardi per l&#8217;expo di Milano, la TAV, il ponte di Messina, le centrali nucleari, mentre per la Sardegna, dopo la tre-giorni Maddalenina, le solite cosette a Cagliari e nuovi lunapark per vacanzieri.</p><p>Bisogna pensare qualcosa di veramente importante, una cesura netta col passato, l&#8217;alternativa è sparire, sparire dentro Cagliari, dentro Olbia, Roma, Milano, Torino, Bologna, Sucorrunannudesavurca e ricoprirci di verguensa per il nostro fatalismo da eterni sottomessi.</p> <img src="http://www.coronadelogu.com/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=310" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.coronadelogu.com/2009/03/01/cagliari-citta-stato/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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