Come nell’articolo apparso a marzo, riguardante le Università, anche quello sull’istruzione, del 6 aprile, sempre su La Nuova Sardegna, puntava il dito contro il calo degli iscritti nelle facoltà di Cagliari e Sassari. In quest’ultimo articolo anche il titolo, però, evidenziava il fisiologico calo dato dalla riduzione dei diplomati, e certamente su questo frangente sono utili alcune considerazioni riguardanti la “riforma” della scuola voluta dall’attuale Governo. In sintesi l’allarme lanciato dall’articolo apparso sulla Nuova a marzo, http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/universita-nuove-crisi-e-iscritti-a-picco/1896197 , dichiarava “Un calo medio del 13% d’iscritti negli atenei sardi, da 52.553 a 49.315, 3.238 in meno dell’anno scorso.”, “In totale -1.962 studenti a Sassari, il 16,7%, con 660 in meno al 1º anno rispetto al 2008-2009. E -1.376 a Cagliari, il 9,3%, -711 nel 1º anno. Un fenomeno più accentuato che a livello nazionale.” Continua “Calano gli iscritti nelle facoltà della Sardegna: crisi, abbandono e “riforma” scolastica.”
Ai tempi di Andreotti le bizzarrie governative venivano varate a ferragosto, ma per Berlusconi va benissimo anche il carnevale. Tra frizzi, lazzi e barzellette, ci ha parlato del mangime forzato ai moribondi, di ronde da passeggio, dello sciopero virtuale e financo di centrali nucleari.
I sardi in festa hanno giubilato in piazza Renato-Cancioffali al ritmo della ratantira, davvero un brutto scherzo di carnevale per tanti Soriani sull’orlo di una crisi di nervi.
Ma davanti agli choc, l’homo sapiens-sapiens fin dalla notte dei tempi ha imparato a resistere, mettendo in atto tre strategie. Continua “Cagliari città-stato”
A bi so ca si diat dèvere agatare galu, in s’Assessoradu de sa cultura, in su verbale de una de sas ùrtimas reuniones de s’Osservatòriu de sa limba, una decraratzione de istima chi apo fatu a s’assessora Mòngiu, de pustis presentadu su Pranu triennale pro sa limba sarda. “Sono disposto a salire sulle barricate con lei, per difendere l’impostazione di questo piano”. Si trataiat de pònnere, comente in fines est capitadu, totu su dinare de sa lege 26 a benefìtziu de sa limba. Continua “Apolozia de sa polìtica linguìstica soriana”
Dopo i discorsi sul “babbo morto” volevo proporre un nuovo argomento di discussione. Premetto: non voglio aprire una discussione sulla scritta in maiuscoletto che sottotitola il quotidiano sardo più influente, ca no mi illudo e ca seo seneghesu e su diretore chi dd’eus zau no fiat indipendente meda, in tempos… Continua “Troppo bello anche per parlarne”
Questa è una lettera a Renato Soru, che ho scritto la mattina presto del 17 febbraio, giorno successivo alle elezioni. È stata pubblicata su l’Unità Online e sul blog del sito di Renato Soru. Mi sta a cuore che appaia anche qui.
Presidente Renato Soru
So che probabilmente avrà ben altro da pensare, oggi.
Ma mi stava a cuore scriverle subito, sul ferro caldo della sconfitta sua e nostra, per dirle due cose.
La prima può parere inutile e puerile, ma non lo è. Piangere compiutamente la sconfitta è importante quanto gioire legittimamente per la vittoria.
E allora la prima è questa: mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace. È importante dirlo.
Più di quanto mi sia dispiaciuto altre volte, per le tante altre sconfitte, di cui ormai abbiamo panoplia e galleria. Mi dispiace di più, stavolta, forse perché ho “preso parte” in prima persona, ho contribuito con scritture e letture alla sua battaglia. Ma non solo per questo: anche perché, facendone parte, ho potuto sentire un’onda di energia, una vampa inconfondibile di presenza, che non sentivo da anni. Mi dispiace che quella vampa non sia bastata, neanche stavolta.
Non è bastato, dannazione, ma è servito. Per capire o confermare una visione. Continua “La Compagnia dei Raminghi”
A dieci giorni suonati dalle elezioni sarde, quando tutte le riflessioni che contano sono state fatte, questa potrebbe non aggiungere niente. La sento però necessaria per me, perché per quanto sia stata forte l’iniziale tentazione di elaborare il risultato come un macroscopico caso di ipnosi collettiva, non può essere sufficiente a spiegare fino in fondo che cosa è accaduto sull’isola del tesoro. Sgombro l’equivoco per i vincitori: non ci sarà alcun “ci siamo sbagliati” alla fine di questa riflessione; per quanto possa sembrare difficile da comprendere a chi ha deciso che entrare ad ogni costo sarebbe stato l’unico parametro delle sue scelte, esistono anche opzioni che mantengono intatto il loro senso, che si vinca o che si perda. Mai come ora sono stata convinta che il metro della democrazia non possa essere la maggioranza, ma le condizioni di conoscenza e consapevolezza in cui quella maggioranza si determina; e sul fatto che in Sardegna mancassero, sfido chiunque a smentirlo. Anche per questo, tentare di far passare questa sconfitta come un dato politico è una operazione spudorata che possono cercare di fare solo i vecchi marpioni del PD sardo, quelli per i quali la maggiore sconfitta sarebbe stata vincere con Soru, e che oggi rilasciano interviste accorate per spiegare politicamente la (sua) debacle. Continua “Lo stato delle anime”